MAGGIE SHAYNE.
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SULLE ALI DELLA NOTTE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dopo secoli di solitudine finalmente una luce illumina l'eterna notte della sua esistenza con la promessa di un amore destinato a durare per sempre.
Condannato all'oscura esistenza dei non-morti da oltre due secoli, Eric Marquand non si  mai lamentato del destino che lo ha costretto a vivere per sempre nelle tenebre. Finch incontra Tamara Dey, la donna che ha conquistato il suo cuore e che non potr mai essere sua, perch possederla significherebbe distruggerla. Ma lei, pur spaventata dall'aura di disperazione che avvolge quella misteriosa creatura della notte, sa che il suo fato  indissolubilmente legato a quello di Eric e, sfidando ogni logica, abbraccia fiduciosa il sentimento che la trascina tra le braccia dell'affascinante vampiro. E per salvare quell'amore  disposta ad andare contro tutto ci che ha sempre creduto.
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La loro bellezza  incantevole. Il loro potere senza limiti. Per secoli la solitudine ha dato loro la caccia, ma all'improvviso un raggio di luce illumina le tenebre della loro esistenza con la promessa di un amore destinato a durare per l'eternit.
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MAGGIE SHAYNE.
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Prologo.
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Desiderio e adorazione,
Persuasioni alate e velati destini,
splendori e ombre,
incarnazioni scintillanti di speranza e paura,
fantasie crepuscolari;
dolore, con la sua famiglia di sospiri,
piacere accecato dalle lacrime,
guidato dal bagliore del suo sorriso morente
piuttosto che dagli occhi
tutti insieme avanzarono in un lento corteo
Percy Bysshe Shelley - Adonais XIII

20 marzo 1793
La fioca luce di un mozzicone di candela tremolava sul davanzale di
pietra, proiettando sulle pareti ombre dalle forme stravaganti e
mutevoli.
L'odore di sego non era dei pi piacevoli, pur essendo di gran lunga
pi gradevole degli altri che gravavano nella stanza. L'aria sapeva di
stantio e le pareti di pietra grezza erano coperte da una spessa muffa
verdastra. Escrementi di topi. Sudici corpi umani. Fino a quella sera
Eric era stato attento a non consumare troppo la candela, consapevole
che non gliene avrebbero date altre, ma a quel punto non aveva pi
importanza, visto che all'alba sarebbe salito al patibolo.
Chiuse gli occhi davanti alle ombre che danzavano sul muro come
se volessero prendersi gioco di lui, e raccolse le gambe contro il petto.
Dalla parte opposta della cella, un uomo fu scosso da un violento
accesso di tosse. Un po' pi vicino a lui, un altro esal un lamento e si
gir, inquieto, nel sonno. Solo Eric era sveglio quella notte. Anche gli
altri prigionieri erano condannati a morte, ma la loro esecuzione non
era prevista per il giorno seguente. Si domand se anche suo padre
avesse sofferto una simile agonia nelle ore precedenti alla morte, e se
sua madre e sua sorella Jaqueline fossero riuscite a mettersi in salvo
oltre la Manica. Aveva cercato di tenere lontani quei contadini assetati
di sangue il pi a lungo possibile, e se le due donne erano riuscite a
fuggire, almeno il sacrificio della sua patetica vita sarebbe valso a
qualcosa.
Del resto, lui non era mai stato come gli altri: lo avevano sempre
considerato diverso, e probabilmente nessuno avrebbe sentito la sua
mancanza. Aveva trascorso i suoi trentacinque anni di vita per lo pi in
solitudine.
Il suo stomaco si agit gorgogliando ed Eric si pieg su se stesso.
Erano tre giorni che non mangiava e non beveva nulla, convinto che la
nauseabonda brodaglia che servivano in quel posto lo avrebbe ucciso
pi rapidamente del digiuno. Forse sarebbe morto prima che
potessero decapitarlo, pens, e l'idea di privare quei bastardi di un
piacere tanto barbaro gli fece incurvare le labbra riarse in un sorriso
sarcastico.
Qualche istante dopo, la porta della cella si apr cigolando. Eric non
sollev nemmeno lo sguardo, per evitare di attirare l'attenzione dei
secondini, sempre alla ricerca di qualche crudele passatempo, ma la
voce che risuon nell'umida cella non era di quelle che aveva
imparato a riconoscere, e gli sembrava inoltre troppo delicata per
appartenere a quegli energumeni brutali e ignoranti.
"Lasciateci soli. Vi chiamer non appena avremo finito!" disse lo
sconosciuto con un tono autoritario che incuteva rispetto e
soggezione.
La porta si richiuse con un tonfo, ma Eric non si mosse. Ud dei passi
che si avvicinavano per poi fermarsi a breve distanza. "Suvvia,
Marquand, non abbiamo molto tempo."
Eric cerc di deglutire malgrado la gola riarsa e il sapore di terra che
aveva in bocca. Quando sollev lentamente il capo, not che l'uomo
in piedi davanti a lui sorrideva, giocherellando distrattamente con il
nodo della cravatta di seta. Il chiarore della candela traeva riflessi cupi
dai suoi capelli corvini, e gli occhi brillavano di una luce ancor pi
scura. "Chi siete?" gli domand con voce raschiante, e dopo tutti quei
giorni di silenzio, lo sforzo gli fece bruciare la gola.
"Mi chiamo Roland e sono qui per aiutarti, Eric. Alzati, non
abbiamo molto tempo."
"Monsieur, se si tratta di uno scherzo..."
"Ti assicuro che non  affatto cos." Lo sconosciuto allung una
mano e, afferrato Eric per un braccio, lo aiut ad alzarsi senza che
l'azione sembrasse costargli il minimo sforzo.
"Voi... voi non mi conoscete nemmeno. Perch un perfetto
estraneo dovrebbe aiutarmi, mettendo a repentaglio la propria
libert? Ormai non c' pi nulla da fare: all'alba morir. Salvate la
vostra testa, amico. Andate via. Subito."
L'uomo ascolt le sue rauche parole, quindi annu solennemente.
"L'intento che ti anima  senz'altro nobile, ma adesso smetti di parlare,
visto che ti costa fatica, e ascolta. Io ti conosco, Eric. Ti conosco fin dal
momento in cui hai emesso il tuo primo vagito."
Eric ansim e si scost di un passo, mentre un inquietante senso di
familiarit si impadroniva di lui. Cerc a tentoni la candela, senza
distogliere lo sguardo da Roland, e la sollev, scrutandolo con
attenzione. "Ci che affermate  impossibile, monsieur, credo che mi
stiate confondendo con qualcun altro" disse infine battendo le
palpebre nella fioca luce tremolante, incapace di collocare nella
memoria il viso dello sconosciuto.
Roland emise un sospiro colmo di frustrazione e sollev una mano
per allontanare la candela. "Toglimi quella luce dagli occhi, ragazzo. Ti
ho gi detto che ti conosco e che sono venuto a salvarti, e tu continui
a discutere. Devo pensare che veder rotolare la tua testa in un cesto sia
davvero ci che desideri?" Eric abbass la candela e Roland ritrasse la
mano, continuando tuttavia a fissarlo. "A quattro anni sei caduto nella
Manica e sei quasi affogato. Non ricordi l'uomo che ti ha strappato alle
gelide acque? La vigilia del tuo decimo compleanno, per poco non sei
finito sotto le ruote di una carrozza. Non ricordi chi ti ha sottratto agli
zoccoli impietosi di quel destriero?"
La verit di quelle parole colp Eric come uno schiaffo e lo fece
trasalire. Il volto pallido come cera, gli occhi cos scuri che era
impossibile scorgere il confine tra l'iride e la pupilla... era il viso
dell'uomo che era stato presente in entrambe le occasioni, ramment,
anche se avrebbe voluto negarlo con tutto se stesso. Qualcosa in
quell'uomo lo spaventava.
"Non devi avere paura, Eric Marquand. Ti sono amico, credimi."
Lo fiss con il suo sguardo scuro e ipnotico, ed Eric sent la tensione
svanire. "Vi credo e ve ne sono grato" rispose, "ma in questo momento
un amico non pu essermi di alcun aiuto. Non so quante ore mi
restino da vivere, molto poche comunque.  ancora notte l fuori?"
"Naturalmente, ragazzo; se cos non fosse non mi troverei qui. Ma
il tempo stringe. Presto far giorno, e corrompere le guardie perch mi
facessero passare si  rivelato pi complicato del previsto. Se vuoi
vivere, devi fidarti di me e fare come ti dico, senza indugi." Si
interruppe, inarcando le sopracciglia in attesa di una risposta.
Eric si limit ad annuire, incapace di elaborare un pensiero
compiuto nella confusione che gli regnava nella testa.
"Molto bene" prosegu Roland. "Ora, sfilati la cravatta."
Eric armeggi con il nodo della cravatta, le dita rigide per il freddo
e l'emozione. "Illustratemi i vostri piani, monsieur."
"Ebbene, ho intenzione di non lasciarti morire" dichiar
semplicemente Roland.
"Temo che nessuno possa cambiare il corso del destino" replic Eric
finendo di sciogliere il nodo della cravatta e facendola scivolare lungo
il collo.
"Non morirai, Eric. N domani n un altro giorno. Avvicinati."
Tutto a un tratto i piedi di Eric sembravano ancorati al pavimento;
non sarebbe riuscito a fare un passo nemmeno se lo avesse voluto.
Sgran gli occhi, un nodo che gli stringeva la gola.
"Comprendo le tue paure, ragazzo, ma rifletti: credi che io sia pi
pericoloso della ghigliottina?" tuon Roland.
Eric si irrigid e si guard intorno; nessuno sembrava essersi accorto
di nulla. "Come... come mai non si  svegliato nessuno?" domand.
Il secondino batt sulla porta. "Il tempo a vostra disposizione 
terminato!"
"Ancora cinque minuti!" ribatt Roland, ed Eric ebbe l'impressione
che la sua voce facesse tremare le pareti della cella. "Sarete
ricompensato generosamente! E adesso lasciateci soli!"
Eric ud il secondino borbottare qualcosa di incomprensibile e
allontanarsi gridando: "Ancora due minuti, non uno di pi".
"Dannazione, ragazzo. Bisogna farlo. Perdonami se non sono
riuscito a trovare un modo per renderlo meno raccapricciante!"
Roland lo attir a s con una forza sovrumana, lo costrinse a reclinare
il capo all'indietro e, ignorando i suoi tentativi di divincolarsi, gli
affond i denti nel collo.
Quando apr la bocca per dare voce a tutto l'orrore che provava,
Eric sent qualcosa di umido chiudergli la bocca. Non appena si rese
conto che si trattava di un polso squarciato e grondante sangue,
avvert un'ondata di nausea. Roland gli premette sulle labbra le vene
lacerate e a lui non pot fare altro che inghiottire il liquido che gli
riempiva la bocca.
Sbalordito, scopr che non era affatto disgustoso; al contrario, era
tiepido e salato, e dopo averne bevuto un primo sorso si rese conto di
desiderarne ancora. Che cosa gli stava succedendo?, si chiese. Era
impazzito? Evidentemente s! Non c'erano altre spiegazioni, dal
momento che stava permettendo al sangue di un altro essere umano
di placare quella fame straziante, quella sete terribile. Non si ritrasse
nemmeno quando una parola gli balen nella mente come un gelido
soffio di vento: vampiro. Il terrore gli attanagli il cuore mentre il
sangue di Roland gli si riversava nel corpo, sent le forze venirgli
meno, e gli parve di sprofondare in un abisso oscuro dal quale
stranamente non voleva fuggire. Era una morte infinitamente migliore
di quella che lo aspettava all'alba, pens. Il sangue era come una
droga.
Quando Roland si allontan, scopr che non riusciva a reggersi in
piedi. Si sentiva completamente svuotato e si accasci sul pavimento.
Non avvert l'impatto. Era come se la sua mente fluttuasse sopra di lui
e la pelle fosse punta da milioni di spilli. "Co-cosa mi avete fa-fatto?"
balbett, biascicando le parole come un ubriaco. Non sentiva pi la
lingua.
"Dormi, figlio mio; quando ti risveglierai, sarai finalmente libero, te
lo prometto. Dormi."
Eric si sforz di tenere gli occhi aperti, ma non vi riusc. Si rese
vagamente conto che delle mani gelide gli rimettevano la cravatta, e
un attimo dopo sent Roland bussare alla porta e chiamare il
secondino.
"Temo che non arriver vivo all'esecuzione." La voce di Roland
sembrava provenire da molto lontano.
"Cosa diavolo state dicendo? Stava bene fino a un momento fa..."
"Guardate voi stesso. Non vedete come si  accasciato a terra?
Scommetto che sar morto prima dell'alba. Mander una carrozza a
recuperare il corpo. Volete occuparvene voi, per cortesia?"
"In cambio di un adeguato compenso, signore..."
"Naturalmente. Ecco qua" replic Roland mettendogli in mano
delle monete. "E ne riceverete ancora, se farete esattamente come vi
ho detto."
"Be', se davvero dovesse morire, come sostenete, far in modo di
caricarlo sulla vettura. In caso contrario, mi assicurer che non manchi
al suo appuntamento di domattina. Comunque vada, la fine sar la
medesima: sottoterra, non  cos, signore?" E una risata aspra risuon
nella cella prima che la porta si chiudesse con un tonfo.
Capitolo 1
Nel sogno stava correndo, fuggendo da qualcosa verso... qualcuno!
Si tuff nella fitta vegetazione della foresta, in un intrico di rovi e
piante rampicanti che le artigliavano le gambe, intrappolandola e
impedendole di avanzare. Spire di nebbia le avvolgevano le caviglie,
rendendole impossibile vedere dove metteva i piedi. Non aveva
smesso di invocare il suo nome nemmeno per un istante, ma come
sempre, al risveglio, non riusc a ricordarlo.
I capelli corvini erano incollati al volto dalle lacrime e dal sudore, la
respirazione affannosa, come quella di un maratoneta alla fine di una
gara. Aveva la sensazione che il cuore fosse sul punto di esplodere e la
testa le girava cos tanto che fu costretta a chiudere gli occhi per
combattere il senso di vertigine. Si mise a sedere sul letto di scatto,
scostandosi i capelli dalla fronte madida di sudore. Guard l'orologio
accanto al letto, poi la tenue luce proveniente dall'esterno, anche se
non ne aveva davvero bisogno: quell'incubo la coglieva ogni notte
alla stessa ora, interrompendo il suo sonno gi di per s disturbato. Di
notte soffriva di insonnia, durante il giorno di letargia, e quegli incubi
tanto vividi e sempre uguali erano ormai diventati parte integrante
della sua routine quotidiana. Aveva preso l'abitudine di precipitarsi in
camera per fare un sonnellino non appena tornava dal lavoro,
sapendo che probabilmente sarebbe stato l'unico momento in cui
sarebbe riuscita a riposare. Dormiva come un sasso fino al crepuscolo,
per poi essere risvegliata da quell'incubo orribile e persistente.
Quando infine riusc a calmarsi, scese dal letto, si infil la vestaglia
di raso e and in bagno, lasciando le proprie impronte sulla soffice
superficie argentea del tappeto. Aveva appena aperto il rubinetto
della vasca da bagno e buttato nell'acqua una manciata di sali da
bagno, quando ud qualcuno bussare con insistenza alla porta. And
ad aprire.
Le sopracciglia canute di Daniel erano aggrottate sopra gli occhi
azzurri colmi di preoccupazione. "Tam, stai bene?"
Tamara chiuse gli occhi e sospir. Probabilmente aveva urlato di
nuovo. La consapevolezza di essere sull'orlo della follia era gi di per
s poco piacevole, ma l'idea che per giunta quelle crisi spaventassero a
morte l'uomo che era stato come un padre per lei negli ultimi
vent'anni era davvero troppo. "Certo che sto bene. Perch?"
"Mi... mi  sembrato di sentirti gridare." La fiss con gli occhi
leggermente socchiusi e Tamara si augur che le occhiaie dovute alla
mancanza di sonno non fossero troppo evidenti. "Sei sicura..."
"Tranquillo, sto bene. Ho dato involontariamente un calcio a una
gamba del letto, tutto qui."
Daniel non sembrava convinto. "Hai l'aria stanca."
"Stavo giusto per fare un bagno, dopodich mi infiler subito a
letto." Sorrise per rassicurarlo, ma nel momento in cui si accorse che
aveva il cappotto piegato sul braccio aggrott la fronte. "Stai uscendo?
Daniel, ha nevicato tutto il giorno e le strade..."
"Non devo guidare, Tam. Curtis passer a prendermi."
Tamara si irrigid. "Hai intenzione di andare di nuovo a spiare quel
tizio, non  cos? Davvero, Daniel, questa tua ossessione..."
"Spiare! Si tratta di sorveglianza. E non chiamarla ossessione,
Tamara. Stiamo parlando di ricerca scientifica, mi stupisce che tu non
lo capisca."
Lei inarc le sopracciglia. "Folclore popolare, ecco cos'! E se non la
smetti di seguire ogni suo movimento, quell'uomo finir per trascinarti
in tribunale. Daniel, sono mesi che gli stai alle calcagna e ancora non
hai prove del fatto che sia..."
"Daniel" la interruppe la voce di Curtis. Un attimo dopo lo udirono
salire le scale e lui li raggiunse sulla soglia della camera da letto. "Sei
pronto?"
"E tu!" prosegu Tamara, come se Curtis avesse assistito all'intera
conversazione. "Non riesco a credere che lo incoraggi in questa
assurda caccia alle streghe. Per l'amor del cielo, lavoriamo tutti i giorni
in un moderno palazzo di vetro a White Plains, in uffici dotati degli
ultimi ritrovati della moderna tecnologia. Cristo santo, ragazzi,
viviamo nel Ventunesimo secolo, a Byram, Connecticut, non nella
Transilvania del Quattrocento!"
Curt la fiss per qualche istante, quindi inclin il capo e apr le
braccia. Con un sospiro Tamara si lasci abbracciare. "Un'altra notte
insonne?" le domand il nuovo arrivato con dolcezza.
Lei scosse il capo sfiorando con la guancia contro il tessuto umido
del cappotto.
"Non mi va di lasciarla sola" dichiar Daniel come se lei non fosse
presente.
"Devo finire alcuni esperimenti nel seminterrato" replic Curtis.
"Posso restare qui io, se te la senti di occuparti della sorveglianza da
solo."
"Non ho bisogno di una babysitter" sbott Tamara, ma Daniel la
ignor.
"Mi pare un'ottima idea" afferm chinandosi a darle un bacio sulla
guancia. "Torner all'alba."
Tamara si scost dal petto di Curtis e scosse il capo, frustrata.
"Daniel e io sappiamo cosa stiamo facendo, Tam" prosegu il
giovane in tono conciliante. "Facciamo questo lavoro da molto pi
tempo di te. Il DPI ha raccolto una vasta documentazione sul conto di
Marquand: non  una leggenda."
"Mi piacerebbe molto studiare questa cosiddetta documentazione"
ribatt lei guardandolo negli occhi.
Le labbra del giovane si contrassero impercettibilmente. "Non
disponi delle necessarie autorizzazioni di sicurezza."
Esattamente la risposta che si era aspettata, la stessa che riceveva
ogni volta che chiedeva di accedere ai file raccolti dal DPI, il Division
of Paranormal Investigations, sul conto del presunto vampiro
Marquand. Chin il capo e si volt, ma la mano ancora posata sulla
sua spalla le imped di allontanarsi. "Tamara, non prendertela.  per il
tuo..."
"Per il mio bene, lo so. Scusatemi, la vasca deve essere quasi piena."
Si volt e si allontan chiudendosi la porta alle spalle. Curtis si sarebbe
tappato nel laboratorio del seminterrato e non l'avrebbe pi degnata
di uno sguardo, come sempre. Non si preoccupava per lei come faceva
Daniel, anche se di recente sembrava sentirsi in diritto di comandarla a
bacchetta persino pi di quanto avesse fatto in passato. Si strinse nelle
spalle, decisa a non pensare pi all'atteggiamento autoritario di Curt,
chiuse l'acqua e rimase a fissare la vasca per alcuni interminabili istanti.
Nessun bagno caldo l'avrebbe aiutata a riprendere sonno. Le aveva
provate tutte, dal latte bollente a una dose doppia dei sonniferi che le
aveva prescritto il medico dopo le sue infinite insistenze. Nulla
sembrava funzionare, dunque perch perdere tempo?
Con un sospiro avvilito si avvicin alla porta a vetri e d'istinto la
spalanc, uscendo sulla terrazza. Dal cielo violaceo che a occidente
sfumava in un azzurro argenteo, scendevano volteggiando dei fiocchi
di neve. Il sole era tramontato del tutto mentre discuteva con Daniel e
il suo testardo collaboratore. Fiss affascinata la caotica coreografia
disegnata dai fiocchi di neve e a un tratto cap di doverne far parte.
Perch sprecare energie stando sdraiata a letto a fissare il soffitto, pur
sapendo che il sonno non sarebbe arrivato? Forse, se si fosse stancata a
sufficienza, sarebbe riuscita a non pensare. Quanto tempo era passato
dall'ultima volta che era riuscita ad accantonare le preoccupazioni che
la rodevano e a godersi qualche semplice piacere?
Torn dentro, impaziente di uscire ora che aveva preso la
decisione. Si infil dei pantacollant neri e un comodo maglione, un
paio di pesanti calzettoni di lana e dei paraorecchie rosa di pelliccia
ecologica. Poi tir fuori dall'armadio il giaccone e la sacca dei pattini,
prese il portafoglio e apr la porta della camera.
Per un po' rimase in ascolto. L'enorme casa vuota era immersa nel
silenzio. Tamara percorse il corridoio in punta di piedi e scese le scale,
fermandosi nell'ingresso giusto il tempo di infilare un paio di stivali,
dopodich usc nell'oscurit.
L'aria frizzante della sera le pungeva le guance, e il fiato si
condensava tra i fiocchi di neve. Dopo una passeggiata di venti minuti
sotto la neve raggiunse la periferia di Byram e si sent invadere da una
gioia quasi infantile nel vedere la meta profilarsi davanti a lei.
Il campo di pattinaggio scintillava tra gli arbusti e gli olmi appena
potati del parco. Tortuosi vialetti spruzzati di neve, panchine di legno
e ferro battuto e cestini per la spazzatura verniciati di un allegro verde
circondavano lo specchio di ghiaccio. Tamara si sedette sulla panchina
pi vicina e calz i pattini.
***
Eric si svegli con la sensazione di avere la testa imbottita di cotone.
Pos a terra le gambe con minore agilit rispetto al solito. Non aveva
bisogno di finestre per percepire il debole chiarore che indugiava
ancora nella parte occidentale della volta celeste. Non era stato il
sopraggiungere delle tenebre a svegliarlo; nelle ultime settimane gli
era accaduta la stessa cosa ogni sera. Le grida della donna gli
echeggiavano nel cervello strappandolo al sonno. Terrore e
confusione vibravano in quelle grida strazianti e le sue richieste d'aiuto
lo colpivano come un arpione uncinato che gli lacerava il cuore e lo
attirava verso di lei. Eppure esitava. L'istinto lo ammoniva a non agire
d'impulso. Nei richiami disperati della donna non avvertiva una
minaccia imminente, n aveva la sensazione che fossero causati da un
pericolo reale. Ma da che cosa, allora?
Il fatto che lei riuscisse a chiamarlo a s era incredibile. Nessun
essere umano era in grado di evocare un vampiro. E il fatto che
qualcosa di diverso da un pericolo mortale riuscisse a destarlo dal suo
sonno simile alla morte lo sconcertava. Desiderava andare da lei, porle
le domande che lo tormentavano. E tuttavia esitava. Aveva lasciato
quel luogo molto tempo prima, giurando a se stesso che sarebbe stato
lontano da quella ragazza per il suo bene. Aveva sperato che con il
tempo e la distanza quell'intenso legame psichico si sarebbe
affievolito, ma a quanto pareva non aveva funzionato.
Si rilass per un'altra ora nella quiete del suo rifugio sotterraneo.
Quando il sole fu tramontato del tutto avvert la familiare scossa di
energia che lo pervadeva sempre in quel momento. I suoi sensi si
fecero affilati come una lama e il corpo fu solleticato da mille
sensazioni acuminate come spilli.
Si vest, e dopo aver aperto le numerose serrature che chiudevano
la massiccia porta si inoltr silenziosamente nell'oscurit e spinse la
lastra di pietra che si trovava a un'estremit della stanza. La parete si
spalanc senza sforzo verso l'interno su quella che sembrava una
normale cantina. Dalla parte opposta, la porta sembrava una
rastrelliera ben rifornita di bottiglie di vino. Eric la richiuse alle proprie
spalle e sal le scale che conducevano all'abitazione vera e propria.
Doveva vederla. Lo sapeva ormai da tempo, anche se aveva
cercato di negarlo: il suo richiamo era irresistibile. Quando la sua voce
dolce e tormentata lo raggiungeva nelle pieghe vellutate del sonno,
avvertiva con assoluta chiarezza l'angoscia che la torturava. Doveva a
tutti i costi conoscere il motivo di tanta ansia. Entrato nel soggiorno,
scost le tende della finestra.
Il furgoncino del DPI era parcheggiato poco lontano dal cancello,
come ogni notte da due mesi a quella parte, un motivo in pi per
comportarsi con prudenza. Il dipartimento era stato inaugurato pi di
un secolo prima da un gruppo di devoti imbecilli al fine di eliminare
qualsiasi cosa non riuscissero a comprendere, ma ultimamente correva
voce che la CIA li avesse presi sotto la sua ala protettrice, rendendo la
minaccia ancor pi concreta e impossibile da prendere alla leggera.
Secondo quanto gli era stato riferito, gli agenti del DPI disponevano di
un intero palazzo a White Plains e pareva che potessero contare su una
rete di collaboratori diffusa in tutti gli Stati Uniti e persino in Europa.
Per giunta, l'individuo che se ne stava appostato l fuori sembrava
ossessionato da lui. Come se quel cancello fosse l'unica via di uscita
dalla casa, il furgoncino si presentava puntualmente al tramonto e non
se ne andava fino alle prime luci dell'alba, fastidioso come il ronzio di
una mosca.
Eric si avvolse in un mantello scuro e usc dalla porta a vetri del
soggiorno. Attravers il giardino che dal retro della casa si spingeva
fino alla scogliera a picco sullo stretto di Long Island, raggiunse l'alta
cancellata di ferro che circondava la propriet e la scavalc senza
difficolt, dopodich si incammin fra gli alberi e torn sulla strada
qualche centinaio di metri dietro l'uomo che credeva di sorvegliarlo
con tanta efficacia.
Dopo un po' si ferm, vuot la mente da ogni pensiero e chiuse gli
occhi, aprendosi alla cacofonia di sensazioni cui di norma negava
l'accesso. Quella specie di bombardamento sensoriale lo fece
sussultare. Nella sua mente risuonarono voci con toni, inflessioni e
intensit diverse, e si sent pervadere da una miriade di emozioni che
andavano dal puro terrore alla gioia incontenibile. Eric cerc di
difendersi dal turbine di sensazioni fisiche, piacevoli e dolorose, che
imperversavano dentro di lui. Non era in grado di individuare la
mente di una persona particolare, a meno che non gli stesse inviando
un messaggio ben preciso... proprio come stava facendo lei in quel
momento. A poco a poco acquis il controllo di quella caotica
accozzaglia di sensazioni e le pass al setaccio una per una, cercando di
individuare la sua voce, i suoi pensieri. Nel momento in cui ci riusc, si
volt nella direzione in cui lei si trovava.
Quando si avvicin al campo di pattinaggio e la vide, si sent
mancare il fiato. Stava volteggiando al centro della superficie
ghiacciata, illuminata dal chiaro di luna, il viso trasfigurato da
un'espressione struggente, quasi fosse innamorata della notte. A un
tratto si ferm, allarg le braccia con la grazia di una ballerina e ripart
lentamente, poi acceler di nuovo disegnando degli otto sul ghiaccio,
si volt e continu a pattinare all'indietro a passo incrociato,
rallentando gradualmente.
Guardandola, Eric avvert un curioso bruciore alla gola. Erano
trascorsi vent'anni da quando si era allontanato dal letto d'ospedale in
cui giaceva quella bambina dai capelli corvini dopo averle salvato la
vita. Ricordava con estrema chiarezza come lei avesse aperto gli occhi
e si fosse aggrappata alla sua mano. Lo aveva chiamato per nome
implorandolo di non lasciarla. Lo aveva chiamato per nome, anche se
non l'aveva mai visto prima di quella notte! In quel momento si era
reso conto di quanto forte fosse il loro legame, e aveva deciso di
andarsene.
Ricordava ancora ci che era successo?, si domand. Lo avrebbe
riconosciuto, vedendolo di nuovo? Comunque fosse, non aveva
intenzione di metterla alla prova. Tutto ci che desiderava era
guardarla, e penetrare nella sua mente per capire la causa degli incubi
che l'angosciavano.
Lei si avvicin a una panchina e vi pos i paraorecchie, poi scosse la
testa e i capelli le scesero disordinatamente sulle spalle come un manto
di riccioli neri. Si sfil il giaccone, e dopo averlo appoggiato sullo
schienale della panchina senza accorgersi che era caduto nella neve
fresca, si gir e riprese a pattinare.
Eric apr la mente e si sintonizz su quella di lei, affilando i propri
sensi. Bastarono pochi secondi, e ancora una volta la forza del legame
mentale che invariabilmente si instaurava tra loro lo stup. Riusciva a
udire i suoi pensieri con una chiarezza sconvolgente.
Sent una musica, quella al ritmo della quale lei stava volteggiando
sul ghiaccio. A un certo punto la melodia si affievol e lei parl tra s.
Un axel adesso. Brava Tamara. Un po' pi veloce... ora!
Eric trattenne il fiato quando la vide sollevarsi da terra e compiere
un giro e mezzo su se stessa, per poi atterrare con sicurezza, una
gamba allungata dietro di s. A un tratto si sbilanci e cadde. Stava per
precipitarsi in suo soccorso, ma l'istinto gli sugger di non farlo.
Lentamente, si rese conto che lei si era messa a ridere e quel suono gli
fece venire in mente l'acqua cristallina di un ruscello che scorreva
gorgogliando tra le rocce.
Tamara si alz in piedi e si strofin la schiena prima di pattinare fino
all'altra estremit della pista. Fu in quel momento che Eric si accorse
della presenza di un furgoncino parcheggiato poco lontano. Daniel St.
Claire!
No, non poteva essere lui, si corresse immediatamente. Lo avrebbe
sentito, perch non sarebbe dovuto arrivare prima di lui. Osserv il
veicolo con maggiore attenzione, notando alcune piccole differenze:
un'ammaccatura su una fiancata, i cerchioni delle ruote... Non era il
furgoncino di St. Claire, ma era pur sempre del DPI. Qualcuno stava
sorvegliando... Tamara!
Avrebbe voluto avvicinarsi e sbirciare all'interno del veicolo per
identificare l'osservatore, ma proprio in quel momento urt qualcosa
con il piede. Era una sacca. La sacca di Tamara. Torn a osservarla:
pattinava concentrata sulle figure che stava disegnando sul ghiaccio, e
apparentemente chi la sorvegliava era altrettanto concentrato su di lei.
Eric si chin e raccolse la sacca per poi nascondersi di nuovo
nell'oscurit. A parte gli stivali, c'era solo un portafoglio di capretto,
morbido al tatto. Lo tir fuori.
Stava violando la sua privacy, ne era consapevole, ma se qualcuno
la stava pedinando, doveva sapere perch. Se St. Claire aveva
scoperto chiss come che Tamara aveva un legame con lui, avrebbe
potuto approfittarne per tendergli una trappola. Esamin il contenuto
del portafoglio e riconobbe un tesserino plastificato del DPI su cui era
scritto in grassetto il nome di Tamara.
"No" sussurr tornando a guardarla mentre riponeva il tesserino nel
portafoglio e quest'ultimo nella sacca, che gett nuovamente nella
neve, nello stesso punto in cui l'aveva trovata. Gli si strinse il cuore,
guardandola. Era cos bella, cos aggraziata, con gli orecchini di
diamanti che luccicavano alla luce della luna come se fossero
magicamente intessuti nei suoi capelli. Possibile che fosse il suo Giuda?
Un traditore travestito da angelo?
Si sforz di ristabilire il contatto con la sua mente, ma tutto quello
che riusc a percepire furono gioia ed esuberanza, e ancora quella
melodia, l'ouverture dell'Impresario Teatrale. Tamara pattinava in
perfetta armonia con il ritmo incalzante del brano, quando a un tratto
la musica si interruppe bruscamente e lei si ferm al centro della pista,
la testa inclinata, come se avesse udito un rumore che non riusciva a
identificare.
Tamara si gir su se stessa con estrema lentezza, guardandosi
intorno, e si ferm solo nel momento in cui lo ebbe di fronte, anche se
Eric sapeva che non poteva vederlo, vestito di nero e immerso
com'era nell'oscurit. Eppure lei aggrott la fronte e si avvi nella sua
direzione.
Possibile che il loro legame fosse cos forte che lei avvertiva la sua
presenza? Si era accorta che le stava sondando la mente? Eric si volt
con l'intenzione di allontanarsi, ma frenando lei sollev dei frammenti
di ghiaccio che gli colpirono le gambe. Avvert il calore che si irradiava
dal suo corpo surriscaldato dall'attivit fisica. Lei lo aveva visto, a quel
punto. Il suo sguardo gli tracci una scia rovente sulla schiena, e lui
non riusc ad allontanarsi. Pur sapendo che era una follia, Eric si volt
e la guard negli occhi.
Tamara lo fiss sbigottita per qualche istante. Aveva le guance e la
punta del naso arrossate, il fiato condensandosi le usciva dalla bocca
formando delle nuvolette, e una vena le pulsava lieve sul collo. Pur
costringendosi a distogliere lo sguardo dalla sua gola, Eric continu a
sentire dentro di s quel lieve battito, come Beethoven doveva avere
avvertito l'impatto fisico della propria musica. Scopr di non poter
distogliere lo sguardo dai suoi occhi: lo tenevano prigioniero, come se
anche lei possedesse il potere di comandare sugli esseri umani. Eric si
sent annegare in quelle pozze enormi e profonde, cos scure che
faticava a distinguerne le pupille. Mio Dio, pens, sembrava gi una di
loro.
Tamara si accigli e scosse il capo come se volesse scuotersi la neve
dai capelli. "Mi dispiace, credevo si trattasse..."
La frase le mor sulle labbra, ma Eric aveva gi capito. Aveva
pensato che si trattasse di qualcuno che conosceva, qualcuno che le era
molto vicino. E in effetti non si sbagliava. "... di qualcun altro" concluse
al posto suo. "Mi capita spesso. Credo di avere un viso molto
comune." Le sond la mnte cercando di scoprire se per caso lo avesse
riconosciuto, ma lei non serbava alcun ricordo del loro precedente
incontro. Nella sua mente c'era solo quel potente desiderio, quel
bisogno cui non sapeva dare spiegazione. "Buonanotte" le disse,
voltandosi.
Non aveva ancora mosso il primo passo, che sent la sua silenziosa
supplica. Ti prego, non andare via!
Si volt di nuovo, incapace di resistere a quel richiamo. La parte
razionale della sua mente non faceva che pensare al tesserino del DPI
che aveva trovato nel portafoglio della ragazza. Il cuore invece gli
suggeriva di stringerla tra le braccia. Crescendo, Tamara si era
trasformata in una donna molto attraente, la cui bellezza avrebbe
tolto il fiato a qualunque uomo. I suoi occhi erano lucidi di pianto e
quella scoperta lo turb profondamente.
"Sono certa che ci conosciamo" sussurr lei con voce tremante.
"Dimmi chi sei."
La sua richiesta gli parve disinteressata e non avverti in lei nessuna
menzogna o desiderio di nuocere, tuttavia, se lavorava per il DPI, per
lui rappresentava una minaccia. Avvertiva la curiosit dell'uomo
appostato nel furgoncino. Probabilmente si stava chiedendo per quale
ragione lei si fosse fermata proprio in quel punto. "Devi esserti
sbagliata." Detestava mentirle. "Sono certo che non ci siamo mai visti."
Fece per voltarsi, ma questa volta lei si avvicin, allungando una
mano verso di lui. Il movimento le fece perdere l'equilibrio e fu solo
grazie alla sua velocit sovrumana se Eric riusc a voltarsi in tempo per
impedirle di cadere: le sue braccia si strinsero intorno al suo corpo
snello e delicato, attirandolo contro di s.
Qualcosa gli imped di lasciarla andare. La tenne stretta, e anzich
opporre resistenza lei gli pos il capo sul petto, all'altezza del cuore
che gli batteva all'impazzata. Il profumo che emanava da lei era
inebriante e quando gli pos le mani sulle spalle, come per ritrovare
l'equilibrio, Eric cap che avrebbe preferito morire mille volte piuttosto
che lasciarla andare.
Tamara sollev il capo e lo guard dritto negli occhi. "Noi ci
conosciamo, vero?"
Capitolo 2
Tamara cerc di scuotersi di dosso lo stordimento che le era
piombato addosso. Era cos vicina allo sconosciuto che i loro corpi si
sfioravano dal petto alle gambe. Gli aveva circondato con le braccia il
collo muscoloso, sentiva le sue mani forti stringerle i fianchi, e quando
sollev il capo per guardarlo negli occhi ebbe la sensazione di essere
prigioniera del suo sguardo.
 come se lo conoscessi da sempre...
Brillavano, quegli occhi, come perle di giaietto incorniciate da ciglia
nerissime. Le sopracciglia, altrettanto scure e folte, sembravano ferite
scure sopra gli occhi e Tamara aveva la bizzarra certezza che quando
era stupito o divertito le inarcasse in un modo che le avrebbe fatto
battere forte il cuore.
Eppure non l'ho mai visto...
Lo sconosciuto socchiuse le labbra, come se volesse dire qualcosa,
poi le richiuse di nuovo. Com'erano morbide, pens Tamara. E
com'erano lisce e meravigliose quando sorrideva. Oh, quanto le era
mancato quel sorriso. Che cos'ho nella testa? Non ho mai visto
quest'uomo in vita mia!
Sotto il suo petto muscoloso e solido come una roccia sentiva
battere il cuore, e le spalle, larghe e possenti, sembravano fatte
apposta per posarvi il capo. Aveva capelli scuri come i suoi ma non
altrettanto ricci, che gli scendevano sulle spalle in morbide onde
quando non li teneva legati sulla nuca con un nastrino di velluto.
Sfior il cordoncino con le dita, sapendo che lo avrebbe trovato ancor
prima di toccarlo. Avvert l'impulso irrazionale di scioglierlo, di far
scorrere le dita in quella meravigliosa criniera e di strofinarsela sul viso.
Corrugando la fronte gli domand: "Chi sei?".
"Non lo sai?" replic lui.
Tamara sent un brivido incresparle la pelle: quella voce le suonava
cos familiare, cos intima. "Io... ho la sensazione di conoscerti, s,
per..." Sempre pi accigliata, scosse il capo, frustrata. Lo sguardo le
cadde di nuovo sulle sue labbra, ma si costrinse a distoglierlo. La
sensazione che stava lievitando dentro di lei assomigliava a un gioioso
sollievo, era come se il vuoto che aveva avvertito per tutta la vita fosse
stato improvvisamente colmato dall'incontro con quella persona. Le
parole che le turbinavano nella mente e che faceva fatica a trattenere
erano prive di senso. Grazie a Dio sei tornato... mi sei mancato cos
tanto... ti prego, non lasciami di nuovo... morirei, se tu mi
abbandonassi ancora una volta.
Sent gli occhi riempirsi di lacrime ed ebbe la tentazione di voltarsi
per non fargliele vedere. Per un attimo nello sguardo di lui balen
un'ombra di dolore, ma scomparve subito, tanto che Tamara dubit di
averla vista davvero. Lo sconosciuto la stava fissando con un'intensit
tale che a un tratto ebbe la bizzarra sensazione che fosse in grado di
leggerle nel pensiero.
Avrebbe voluto voltarsi e fuggire via. Avrebbe voluto che lui la
tenesse stretta a s per sempre. Sto impazzendo.
"No, tesoro. Sei perfettamente sana di mente, non dubitarne mai."
La sua voce la sfior come una carezza.
Tamara trasal. Non aveva parlato ad alta voce, ne era sicura. Lui le
aveva... oddio, le aveva letto nel pensiero!
Impossibile, come avrebbe potuto? Fiss di nuovo quella bocca
tanto sensuale e si pass la lingua sulle labbra. Possibile che le avesse
letto nella mente? Voglio che mi baci, pens deliberatamente.
Una voce silenziosa - quella di lui - sussurr la risposta nella sua
mente. Vuoi mettermi alla prova? Non avrei saputo trovarne una pi
piacevole.
Tamara, come ipnotizzata, lo vide chinare il capo. La bocca dello
sconosciuto si pos lieve sulla sua e lei schiuse le labbra sotto quella
delicata pressione. Nell'istante in cui la lingua umida e calda di lui si
insinu nella sua bocca, esplorandola, fu scossa da un fremito. Non si
trattava di un'improvvisa ondata di desiderio fisico, no, era piuttosto
una scossa elettrica che dal punto in cui era avvenuto il contatto si era
propagata al resto del corpo fino a uscire dalla punta dei piedi. La
turb, lasciandola priva di forze.
Lui le accarezz la schiena; le dita salirono danzando fino alla nuca
e affondarono tra i suoi capelli, bloccandole il capo cos che potesse
baciarla con maggior passione, impedendole di scostarsi mentre le
esplorava la bocca, incendiandole il ventre.
Quando sent le sue labbra abbandonare le proprie, Tamara pens
che il bacio fosse terminato, invece aveva soltanto mutato forma. La
bocca dello sconosciuto scivol lungo la linea della mandibola, le
solletic un punto particolarmente sensibile sotto un orecchio, e
quando infine le accarezz la gola Tamara rovesci il capo all'indietro,
gli affond le mani nei capelli e lo attir a s chiudendo gli occhi. Tutto
a un tratto aveva la sensazione di avere la testa cos leggera che pens
di essere sul punto di svenire.
Lo sconosciuto strinse la tenera pelle di Tamara tra gli incisivi affilati
e succhi, come fanno i neonati con il seno materno. Lei lo sent
tremare, ud un gemito tormentato sgorgargli dalle labbra. Poi lui
sollev la testa e si allontan quel tanto da poterla guardare negli
occhi, e per un istante le parve di cogliervi un bagliore, una luce
soprannaturale che scaturiva da un qualche punto dietro le sue iridi
color dell'ebano.
Quando parl, la sua voce suon roca e tremante, molto diversa da
quella dolce come miele che aveva deliziato le sue orecchie pochi
istanti prima. "Che cosa vuoi da me, Tamara? E bada di non chiedermi
troppo, poich temo di non poterti rifiutare nulla."
Lei si accigli. "Non voglio..." Con un sospiro si sottrasse al suo
abbraccio. "Come fai a conoscere il mio nome?"
Lentamente l'incantesimo si dissolse. Tamara trasse un respiro
profondo per calmarsi e riprendere il controllo. Che cosa aveva fatto?
Da quando se ne andava in giro a baciare sconosciuti nel cuore della
notte?
"Esattamente come tu conosci il mio" rispose lui con un tono di
voce pi normale e fermo.
"Ma io non so come ti chiami! E come... perch..." Scosse il capo
con rabbia, incapace di terminare la frase. Dopo tutto, lei aveva
risposto al suo bacio con lo stesso entusiasmo.
"Andiamo, Tamara. Sappiamo entrambi che sei stata tu a
chiamarmi, quindi smettiamola con questa farsa. Voglio sapere
soltanto che cosa ti turba."
"Chiamarti... io? Come avrei potuto farlo? Non ti conosco
nemmeno!"
Lui inarc un sopracciglio e Tamara si copr la bocca con la mano,
stupita, perch quella era esattamente l'espressione che aveva
immaginato poco prima. Non ebbe il tempo di rifletterci, tuttavia,
perch lui la prese in contropiede con una nuova, bizzarra domanda.
"E lui lo conosci?"
L'uomo lanci un'occhiata lungo la strada, e seguendo la direzione
del suo sguardo Tamara vide il furgoncino di Curt parcheggiato poco
lontano. Lo riconobbe dall'inconfondibile macchia di ruggine sotto lo
specchietto retrovisore dalla parte del conducente. Non riusciva a
credere che avesse avuto il coraggio di spiarla. "Mi ha pedinata. Come
osa, quel figlio di..." sbuff sdegnata.
"D'accordo, anche se sospetto che tu conosca perfettamente il
motivo per cui si  appostato laggi. Era una trappola, giusto?
Attirarmi qui perch il tuo complice..."
"Attirarti qui? Per quale motivo avrei dovuto farlo? Ti ho gi detto
che non so chi sei."
"Mi chiami ogni notte, Tamara. Mi implori di venire da te da cos
tanto tempo che ho temuto di impazzire."
"Non che ci voglia molto, credo. Te lo ripeto, non ti ho chiamato
affatto. Non so neanche come ti chiami."
Lui la scrut di nuovo e ancora una volta Tamara ebbe
l'impressione che cercasse di sondarle la mente. Infine sospir e la fiss
aggrottando le sopracciglia. "Allora perch non mi spieghi per quale
motivo quel tizio ti ha seguita?"
"Conoscendo Curt, probabilmente crede che sia per il mio bene. Di
recente non fa altro che ripeterlo." La rabbia sboll un poco,
consentendole di riflettere sulla situazione. "Suppongo che sia
preoccupato per me. So che Daniel, il mio tutore, lo . E francamente
lo sono un po' anch'io. Di notte non riesco a chiudere occhio, e l'unico
momento in cui mi viene sonno  durante il giorno. Per dirla tutta, mi
 capitato gi due volte di addormentarmi al lavoro. Mi infilo a letto
non appena torno a casa e dormo come un sasso, ma soltanto fino
all'imbrunire. Non appena cala la notte ho degli incubi terribili dai
quali in genere mi sveglio gridando cos forte che non c' da stupirsi se
i miei amici sono convinti che stia impazzendo. Resto sveglia tutta la
notte e..." Si interruppe bruscamente, rendendosi conto che stava
raccontando la storia della sua vita a un perfetto estraneo.
"Ti prego, continua" la sollecit lui. Sembrava sinceramente
interessato. "Parlami di questi incubi." Doveva essersi reso conto di
quanto quella situazione l'angosciasse, perch allung una mano e le
sfior una guancia con la punta delle dita lunghe e affusolate. "Voglio
solo aiutarti, non intendo farti del male."
Tamara scroll il capo. "Finiresti per convincerti che sto scivolando
oltre la china." Lui la guard sconcertato. "Che sono una svitata"
spieg lei e picchiettandosi la tempia con un dito aggiunse: "Un po'
tocca".
"Non sei affatto una... svitata, per dirla come te." Le fece scivolare
una mano sulla nuca attirandola a s e lei non oppose resistenza.
Quando era tra le sue braccia si sentiva in pace con se stessa, ed erano
mesi che non le accadeva. Lui la tenne stretta a s come se fosse una
bambina e le accarezz i capelli con tenerezza. "Raccontami tutto,
Tamara."
Lei sospir, incapace di resistere alla carezza della sua voce e delle
sue mani, anche se le sembrava assurdo. " buio, e mi trovo in una
specie di giungla, il cui terreno  velato da una strana nebbia che mi
impedisce di vedere dove metto i piedi. Mentre corro continuo a
inciampare e non riesco a capire se sto scappando da o verso qualcosa.
So che sto cercando qualcuno e nel sogno mi  chiaro che questa
persona pu aiutarmi a ritrovare la strada. Continuo a chiamarlo, ma
lui non risponde."
L'uomo smise bruscamente di accarezzarle i capelli e Tamara ebbe
l'impressione che avesse contratto i muscoli. "Chi  la persona che
chiami?"
"Credo sia proprio questo a farmi impazzire: non riesco mai a
ricordarlo. Mi risveglio senza fiato, esausta come se avessi corso
davvero attraverso quella foresta, e a volte ho ancora il suo nome
sulla punta della lingua... ma proprio non riesco a ricordarlo."
"E come ti senti dopo questi incubi?" le domand.
Tamara fece un passo indietro e lo scrut con attenzione. "Sei uno
psicologo?"
"No."
"Allora credo che non dovrei raccontarti niente." Cerc di
distogliere lo sguardo da quel volto familiare e aggiunse: "Perch
davvero non so chi sei."
Dall'altra parte della pista di pattinaggio qualcuno grid il suo
nome a squarciagola. "Tammy!"
Tamara si irrigid. "Lo detesto quando usa quel diminutivo" disse
facendo una smorfia. Guard lo sconosciuto negli occhi e ancora una
volta ebbe la sensazione di aver finalmente ritrovato qualcuno che le
era molto caro. "Sei reale o sei un prodotto della mia follia?" No, non
dirmelo, pens. Non voglio saperlo. "Meglio che vada, prima che gli
venga un infarto."
"Ha il diritto di preoccuparsi per te?"
Tamara si incup e rimase in silenzio per un attimo. "Se quello che
vuoi sapere  se siamo sposati, la risposta  no. Siamo amici,
nient'altro. Lo considero una specie di... fratello maggiore un po'
autoritario."
Si volt e pattin verso Curt, consapevole che lo sconosciuto
continuava a fissarla anche mentre si allontanava. Si volt un'ultima
volta per vedere se fosse ancora l, ma sembrava svanito nel nulla.
Prima di raggiungere Curt, rallent.
Lui le era corso incontro sul ghiaccio. La prese per un braccio e la
trascin a passo di carica verso il bordo della pista. Camminare con i
pattini nella neve fresca non era facile, ma persino quando perse
l'equilibrio lui non rallent, finch non raggiunsero la panchina pi
vicina, dove la spinse a sedere. "Chi diavolo era quel tizio?"
Tamara si strinse nelle spalle, sollevata all'idea che anche lui l'avesse
visto. "Un tale che ho incontrato."
"Voglio il suo nome!"
Tamara si accigli nel sentire quel tono autoritario e rabbioso. Curt
era sempre stato un po' prepotente, ma questa volta stava esagerando.
"Non siamo arrivati al punto da presentarci, e in ogni caso non sono
fatti tuoi!"
"Vuoi farmi credere che non lo conosci?" Tamara annu. "E ti aspetti
che ci creda?" esplose Curt. La prese per le spalle, la rimise in piedi e la
strinse con forza. L'occhiata furente che le rivolse l'avrebbe spaventata
a morte, se non lo avesse conosciuto bene. "Come ti  saltato in mente
di uscire di nascosto in piena notte? Rispondi!"
"Avevo voglia di pattinare. Ahi!" Le aveva affondato le dita nella
spalla, facendole male. "Stavo solo pattinando, Curt! Lo sai che non
riesco a dormire, e ho pensato che un po' di moto..."
"Sciocchezze. Sei venuta fin qui per incontrarlo, non  cos?"
"Chi, quel simpatico ragazzo con cui stavo parlando? Per l'amor del
cielo Curtis..."
"Parlando? Una definizione molto interessante. Ti ho vista,
Tammy: ti teneva tra le braccia."
Tamara avvamp di rabbia. "Se anche avessi fatto sesso con lui in
mezzo alla pista, la cosa non ti riguarderebbe comunque, Curtis
Rogers. Sono una donna adulta, e quello che faccio  solo affar mio.
Tu piuttosto: mi hai seguita! Non me ne frega niente se Daniel 
preoccupato, non ho intenzione di tollerare oltre questo
comportamento, n credo di doverti delle spiegazioni per il mio
comportamento. Chi ti credi di essere?"
Curt accentu la stretta e la scroll con forza. "La verit, Tammy.
Dannazione, dimmi la verit!" La scuoteva con tale veemenza che la
testa le ondeggiava sulle spalle, come se fosse una bambola di pezza.
"Tu sai chi era quell'uomo, non  cos? Sei venuta qui per incontrarlo,
vero? Vero?"
"La-lasciami, Curtis... mi... mi fai male."
L'aggressivit di Curtis e l'improvviso timore di non conoscerlo
bene come credeva le avevano annebbiato la vista, ma non tanto da
impedirle di scorgere la sagoma scura che si era profilata alle sue spalle.
Sapeva esattamente di chi si trattava. Aveva avvertito la sua
presenza... forse addirittura prima di vederlo. Sent anche
qualcos'altro. La sua rabbia cieca.
"Toglile le mani di dosso" ringhi lo sconosciuto con voce tremante
di collera.
Curt si immobilizz. Lasci cadere le braccia e sgran gli occhi.
Tamara indietreggi di un passo, massaggiandosi la spalla coperta di
lividi. Il calore dello sguardo dello sconosciuto la indusse a sollevare il
capo. I suoi occhi scuri avevano notato il movimento e adesso era pi
furioso che mai.
E io come faccio a saperlo?
Curtis si volt ad affrontare il nuovo arrivato e indietreggi...
allontanandosi dall'imponente sconosciuto. Se non altro ora aveva la
certezza che era reale, consider Tamara. Non riusciva a togliergli gli
occhi di dosso e pareva che anche lui avesse lo stesso problema. Le
labbra le pulsavano al ricordo del bacio che si erano scambiati e aveva
la netta sensazione che lui lo sapesse. Avrebbe dovuto dire qualcosa,
pens vagamente, una cosa qualsiasi, altrimenti quell'uomo avrebbe
malmenato Curtis.
Ma prima che le venisse in mente un deterrente accettabile, Curtis
gracchi: "M-Marquand!".
Tamara non lo aveva mai sentito parlare con quel tono, e lo shock
la colp con la forza di un maglio. Il suo sguardo torn a posarsi sul
viso dello sconosciuto. Le labbra dell'uomo si incurvarono in un
sorriso che non raggiunse gli occhi quando annu. Poi un movimento
improvviso attir la sua attenzione: Curtis aveva infilato la mano nel
giaccone, come fanno i cattivi dei telefilm quando stanno per estrarre
un'arma nascosta. Tamara si irrigid, spaventata, ma si rilass non
appena si rese conto che Curtis aveva tirato fuori solo un piccolo
crocifisso d'oro e che lo tendeva verso Marquand stringendolo con
forza in una mano.
Per un istante lo sconosciuto non si mosse, limitandosi a fissare
l'oggetto dorato come se fosse paralizzato. Tamara lo osserv
attentamente e un brivido le incresp la pelle quando le sue dita
sfiorarono involontariamente la gola, riportandole alla mente la
sensazione dei suoi incisivi acuminati. Possibile che fosse davvero un
vampiro?
Poi sul viso dello sconosciuto torn il sorriso, amaro e sarcastico.
L'uomo ridacchi, con un suono paragonabile a un brontolio di tuoni
in lontananza. Si protese verso Curtis per togliergli di mano il
crocefisso e se lo rigir tra le dita, esaminandolo con attenzione.
"Impressionante" comment prima di renderglielo. Curt lo lasci
cadere a terra e Tamara tir un sospiro di sollievo, che tuttavia dur
poco.
A un tratto comprese il senso del breve incontro che aveva avuto
con lo sconosciuto, e la cosa la irrit. "Sei davvero Marquand?"
L'uomo abbozz un inchino.
Tamara non riusc a sostenere il suo sguardo, imbarazzata per il
modo in cui poco prima aveva reagito a quello che per lui doveva
essere stato soltanto un gioco. "Capisco perch ce l'hai a morte con il
mio tutore, visto che vorrebbe vederti morto. Ma forse ti interesser
sapere che io non c'entro niente. Ho preso le tue difese pi di una
volta, fino a diventare rauca. Credo che non mi prender mai pi il
disturbo. Ti sono molto grata per non aver trascinato Daniel in
tribunale, ma preferirei che per il futuro evitassi di servirti di me per
fargli avere i tuoi messaggi."
Lui inarc nuovamente un sopracciglio e Tamara trattenne il fiato.
"Il tuo tutore? Ne hai parlato una volta, ma io..." Sgran gli occhi. "St.
Claire?"
"Come se non lo sapessi, quando hai inscenato quella simpatica
commediola laggi." Scosse il capo e si tocc nuovamente il collo.
"Potrei anche trovarlo divertente, se gi non fossi sull'orlo..." Si
interruppe, continuando a scuotere la testa, e gli occhi le si riempirono
di lacrime.
"Tamara, non  questo..."
Lei lo interruppe, scuotendo il capo con rabbia. "Mi assicurer che
riceva il tuo messaggio. Pu anche darsi che non si stia comportando
come si deve, Marquand, ma io gli voglio bene. E non voglio che
finisca nei guai con la giustizia" concluse voltandogli le spalle.
"Tamara, aspetta! Cosa  successo ai tuoi genitori? Com' possibile
che lui... Tamara!"
Lei non gli diede retta e torn sulla pista ghiacciata dirigendosi a
tutta velocit verso il punto in cui aveva lasciato la sacca. Incespicando
nella neve la recuper da terra, si lasci cadere pesantemente sulla
panchina e si chin per togliersi i pattini. Le tremavano le dita e aveva
la vista offuscata dalle lacrime.
Perch reagiva in quel modo di fronte alla messinscena priva di
tatto di quello sconosciuto? Perch si sentiva tradita?
Perch sto andando fuori di testa, ecco perch.
La rabbia che emanava da lui la indusse a sollevare il capo. Era
come se fosse palpabile, pens sfilandosi bruscamente un pattino e
infilando il piede nello stivale, mentre con l'altra mano slacciava l'altro
senza perdere di vista Marquand, che aveva afferrato Curtis per il
bavero della giacca e lo stava scrollando esattamente come lui aveva
fatto con lei poco prima. Quando ebbe finito lo spinse via, facendolo
cadere di schiena nella neve. Marquand le dava le spalle, tuttavia
Tamara sent le sue parole con chiarezza, anche se non con le orecchie.
Se ti pesco a metterle ancora le mani addosso, Rogers, ti ammazzo. Mi
sono spiegato?
A Tamara pareva di s. Per il momento, comunque, Curtis sembrava
fuori pericolo, cos infil i pattini nella borsa e si allontan mentre i
due stavano ancora litigando.
***
Con una dolorosa fitta allo sterno, Eric accarezz il paraorecchie
rosa che Tamara aveva abbandonato nella fretta di allontanarsi da lui.
Aveva dimenticato anche il giaccone. Lo pieg e se lo mise su un
braccio prima di seguirli. Rogers le era corso dietro e cercava di tenere
il passo con lei, parlando a raffica nel tentativo di calmarla.
"Mi dispiace, Tammy. Te lo giuro, non intendevo farti male.
Possibile che tu non capisca? Quando ti ho vista tra le sue braccia, sono
quasi impazzito di paura. Santo cielo, non ti rendi conto di quello che
sarebbe potuto succedere?"
Eric sond la mente di quel bastardo e non gli parve che Tamara
fosse in pericolo. Lo fece una seconda volta quando lei e Curtis
entrarono nella cupa residenza vittoriana di Daniel St. Claire, deciso a
non lasciarla nelle loro mani finch non avesse avuto l'assoluta
certezza che era al sicuro.
E nemmeno allora riusc ad andarsene.
Come diavolo aveva fatto St. Claire a diventare il tutore di Tamara?
Quando Eric l'aveva lasciata, molti anni prima, lei aveva due genitori
che la adoravano e che erano quasi impazziti all'idea di perderla. Gli
sembrava ancora di vederli: Mirando Dey, una donna minuta e fragile,
con capelli castano chiaro e occhi verdi e luminosi che traboccavano
d'amore ogni volta che si posavano sull'adorabile figlioletta. Quella
notte all'ospedale era in preda a una crisi isterica e lui l'aveva vista
aggrapparsi al camice bianco del dottore, scuotendo il capo con
veemenza alle sue parole, mentre un fiume incontrollabile di lacrime
le rigava il viso. Il pacato dolore del marito era stato persino pi
penoso: Kenneth sembrava svuotato; si era accasciato su una sedia
come se non dovesse rialzarsi mai pi, i capelli biondi che gli cadevano
su un occhio.
Che ne era stato di loro? Marquand croll a sedere su un tronco
marcio e coperto di neve nel giardino della residenza, la testa
sprofondata tra le mani. "Non avrei dovuto lasciarla" sussurr nella
notte. "Mio Dio, non avrei mai dovuto lasciarla."
Rimase l, divorato dall'angoscia, finch il cielo non inizi a
rischiarare verso oriente. Adesso Tamara era convinta che lui l'avesse
usata per far arrivare un messaggio a St. Claire. Era evidente che non
rammentava n lui n il legame che li univa. Lo aveva cercato
inconsciamente... in sogno. Non ricordava nemmeno il suo nome.
***
Tamara si ferm davanti all'ufficio di St. Claire e posando la mano
sulla maniglia cerc di farsi coraggio. La notte precedente aveva
evitato il confronto con Curtis con la scusa che era troppo stanca e lui,
sapendo delle sue notti insonni, le aveva creduto. Il mattino seguente,
quando Daniel era andato a cercarla in camera sua, aveva finto di
essere ancora addormentata. Sapeva che non l'avrebbe disturbata, se
avesse pensato che era riuscita a prendere sonno. Aveva aspettato
finch lui non era uscito di casa per andare al quartier generale di
White Plains, dopodich si era preparata e ci era andata anche lei con
lo sgangherato Maggiolino Volkswagen. Aveva trascorso la giornata
sbrigando i soliti compiti di scarso rilievo che le venivano assegnati, dal
momento che il livello della sua autorizzazione di sicurezza non le
consentiva di lavorare sui casi importanti. L'unica eccezione era Jamey
Bryant. Quel bambino era importante... per lei, almeno. Si trattava
soltanto di un chiaroveggente di classe tre, secondo la classificazione
del DPI, ma per lei era il numero uno, e lo adorava.
Sospir e la bocca le si incurv in un sorriso al pensiero del piccolo,
poi, raddrizzando la schiena, si prepar all'incontro imminente. Stava
per entrare quando ud la voce di Curt filtrare attraverso la porta. Si
blocc di colpo.
"Guardala! Te lo ripeto, sta succedendo qualcosa, e sei un pazzo se
non te ne rendi conto."
" confusa" rispose Daniel, addolorato. "Lo ammetto, la vicinanza
ha delle ripercussioni inaspettate su di lei, ma non possiamo fargliene
una colpa. Non ha idea di cosa le stia succedendo."
"Questo  quello che credi tu. Secondo me dovrebbe essere messa
sotto stretta sorveglianza."
Tamara si sent ribollire di rabbia e spalanc la porta. "Avete idea di
quanto sia stufa di essere trattata come uno dei vostri casi?"
Sorpresi, i due sollevarono il capo, poi si scambiarono un'occhiata
imbarazzata e Daniel si alz cos in fretta che la sedia stridette sulle
piastrelle del pavimento. "Tam, cara, cosa ti fa pensare che stessimo
parlando di te? In effetti stavamo discutendo di un caso, sul quale
ovviamente ci troviamo in disaccordo."
Tamara sorrise con condiscendenza. "Oh, davvero? E di quale caso
si tratta?"
"Spiacente, Tam" rispose Curt secco, "il livello della tua
autorizzazione di sicurezza non  sufficientemente alto.
"Sempre la solita solfa."
"Tam, ti prego." Daniel si avvicin, la strinse in un affettuoso
abbraccio e le diede un bacio sulla guancia, poi si scost e le scrut il
viso. "Tutto bene?"
"Perch dovrebbe essere altrimenti?" Vederlo cos preoccupato
l'addolc un poco, ma era comunque stanca e infastidita da quelle
attenzioni eccessive.
"Curt mi ha detto che la notte scorsa hai incontrato Marquand."
Scosse il capo. "Voglio che mi racconti per filo e per segno che cosa 
successo. Tutto quello che ti ha detto e che ti ha fatto. Ti ha..." Daniel
si fece improvvisamente pallido. "Ti ha toccata?"
"L'ha abbracciata, e sembrava che non avesse intenzione di lasciarla
andare" esplose Curt. "Te l'avevo detto, Daniel..."
"Vorrei che fosse Tamara a raccontarmelo." I suoi occhi chiari
cercarono quelli di lei, poi si posarono sul collo della dolcevita
turchese che spuntava dalla scollatura del cardigan bianco. Tamara
pens che sarebbe svenuto.
Curtis not gli abiti che lei aveva indossato nello stesso istante, e
rimase a sua volta senza fiato. "Tammy, mio Dio, ti ha..."
"Certo che no! Ma vi rendete conto che sembrate due pazzi?"
"Fammi vedere" mormor Daniel.
Tamara scosse il capo, sbuffando. "D'accordo, ma prima voglio
spiegarvi una cosa. Marquand sa esattamente che cosa pensate di lui. E
credo che il nostro incontro di ieri sera al campo di pattinaggio fosse
un modo per mandarvi un messaggio preciso: girate alla larga. Dubito
che stesse scherzando." A quel punto infil due dita nel collo del
maglione e lo abbass per mostrare loro il livido bluastro che le aveva
lasciato sulla pelle.
Daniel rimase a bocca aperta. "Guardate pi da vicino, tutti e due.
Non ci sono fori, solo... be',  inutile usare tanti giri di parole:  il
segno di un succhiotto. Ho permesso a un perfetto estraneo di farmi
un succhiotto, il che dovrebbe essere sufficiente a farvi capire il genere
di stress che ho subito in quest'ultimo periodo. Tra l'insonnia e la
vostra eccessiva apprensione, mi sembra di essere in una pentola a
pressione."
Daniel intanto si era chinato su di lei e Tamara avvert il suo fiato sul
collo, mentre ispezionava il livido. Quando fu soddisfatto, le pos una
mano sulla spalla. "Ti ha fatto male, cara?"
Quella domanda le strapp un sorriso, suo malgrado, anche se lo
cancell immediatamente dalle proprie labbra.
"Se le ha fatto male?" Curtis picchi una mano sul ripiano della
scrivania. "Tutt'altro! Le  piaciuto un sacco" dichiar lanciandole
un'occhiata di disapprovazione. "Ti rendi conto di cosa sarebbe potuto
succedere?"
"Certo: avrebbe potuto squarciarmi la giugulare per succhiarmi il
sangue e lasciarmi agonizzante sul ghiaccio con due buchini nel collo!"
"Se non lo avessi spaventato..." riprese Curt.
"Raccontala giusta, Curt.  stato lui a spaventare te. Mi stavi
scuotendo cos forte che mi battevano i denti, e se Marquand non
fosse intervenuto in mia difesa, oggi probabilmente sarei venuta al
lavoro con un collare rigido."
Daniel gli lanci un'occhiata di fuoco e Curtis strinse i denti. "Hai
detto che  intervenuto in tua difesa?" riprese spostando lo sguardo su
di lei.
Tamara annu. "A proposito" continu, come se avesse appena
ricordato un altro dettaglio importante, "Marquand ha strappato un
crocefisso dalla mano di Curtis senza batter ciglio. Non gli ha
nemmeno lasciato un segno sul palmo delia mano. Non vi pare
sufficiente come prova?"
"S" rispose Curt, imbronciato. "Prova che i vampiri non temono i
simboli religiosi."
Tamara alz gli occhi al cielo, poi ud Daniel borbottare:
"Interessante", e nonostante tutti i preoccupanti sintomi che aveva
accusato in quell'ultimo periodo, ebbe la sensazione di essere l'unica
persona sana di mente in quella stanza.
"So che secondo te stiamo esagerando, Tamara" riprese Daniel, "ma
preferirei che non uscissi pi di casa da sola dopo il tramonto."
"Andr dove voglio, quando voglio" protest con vigore lei.
"Dannazione, Daniel, ho ventisei anni, e se non la smettete con queste
sciocchezze..." Si interruppe lasciando la frase in sospeso finch non
ottenne la sua totale attenzione, e infine concluse: "... mi trasferir
altrove".
"Tam, non vorrai davvero..."
"No, a meno che non mi ci veda costretta, Daniel. Ma se dovessi
scoprire che tu o Curtis mi avete seguita un'altra volta, non mi rester
altra scelta." Il dolore che scorse nello sguardo del tutore le fece venire
un nodo in gola e quando riprese a parlare lo fece con maggiore
dolcezza. "Adesso me ne torno a casa. Buonanotte."
Capitolo 3
Quella notte le grida di Tamara nella sua mente lo destarono prima
del solito. Eric si alz a sedere e strizz gli occhi come se cos facendo
potesse schiarirsi le idee. Svegliarsi prima del tramonto lo faceva
sentire come gli esseri umani il mattino dopo una sbornia colossale.
Appoggiandosi con una mano alla superficie liscia del mogano, sfior
il velluto che foderava l'interno e cerc di concentrarsi su Tamara.
Avrebbe voluto confortarla. Se fosse riuscito a lenire il tormento del
suo subconscio, si sarebbe sentita meglio pur senza capire come fosse
potuto accadere. Forse sarebbe persino riuscita a dormire... Non
poteva averne la certezza, naturalmente, visto che la situazione era pi
unica che rara.
Si sintonizz sulla sua mente, ascoltando quei sussurri imploranti.
Dove sei, Eric? Perch non vieni da me? Mi sono persa. Ho bisogno di
te.
Poi concentr tutto il proprio potere in un unico fascio invisibile di
pensiero, che indirizz verso di lei attraverso le barriere dello spazio e
del tempo. Sono qui, Tamara.
Non riesco a vederti.
Quella risposta immediata lo sconvolse, visto che fino a quel
momento non aveva nemmeno la certezza di poter comunicare con
lei. Si concentr di nuovo. Sono qui vicino. Presto verr da te, amore.
Adesso cerca di dormire. Non hai pi bisogno di chiamarmi nel sonno.
Ti ho sentito e... verr.
Rimase in attesa di una risposta, che tuttavia non giunse, anche se le
emozioni che percepiva erano di tensione e incertezza. Avrebbe
voluto tranquillizzarla, ma per il momento non poteva fare altro:
anche se da l non poteva vederlo, il sole che splendeva alto nel cielo
lo indeboliva, sottraendogli forza. Attese un istante per assicurarsi che
le gambe lo reggessero, poi raggiunse lentamente il camino e si chin a
ravvivare il fuoco. Subito dopo prese un lungo bastoncino di legno e
accese le tre lampade a olio distribuite nella stanza. Con i fragranti
ceppi di ciliegio che diffondevano un gradevole aroma, la luce calda
delle lampade, i tappeti orientali che ricoprivano il pavimento di
pietra e i dipinti appesi alle pareti, la stanza assomigliava un po' meno
a una tomba scavata nelle viscere della terra. Si sedette con cautela in
un'enorme e antica sedia a dondolo di quercia e si abbandon contro
lo schienale, cercando di rilassarsi. Senza guardare afferr il
telecomando appoggiato su un tavolino al suo fianco, premette un
pulsante e non appena la musica lo avvolse chiuse gli occhi.
Il ricordo evocato da quella melodia dolceamara gli fece aleggiare
un sorriso sulle labbra. Aveva assistito a un'esibizione del giovane
Amadeus, a Parigi... nel 1775, se non andava errato. Quanto tempo
era passato! Aveva diciassette anni allora, ed era rimasto affascinato
dal talento di quel ragazzino che aveva soltanto due anni pi di lui.
Quella sensazione sublime lo aveva accompagnato per parecchi giorni
dopo il concerto. Ne aveva parlato con la madre fino a sfinirla, e
Jaqueline, sua sorella, era arrivata quasi a dichiarare di essersi
innamorata di un uomo che non aveva mai visto e con mille moine lo
aveva persuaso a riservarle un posto accanto al suo per il concerto
della sera seguente... ma non era riuscita a capire il perch del suo
entusiasmo. " bravo, certo" aveva dichiarato facendosi aria con il
ventaglio nel teatro gremito di gente e surriscaldato, "ma ho visto di
meglio." Sorrise, rammentando quel momento. Sua sorella non si
riferiva al talento del giovane musicista, bens al suo aspetto fisico, e
l'aveva vista sbirciare da sopra il pizzo del ventaglio il dandy
allampanato che a suo giudizio era migliore.
Sospir. Il fatto che un simile genio fosse morto a soli trentacinque
anni allora gli era parso tragico, anche se in seguito si era chiesto se
fosse davvero cos. Anche lui era morto a trentacinque anni, ma in
modo completamente diverso. Era diventato un morto vivente. Tutto
sommato, non era convinto che il destino pi crudele fosse toccato a
Mozart. Dei due il compositore era probabilmente il pi sereno. Per
esempio, non poteva sentirsi la persona pi sola al mondo. C'erano
momenti in cui rimpiangeva che la ghigliottina non fosse arrivata
prima di Roland.
Pensieri tanto tristi in una serata cos bella? Non mi sembra che
all'epoca fossi particolarmente impaziente di andare incontro a quella
sorte.
Roland! Eric sollev la testa di scatto, pieno di energia ora che il
sole era tramontato del tutto, e balz in piedi. Dopo aver sbloccato in
fretta le serrature, sal le scale facendo due gradini alla volta, e
spalanc il portone d'ingresso nel preciso istante in cui il suo migliore
amico raggiungeva la soglia, abbracciandolo con affetto.
Entrato in casa, Roland si ferm al centro del salone e sentendo la
musica inclin il capo, incuriosito. "Che cos'? Non pu essere una
registrazione... Sembra che l'orchestra stia suonando in questa stessa
stanza!"
Eric scosse il capo, rammentando che in occasione dell'ultima visita
di Roland non aveva ancora fatto installare il modernissimo sistema
audio surround di ultima generazione e dotato di casse ogni locale
della casa. "Seguimi, ti faccio vedere" disse trascinando l'amico verso
l'impianto posizionato in fondo al salone e tirando fuori un CD dalla
custodia.
Roland se lo rigir tra le dita, osservando la danza dei raggi
luminosi che si scomponevano in un arcobaleno di verdi, blu e gialli.
"Questi marchingegni non c'erano dove stavo io" comment
riponendo il disco nella custodia e appoggiandolo sullo scaffale.
"A proposito, si pu sapere dove sei stato? Sono passati vent'anni."
Roland non era invecchiato, nel frattempo: aveva ancora la stessa
cupa bellezza di quando ne aveva trentadue, il medesimo fisico
atletico.
"Oh, in paradiso: una minuscola isoletta nel sud del Pacifico. Non ci
sono ficcanaso di cui preoccuparsi da quelle parti, solo gli abitanti del
luogo, pronti ad accettare quello che vedono senza porsi troppe
domande. Davvero, Eric,  il rifugio ideale per gente come noi. Le
palme, il dolce profumo della notte..."
"Come sei sopravvissuto?" Eric sapeva di suonare scettico. Aveva
sempre disprezzato la solitudine dell'esistenza cui erano condannati,
mentre Roland l'accettava. "Non dirmi che ti sei ridotto a succhiare il
sangue di quei poveri selvaggi innocenti."
Roland corrug la fronte. "Andiamo, mi conosci troppo bene per
pensare una simile sciocchezza. Mi sono arrangiato con la fauna locale.
I cinghiali in particolare non sono affatto..."
"Cinghiali?" esclam Eric. "Deve esserti entrato un po' di sole nella
bara! Sangue di maiale... che schifo!"
"Cinghiale, non maiale!"
"Bah, sai che differenza!" Eric fece cenno all'amico di accomodarsi
su un divano d'epoca rivestito di velluto. "Siediti, vado a prenderti
qualcosa che ti rimetta in sesto."
Roland guard sospettoso l'amico che si avvicinava al frigorifero
del mobile bar. "Cosa nascondi l dentro, una mezza dozzina di vergini
appena sgozzate?"
Eric scoppi a ridere, rendendosi conto che era trascorso parecchio
tempo dall'ultima volta che era successo. Estrasse dal frigo una busta di
plastica e rovist nel mobile alla ricerca dei bicchieri. Quando ne porse
uno a Roland, si accorse che questi lo stava studiando con attenzione.
"Sono le grida notturne di quella ragazza che ti turbano tanto?"
Eric batt le palpebre. "L'hai sentita anche tu?"
"Solo se guardo nella tua mente, amico mio.  per questo che sono
tornato. Raccontami tutto."
Eric sospir, lasciandosi cadere in una poltrona con i piedi a zampa
di leone e i cuscini di broccato, accanto al camino nel quale languivano
alcuni tizzoni. Era ora di riaccendere il fuoco, pens. Se qualche
ficcanaso fosse riuscito a scavalcare il cancello e a violare il sistema di
sicurezza, si sarebbe potuto accorgere che dalla canna fumaria
uscivano spire di fumo, ma che il fuoco era ormai spento.
Leggendogli nel pensiero, Roland pos il bicchiere su un tavolino.
"Ci penso io, tu racconta."
Eric sospir di nuovo. Da dove doveva cominciare? "Subito dopo la
tua partenza, sono venuto a sapere dell'esistenza di una bambina, una
bella ragazzina dai ricci corvini, con guance da cherubino e occhi
lucenti come carboni accesi."
"Una dei Prescelti?" domand Roland chinandosi verso di lui.
"S. Uno di quei rari essersi umani che hanno una lieve connessione
psichica con i non-morti, anche se, come spesso accade, non se ne
rendeva conto. Ho scoperto che ci sono altri modi per riconoscere i
Prescelti, oltre alla nostra naturale capacit di percepirli."
Accovacciato davanti al focolare, Roland si volt verso l'amico. "Sul
serio?"
Eric annu. "Tutti gli umani che possono essere trasformati, quelli
che noi chiamiamo i Prescelti, hanno un antenato comune: il Principe
Vlad l'Impalatore." Lanci un'occhiata penetrante all'amico. " stato
lui il primo?"
Roland scosse il capo. "Conosco il tuo amore per la scienza, Eric, ma
 meglio non toccare certi argomenti. Va' avanti."
Pur trovando esasperante la reticenza di Roland, Eric si sforz di
superare l'irritazione e prosegu. "Ebbene, nel sangue di questi esseri
umani  presente un rarissimo antigene. Tutti noi lo avevamo, quando
eravamo mortali.  conosciuto come antigene belladonna. Solo gli
individui che possiedono entrambi questi requisiti possono diventare
vampiri. Sono loro i Prescelti."
"Non mi pare una scoperta cos sensazionale, Eric. In fondo siamo
sempre stati capaci di individuare i Prescelti d'istinto."
"Gi, ma prima gli altri esseri umani non ci riuscivano. Ora alcuni di
loro l'hanno scoperto, e anche il DPI ne  a conoscenza. I ricercatori
sono in grado di individuare i Prescelti e possono tenerli sotto
controllo, aspettando che uno di noi si faccia vivo. Credo che sia
esattamente ci che  successo a Tamara."
"Forse hai soltanto bisogno di prendere le distanze da tutto questo,
amico mio" sugger Roland.
Eric si pass una mano tra i capelli scuri. "Non sono riuscito a starle
lontano, Roland. Dio solo sa se non ci ho provato, ma non ce l'ho
fatta. C' qualcosa in lei che mi attira. Ero solito vegliare sul suo sonno.
Avresti dovuto vederla: quelle ciglia scure abbassate sulle guance
rosee, le labbra come un minuscolo arco rosa." Sollev lo sguardo,
improvvisamente sulle difensive. "Non le avrei mai fatto del male, lo
sai. Come avrei potuto? Adoravo quella bambina."
Roland si accigli. "La cosa non dovrebbe turbarti pi di tanto.
Capita in continuazione che si formino legami invisibili tra noi e i
Prescelti. Quando eri bambino, di notte venivo spesso a guardarti
dormire. Anche se di solito eri sveglio, e stuzzicavi la tua povera
sorellina."
Quella rivelazione gli apr gli occhi. "Non me lo avevi mai detto.
Credevo che venissi da me solo quando ero in pericolo."
"Mi dispiace di non avertene mai parlato prima, Eric.  solo che non
se n' mai presentata l'occasione. Mi hai visto unicamente nei momenti
di pericolo. Non ho potuto badare alla discrezione quando quella
carrozza stava per travolgerti, o quando stavi per affogare nella
Manica."
"Vuoi dire che avevi con me lo stesso legame che sento io nei
confronti di quella ragazza?"
"Sentivo un legame, certo. E il bisogno di proteggerti. Non posso
dire che sia la stessa cosa, perch non so esattamente cosa hai provato
per quella bimba. Ma nel corso dei secoli, Eric, moltissimi bambini
hanno avuto un vampiro come custode senza mai sospettarlo. Del
resto non ci avviciniamo per far loro del male o per trasformarli, e
nemmeno per stabilire un contatto, ma solo per vegliare su di loro e
proteggerli."
Il sollievo fu talmente forte che Eric si abbandon contro lo
schienale della poltrona. Poi scosse il capo e riprese il racconto. "Una
notte mi svegliai e sentii il suo spirito affievolirsi. Stava succedendo cos
in fretta che rischiai di non arrivare in tempo." Per un istante, avvert lo
stesso dolore che aveva provato allora. "Scoprii che era all'ospedale, il
visetto pi bianco delle lenzuola che l'avvolgevano e le labbra livide.
Un medico stava spiegando ai suoi genitori che aveva perso troppo
sangue e che non ce l'avrebbe fatta, che il suo gruppo sanguigno era
cos raro che non era stato possibile trovare un donatore in tempo
utile e che si sarebbero dovuti preparare al peggio. Stava morendo,
Roland."
Roland imprec sommessamente.
"Cos puoi immaginare a quale dilemma mi trovassi di fonte: la
bambina a cui mi ero tanto affezionato lottava tra la vita e la morte e
io sapevo di essere l'unico in grado di salvarla."
"Non l'avrai trasformata! Non una bambina cos piccola, Eric.
Sarebbe stato meglio lasciarla morire piuttosto che condannarla a
un'esistenza come la nostra. La sua giovane mente non avrebbe mai
potuto comprendere..."
"Non l'ho trasformata. Probabilmente non avrei potuto farlo
nemmeno se ci avessi provato: non le era rimasto abbastanza sangue
perch potesse mescolarsi con il mio. Ma intravidi un'altra possibilit:
mi limitai ad aprirmi le vene e..."
"Ha bevuto il tuo sangue?"
Eric chiuse gli occhi. "Come se stesse morendo di sete, e in un certo
senso immagino che fosse proprio cos. Si riprese immediatamente. E il
mio cuore minacci di esplodere per la felicit."
"E a buon diritto." Roland gli sorrise. "Le hai salvato la vita.  la
prima volta che sento parlare di una cosa simile, Eric, ma a quanto
pare ha funzionato." Si interruppe e lo scrut con intensit. "Perch ha
funzionato, no? La piccola  sopravvissuta."
Eric annu. "Prima che potessi allontanarmi dal suo letto, apr gli
occhi ed ebbi l'impressione che stesse saggiando la mia mente. Quando
feci per andarmene, mi strinse la mano con le sue minuscole dita da
bambola e sussurr il mio nome. "Eric" mi disse, "non andare via. Non
lasciarmi.""
"Mio Dio." Roland si lasci ricadere sul divano, battendo le
palpebre come se fosse stato colpito da un fulmine. "E tu sei rimasto?"
"Non potevo dirle di no. Trascorsi la notte al suo capezzale, anche
se ero costretto a nascondermi sul cornicione della finestra ogni volta
che qualcuno entrava nella stanza. Quando i medici si accorsero che le
condizioni della paziente erano inspiegabilmente migliorate, per un
po' la stanza si trasform in un manicomio. Solo quando si resero
conto che ormai la piccina era fuori pericolo, la lasciarono riposare."
"E poi?"
Eric sorrise dolcemente. "La presi in braccio e la cullai. Rimase
sveglia, anche se aveva bisogno di dormire, e insistette perch le
raccontassi delle fiabe. Ho addirittura cantato per lei, Roland, ti rendi
conto? In vita mia non l'avevo mai fatto per nessuno. E per tutto quel
tempo lei era nella mia mente e leggeva ogni mio pensiero. Non
riuscivo a credere che il nostro legame potesse essere cos forte. Era
persino pi forte di quello che c' tra te e me."
Roland annu. "Il nostro sangue si  semplicemente mescolato. Il
tuo invece era praticamente puro nel suo corpicino. Non c' da
stupirsi... E poi cosa  successo?"
"Poco prima dell'alba si addorment e io me ne andai. Pensai che il
contatto con uno di noi l'avrebbe turbata troppo. Da allora mi sono
imposto di non vederla, di evitare persino di pensare a lei.
Fino ad ora. Ero convinto che il legame mentale si sarebbe
indebolito con il tempo e la distanza, ma non  stato cos. Sono
tornato nell'emisfero occidentale pochi mesi fa e da allora lei mi cerca
ogni notte. Dopo che me ne sono andato,  successo qualcosa ai suoi
genitori, Roland, e non so come  stata affidata a Daniel St. Claire."
"Ma fa parte del DPI!" Sbalordito, Roland balz in piedi.
"Se  per questo anche lei" bofonchi Eric appoggiando la fronte a
una mano.
"Stai alla larga da quella donna, Eric. Non puoi fidarti di lei:
potrebbe essere la tua fine."
"E infatti non mi fido. Quanto al girare al largo da lei... non ho
scelta."
***
Persino mentre litigava con Daniel e Curtis, il misterioso
sconosciuto era rimasto nei pensieri di Tamara. Non era riuscita a
toglierselo dalla mente per tutto il giorno. Era riuscita a relegarlo in un
angolo della mente giusto quel tanto da potersi concentrare sul
lavoro, ma ora che era a casa, nel porto scuro della sua stanza, e che si
era appena svegliata dal sonnellino che schiacciava quando tornava
dall'ufficio, si sentiva riposata e piena di energie, libera di ripensare
all'avventura della sera prima.
Si ferm, accigliandosi. Da quando, svegliandosi, si sentiva fresca e
riposata? Di solito tremava, le mancava il fiato ed era spaventata.
Perch quella sera era diverso? Osserv il cielo punteggiato di fiocchi
di neve e si rese conto che era gi buio. Di solito l'incubo la svegliava al
crepuscolo. Si sforz di ricordare. Le sembrava di aver fatto il solito
sogno, per lo meno all'inizio. Rammentava la solita foresta e la
foschia, i rovi, l'oscurit. Ricordava di avere invocato quel nome
sfuggente...
E di avere udito una risposta. Proprio cos. Una risposta che
giungeva da molto lontano; una voce calma, profonda, rassicurante e
forte, le aveva promesso che non sarebbe pi stata sola. Le aveva
promesso che sarebbe andato da lei e l'aveva esortata a riposare.
Tamara si era sentita insicura, incerta, finch non aveva udito la
musica. Dalla sommessa melodia le era parso di riconoscere Mozart,
un brano dell'Elvira Madigan che le aveva calmato i nervi.
Un timido sorriso le incresp le labbra. Forse stava finalmente
guarendo da quei disturbi, quali che fossero, pens. Ma il sorriso svan
non appena inizi a domandarsi se fosse davvero cos o se per caso
non stesse passando da un problema a un altro. L'uomo che aveva
incontrato al campo di pattinaggio torn a invadere i suoi pensieri.
Marquand... l'uomo che Daniel sosteneva fosse un vampiro. L'aveva
baciata e, bench le costasse ammetterlo, lei aveva risposto a quel
bacio con tutta se stessa.
Scese dal letto allacciando la cintura della vestaglia di raso rosso, e si
chin sul tavolino da toeletta per esaminare allo specchio il livido che
aveva sul collo. Lo sfior con le dita, ripensando alla strana sensazione
di mancamento che aveva provato quando lui le aveva succhiato la
pelle, sfiorandola con i denti.
Mancanza di sonno e troppo stress.
Eppure conosceva il mio nome...
Trovare una spiegazione a quell'apparente stranezza non era poi
cos difficile. Probabilmente aveva condotto delle ricerche sull'uomo
che lo stava tormentando. E dato che Daniel era ufficialmente il suo
tutore, l'informazione sarebbe stata facilmente accessibile a chiunque.
Ma allora perch  parso tanto sorpreso quando gliel'ho detto?
Una recita convincente. Di sicuro lo sapeva gi. Ha semplicemente
pensato che sarei stata il mezzo pi efficace per far valere le proprie
ragioni.
Tamara si guard allo specchio e l'espressione delusa che vi scorse
non le piacque neanche un po'. Si sforz di cancellarla. "Voleva
semplicemente spaventare Daniel per convincerlo a lasciarlo in pace,
cos mi ha seguito al campo di pattinaggio e ha inscenato quella
patetica commediola. Ma che si sia spinto fino a..."
Premendosi il palmo della mano contro il collo, volt le spalle allo
specchio. Non era riuscita a convincersi che non ci fosse stato altro.
Troppe cose sul conto di quell'uomo continuavano a sfuggirle. Tanto
per cominciare, perch le sembrava tanto familiare? Come spiegare la
sensazione che le stesse leggendo nel pensiero? E che dire del fatto che
era riuscita a udire quello che gli passava per la testa anche se lui non
aveva parlato ad alta voce? E poi c'era quel... quel bisogno.
Tamara avvamp, e avvert una morsa allo stomaco. Desiderio,
ecco di cosa si trattava. Per quanto assurdo potesse sembrare,
desiderava un uomo che non conosceva... ma che le sembrava di
conoscere da sempre. Doveva ammettere, almeno con se stessa, che
quel Marquand suscitava in lei sensazioni che non aveva mai provato
con nessun altro uomo.
Raddrizzandosi, avvert un bizzarro accenno di vertigine. Non
aveva la sensazione di svenire, quanto piuttosto di fluttuare, anche se
i suoi piedi erano ben piantati sul pavimento. Un turbine caldo le
avvolse le caviglie e risal lungo le gambe, agitando l'orlo della
vestaglia cos che la seta le solletic i polpacci.
Tamara chiuse gli occhi e si port una mano alla fronte, aspettando
che la sensazione passasse. All'improvviso la porta a vetri che dava sul
terrazzo si spalanc, e una folata di vento, tiepido e inebriante, entr
nella stanza... Aveva un lieve sentore di acqua di colonia.
Impossibile, l fuori ci sono sei gradi sotto zero.
Tuttavia il tepore e il profumo non svanirono. Tamara avvert un
richiamo, una sorta di attrazione magnetica alla quale non poteva
resistere. Si gir ad affrontare il vento caldo anche quando le raffiche si
fecero pi intense. Il tessuto rosso della vestaglia si gonfi dietro di lei,
avvolgendole le gambe come le spire di un serpente.
Come la nebbia nell'incubo.
I capelli si alzarono in volute intorno al viso. La cintura della
vestaglia le sferzava le cosce. Tamara si avvicin alla finestra pur
sapendo che non avrebbe dovuto. Cerc di resistere, ma il richiamo
era pi potente della sua forza di volont. I suoi piedi si mossero sulla
soffice superficie del tappeto, poi strisciarono sul legno freddo e
umido del terrazzo. Il turbine l'avvolse spingendola verso la ringhiera.
Tamara ud le portefinestre sbattere dietro di lei ma non si volt.
Scrut l'oscurit, chiedendosi se quella mano invisibile l'avrebbe spinta
nel vuoto. Non era certa che sarebbe riuscita a opporsi, se fosse
successo.
Dio mio, cosa mi sta succedendo?
Cerc di resistere e il vento si fece pi forte. La cintura si slacci e la
vestaglia le scivol dalle spalle mentre la brezza le accarezzava il
corpo, senza lasciare inesplorato un solo centimetro di pelle. Ebbe la
sensazione che mani invisibili le sfiorassero le gambe, insinuandosi tra
le cosce. Il seno si inturgid, i capezzoli improvvisamente eretti e
pulsanti. Palpitante di desiderio, Tamara aveva la sensazione che la sua
pelle fosse incredibilmente sensibile al tocco del vento che le
accarezzava il corpo senza piet. Con il cuore che batteva
all'impazzata, quasi senza rendersene conto, rovesci il capo
all'indietro, chiuse gli occhi e con un sommesso gemito si abbandon
all'erotica intensit di quelle sensazioni.
Poi, cos com'era cominciato, tutto svan. Il tepore e quel profumo
esotico rimasero sospesi ancora nell'aria, ma il vento che l'aveva
accarezzata svan lentamente, restituendole il controllo del proprio
corpo. Tamara non riusciva a spiegarsi che cosa fosse successo. Un
principio di collasso? Un cedimento mentale di qualche sorta?
Qualunque cosa fosse, ora era passata.
Tremante, si pass una mano tra i capelli senza curarsi del fatto che
la vestaglia era ancora aperta e le era scivolata lungo le braccia,
lasciandole scoperta una spalla. Si volt per fare ritorno all'interno.
Lui era cos vicino che per poco non and a sbattere contro il suo
petto muscoloso. Tamara sollev la testa di scatto e si sent mancare il
fiato. Gli occhi neri che la scrutavano sembravano lava incandescente.
Un lieve alito di quella brezza misteriosa si lev nuovamente. Nelle
profondit di quelle iridi color dell'onice Tamara vide brillare delle
pagliuzze d'argento e sent il loro calore accarezzarle la pelle come
aveva fatto il vento. Il suo sguardo rovente le risal lungo le gambe, e
quando si sofferm sulla peluria scura dell'inguine Tamara pens che
sarebbe andata a fuoco. Quando i suoi occhi si spostarono con
deliberata lentezza verso il ventre, Tamara ordin alle proprie braccia
di stringerle la vestaglia intorno al corpo, ma loro non risposero.
Aveva la sensazione che i suoi occhi le divorassero il seno e sent i
capezzoli irrigidirsi sotto quello sguardo rovente. Poi lui si lecc le
labbra e per poco Tamara non si lasci sfuggire un gemito. Chiuse gli
occhi, ma subito fu costretta a riaprirli contro la propria volont per
cercare quelli di lui, che ardevano di una passione che non avrebbe
voluto vedere. Quando infine le guard la gola, fu come se il segno
che vi aveva lasciato si animasse. Tamara avvert un formicolio e sent
i muscoli sotto la pelle contrarsi spasmodicamente. Vide il pomo
d'Adamo muoversi in su e in gi quando lui deglut. Chiuse gli occhi
per un istante, e quando li riapr gli occhi di lui catturarono
nuovamente il suo sguardo, tenendolo avvinto.
Tornata infine padrona delle proprie braccia, Tamara si chiuse la
vestaglia con uno scatto rabbioso. "Tu!" sussurr. Era turbata e
spaventata, ma soprattutto era assurdamente felice di vederlo di
nuovo. Anche se per nulla al mondo glielo avrebbe fatto capire. "Cosa
ci fai, tu, qui?"
Capitolo 4
"Ti stavo aspettando" le rispose lentamente, senza toglierle lo
sguardo di dosso.
La mente di Tamara si ribell alle implicazioni di
quell'affermazione. " ridicolo. Come potevi sapere che sarei venuta
qui?"
L'intensit dello sguardo che la scrutava la fece vacillare. "Sono stato
io a chiamarti, Tamara... proprio come fai tu ogni notte con me."
Accigliandosi, Tamara scosse il capo con veemenza, scrutandogli il
viso. "L'hai gi detto, ma io continuo a non capire."
"Tamara..." mormor lui sollevando lentamente una mano e
sfiorandole il viso con il dorso delle lunghe dita. Senza rendersene
conto, Tamara chiuse gli occhi, rapita dall'estasi che quella sua carezza
aveva evocato, ma si costrinse a riaprirli immediatamente e fece un
passo indietro. "Ascolta il tuo cuore. Ti sta dicendo che..."
"Ma allora io ti conosco!" Le sembrava che un uccellino
imprigionato nel suo stomaco stesse sbattendo disperatamente le ali.
Lo scrut intensamente, quasi volesse estrarre la risposta dalle
sconfinate profondit dei suoi occhi. "Lo sapevo! Dimmi quando ci
siamo incontrati, Marquand. Il tuo viso mi  cos... familiare." In realt
familiare non era la parola che le era affiorata sulle labbra. Aveva la
sensazione che lui fosse prezioso, come qualcuno che aveva amato e
perduto.
Scorse una lieve indecisione nel suo sguardo e un lampo che poteva
essere dolore, poi lui chiuse gli occhi e scosse il capo. "A tempo debito
ricorderai tutto. Non posso costringerti... la tua mente non  ancora
pronta. Per ora ti chiedo soltanto di fidarti di me. Non voglio farti del
male, Tamara."
Riapr gli occhi e li lasci danzare sul suo viso. La guardava come se
non potesse saziarsi di lei, quasi volesse assorbirla attraverso lo
sguardo. Tamara zitt l'immediata risposta del proprio corpo
ripensando al brutto scherzo che le aveva giocato la sera prima.
Raddrizz le spalle e sollev il mento. "Ho recapitato il tuo messaggio,
Marquand. Daniel sa tutto del nostro incontro e della tua piccola...
esibizione. Mi sono assicurata che capisse." Mentre parlava si sfior il
minuscolo livido che aveva sul collo. "Probabilmente non servir a
nulla. Non mi d ascolto, quando si tratta di te, quindi temo che
questa conversazione non servir a nulla. Lasciami in pace. E se hai
qualcosa da dire a Daniel, digliela di persona."
Lui la ascolt... con una tale attenzione che pareva fosse in grado di
udire anche i suoi pensieri, oltre alle parole. Quando tacque, inclin
leggermente il capo. "Sei convinta che ti abbia baciato solo per
vendicarmi di St. Claire" afferm scandendo lentamente ogni parola,
con un lieve accento che Tamara non era ancora riuscita a collocare, "e
questo ti fa soffrire."
Con un sospiro, Tamara scosse il capo. "Per quale motivo dovrebbe
farmi soffrire? Non ti conosco nemmeno. Non mi importa..."
"Il mio bacio, dolce Tamara, ti ha turbata. Hai sentito la terra
tremare sotto i piedi e il cielo girare sopra di te. Il cuore ti batteva
forte, martellando ferocemente nelle tue tempie, e mille sensazioni ti
hanno increspato la pelle. In quegli istanti, tra le mie braccia, il resto
del mondo ha cessato di esistere. No" l'ammon vedendola scuotere il
capo e aprire la bocca per negare rabbiosamente, "non farlo. So
esattamente cosa hai provato perch per me  stato lo stesso. Il tocco
delle tue mani, il sapore della tua bocca, la sensazione del tuo corpo
premuto contro il mio mi hanno quasi fatto perdere il controllo."
Tamara arross, le guance che ardevano sempre di pi a ogni sua
parola, mentre una fitta di desiderio le infiammava il ventre. Avrebbe
voluto gridargli che era un pazzo a pensare una cosa del genere, ma
non riusc a emettere suono.
Marquand le sfior nuovamente il viso con una mano e questa
volta lei non si ritrasse. Non avrebbe saputo spiegare il perch, ma
aveva voglia di piangere. "Tamara, te lo giuro, non avevo idea del tuo
legame con St. Claire fino a quando non ne hai parlato tu. Sono
venuto a cercarti perch tu mi hai supplicato di farlo. Nei tuoi sogni mi
hai implorato di venire da te."
Mentre lui le accarezzava una guancia, i suoi occhi avevano iniziato
a chiudersi, ma li riapr di scatto, sforzandosi freneticamente di fare
mente locale. Come faceva quell'uomo a sapere dei suoi sogni? Scosse
rapidamente il capo. "No, non  vero."
"Che cosa non  vero? Che hai degli incubi ogni sera al tramonto?
Che quegli incubi stanno mettendo a dura prova il tuo sistema
nervoso? Che nel sonno chiami qualcuno, ma quando ti svegli non
riesci a ricordarne il nome? Non dimenticare che sei stata tu stessa a
confidarmelo ieri sera."
Il sollievo allent la sua tensione. " vero, sono stata io." Gli aveva
parlato degli incubi. Questo spiegava tutto.
"Eppure questa sera il sogno  stato diverso" sussurr lui.
Tamara sgran gli occhi. Era stato diverso, s. Ma lui non poteva
saperlo. Lei non glielo aveva detto. "Non riesco a ricordare il nome
che invoco, ma di sicuro non  Marquand" disse con un nodo in gola.
"Perch giochi con la mia mente in questo modo?"
"Voglio solo aiutarti a capire.  vero, non mi hai mai chiamato per
cognome.  il mio nome di battesimo che invochi nel sonno" replic
lui con dolcezza, accarezzandole i capelli.
"Non so come ti chiami, perci  impossibile..." ribatt lei con un
filo di voce.
"S che lo conosci, Tamara." Il suo sguardo acquist una nuova
dimensione, mentre continuava a fissarla. "Lo conosci. Dillo."
Aveva ragione. In quel momento Tamara ricord il nome che
aveva gridato infinite volte nei suoi incubi. Lo conosceva come
conosceva il proprio. Il velo che le impediva di ricordare era stato
sollevato, e ora sapeva. Ma non poteva essere lui. Scosse il capo. "Tu
non sei..."
"S, lo sono." Le pos entrambe le mani sulle spalle e gliele strinse
con delicatezza. Tamara sussult impercettibilmente, perch le aveva
sfiorato i lividi lasciati da Curtis la sera prima, e quasi avesse percepito
il suo dolore nello stesso istante in cui lei lo aveva provato, Marquand
spost la presa. "Dillo, Tamara."
"Eric?" sussurr lei con voce strozzata.
Marquand annu e il suo volto si rilass in un sorriso compiaciuto.
"S, Eric. Se hai bisogno di una conferma, sono certo che il tuo St. Claire
provveder."
Tamara chin lo sguardo, improvvisamente cos sollevata che riusc
finalmente a rilassare i muscoli del collo. Non aveva bisogno di
conferme. Sapeva che era vero. Ma come spiegare quel sollievo? E
soprattutto, per quale motivo sognava quell'uomo?
"Mi hai chiesto di venire da te, Tamara, ed eccomi qui." Con infinita
dolcezza le prese il mento tra due dita e la guard negli occhi. "Sono
qui."
Tamara avrebbe voluto abbandonarsi tra le sue braccia, stringerlo a
s e supplicarlo di non lasciarla mai pi. Ma era assurdo. Una follia. Lei
era folle. Scosse il capo, mentre le lacrime le rigavano il volto. "Non 
possibile che mi stia succedendo una cosa simile. Non pu essere vero.
Dev'essere un'allucinazione, oppure l'ennesimo sogno. Tutto qui. Non
sta succedendo davvero."
Con un movimento repentino, lui la strinse a s e la cinse con
entrambe le braccia, le sue mani le accarezzarono la schiena e le spalle,
le sollevarono i capelli, le massaggiarono la nuca. " tutto vero,
Tamara. Io sono reale, e cos pure ci che provi per me...
probabilmente  pi reale di quanto lo sia mai stata qualunque altra
cosa in tutta la tua vita." Volt la testa e Tamara sent le sue labbra sui
capelli, appena sopra le tempie... poi pi in basso, sugli zigomi... e
ancora pi gi, nell'incavo delle guance. Con voce tremante le sussurr
in un orecchio. "Come ha fatto St. Claire a diventare il tuo tutore?" le
sussurr all'orecchio con voce tremante. "Che ne  stato della tua
famiglia?"
Stretta in quell'abbraccio caldo e rassicurante, Tamara si lasci
andare. "Quando avevo sei anni sono caduta e ho sfondato la lastra di
vetro di una finestra" gli spieg, parlando cos piano che lei per prima
stentava a udire la propria voce. "Mi sono lacerata le vene dei polsi e
sono quasi morta dissanguata. Mi dissero che ero sopravvissuta per
miracolo, perch non erano riusciti trovare un donatore del mio stesso
gruppo sanguigno. I medici erano persuasi che non ce l'avrei fatta." Fu
scossa da un fremito. A dire il vero ricordava ben poco . dell'incidente
e della sua vita in quel periodo. Daniel sosteneva che probabilmente
era meglio cos. Ci che la mente aveva rimosso, sosteneva, era stato
rimosso per un motivo. Se la sua mente non riteneva che fosse in
grado di gestire quei ricordi, con tutta probabilit era proprio cos.
Dopotutto, le esperienze di pre-morte erano traumatiche, in particolar
modo per una bambina di sei anni.
Tamara respir a fondo un paio di volte, prima di riprendere il
racconto. "Ero ancora in ospedale, quando i miei genitori si sono
ammalati di un'infezione estremamente rara e violenta. Prima che il
virus fosse isolato e identificato, erano... erano morti entrambi."
"Non so dirti quanto mi dispiace" sussurr affettuosamente Eric,
l'alito che le accarezzava la pelle. "Avrei voluto essere al tuo fianco."
"Lo avrei voluto anch'io" si lasci sfuggire Tamara senza quasi
rendersene conto. Si schiar la voce. "Ma Daniel era l. All'epoca
lavorava part-time per il laboratorio dell'ospedale. Non appena sent
parlare della bambina che si era miracolosamente ripresa al piano di
sopra venne a trovarmi, e in seguito venne a farmi visita ogni giorno.
Mi portava sempre dei regali e mi ripeteva in continuazione che aveva
sempre sognato di avere una figlia come me. Quando i miei genitori si
ammalarono, Daniel e io eravamo gi molto amici. Dopo la loro
morte, chiese l'affidamento, e lo ottenne senza problemi, dal
momento che non avevo altri familiari. Se non fosse stato per lui sarei
rimasta sola al mondo."
Marquand sussult e Tamara ebbe l'impressione che si irrigidisse.
"Mi dispiace." Quelle parole suonarono quasi come un gemito, tanto
era il dolore che trasudavano. La strinse a s e la cull lentamente.
Cristo, perch le sue carezze erano cos celestiali? Perch il petto
ampio e solido sotto la sua testa e le forti braccia che le cingevano la
vita le sembravano il rifugio pi sicuro al mondo?
"Allora  stato Daniel stesso a procurarti un lavoro al DPI" continu
Eric con un tono di voce leggermente pi normale. Tamara si limit ad
annuire, sfiorandogli il petto con la fronte. "E di che cosa ti occupi?
Lavori con St. Claire?"
"No" borbott lei, la voce attutita dal tessuto del cappotto, "non ho
un'autorizzazione di sicurezza abba..." Si interruppe di colpo,
irrigidendosi, e si scost bruscamente. Dannazione, era stato davvero
abile! "Per l'amor del cielo, il DPI  un ufficio federale e fa capo alla
CIA. Tu sei l'oggetto di una delle nostre indagini pi lunghe e
articolate. Non posso certo mettermi a discutere con te di quello che
faccio al lavoro." Tamara distolse lo sguardo e scosse il capo,
incredula. "Certo che ci sai fare, complimenti! Ammetto che ci ero
quasi cascata. Volevi solo carpirmi delle informazioni."
"Lo sai che non  cos." La voce baritonale di Marquand vibrava di
rabbia e per la prima volta Tamara ebbe paura di lui. Indietreggi di
un passo e si ritrov con la schiena appoggiata alla ringhiera del
balcone. Tra lei e la portafinestra c'era Eric Marquand. "Voglio solo
capire se posso fidarmi di te. St. Claire vuole distruggermi e non posso
escludere la possibilit che tu sia parte del suo piano."
"Daniel non farebbe del male a una mosca!" L'idea che il suo amato
tutore fosse qualcosa di diverso dall'uomo mite e affettuoso che
conosceva la riemp di sdegno.
"So per certo che questo non  vero. Non ho bisogno di cercare
delle prove. Le ho gi.  di te che devo essere sicuro, Tamara. Dimmi
quali responsabilit comporta il tuo lavoro."
Si avvicin di un altro passo e lei si sent in trappola. "Non dir una
sola parola" sibil. "Non posso tradire il dipartimento, e men che mai
Daniel."
"Preferisci tradire me, invece?"
Tamara scosse il capo, confusa. "Non posso tradirti. Non ti conosco
nemmeno."
"Potresti facilmente diventare uno strumento per annientarmi."
"Non potrei mai..."
"Allora parla. Rispondi alle mie domande,  di vitale importanza."
Tamara scosse il capo di nuovo ed Eric si pass una mano tra i capelli,
liberando alcune seriche ciocche scure dalla coda. Quando torn a
fissarla, il suo sguardo era ancora pi intenso. "Potrei costringerti a
farlo, lo sai."
Un brivido di paura le corse lungo la schiena. "Se solo provi a
toccarmi, mi metto a gridare."
"Non ne ho bisogno. Posso costringerti a obbedire al mio volere
cos come ti ho spinta a uscire qui in terrazza stasera... con la forza del
pensiero."
"Credo che tu abbia bisogno di aiuto, Marquand. Sei persino pi
svitato della sottoscritta, il che  tutto dire."
Eric inarc un sopracciglio con aria interrogativa. "Non mi credi?"
La fiss e Tamara scorse nei suoi occhi un bagliore iridescente, come se
le sue iridi nere fossero diventate improvvisamente trasparenti e
lasciassero trapelare la luce che vibrava dietro di esse. Le parve di
sentire il cervello trasformarsi in acqua e un vortice d'aria tiepida le
avvilupp le caviglie per poi risalire lungo le gambe acquistando forza
fino ad avvilupparla come un tornado. I capelli le frustarono il viso. La
vestaglia di raso le flagell le gambe. Poi il vento si mosse,
costringendola ad avanzare fino a pochi millimetri da lui.
Eric le pos le mani sulla gola, accarezzando con i pollici l'incavo
appena sopra la clavicola, poi le sue dita scivolarono sotto il tessuto
della vestaglia, sfiorandole le spalle. Come in risposta a un suo
comando, il vento le slacci la vestaglia. Eric scost con lentezza il raso
scarlatto che, con sommo orrore di Tamara, scivol ai suoi piedi in
una luccicante cascata. Non era riuscita a sollevare le braccia per
evitarlo, si rese conto. Cerc di muoversi. Lui non la stava
immobilizzando con la forza; le sue braccia non erano bloccate dalla
sua stretta ferrea. Erano semplicemente inermi, pesanti come piombo,
immobili. I piedi sembravano affetti dalla stessa misteriosa infermit e
si rifiutavano di spostarsi di un solo passo.
Lo sguardo di Tamara aveva seguito la vestaglia rossa mentre si
afflosciava sul pavimento, ma lui le sollev il mento e la fiss
intensamente, anche se di tanto in tanto gli occhi tornavano a posarsi
sulla sua gola.
Una parte della mente di Tamara stava protestando a gran voce.
Un'altra, quella pi primordiale, anelava alle sue carezze. Eric abbass
il capo e le strinse tra le labbra il lobo dell'orecchio. Lo stuzzic con
impercettibile delicatezza, eppure quel lieve contatto suscit in lei un
desiderio irrefrenabile. Le sfior il viso con le labbra, fermandosi solo
quando raggiunse quelle di lei, e poi rimase fermo l, sfiorandola
appena. Le accarezz le cosce e risal fino alle natiche, stringendole e
divaricandole, poi una mano scivol intorno ai fianchi per accarezzare
la sua parte pi intima, mentre l'altra rimaneva posata sulle natiche,
tenendola ferma. Tamara sent le dita di lui sfiorarla con delicatezza,
esplorarla con movimenti sinuosi ed eccitanti che le strapparono un
gemito di piacere. Aveva la sensazione che nelle sue vene scorresse un
fuoco che la scaldava facendole ribollire il sangue. Desiderava le sue
carezze...
dannazione era lui che la spingeva a desiderarle!
Marquand le pos entrambe le mani sul ventre, e risali di pochi
centimetri alla volta. Tremante di eccitazione, Tamara sapeva
esattamente che cosa sarebbe successo e pur non volendolo si scopr a
desiderare con bruciante intensit che accadesse. Lui continu a
baciarla, succhiandole le labbra, mordicchiandole, leccandole con lievi
guizzi della lingua e poi seguendone i contorni. Finalmente le sue dita
raggiunsero il seno, e sfiorarono impercettibilmente i capezzoli con il
pollice e l'indice. Tamara emise un gemito basso e roco, chiedendo di
pi, e lui chiuse le dita, pizzicando e strofinando i capezzoli fino a farli
a pulsare come il resto del corpo.
Tamara si rese conto di avere recuperato l'uso delle braccia solo
quando scopr di avergli afferrato il capo con entrambe le mani per
avvicinarlo a s. Dischiuse la bocca e lui la penetr con la lingua,
accarezzando, esplorando, spingendo, succhiandola come Tamara
avrebbe voluto che le succhiasse il seno.
Prima ancora che potesse formulare compiutamente quel pensiero,
Eric fece scorrere le mani sulla sua schiena, all'altezza delle scapole, e le
sue labbra scesero a tracciarle una scia rovente sul mento, sulla gola,
sul seno. Tamara si inarc, offrendosi ai suoi baci, e lui si chin a
stringere tra le labbra i capezzoli turgidi. Li torment senza piet,
succhiandoli fino a strapparle un gemito, mordicchiandoli finch lei
non gli infil le mani nei capelli per impedirgli di allontanarsi.
Senza fiato per il desiderio, Tamara aveva perso completamente il
controllo. Era bagnata, calda, pronta per lui...
Sollevando il capo, Eric l'aiut a raddrizzarsi e a riprendere
l'equilibrio. A un certo punto di quella vorace opera di seduzione
aveva lasciato libera la sua mente. Tamara non era in grado di dire
quando fosse successo esattamente, ma a un tratto aveva capito che
avrebbe potuto tirarsi indietro, persino schiaffeggiarlo. Ma non lo
aveva fatto. Al contrario aveva risposto come... come un animale. Era
arrabbiata con se stessa, con lui e con la propria mente che si rifiutava
di svelare il ricordo in grado di spiegare ci che le stava succedendo.
Marquand si chin a raccogliere da terra la vestaglia e gliela pos
sulle spalle. "Visto?" mormor.
"Perch mi fai questo?" gli domand lei con voce incrinata, mentre
si infilava la vestaglia e stringeva la cintura. Non aveva il coraggio di
guardarlo negli occhi.
"Non a te, Tamara. Per te. Questa notte sono venuto per te, per
aiutarti, se me lo permetterai."
"E quello che mi hai appena fatto dovrebbe essermi d'aiuto?"
Non udendo alcuna risposta, sollev il capo e lo guard dritto in
faccia. Con sua grande sospesa, fu lui ad abbassare lo sguardo. "No"
sussurr infine. "Volevo dimostrarti... non volevo spingermi a tanto."
Corrucciata, Tamara lo guard, lo guard davvero, per la prima
volta da quando i loro corpi si erano allontanati. I suoi occhi ardevano
di passione ed erano ancora offuscati dal desiderio. Il respiro era
affannato, proprio come il suo. Sembrava che fosse stato travolto da
ci che era appena successo esattamente come era accaduto a lei! Eric
le pass accanto e, raggiunta la ringhiera del balcone, vi appoggi le
mani ancora tremanti e il suo sguardo si perse nell'oscurit della notte.
Le voltava le spalle, la schiena ampia e leggermente incurvata in
avanti. Nulla le impediva di tornare in casa.
"Mi dispiace di essermi comportato in questo modo" mormor Eric
con cauta lentezza, la voce ancora alterata. "Non intendevo
spaventarti o spingerti a odiarmi. Io ti sono sinceramente affezionato,
Tamara.  cos da molto, molto tempo."
Tamara permise a quelle parole di farsi largo nella confusione che
regnava nella sua testa. "Ti credo."
Eric si volt e la scrut a lungo mentre cercava le parole giuste.
"Quando ti ho detto che sono venuto da te richiamato dalle tue grida,
non mentivo. Non ho secondi fini. Puoi credere anche a questo?"
Tamara inspir lentamente. "Lavoro con un ragazzino che talvolta
ha dimostrato di possedere delle doti psichiche particolari. Non sono
l'unica a condurre esperimenti con lui, ma i suoi poteri, bench non
molto sviluppati, con me sono pi evidenti. Suppongo di possedere
una specie di chiaroveggenza latente in grado di stimolare la sua. Forse
 per questo che sei riuscito a sentire i miei sogni. Non posso
escluderlo."
Gli avrebbe concesso il beneficio del dubbio, decise, per quanto
assurdo potesse sembrare. Del resto, in quale altro modo poteva
spiegare ci che era appena accaduto?
Apparentemente incoraggiato dalle sue parole, Eric prosegu. "Sono
venuto solo perch ho udito la disperazione nelle tue grida. Te lo
giuro. Non avevo idea che St. Claire fosse il tuo tutore". Fece un passo
verso di lei, la mano levata in un gesto implorante. "Cerca di
immaginare come mi sono sentito quando l'ho scoperto, Tamara: la
donna che mi chiamava a s viveva sotto lo stesso tetto dell'uomo che
mi ha dato la caccia per mesi. Come potevo non sospettare che si
trattasse di una trappola?"
Tamara lo ascolt perorare la sua causa. Non se la sentiva di
biasimarlo: se fosse stata al suo posto, probabilmente sarebbe giunta
alle medesime conclusioni. "Immagino che avessi dei validi motivi per
essere sospettoso." Abbass lo sguardo mordendosi un labbro. Poteva
rassicurarlo anche senza svelare informazioni riservate, visto che in
fondo non sapeva praticamente nulla di ci che era vincolato al
segreto. "Il mio nullaosta di sicurezza  di livello molto basso. A volte
penso che l'abbiano inventato apposta per me, tanto  basso." Con un
lieve sorriso si gir verso di lui.
"Non sai quante volte ho cercato di dissuadere Daniel dalla folle
idea che tu sia..." Perch non riusciva a finire la frase? Deglut e and
avanti. "Lui ribatte invariabilmente che ha accumulato un numero
incredibile di prove a supporto della sua teoria, e ogni volta io gli
chiedo di mostrarmele. Ma la risposta  sempre la stessa: il livello della
mia autorizzazione di sicurezza non  abbastanza alto." Lo scrut,
senza capire se le credeva o meno. Per la stava ascoltando con la
massima attenzione. "Non gli ho mai parlato dei miei incubi. Non
volevo che si preoccupasse."
Lui annu. " possibile che sia venuto a saperlo per altre vie?"
"Come potrebbe, senza leggermi nel pensiero?" Batt le palpebre, e
distolse lo sguardo. "A meno che..." Lui la guard, trattenendo il fiato
nell'attesa. Tamara prese una decisione. Ci che stava per dire non
poteva danneggiare Daniel in alcun modo. Semmai gli avrebbe evitato
dei guai con la giustizia, ammesso che lui e Marquand fossero riusciti
ad appianare i propri dissidi. Cerc di non pensare alla forza dei
sentimenti che nutriva per un uomo che conosceva a stento. "A volte
ho gridato forte, abbastanza perch Daniel mi sentisse e si precipitasse
nella mia stanza. Lui mi ha sempre assicurato di non essere riuscito a
comprendere ci che dicevo nel sonno, ma immagino che potrebbe
avermelo tenuto nascosto se avesse pensato di peggiorare la
situazione."
"O se avesse pensato che prima o poi sarei venuto da te e avesse
deciso di tendermi una trappola."
Fino a quel momento aveva fatto del proprio meglio per calarsi nei
suoi panni, ma questo era troppo. "Togliti quell'idea dalla testa. Lo
ammetto, Daniel ti pedina, si apposta davanti a casa tua con il favore
delle tenebre e spia ogni tua mossa. Ma per quale motivo dovrebbe
tenderti una trappola, come dici tu? Cosa credi che se ne farebbe di te,
una volta che ti avesse messo le mani addosso?" sibil, furiosa.
" un ricercatore, Tamara, non un addetto alla sorveglianza. Cosa
credi che farebbe con ci che lui considera l'esemplare di una razza che
non  stata ancora studiata?"
Avvertendo una fastidiosa sensazione alla bocca dello stomaco,
Tamara si port una mano alla bocca e chiuse gli occhi. " ridicolo!
Daniel non... lui  la persona pi generosa e gentile che abbia mai
conosciuto." Scosse la testa con tale veemenza che i capelli le
svolazzarono tutt'intorno. "No. No, Daniel non potrebbe nemmeno
pensare una cosa simile."
"Lo conosci meno di quanto pensi." Il tono di voce era delicato, ma
le sue parole erano spietate. "Hai mai pensato che forse era al corrente
del nostro legame fin dal principio e che proprio per questo potrebbe
aver deciso di prenderti con s?"
Fissandolo con gli occhi sbarrati, Tamara continu a scuotere la
testa, incredula. "Non mi  mai nemmeno passato per l'anticamera del
cervello. Daniel mi vuole bene e io lo adoro!  tutta la mia famiglia,
come puoi insinuare..." Si interruppe e cerc di riprendere fiato.
Improvvisamente le faceva male la testa e aveva male dappertutto.
"Dovresti almeno prendere in considerazione questa possibilit. Gi
allora, lui sapeva tutto di me. Posso provartelo, se..."
"Smettila!" grid Tamara premendosi i palmi delle mani contro le
tempie.
"Tamara..."
"Ti prego, Eric" sussurr, improvvisamente troppo stanca per
gridare o continuare a discutere. "Ti prego, non farmi questo, non
dirmi certe cose. Mi sembra di essere sull'orlo della follia e non mi fido
pi dei miei stessi sensi. Non so pi distinguere tra realt e illusione.
Non posso reggere a tutto questo stress."
Tamara chin il capo, gli occhi pieni di lacrime, e non si rese conto
che lui le si era avvicinato. Eric la prese tra le braccia e la tenne stretta,
offrendole conforto. Non c'era traccia di desiderio nelle sue carezze.
"Perdonami, Tamara. Le mie parole sconsiderate ti hanno fatto
soffrire, ma ti giuro che non volevo ferirti. La preoccupazione per te
ha avuto la meglio sul buonsenso." Sospir. "Dannazione, ho
combinato davvero un bel pasticcio."
Stava fin troppo bene tra le sue braccia. Si sentiva amata e protetta
e consolata, il che non aveva senso. Doveva assolutamente
allontanarsi da lui. Non riusciva a pensare con chiarezza se lui era cos
vicino. Si raddrizz, allontanandosi da lui. "Credo... credo che te ne
dovresti andare."
Il dolore che gli balen negli occhi scuri come giaietto fu quasi pi di
quanto Tamara potesse sopportare. Poi lui chin il capo. "Come vuoi."
La fiss, lo sguardo di nuovo impenetrabile. "Ti prego, non
dimenticare ci che ti ho detto questa sera. Se dovessi avere bisogno di
me, ti baster chiamarmi e io verr."
Tamara batt le palpebre, senza fargli notare che quanto le aveva
appena promesso era impossibile. Poteva anche aver percepito i suoi
incubi, ma si trattava di sogni estremamente potenti. Non poteva
essere veramente convinto che il loro legame mentale andasse oltre
quell'episodio isolato.
Eric non le lasci il tempo di ribattere. Le pos una mano sulla
schiena e dopo aver aperto la portafinestra la spinse delicatamente in
casa. Tamara varc la soglia e si ferm, improvvisamente consapevole
del freddo. Aveva la pelle d'oca e tremava come una foglia. Rimase
ferma per un istante, poi si gir per chiedergli come avesse fatto a
salire sul balcone, domanda alla quale stupidamente non aveva
pensato prima... ma lui era sparito. Sconcertata, Tamara si guard
intorno scuotendo il capo. Era come se Eric non fosse mai stato l.
Capitolo 5
Jamey Bryant si agitava sulla sedia, pi interessato alla neve che
fioccava al di l della finestra, che a Tamara o alla scatola sistemata al
centro del tavolo.
"Andiamo, Jamey, concentrati" lo sollecit Tamara, pur sentendosi
in colpa nel chiedergli di fare ci che a lei risultava impossibile. Non
aveva fatto altro che pensare a Marquand per tutto il giorno. Il suo
volto le compariva nella mente non appena chiudeva gli occhi. Il
ricordo delle sue carezze, del sapore delle sue labbra e del profondo
senso di sicurezza provato quando l'aveva cullata tra le braccia non le
lasciava tregua, ma ci che la tormentava di pi era lo sguardo pieno
di sofferenza con cui se n'era andato.
Eppure, in un remoto angolo della mente allignava ancora il
dubbio che lui non fosse reale. Poteva essere stata una proiezione della
sua immaginazione, un'illusione, un sogno. Come si spiegava, infatti,
la rapidit con cui era scomparso dal balcone? Non poteva certo
essere saltato gi, perch come minimo si sarebbe fratturato una
gamba. Di conseguenza, forse non era reale...
Oh, certo che lo era. Ne era assolutamente sicura, e anche le
sensazioni che le aveva fatto provare erano assolutamente vere.
Niente di tanto intenso poteva essere frutto dell'immaginazione.
Sospirando, Jamey fiss il cubo di cartone che aveva davanti.
Corrug la fronte accentuando il solco tra le sopracciglia, si protese in
avanti e il suo visetto spruzzato di lentiggini divent paonazzo, al
punto che Tamara sospett che stesse trattenendo il fiato. Sospetto che
fu confermato un istante dopo, quando il bambino sbuff
sonoramente e si abbandon contro lo schienale della sedia. "Non ci
riesco" dichiar. "Posso andarmene, adesso?"
Tamara cerc di rivolgergli un sorriso incoraggiante. "Detesti tutto
questo, vero?"
Il piccolo si strinse nelle spalle, guard fuori della finestra e poi di
nuovo verso il cubo. "Vorrei poter essere come tutti gli altri bambini.
Quando so delle cose mi sento strano. Quando invece non so qualcosa
che penso dovrei sapere mi sento stupido. E poi a volte incappo in
cose che non hanno alcun senso, come se sapessi qualcosa senza
afferrarne il significato, hai presente?"
Tamara annu. "Credo di s."
"Be', a cosa serve sapere qualcosa se non si sa che cosa vuol dire?"
"Jamey, tu non sei strano e men che meno stupido. Ciascuno di noi
possiede qualit che lo rendono unico. Ci sono persone con
un'estensione vocale che la maggior parte della gente non  in grado di
ottenere. Certi atleti raggiungono prestazioni che appaiono
sovrumane a tutti gli altri. Lo stesso vale per le percezioni
extrasensoriali: sono semplicemente abilit in cui tu te la cavi meglio
degli altri. L'unica differenza  che agli occhi dei pi risultano difficili da
comprendere."
Lo osserv per qualche secondo, pensando che non sembrava
molto convinto dalla sua spiegazione. "Perch non mi dici che cosa ti
turba?"
Il bambino sbuff e scosse il capo. "Lo sai che sono una frana con le
spiegazioni. Probabilmente non  nulla di grave. E poi non voglio
spaventarti per niente."
"Spaventarmi?  qualcosa che mi riguarda, Jamey?" gli domand,
scura in volto.
Il ragazzino annu, evitando il suo sguardo.
Tamara si alz, fece il giro del tavolo e si inginocchi di fronte a lui.
Da quando aveva iniziato a lavorare con Jamey, circa sei mesi prima,
tra loro si era subito instaurato un legame forte. Gli voleva bene come
a un figlio, e non sopportava di vederlo cos preoccupato per lei.
Jamey era sempre stato particolarmente ricettivo quando si trattava di
lei e dei suoi sentimenti. Sapeva sempre se era turbata o di cattivo
umore, ed era al corrente anche dei suoi incubi ricorrenti e
dell'insonnia.
"Non sei affatto una frana, anzi! Almeno per quanto mi riguarda. Se
hai captato qualcosa, parlamene. Forse sar in grado di darti una
spiegazione."
Jamey fece una smorfia e la guard con gravit. Quell'espressione
tanto solenne lo faceva assomigliare a un adulto in miniatura. "Ho la
sensazione che stia per succederti qualcosa... che qualcuno voglia...
farti del male." Scosse la testa. "Ma non so n di chi n di che cosa si
tratti, quindi a che cosa serve saperlo?"
Tamara gli sorrise con affetto. "Ultimamente mi stanno succedendo
parecchie cose, Jamey. Questioni personali che mi turbano
profondamente. Probabilmente  questo che stai captando."
"Tu credi?" replic lui con sguardo pieno di speranza, ma un attimo
dopo si rannuvol di nuovo. "Ma  tutto a posto?"
Tamara annu, sforzandosi di apparire convinta. "Credo di s. Mi
pare che tutto si stia risolvendo per il meglio. E ultimamente non
faccio pi quel sogno ricorrente."
"Bene." Il suo visetto per non si era rasserenato. "Ma io continuo
ad avere la sensazione che qualcuno voglia farti del male." Si morse un
labbro. "Conosci un certo Eric?"
A un tratto Tamara ebbe l'impressione che qualcosa di duro, come
un mattone, si fosse insediato al centro del suo petto. Trasal e si alz
in piedi cos in fretta che per poco non perse l'equilibrio. "Eric?" ripet
attonita. "Perch me lo chiedi? C' qualcosa di lui..."
"Non lo so. Quel nome continua a ronzarmi nella mente nei
momenti pi strani, e quando capita mi sento molto triste, oppure
molto preoccupato. Credo che lui si senta cos, ma come ti ho detto
sono una frana in queste cose... La mia interpretazione potrebbe essere
completamente sbagliata."
Poco alla volta, il panico si attenu. Aveva temuto che Jamey stesse
per dire che era Eric a volerle fare del male. Non era ancora del tutto
convinta del contrario, ma non voleva che il ragazzino se ne
accorgesse. Respir a fondo un paio di volte per tranquillizzarsi e
cerc di ricomporsi prima di guardarlo di nuovo.
"Grazie per avermi messo in guardia, Jamey, ma non credo sia il
caso di preoccuparsi pi di tanto. Ascolta, perch non apri la scatola? A
questo punto non ricordo neanche pi cosa contiene."
Lanciandole un'ultima occhiata per sincerarsi di non averla
spaventata, il bambino tese una mano e afferr la scatola,
trascinandola verso di s. Quando l'ebbe aperta, spalanc gli occhi per
la sorpresa ed estrasse il videogioco. "Dungeon Warriors! La mamma
l'ha cercato ovunque... dove l'hai scovato?"
"Tua madre non l'ha cercato in lungo e in largo come ti ha
raccontato. Sono stata io a chiederle di non dirti niente."
Il bambino esamin con entusiasmo la confezione colorata.
"Grazie, Tam." Si alz, ovviamente impaziente di tornare a casa per
provare il nuovo gioco.
"Va' pure, Jamey. Tua madre sta aspettando al pianoterra." Il
piccolo annu e si diresse alla porta. "Ascolta" lo richiam Tamara un
attimo prima che uscisse, "se dovessi percepire qualcos'altro di strano
che mi riguarda e che in qualche modo ti turba, chiamami subito. Il
mio numero ce l'hai. Siamo d'accordo?".
"Certo, Tam." E con un sorriso radioso si precipit fuori, lasciando
Tamara sola a pensare a ci che le aveva rivelato.
***
Quella sera Tamara rimase in ufficio fino a tardi, sperando di tenere
la mente impegnata con il lavoro. Non funzion. Quando arriv a
casa, le luci erano spente e l'edificio sembrava abbandonato. Naturale,
pens, il sole era gi tramontato, e quindi Daniel e Curtis erano gi
usciti per la loro operazione di spionaggio notturno. Malgrado le sue
infondate insinuazioni sul conto di Daniel, Tamara non poteva che
simpatizzare con Eric Marquand. Non doveva essere piacevole
guardare fuori della finestra notte dopo notte e trovarsi quei due
sempre tra i piedi.
Il Maggiolino avanz lungo il tortuoso vialetto d'ingresso
sobbalzando a ogni buca. I fiocchi di neve illuminati dai fari
turbinavano davanti al cupo edificio vittoriano, e il loro candore
spiccava contro la facciata ingiallita dal tempo. Le finestre alte e strette
le ricordavano degli occhi tristi, e le macchie di ruggine e umidit sotto
i davanzali, simili a lacrime, non facevano che accentuare
l'impressione. Tamara tir il freno a mano e usc dall'auto per aprire la
porta del garage, borbottando sottovoce. Erano almeno tre inverni
che suggeriva a Daniel di installarne una dotata di telecomando, ma lui
non aveva voluto sentire ragioni. A meno che non potesse
occuparsene di persona, le riparazioni di cui la vecchia abitazione
aveva assoluta necessit semplicemente venivano ignorate, perch lui
non gradiva la presenza di estranei per casa, fine del discorso.
Entrando nel garage, Tamara not che la Cadillac di Daniel non era
parcheggiata al solito posto. Con un brivido di preoccupazione, si
augur che non si trovasse all'aperto in una nottataccia come quella.
Le strade erano scivolose e non aveva ancora avuto modo di sostituire
la ruota di scorta dopo il piccolo contrattempo in cui Daniel era
incappato circa due mesi prima. Ma probabilmente Curtis era con lui e
quell'idea la tranquillizz.
Aveva appena varcato la soglia e acceso le luci, quando il telefono
inizi a squillare. Si precipit a rispondere senza nemmeno togliersi i
guanti.
"Tammy, finalmente sei a casa. Si pu sapere dov'eri finita?"
Tamara trattenne la risposta tagliente che le era affiorata alle
labbra. "Ciao Curtis. Daniel  l con te?"
"S, ma tu non hai risposto alla mia domanda."
"Se proprio ci tieni a saperlo, sono appena tornata dall'ufficio. Ho
lavorato fino a tardi e le strade sono ghiacciate. A proposito, preferirei
che Daniel non si mettesse alla guida..."
"Non preoccuparti, penser io a lui. Senti,
Tam, pensi di rimanere a casa questa sera?"
Tamara aggrott la fronte. "Perch?"
Curtis esit, fece per dire qualcosa, si interruppe e dopo un attimo
riprese: "Be'...  solo che, dopo l'incidente dell'altra sera con
Marquand, Daniel e io riteniamo pi prudente che tu resti a casa dopo
il tramonto. So che non sopporti di sentirti dire cosa devi o non devi
fare, ma  per il tuo...".
"Per il mio bene, lo so" sospir lei scrollando la testa. "Tranquillo,
non ho intenzione di uscire stasera. Inoltre, credevo che teneste sotto
controllo ogni movimento di Marquand."
"Infatti  cos, ma..."
"Quindi non avete motivo di preoccuparvi, no? Comunque, ho
intenzione di fare un bel bagno bollente e di andare dritta a letto, se la
cosa pu farti sentire meglio."
"Molto meglio, in effetti." Rimase in silenzio per un attimo. "Siamo
soltanto in pensiero per te, Tammy."
"S, s, lo so. Buonanotte." Tamara chiuse la comunicazione prima
che Curtis riuscisse a irritarla pi di quanto gi non fosse, e sal al piano
di sopra per farsi il bagno. Quanto ad andare subito a letto, era da
vedersi. Al lavoro aveva dormito in piedi praticamente tutto il giorno,
mentre ora che era a casa si sentiva sveglia e piena di energie.
Dopo un bagno riposante, se non proprio rilassante, si asciug i
capelli e infil un paio di jeans, un maglione e dei calzettoni di lana.
Poi scese in cucina a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Si era
appena sistemata sul divano del soggiorno con un panino e una lattina
di coca ghiacciata, quando ud suonare alla porta.
Sbuffando, appoggi sul tavolino il panino e and ad aprire. La sua
irritazione svan non appena Eric Marquand ebbe varcato la soglia e fu
entrato nell'ingresso. Dopo avere lanciato un'occhiata preoccupata al
vialetto d'accesso, Tamara chiuse la porta e lo guard stupita. "Non
saresti dovuto venire, Eric. Se Daniel lo sapesse gli verrebbe un
infarto!"
"Non lo scoprir. Lui e Rogers resteranno appostati come sentinelle
davanti alla mia abitazione fino all'alba, come ogni notte, credimi.
Non mi hanno visto uscire. Sono stato molto attento."
Tamara rimase immobile, lottando contro la gioia spumeggiante
che provava ogni volta che lo vedeva e ripetendosi che la sua reazione
non aveva senso dal momento che quell'uomo era un perfetto
estraneo.
"Dopo il modo in cui mi sono comportato ieri sera, quasi mi
aspettavo che mi avresti cacciato via. Hai intenzione di farlo,
Tamara?"
Tamara cerc di evitare il suo sguardo, ma non ci riusc. "Io... no,
non ho intenzione di buttarti fuori. Accomodati. Stavo giusto per
mangiare un panino. Ne vuoi uno anche tu?"
Eric scosse il capo. "Ho gi cenato, grazie. Se sono capitato in un
momento poco opportuno..."
"Niente affatto,  solo uno spuntino." Eric la segu in soggiorno e
sedette accanto a lei sul divano anche se Tamara gli aveva fatto cenno
di accomodarsi in una poltrona. "Gradisci qualcosa da bere?"
"No, grazie. Sono venuto perch..." Si schiar la voce. "Be', in effetti
non c' una ragione particolare, solo che non riesco a starti lontano. Ti
andrebbe di uscire con me stasera? Ti do la mia parola che non dir
nulla di offensivo sul conto di St. Claire e che non far domande sul
DPI. Voglio solo stare con te."
Lei gli sorrise, ma un attimo dopo torn seria. Avrebbe osato uscire
con lui? Dopo tutti gli avvertimenti di Daniel?
Eric le prese una mano e gliela strinse, accarezzandole
delicatamente le dita con il pollice. "Se non credi alle mie accuse
contro di lui, Tamara, allo stesso modo dovresti dubitare di quello che
lui dice di me. Mi pare equo. Non trovi anche tu?"
Lei annu lentamente. "Suppongo che tu abbia ragione. D'accordo.
Accetto l'invito." Si alz in fretta, pi impaziente di quanto avrebbe
voluto dargli a vedere. "Devo cambiarmi? Dove andiamo?"
"Sei bellissima cos come sei, dolcezza. Che ne dici se prendiamo
l'auto e semplicemente andiamo in giro finch non ci viene in mente
qualcosa di meglio? Non ho voglia di dividerti con una folla di
estranei..."
"Okay. Prendo il cappotto e... Andare in giro?
Non ho visto macchine parcheggiate fuori. Come...?"
"Finisci il panino, Tamara.  una sorpresa."
Tamara gli rivolse, suo malgrado, un sorriso radioso che parve
togliergli il fiato per un istante. "Non ho fame" annunci poi
dirigendosi verso un armadio a muro accanto alla porta d'ingresso.
"Avrei mangiato solo per colmare la solitudine" aggiunse infilandosi
stivali e il cappotto e prendendo una sciarpa di lana nera e guantoni
coordinati.
Quando si gir verso di lui, si accorse che Eric la stava fissando. "E
cos ti sentivi sola?" le domand dolcemente.
Tamara cerc di ricacciare indietro le lacrime che quella domanda
aveva fatto affiorare. Non le pass nemmeno per l'anticamera del
cervello di mentirgli. "Spesso penso che sono la persona pi sola che
conosco. Certo, ho Daniel e qualche amico al lavoro, ma..." Lo guard
negli occhi e a un tratto ebbe la certezza che lui avrebbe capito. "...
non sono come loro. Mi sento diversa, come se ci fosse una barriera
invisibile tra me e gli altri." Poi corrug la fronte. "Con te non mi sento
cos."
Eric chiuse lentamente gli occhi e li riapr di nuovo. Arrossendo,
Tamara attravers la stanza e stacc il telefono. Poi, senza dargli
alcuna spiegazione, sal in camera sua e nascose dei cuscini sotto il
piumino, modellandoli in modo da dare l'impressione che qualcuno
stesse dormendo sotto le coperte, dopodich spense la luce e chiuse la
porta.
Quando torn al pianoterra, lui la stava aspettando con un
sopracciglio inarcato con aria interrogativa. "Per St. Claire?"
"Cos posso rilassarmi e godermi la serata" spieg dolcemente
Tamara, indugiando con lo sguardo sulle sue labbra per un po'. Il
pomo d'Adamo di Eric si mosse su e gi. Quando lei torn a guardarlo
negli occhi si accorse che le stava fissando le labbra e inconsciamente se
le inumid con la punta della lingua.
"Ho giurato a me stesso che questa sera non ti avrei sfiorata
nemmeno con un dito" le sussurr con un filo di voce lui, "ma non so
se riuscir a non baciarti."
"Dovrai pur farlo, prima o poi" gli rispose Tamara cercando di
controllare il tono di voce. "Forse dovremmo toglierci subito il
pensiero." Lui non mosse un muscolo. Tamara fece un passo avanti,
sollev la testa e gli sfior le labbra con le proprie. Lo sent tremare
quando gli pos le mani sulle spalle. Allora chiuse gli occhi e schiuse la
bocca, lasciando scivolare timidamente la punta della lingua sulle sue
labbra.
Con un gemito, Eric le cinse la vita attirandola a s. La sua bocca
avida si pos su quella di Tamara, esplorandola con rapidi affondi
della lingua che sembravano preludere a ben altri piaceri. Le sue mani
corsero sul corpo morbido di lei, tenendola stretta, affondando nei
suoi capelli per inclinarle il capo in modo da poterla penetrare pi a
fondo con la lingua. Modell il proprio corpo su di lei, facendole
assaporare la forza delia sua eccitazione cos che capisse quanto la
desiderava. Tamara ruot i fianchi contro di lui, per fargli capire che
provava le stesse sensazioni.
Appena prima di perdere il controllo, Eric si ritrasse, ansimante.
"Non cos, Tamara. Ti desidero con tutto me stesso, vorrei prenderti
qui e ora, in piedi contro il muro o sul pavimento... Ma, dannazione,
non possiamo farlo cos. Domani, quando il fuoco della passione che
ora ti accende lo sguardo si sar spento, mi odieresti." Le scost i
capelli dal viso, baciandole le palpebre. "Dimmi che sei d'accordo,
prima che perda la testa."
Tamara desiderava con ogni fibra del proprio essere che Eric si
lasciasse andare, ma in fondo al cuore sapeva che lui aveva ragione.
Non lo conosceva abbastanza. Un tempo erano stati amici, ora ne
aveva la certezza, ma non ricordava il loro incontro e fare l'amore con
lui sarebbe stato come farlo con un estraneo. Il giorno dopo si sarebbe
vergognata di se stessa. Si allontan di un passo. "Hai ragione...
scusami."
"Non scusarti mai per avermi baciato o per avermi toccato,
Tamara. Le tue carezze sono un dono degno di un re... un dono di cui
ti sar grato ogni volta che vorrai offrirmelo."
***
Eric aveva quasi perso il controllo nell'ingresso di casa St. Claire, ed
era riuscito a fermarsi appena in tempo. La passione che Tamara
risvegliava in lui era difficile da domare. Ma doveva riuscirci. Sete di
sangue e desiderio sessuale erano cos indissolubilmente legati, in
quelli della sua razza, che spesso era impossibile distinguerli. Se avesse
fatto l'amore con lei, oltre al suo corpo avrebbe preso anche il suo
sangue. A quel punto lei avrebbe scoperto la verit sul suo conto e
l'avrebbe disprezzato per sempre.
O	peggio...
No, si rifiutava di credere che potesse avere un ruolo nelle
macchinazioni di St. Claire.
Rifiutarsi di crederci non esclude la possibilit.
Tuttavia, se avesse avuto intenzione di distruggerlo lui l'avrebbe
saputo, ricord a se stesso scendendo le scale accanto a lei. Glielo
avrebbe letto nella mente.
I vampiri possono nascondere i propri pensieri. Perch lei non
dovrebbe aver imparato a farlo?
Tamara non era un vampiro, si ripet stizzito, e lui non aveva mai
conosciuto un essere umano capace di mascherare i propri pensieri.
Ma non hai mai incontrato un umano come Tamara.
Giunto ai piedi delle scale, Eric not una luce che brillava dietro una
porta che si apriva all'altro capo della facciata. Visto che Tamara aveva
spento tutte le luci, le tocc una spalla per farglielo notare. "Non vuoi
spegnere anche quella?"
Lei scosse il capo e apr la bocca come per dargli una spiegazione,
ma poi ci ripens. Non prima che Eric potesse leggere la verit nella
sua mente. Non le era permesso varcare quella porta. In fondo alle
scale, nel seminterrato, si trovava il laboratorio di St. Claire, e lei non
poteva metterci piede. A Eric sarebbe piaciuto entrarci per esaminare
le attrezzature e l'archivio del crudele scienziato, ma aveva assicurato a
Tamara che era l solo per godere della sua compagnia. Come avrebbe
potuto credergli se avesse tradito la sua fiducia a quel modo?
Dicendole che non riusciva a starle lontano non aveva mentito,
eppure avrebbe potuto rivelarle qualcosa di pi. Voleva stare con lei
perch temeva per la sua sicurezza. Era evidente che St. Claire aveva
sempre saputo del loro legame, e che aveva orchestrato ogni cosa per
ottenere l'affidamento della bambina. Quello che restava da capire era
se intendeva farle il lavaggio del cervello perch lo aiutasse a
raggiungere i suoi scopi, o se voleva utilizzarla come esca
inconsapevole. In entrambi i casi, Tamara non era altro che la pedina
di St. Claire in un gioco in cui la posta era molto alta. Non poteva
essere al sicuro con quell'uomo. L'idea di doverla abbandonare
durante il giorno non gli dava pace, ma non aveva scelta. Le sarebbe
stato accanto quando poteva, cercando di scoprire che cosa avesse in
mente St. Claire. Avrebbe protetto Tamara anche a costo di uccidere
quel bastardo con le sue stesse mani. Nelle tre occasioni in cui l'aveva
vista da quando era tornato dai propri viaggi, Eric aveva capito una
cosa che fino a quel momento gli era sfuggita: l'adorava come un
tempo.
Solo che i suoi sentimenti nel frattempo erano radicalmente
cambiati. Tamara non era pi una bambina a cui cantare ninna nanne
e raccontare fiabe della buonanotte. Era una donna, una donna di
incomparabile bellezza e dal temperamento passionale... una donna
capace di fargli ribollire il sangue nelle vene e di suscitare in lui un
desiderio insaziabile. Sapeva esattamente di che natura fossero i
sentimenti che provava per lei e cosa implicavano. Ma non doveva
dimenticare che per lei era diverso. Tamara non era in grado di
comprendere ci che provava per lui. Ai suoi occhi lui era un
estraneo... e finch non le fosse tornata la memoria, finch non si fosse
resa conto che poteva sapere di lui tutto ci che voleva semplicemente
sondandogli la mente, nulla sarebbe cambiato. Per il momento, non
era altro che uno sconosciuto per lei.
Ma si augurava di poter porre rimedio a quella situazione, almeno
in parte, uscendo con lei.
Tamara chiuse la porta e si infil la chiave in tasca, poi si volt verso
di lui. Eric si concesse il piacere di circondarle le spalle con un braccio.
Malgrado i buoni propositi, non riusciva a fare a meno di toccarla e
stringerla non appena se ne presentava l'occasione. Quel cappotto,
consider, era troppo pesante per i suoi gusti; riusciva a stento a
intuire le sue forme sotto la stoffa. Le fece strada lungo il vialetto
tortuoso e quando il veicolo scelto per la serata apparve davanti ai
loro occhi, la sent trasalire per la sorpresa. Udendo i loro passi, uno
dei cavalli tese l'orecchio e sollev il muso.
Tamara si ferm e quando si volt verso di lui con gli occhi sgranati,
la gioia che le illuminava il viso lo fece sorridere. "Ho pensato che una
slitta fosse il mezzo di trasporto pi divertente" spieg.
Lei gli rivolse un sorriso radioso e corse verso i cavalli, affondando
nella neve fresca e sollevando un pulviscolo candido a ogni passo.
Accarezz sul muso il pi scuro dei due animali e quando gli bisbigli
dolcemente in un orecchio, quello rispose con un nitrito
d'approvazione. Eric la raggiunse un attimo dopo. "Questo  Max, un
castrone, e credo che tu l'abbia conquistato con una sola occhiata,
esattamente come  successo a me."
Tamara lo guard negli occhi, lusingata dal complimento, ed Eric
prosegu. "E questa..." annunci spostandosi verso il baio accanto a
Max, "... Melinda, la sua compagna."
Tamara lo segu e accarezz il collo lucente della giumenta. "
bellissima! Lo sono entrambi, a dire il vero... Sono tuoi, Eric?"
"Sfortunatamente no, li ho noleggiati per la serata." Osserv rapito
le emozioni che si alternavano nello sguardo di Tamara e avvert
quelle che si agitavano nella sua mente, mentre accarezzava i due
animali. "Ma sto seriamente pensando di comprarli" aggiunse, ed era
la verit. L'aveva deciso nel preciso istante in cui aveva visto la gioia
nello sguardo di Tamara.
"Oh." Finalmente la sua attenzione era di nuovo tutta per lui. "Hai
una stalla?"
"La far costruire" annunci lui. Tamara scoppi a ridere ed Eric la
aiut a salire sulla slitta, dopodich sedette al suo fianco e prese le
redini.
"Ho sempre adorato i cavalli. Da bambina volevo vivere in una
fattoria e allevarne a centinaia" gli raccont lei.
Eric annu. Ricordava quella passione e aveva sperato che non si
fosse spenta. Quando tir le redini e fece schioccare la lingua, la slitta
si mosse e lei si accomod contro i soffici cuscini. Poco dopo
lasciarono la strada asfaltata e ne imboccarono una laterale, coperta di
neve e poco pi larga di un sentiero. Lo sguardo di Eric era
concentrato pi su Tamara che sulla strada. Ogni dettaglio destava la
sua pi viva ammirazione: la luce della luna che si rifletteva sui cristalli
di neve facendoli luccicare come una moltitudine di minuscoli
diamanti, i rami spogli degli alberi trasformati dal ghiaccio in sculture
di cristallo, l'aria tersa e gelida della notte che le sfiorava il viso,
l'intenso odore dei cavalli...
Eric annuiva, fingendo di condividere il suo entusiasmo, ma in
realt era a malapena consapevole di ci che li circondava. Il profumo
di Tamara che lo avvolgeva, la brezza fredda della sera che le
scompigliava i capelli arrossandole le gote e la Punta del naso... queste
erano le cose che lo incantavano. L'unico tepore che sentiva era quello
del suo corpo premuto contro di lui, il chiaro di luna lo vedeva riflesso
nel suo sguardo, piuttosto che sulla superficie ghiacciata della strada, e
il rumore degli zoccoli dei cavalli attutito dalla neve faceva da
sottofondo alla dolce melodia della sua voce.
Lei gli aveva infilato una mano sotto il braccio e teneva il capo
posato sulla sua spalla. " meraviglioso, Eric. L'ultima volta che mi
sono divertita cos tanto  stato..." Batt le palpebre, riflettendo. "Non
riesco nemmeno a ricordarlo" concluse infine.
"Lo stesso vale per me" le sussurr Eric, sicuro che fosse la verit.
"Ma se dovessi sentirti stanca, dimmelo, altrimenti potrei tenerti
sveglia tutta notte."
"Di notte non sono mai stanca. Mai. Da un paio di mesi a questa
parte non riesco a dormire bene di notte, quindi se vuoi restare fuori
fino a domattina, sar felicissima di tenerti compagnia."
Sembrava cos serena e piena di vita, tuttavia quell'insonnia lo
preoccupava. Non era la prima volta che Tamara gliene parlava.
"Riesci almeno a dormire durante il giorno?"
"No, devo lavorare. Di solito dormo qualche ora nel tardo
pomeriggio." Sollev lo sguardo e notando che la fissava accigliato
aggiunse: "Do forse l'impressione di essere stanca?"
"In effetti no" ammise lui.
Tamara si rannicchi nuovamente accanto a lui, ma un attimo
dopo raddrizz la schiena e schiocc le dita. " francese, giusto?"
"Che cosa?"
"Il tuo accento."
"Non sapevo di avere un accento." Dio, quanto era bella. I suoi
occhi risplendevano al chiaro di luna ed Eric not per l'ennesima volta
le ciglia scure e folte che li incorniciavano.
"Si sente appena. Ci ho messo un po' ad accorgermene e a
identificarlo. Allora, ho ragione?"
Lui annu. "Sono nato in Francia."
"Dove?"
Eric sorrise, sorpreso dall'interesse che dimostrava. "Parigi. Non ci
torno da qualche... anno."
"Da come ne parli sembra che ti manchi" osserv lei scrutandolo
con curiosit. "Come mai non ci sei pi tornato?"
"Brutti ricordi, suppongo. Mio padre  stato ucciso laggi e per
poco non facevo la stessa fine anch'io; mi sono salvato soltanto grazie
all'intervento di un caro amico." La vide spalancare gli occhi. Aveva
giurato a se stesso che sarebbe stato onesto con lei, almeno per quanto
fosse stato possibile senza rivelare pericolosi segreti. Voleva che
Tamara sentisse di conoscerlo.
Lei gli strinse il braccio con forza. " orribile. Mi dispiace molto."
Eric annu con un cenno del capo. " passato molto tempo, Tamara.
Ormai me ne sono fatto una ragione."
"Davvero?" lo interrog penetrandolo con lo sguardo. "Ne hai mai
parlato con qualcuno? Certe ferite non si rimarginano molto
facilmente."
Eric inclin il capo, riflettendo su ci che poteva dirle. "Si  trattato
di... motivazioni politiche... totalmente insensate. Ho perso tutta la
mia famiglia e, se non fosse stato per Roland, sarei rimasto anche senza
amici." La guard, e si accorse che lei pendeva dalle sue labbra. "Non
che ne abbia mai avuti molti, in ogni caso. Mi sono sempre sentito
diverso... lontano dai miei simili."
"Non sei mai riuscito a socializzare con gli altri. So esattamente cosa
significa."
Eric la fiss, annegando nella profondit de! suo sguardo. "Non ne
dubito."
"Parlami di questo amico. Siete ancora in contatto?"
Lui ridacchi. "A volte, tra una lettera e l'altra o tra una visita e
quella successiva, passa parecchio tempo, ma Roland  mio ospite
proprio in questi giorni."
Lei lo guard, interessata. "Dici che potrei incontrarlo?"
Eric parve perplesso. "Per quale motivo desideri conoscerlo?"
Tamara dovette pensarci su per qualche secondo prima di potergli
rispondere. "Hai... hai detto che ti ha salvato la vita e io..." Abbass lo
sguardo sulle mani raccolte in grembo. "... be', desidero ringraziarlo."
Quelle parole gli scaldarono il cuore al punto che Eric dovette
chiudere gli occhi. "Non  un tipo molto socievole, ma forse riuscir a
convincerlo. A differenza del sottoscritto, ha mantenuto la
cittadinanza francese, anche se torna in Francia solo di rado. Possiede
un enorme castello medievale nella valle della Loira.  l che mi ha
nascosto per qualche tempo dopo che siamo fuggiti da Parigi."
Quando abbass nuovamente lo sguardo, si accorse che lei lo stava
fissando, come aveva fatto per quasi tutta la corsa. "Sei un uomo
affascinante" mormor.
"Sono una persona semplice che ama le cose semplici."
"Mi piacerebbe vedere dove abiti."
"Un'altra volta, magari. Se ti ci portassi in questo momento,
quell'asociale del mio amico non me lo perdonerebbe mai." Fece
scivolare un braccio sullo schienale e la strinse a s. " ammobiliata
quasi esclusivamente con pezzi d'antiquariato. Naturalmente c'
l'elettricit, ma me ne servo di rado. Preferisco il tenue barlume di una
lampada a olio alla luce asettica delle lampadine. L'unica eccezione  il
mio laboratorio."
"Sei uno scienziato?"
"A tempo perso mi occupo di alcune ricerche che trovo
particolarmente interessanti."
Gli occhi adorabili di Tamara si strinsero in due piccole fessure.
"Credo che tu sia troppo modesto."
Eric si strinse nelle spalle, ferm la slitta e infil una mano sotto il
sedile per estrarre il thermos che aveva portato con s. "Una volta,
molto tempo fa, mi hai detto che la tua bevanda preferita era la
cioccolata calda.  ancora cos?"
***
Per la prima volta da anni, si sentiva perfettamente a proprio agio
in compagnia di un'altra persona. Le ore trascorsero rapide senza che
se ne rendesse nemmeno conto. Parlarono in continuazione, toccando
svariati argomenti, dalla musica, all'arte, alla politica, e Tamara scopr
che quell'uomo l'affascinava. Pi cose scopriva sul suo conto, pi
desiderava saperne.
Per tutta la sera, la consapevolezza dell'attrazione fisica che vibrava
tra loro non la abbandon nemmeno un istante. Seduta accanto a lui,
cercava ogni pretesto per sfiorarlo. Toccarlo le piaceva al punto che
avvertiva una sensazione di freddo e di solitudine ogni volta che la
slitta sobbalzava, allontanandoli, e subito dopo tornava ad
accoccolarsi accanto a lui senza la minima esitazione. Anche Eric, del
resto, sembrava condividere quel bisogno di vicinanza, e le aveva
tenuto il braccio sulle spalle per tutta la corsa, guidando la slitta con
una sola mano. Quando passarono sotto un ramo e della neve fresca
le cadde addosso, ferm i cavalli e si volt per togliergliela dalle spalle
e dai capelli. I loro sguardi si incontrarono e Tamara si sent
irresistibilmente attratta verso di lui. Un secondo pi tardi Eric si chin
su di lei e la baci con dolcezza struggente. Non si spinse oltre, bench
dovesse costargli uno sforzo enorme, e Tamara si rese conto che
voleva davvero concederle il tempo di abituarsi a ci che stava
accadendo tra loro.
Ma che cosa stava succedendo, esattamente?, si chiese. Si trattava
senza dubbio di qualcosa di intenso e concreto, e sapeva di non aver
mai provato nulla del genere per un altro essere umano. E qualunque
cosa fosse, desiderava che non finisse mai. Avrebbe voluto dirglielo,
ma non sapeva come.
Quando la riaccompagn a casa, Eric ferm la slitta all'inizio del
vialetto, la scort fino alla porta e aspett che infilasse la chiave nella
serratura. L'idea di doversi separare da lui era quasi dolorosa, pens
Tamara senza aprire la porta. Si volt e lo fiss, chiedendosi se lo
sapesse.
"Mi piacerebbe rivederti" gli confid, improvvisamente timida e in
imbarazzo, bench simili emozioni le paressero fuori luogo, visto tutto
quello che avevano condiviso in quelle ore.
"Non credo che potrei sopportare una sola notte senza vederti,
Tamara" replic lui. "Torner, non dubitarne."
Lei' si morse il labbro inferiore e gli scrut il volto. "Sono adulta, e
incontrarti di nascosto mi sembra ridicolo. Sai che potresti convincere
Daniel che si sbaglia sul tuo conto, se solo tu lo volessi. Vieni a trovarci
durante il giorno. A quel punto sarebbe costretto ad ammettere..."
"Concluderebbe semplicemente che dispongo di una protezione
contro la luce del sole, mia cara. Nulla gli far mai cambiare idea." Eric
distolse lo sguardo per pochi secondi. "Inoltre ho degli impegni...
impegni che sono di vitale importanza per me, e non ho intenzione di
modificarli per assecondare i capricci di un uomo che ha deciso di
perseguitarmi."
"Non  quello che intendevo dire!" protest lei, " solo che detesto
l'idea di dovergli mentire."
"Se gli dirai che ci vediamo, Tamara, trover il modo di impedirlo."
La guard, e Tamara vide la sua irritazione svanire all'istante. "O
meglio, cercherebbe il modo di impedirlo, senza tuttavia riuscirci."
Tamara gli credette. "Mi fa piacere sentirtelo dire" ammise.
Sapeva che stava per baciarla. Aveva visto il desiderio accendersi
nei suoi occhi un attimo prima che le sue braccia le imprigionassero la
vita. Socchiuse le labbra mentre lui si chinava verso di lei. Tutte le
esitazioni che Eric aveva mostrato poco prima svanirono nel
momento in cui gli fece scivolare le braccia intorno al collo muscoloso
e si inarc contro di lui. Le sue labbra frementi di passione si posarono
sulle sue, esplorandola avidamente, e Tamara ricambi il bacio con
pari entusiasmo. Persino attraverso il pesante cappotto riusciva a
sentire il calore che le consumava il corpo, come se fosse
completamente nuda sotto le sue carezze. Eric la baci a lungo,
sfiorandole delicatamente la nuca cos che lunghi brividi di piacere le
incresparono la pelle della schiena.
Le era gi capitato altre volte di fare sesso. Ai tempi dell'universit,
anche se Daniel aveva insistito perch continuasse a vivere sotto il suo
stesso tetto, le occasioni non le erano mancate. Ma i suoi incontri con
gli uomini erano stati tutto sommato limitati e dettati pi dalla
curiosit che da una reale attrazione. Quella sera, con Eric, era diverso.
Lo desiderava. Una fame di cui non aveva mai sospettato l'esistenza
aveva creato dentro di lei un vuoto che lui soltanto avrebbe potuto
colmare, e il desiderio le fece scaturire un gemito dalla gola.
Lui si drizz immediatamente e Tamara cap che aveva visto la luce
di desiderio che le brillava negli occhi. Lanciandole un ultimo sguardo
colmo di passione, lasci cadere le braccia. "Devo andare" annunci
con voce roca. Allung una mano e apr la porta alle sue spalle,
spingendola all'interno senza alcuna tenerezza.
Poi si volt, e Tamara lo guard andar via con gli occhi colmi di
lacrime.
Capitolo 6
Alle sette del mattino seguente, Tamara era seduta al tavolo della
cucina, di fronte a Daniel, con una tazza di caff tra le mani e un mal di
testa terribile.
"Probabilmente  un semplice raffreddore" ripet. "Sono stanca e
mi fanno male le ossa. Mi metter a letto, e domani sar come nuova,
vedrai."
Daniel strinse le labbra e scosse il capo. "Chiamer in ufficio per
avvertire che oggi lavorer da casa, cos..."
"Non ho bisogno di una baby-sitter."
"Non ho detto questo. Semplicemente, credo sarebbe meglio che
restassi a casa con te, in caso..."
Tamara sbatt la tazza mezza piena sul tavolo, rovesciando parte
del caff, e si alz in piedi. "Daniel, questa storia deve finire."
"Quale storia? Tam, sono semplicemente in pensiero per te."
"Lo so." Si pass una mano tra i capelli, desiderando di poter
fermare il dolore che le pulsava nelle tempie. Quella mattina si sentiva
uno straccio e non le andava di litigare. "Lo so che le tue
preoccupazioni sono motivate dall'affetto, Daniel... so che tieni molto
a me, ma per l'amor del cielo, guardami. Non sono pi una povera
orfanella sola al mondo!" Sforzandosi di controllare il tono di voce,
fece il giro del tavolo per andare a posargli le mani sulle spalle. "Devo
proprio dirtelo: tu e Curtis mi state soffocando con tutte le vostre
preoccupazioni. Mi state addosso come se fossi Cappuccetto Rosso e
dietro ogni albero si nascondesse il lupo cattivo."
Daniel abbass lo sguardo. "Siamo davvero cos esagerati?"
"Anche di pi." Gli strinse le spalle con affetto. "Ma vi voglio bene
lo stesso."
Daniel la guard e scosse lentamente il capo. "Mi dispiace, Tam.
Non credo che tu abbia bisogno di protezione come una bambina,
ma... ma  questa faccenda di Marquand, dannazione! Vivo nel
terrore che cerchi di rivederti."
Tamara lasci cadere le braccia e si raddrizz. Eric aveva detto che
secondo lui Daniel era a conoscenza del legame che li univa. Che
avesse ragione? "Cosa te lo fa pensare?"
St. Claire sospir, come se lei fosse una sciocchina che non voleva
vedere le cose come stavano. "Tamara, sei una donna molto bella!
Curtis ha . detto che al campo di pattinaggio quel tizio era
palesemente attratto da te. E avrebbe dovuto essere cieco per non
esserlo. Quelle creature hanno un
appetito sessuale animalesco. Persino quelli vecchi come lui."
Tamara gli volt le spalle sforzandosi di non scoppiare a ridere. Eric
non era una creatura, ed era tutt'altro che vecchio. La pelle del suo
viso era liscia e tonica. Si muoveva con una grazia e un'eleganza senza
pari ed era palesemente forte: il suo corpo era un concentrato di
muscoli ed energia.
Scuotendo il capo, scettica, riprese in mano la tazza di caff.
"Quanti anni dovrebbe avere, sentiamo?"
"Pi di duecentotrenta. Sono riuscito a risalire fino alla rivoluzione
francese, quando  stato imprigionato, a Parigi, e avrebbe dovuto
essere ghigliottinato, proprio come suo padre."
Tamara bevve un sorso di caff, che per le and di traverso. Eric le
aveva raccontato che il padre era stato assassinato a Parigi e che si era
trattato di un delitto politico. Possibile che Daniel avesse ragione?, si
chiese, ma rifiut immediatamente quella possibilit. No, era ridicolo.
Per non l'ho mai visto di giorno.
Si costrinse a scacciare dalla mente ogni dubbio. Quella teoria era
assurda, irrazionale, assolutamente pazzesca.
"Quell'individuo  pericoloso, Tam. E furbo come una volpe, per
giunta. Non mi stupirei se volesse usarti per arrivare a me."
Anche Eric sostiene che tu mi stai usando per arrivare a lui, pens
Tamara. "Non glielo permetterei mai" dichiar ad alta voce.
"Lo so, Tam. Ma promettimi che se dovesse cercare di mettersi in
contatto con te me lo dirai immediatamente. Dobbiamo tenere gli
occhi aperti. Quell'uomo  malvagio..."
"Me lo hai gi detto. A sentire te,  il demonio in persona. Va bene,
te lo far sapere, contento?" Daniel la guard per un istante, prima di
annuire. "Va' in ufficio, ora" lo sollecit poi Tamara con simulata
allegria. "Tanto Marquand non pu creare alcun problema durante il
giorno, giusto?"
***
Per tutta la mattinata cerc disperatamente di togliersi dalla mente
quella conversazione. Desiderava solo tornare a letto e dormire,
perch aveva un disperato bisogno di sonno, ma non poteva farlo.
Probabilmente non si sarebbe mai comportata in maniera tanto
impulsiva, se avesse dormito a sufficienza nelle ultime settimane,
riflett. E se fosse stata in uno stato d'animo normale, nulla l'avrebbe
indotta a fare ci che aveva in mente... Sfortunatamente c'era in ballo
la sua salute mentale, e temeva che se non avesse trovato risposta una
volta per tutte alle tante domande che l'assillavano sarebbe impazzita.
Doveva assolutamente provare a se stessa che Eric Marquand non era
un vampiro, anche se l'impresa le pareva assurda quanto dimostrare
che la terra non era piatta o che la luna non era fatta di groviera. Cos,
qualche ora pi tardi, si ritrov al volante del Maggiolino, diretta
verso la propriet di Eric Marquand.
Lanci un'occhiata all'orologio. Mancava circa un'ora al tramonto.
Una parte di lei avrebbe voluto rimandare al giorno dopo, un'altra
avrebbe voluto rinunciare per sempre, ma ormai era l, e sapeva che se
non fosse andata fino in fondo in quel momento non lo avrebbe fatto
mai.
Trovare l'indirizzo non era stato facile. Non poteva chiederlo a
Daniel o a Curtis senza far venire loro una crisi di nervi, e non poteva
nemmeno presentarsi in ufficio e cercarlo sul database del DPI, visto
che non possedeva i codici di accesso e le password necessarie, cos
aveva trascorso l'intero pomeriggio in comune scartabellando tra i
documenti di pubblico dominio, a partire dai certificati di nascita. Eric
non risultava avere n la patente, n una macchina intestata a suo
nome, tuttavia al catasto aveva trovato un atto di propriet della casa
su cui era riportato l'indirizzo, e Tamara si rese conto sorpresa che si
trovava a pochi chilometri dall'abitazione di Daniel, sulla sponda
settentrionale dello stretto.
Per tutto il tragitto non fece altro che chiedersi se di l a poco
avrebbe assestato il colpo mortale al proprio equilibrio psichico, o se
era gi compromesso da un pezzo. Quale persona sana di mente
avrebbe fatto visita a un uomo di giorno per accertarsi che non fosse
un vampiro?
Comunque fosse, a quel punto era tardi per ripensarci, concluse
parcheggiando sulla strada, di fronte alla casa di Marquand. Ormai era
in ballo e sarebbe andata fino in fondo. Lasci la chiave inserita
nell'accensione, raggiunse l'alta cancellata in ferro battuto e sbirci
attraverso le tortuose decorazioni a forma di foglie di vite che si
susseguivano per tutta la lunghezza della recinzione tra una sbarra e
l'altra. Il vialetto lastricato che conduceva fino alla casa era costeggiato
da alberi ad alto fusto che nascondevano l'edificio, tanto che Tamara
fu costretta a spostarsi di qualche metro per potergli dare un'occhiata.
Quando finalmente ci riusc, rimase senza fiato per la meraviglia:
era una residenza di tre piani, realizzata con enormi blocchi di pietra
grezza cos pesanti che nemmeno tre uomini sarebbero riusciti a
sollevarli. Le finestre ad arco incastonate nella facciata - almeno quelle
che riusciva a vedere - sembravano occhi nascosti sotto un cappuccio,
a cui nulla sfuggiva ma che non desideravano essere visti. A un tratto
not una scatoletta di metallo fissata a un paletto appena all'interno
del giardino. Una lucina rossa a intermittenza pulsava a tempo con il
suo cuore. Quella non era una cancellata antica, consider, bens
l'ultimo ritrovato della moderna tecnologia in fatto di sicurezza.
Istintivamente allontan le mani dalle sbarre, chiedendosi se aveva
fatto scattare qualche allarme. Aspett per qualche minuto
trattenendo il fiato, ma dall'interno della propriet non giunse alcun
suono o segno di movimento.
Non appena riusc a respirare di nuovo, sollev 1 sguardo. Le
sbarre del cancello culminavano in Una serie di spuntoni acuminati,
not, e scavalcare sarebbe stato impossibile. Eppure doveva esserci un
modo per entrare, si disse camminando lungo il perimetro della
recinzione.
Avanz tra viluppi di arbusti e una foresta in miniatura per quello
che le parve almeno un miglio, anche se era improbabile che avesse
camminato cos tanto. A un certo punto la cancellata curvava ad
angolo retto proseguendo sul retro della propriet. Tamara non riusc
a individuare un solo varco e, quando giunse alla fine, scopr con
disappunto che l'ultima sbarra della cancellata affondava nel terreno
proprio sull'orlo di una scogliera che cadeva a picco sul mare. Diverse
decine di metri sotto di lei, la schiuma bianca delle onde ribolliva
furiosamente. Un'improvvisa raffica di vento la fece rabbrividire.
Doveva fare qualcosa. Non poteva tirarsi indietro proprio a quel
punto.
Esamin l'ultima sbarra della cancellata. Il terreno alla base non
sembrava molto solido, ma forse, se si fosse aggrappata saldamente,
sarebbe riuscita a scivolare sull'altro lato. O almeno lo sperava.
Afferr un tralcio della vite di ferro battuto con la mano destra, e
tenendo il fianco a contatto con l'inferriata si gir verso il precipizio e
il vento che le sferzava il viso. Doveva sporgersi verso l'esterno e poi
girarsi in modo da afferrare un altro tralcio sull'altro lato della
cancellata con la mano sinistra, calcol.
Ferma in quella scomoda posizione, guard verso il basso. Scuri
scogli appuntiti ammiccavano di tanto in tanto tra le acque color del
piombo, apparendo e scomparendo al passaggio di ogni onda. I
capelli le sferzavano il viso, aveva il naso e le guance intirizziti dal
freddo e gli occhi le lacrimavano. Si spinse pi avanti, finch le punte
dei piedi non sporsero oltre il cornicione di roccia, poi trattenne il
fiato e fece scivolare la gamba sinistra dall'altra parte, appoggiando il
piede sul terreno solido e stabile.
Mentre si trovava a cavalcioni della sbarra di ferro, con le braccia
sui due lati opposti della cancellata e la schiena che sporgeva nel
vuoto, guard in basso di nuovo e per un istante si sent sopraffare da
un'ondata di vertigini cos forte che fu costretta a chiudere gli occhi per
riprendersi. Respir a fondo tre volte prima di trovare il coraggio di
riaprirli.
Ansimando per lo sforzo, stacc la mano destra dalla parte esterna
della cancellata e afferr una sbarra sull'altro lato, aggrappandosi con
tutte le proprie forze. A quel punto non le restava che far scivolare
anche l'altra gamba oltre il bordo. La sollev e la allung all'indietro,
nel vuoto, poi la fece rientrare dall'altra parte e punt il piede a terra,
a pochi centimetri dal bordo della scogliera. Un istante pi tardi il
terreno si sgretol come una zolletta di zucchero nel caff bollente.
Troppo vicino all'orlo, ebbe appena il tempo di pensare, prima che il
piede destro iniziasse a scivolare sulla roccia bagnata. Il sinistro era
ancora solidamente ancorato al terreno con il tallone e la mano
sinistra era ancora attaccata all'inferriata, ma la destra aveva perso la
presa nel momento in cui era scivolata.
Ben presto il sottile tralcio di ferro battuto cui era aggrappata inizi
a tagliarle la pelle. Le dita le bruciavano e le facevano cos tanto male
che di certo non sarebbe riuscita a resistere ancora a lungo. I muscoli
della gamba ancora appoggiata al suolo erano tesi come corde di
violino.
Cerc freneticamente un appiglio con il piede destro, pur sapendo
che sarebbe stato inutile. Stava per sfracellarsi sugli scogli, nelle acque
torbide e minacciose che si agitavano sotto di lei... e tutto per
dimostrare a se stessa che Eric Marquand non era un vampiro.
Le dita intirizzite iniziavano a perdere la presa. La gamba sinistra le
faceva male. Scivol ancora di qualche centimetro... e in quel
momento la punta del piede destro tocc una protuberanza solida
sulla roccia. Vi si appoggi, pregando che reggesse, poi si sollev
lentamente fino ad afferrare la cancellata con entrambe le mani e si
iss raschiando con il piede contro la roccia fino ad avere entrambi i
piedi ben saldi sul terreno solido e innevato. Rimase immobile per
qualche minuto, ansimante, le mani strette intorno alle sbarre di ferro,
il volto premuto contro di esse. Tremava dalla testa ai piedi, pentita di
essersi imbarcata in quella folle avventura.
Proprio il momento ideale per avere dei ripensamenti, pens,
giurando a se stessa che non sarebbe tornata indietro da dove era
arrivata. Con un sospiro, sollev il capo e si alz in piedi. Non le
restava che entrare in casa, confessare la propria stupidit a Eric e
sperare che non la mettesse in ridicolo di fronte al mondo intero. Poi
si diede della stupida: probabilmente lui non avrebbe trovato affatto
divertente la sua intrusione. Anzi, avrebbe potuto trovarla fastidiosa
esattamente come lo irritava che Daniel e Curtis lo spiassero.
Si ripul i jeans dalla neve e dal fango, e ritrasse le mani con una
smorfia. I pantaloni erano macchiati di sangue, not, e ispezionandosi
il palmo delle mani scopr che stavano sanguinando. Sforzandosi di
ignorare il lieve brivido che le era corso lungo la schiena, strinse i pugni
e li ficc in tasca, prima di incamminarsi verso il retro dell'abitazione.
Buss a una portafinestra, ma nessuno le rispose. Attese qualche istante
e ci riprov con maggior forza una seconda volta. Ancora nulla.
Eric non era in casa. E lei sarebbe rimasta bloccata nel suo giardino
finch non fosse tornato, pens mestamente.
Il vento ululava nello stretto e gelide raffiche investivano la casa e
lei. I jeans erano fradici per la neve, le dolevano le mani e per giunta
non aveva idea di quando Eric sarebbe rincasato... sempre ammesso
che tornasse. Non poteva rimanere all'esterno in quelle condizioni,
consider, o sarebbe morta assiderata. Eric poteva arrabbiarsi quanto
voleva: lei non aveva alternative. Non aveva intenzione di sfidare
nuovamente la sorte e uscire da dove era entrata, e quella porta a vetri
sembrava un segno del destino. Se si fosse trattato di un altro tipo di
finestra, non avrebbe avuto scelta. Ma le porte a vetri non erano
difficili da aprire, e lei l'aveva gi fatto un paio di volte con quelle di
casa perch aveva dimenticato le chiavi.
Infil una mano nella tasca della giacca sperando di trovare
qualcosa con cui forzare la serratura... S! Una piccola lima per le
unghie. Si volt verso la porta, titubante, poi dallo stretto si lev
un'altra raffica di vento, e la spruzzata di nevischio che la invest le
tagli il viso come fossero schegge di vetro. Prendendo il coraggio a
due mani, Tamara infil la lima tra i due battenti, la sollev e
armeggi per qualche secondo. Finalmente, la serratura scatt con un
clic e la portafinestra si apr.
Tamara entr e richiuse per bene la porta. La temperatura
all'interno non era molto pi alta di quella esterna, pens un attimo
prima di notare che nell'enorme caminetto di marmo rosseggiavano le
braci di un fuoco ormai quasi spento. Si sfil gli stivali e la giacca, e si
precipit verso la promessa di un po' di calore. Accanto al camino c'era
una pila di legna, cos si inginocchi e dopo aver aggiunto qualche
ciocco alle braci allung le mani intirizzite verso le fiamme. Rimase l
per qualche istante, assaporando il tepore finch non smise di tremare.
Presto, allegre lingue di fuoco ghermirono la legna, crepitando mentre
cascate di scintille salivano danzando lungo la canna fumaria.
Dopo un po' abbass le mani, si guard intorno... e sent il bisogno
di strofinarsi gli occhi e guardare meglio. Aveva la sensazione di essere
stata sbalzata indietro nel tempo. La poltrona alle sue spalle era un
capolavoro di raffinatezza: la stoffa che ricopriva l'imbottitura era
intessuta di minuscoli ricami che raffiguravano uccelli, fiori e foglie,
mentre il legno dei braccioli e delle gambe era impreziosito da
morbide volute intagliate.
Accanto alla poltrona c'era un poggiapiedi quasi identico, e Tamara
si chin a far scorrere con reverenza un dito sul cuscino. Non se ne
intendeva molto, ma aveva l'impressione che l'intera stanza fosse
arredata in stile Luigi XV, ed era evidente che i mobili erano tutti in
perfetto stato di conservazione. Tavolini dorati dal ripiano di marmo,
sulle cui gambe erano scolpiti piccoli angeli, erano disposti a intervalli
regolari, circondati da sedie di legno intagliato.
Il divano, una specie di canap pi piccolo rispetto agli standard
contemporanei, era rivestito di velluto verde scuro che contrastava
con il colore del legno anch'esso intagliato di piedi e braccioli.
Guardandosi intorno, affascinata, not un lampadario di ottone e
cristallo che pendeva al centro dell'alto soffitto. Un'intera parete era
occupata da una libreria su cui campeggiava un impianto stereo che
doveva valere migliaia di dollari, circondato da file di CD, vecchi LP di
vinile e cassette. Poco lontano c'era un mobile bar dall'aspetto
piuttosto comune che sembrava fuori luogo accanto ai pregevoli pezzi
d'antiquariato che arredavano la stanza e al lucido pavimento di legno
massiccio. Ovunque c'erano lampade a olio, bench sulla parete
spiccasse l'interruttore della corrente. Era quasi il tramonto e la luce
scemava rapidamente, cos accese la luce, si avvicin al mobile bar e
decise di prepararsi qualcosa da bere. Anche se un gradevole calore si
stava diffondendo nella stanza, di tanto in tanto avvertiva ancora
qualche brivido, e se Eric l'avesse perdonata per essersi introdotta in
casa sua, pens, di certo non se la sarebbe presa se avesse bevuto un
drink.
Si chin dietro il bancone, notando che i ripiani del mobile erano
quasi vuoti. Non c'era neanche una bottiglia, solo dei bicchieri e un
paio di pregiati decanter di cristallo. Perplessa, si raddrizz, cogliendo
solo in quel momento il tenue ronzio di un piccolo frigorifero inserito
nella parete alle sue spalle.
Sorridendo della propria sbadataggine, afferr la maniglia e tir...
Un blocco di ghiaccio si form all'istante al centro del suo petto, e
inizi a crescere rapidamente fino ad avvolgerle tutto il corpo.
Incredula, Tamara, fece un passo indietro, battendo le palpebre,
incapace di credere ai propri occhi. Sangue. Buste di plastica piene di
sangue erano disposte in due file ordinate sui ripiani del frigorifero.
Tamara aveva la sensazione di trovarsi nell'occhio di un ciclone.
All'improvviso non vide pi nulla tranne che una specie di nebbia
rossastra e non ud altro che un assordante ronzio nelle orecchie.
Inconsciamente diede una spinta allo sportello del frigo, che per non
si chiuse e torn lentamente a spalancarsi. Lei non se ne accorse
nemmeno. Si volt con il viso sprofondato tra le mani, strofinandosi
gli occhi come per cancellare quella visione da incubo.
"Non  vero. Non pu essere vero" mormor. "Adesso mi volto, e
quando guarder di nuovo nel frigo quella roba non sar pi l...
perch non posso averla vista davvero."
Tuttavia non si volt. Sollev il capo, mise a fuoco le vetrate e si
diresse in quella direzione il pi in fretta possibile. Avrebbe voluto
correre, ma non ci riusc. Persino camminare a piedi nudi sul
pavimento di legno le sembrava producesse un rumore assordante.
Aveva la spiacevole sensazione che qualcuno la stesse osservando. Il
suo sguardo saett da un punto all'altro della stanza, come un
uccellino che svolazza da un ramo all'altro di un albero. In qualunque
direzione guardasse, non riusciva a liberarsi dell'impressione che alle
sue spalle ci fosse qualcuno.
Avanz verso la finestra, poi si volt e prosegu camminando
all'indietro. Mancava meno di un metro. Avrebbe preso gli stivali e il
cappotto, e sarebbe scappata senza nemmeno infilarseli. Un altro
passo. Un invisibile dito di ghiaccio le percorse la spina dorsale.
" assurdo" sussurr, girandosi di colpo e poi ricominciando a
camminare all'indietro. "Tutto  assurdo... questo posto, io stessa.
Devo essere impazzita, non c' altra spiegazione." Ormai in preda al
panico, Tamara si volt di nuovo, pronta a balzare verso la porta, ma
si trov la strada bloccata da un ampio torace duro come il granito,
ricoperto da un tessuto di cotone bianco e inamidato.
Si ritrasse automaticamente, ma le mani di Eric la afferrarono per le
spalle prima che potesse muovere un passo. Raggelata, Tamara lo fiss
trattenendo il fiato. Le girava la testa. Pur senza volerlo, studi il suo
viso. Gli brillavano gli occhi, e a un tratto Tamara si ritrov a provare
qualcosa di pi che puro terrore. Avvertiva un nauseante senso di
perdita, si sentiva tradita. Daniel aveva sempre avuto ragione.
"Che cosa ci fai qui, Tamara?"
Cerc di deglutire, ma la sua gola sembrava un arido deserto di
sabbia. Si scroll di dosso le mani di Eric, sorpresa quando lui la lasci
andare senza opporre resistenza.
Un'altra voce alle sue spalle la fece girare di scatto. "Sta ficcando il
naso, naturalmente. Te l'avevo detto di non fidarti di lei, Eric. In
fondo, lavora per il DPI."
L'uomo in piedi accanto al bar indic il frigorifero aperto, e a
Tamara bast guardarlo un solo istante per perdere quel poco di
ragione che ancora le restava. Era interamente vestito di nero, con un
mantello di raso che arrivava fino a terra. Si muoveva come una
pantera, con un'eleganza flessuosa che trasudava forza e agilit, ed
emanava un magnetismo sensuale cos intenso da sembrare palpabile.
La tenebrosa bellezza dei lineamenti era in parte offuscata dalla
saggezza senza tempo che brillava in fondo agli occhi neri come la
notte. Sotto lo sguardo terrorizzato di Tamara, il nuovo arrivato prese
un decanter e un bicchiere dal mobile bar, e tir fuori dal frigorifero
una busta di plastica.
Tamara non era mai svenuta in tutta la sua vita, ma in quel
momento ci and molto vicina. Sent la testa fluttuare e le ginocchia
diventare stranamente molli mentre un'oscurit di velluto
l'avviluppava.
Eric si mosse prima ancora che lei capisse cosa le stava succedendo e
la sostenne nel preciso momento in cui inizi a vacillare. Poi la prese in
braccio e la pos con delicatezza sul divano. "Dannazione, non era
necessario, Roland!" lo ud gridare con stizza, pur sapendo che non
aveva mosso le labbra, e in quel momento la sua salute mentale sub
l'ennesimo scossone.
Tamara appoggi la schiena a un bracciolo di legno. Eric si sedette
accanto a lei e la circond con le braccia, quasi volesse isolarla da tutto
il resto. Lei allora si rannicchi contro il velluto verde scuro,
terrorizzata. "Stai lontano da me" farfugli, le parole che le si
affastellavano sulle labbra. "Lasciami andare."
"Tornerai a casa, Tamara, non temere. Non appena mi avrai
spiegato che cosa ci fai qui. Ha ragione Roland? Sono stati i tuoi
superiori a mandarti? Magari lo stesso St. Claire?"
Capitolo 7
Nega, pens disperatamente Eric. Di' che non  vero, Tamara, e io
ti creder. Dovesse costarmi la vita, ti creder.
Vide il suo volto cereo diventare ancor pi pallido. Le scrut la
mente e avvert il terrore che la paralizzava. Aveva paura... di lui.
Quella scoperta fu come una stilettata al cuore.
"Tamara, ti prego, non avere paura" la supplic. "Preferirei fare del
male a me stesso che a te." Lanci un'occhiata a Roland. "Lasciaci soli
un attimo, per favore" disse ad alta voce per essere certo che lei
capisse.
Roland rispose nello stesso modo, di certo per la medesima
ragione. "E se ci fosse un reggimento di agenti del DPI pronti a fare
irruzione dalla porta sul retro?" sugger lanciando a Tamara
un'occhiata sprezzante. Si allontan dal mobile bar avvicinandosi a lei.
"Allora, ragazza? Parla. Sei sola? Come sei entrata?"
Eric balz in piedi, spinto da una rabbia bruciante. "Ti prego,
Roland, lascia che me ne occupi io. La stai solo spaventando."
"Io? Spaventare lei? Come credi che mi sia sentito quando mi sono
svegliato e ho avvertito la presenza di un essere umano nella casa? Per
l'amor del cielo, Eric, per quel che ne sapevo io stavamo rischiando di
finire allo spiedo!"
"Ma allora... allora  vero" sussurr Tamara con voce tremante,
attirando su di s lo sguardo dei due uomini. "Siete... siete entrambi...
dei..."
"Vampiri" concluse bruscamente Roland. "Non  una parolaccia,
almeno non per quelli come noi."
Tamara emise un gemito e si nascose il viso tra le mani. Roland
scosse il capo, esasperato, e si volt, allontanandosi. Eric torn a
sedersi accanto a lei. Avrebbe voluto tranquillizzarla, ma non sapeva
come fare, cos si limit a stringerle una mano accarezzandole il palmo
con il pollice. "Tamara, ti prego, guardami." Lei sollev il capo, ma
non riusc a sostenere il suo sguardo. "Cerca di andare al di l della
paura e dello shock. Guardami. Sono ancora la stessa persona di ieri
sera e della sera prima. Sono la stessa persona che ti ha stretto tra le
braccia... che ti ha baciato. Ti facevo paura, allora? Ti ho dato motivo
di temermi?"
Quando lei lo guard negli occhi, ebbe l'impressione che fosse un
po' pi tranquilla. Tamara scosse il capo. Incoraggiato, Eric prosegu.
"Non sono un mostro, Tamara. Non ti farei mai del male. Ucciderei
chiunque ci provasse. Ascolta con il cuore e capirai che  la verit."
Allung una mano, esitante, e quando lei non si ritrasse n sussult, le
accarezz una guancia. "Credimi."
Tamara si accigli leggermente e lui pens che stesse riflettendo su
ci che le aveva detto. Ma quando Roland si schiar la voce, lei si volt
di scatto e il terrore torn a balenare nel suo sguardo. "Se  di me che
hai paura, sappi che non ce n' motivo. Anche se non riesco a fidarmi
di te come il mio caro amico Eric, non alzerei un dito per farti del
male. E la rabbia che ho provato scoprendoti qui  direttamente
collegata al mio desiderio di continuare a esistere" concluse lanciando
un'occhiata significativa al padrone di casa.
"Tamara" prosegu Eric quando ebbe nuovamente la sua
attenzione. "Ci sono persone che non desiderano altro che ucciderci
nel sonno. Sia io sia Roland eravamo convinti che il sistema di
sicurezza che protegge la casa fosse infallibile. Ti prego, dicci come hai
fatto a violarlo."
Tamara deglut. "Sono passata dalla fine della recinzione" rispose
con voce strozzata. "Dalla parte della scogliera." Il suo sguardo si pos
su Roland. "Non ho portato nessuno con me. Non ho detto ad anima
viva dove..." Si morse le labbra, incapace di terminare la frase, ma Eric
non la stava pi ascoltando.
"Dalla scogliera?" ripet. Per la prima volta la guard con
attenzione. I jeans erano ancora umidi e chiazzati di terra. Sopra uno
zigomo aveva una macchia di fango e i capelli erano scompigliati.
All'improvviso l'odore di sangue che proveniva dalla mano che teneva
tra le proprie gli colp le narici. La gir, scoprendo che il palmo era
coperto di sangue rappreso. Qualche stilla usciva ancora da piccoli
tagli su tre dita, mentre la ferita sul quarto sanguinava pi
copiosamente. "Com' successo?"
"Sono scivolata. Mi sono aggrappata alle sbarre, ma le foglie di vite
sono affilate, taglienti."
Roland imprec sommessamente e usc dalla stanza. Eric vedeva
con chiarezza quello che lei stava descrivendo, percepiva quanto era
accaduto, la paura, il panico, il dolore. La memoria di quegli attimi si
impresse nella sua mente proprio come era successo in quella di
Tamara e l'idea che lei fosse stata tanto vicina alla morte mentre lui
dormiva e non poteva fare nulla per salvarla lo turb profondamente.
Poco dopo Roland torn e si inginocchi davanti al divano,
posando una bacinella di acqua calda sul tavolino. Dopo aver strizzato
un panno pulito, lo porse a Eric, e mentre questi puliva delicatamente
le ferite, sollev lo sguardo, il volto tirato come se anche lui avesse
visto quello che era successo.
Una volta pulite le ferite, Roland tir fuori una bottiglietta di
tintura di iodio, prese la mano di Tamara e vers una generosa dose di
disinfettante su ciascun taglio. Quindi richiuse la bottiglietta, estrasse
una garza da una tasca del mantello e fasci con delicatezza le quattro
dita all'altezza delle nocche.
"Sono... sono solo graffi" si scherm Tamara con voce stridula,
seguendo quei movimenti con una sorta di meraviglia.
Roland si ferm, la fiss come soprappensiero, e infine rise,
imbarazzato. "A volte dimentico in che secolo viviamo.
Probabilmente ti hanno fatto l'antitetanica. In passato, persino piccoli
graffi come questi, se non venivano adeguatamente medicati,
potevano costare l'intera mano." Si strinse nelle spalle e termin di
fasciarle la mano, fissando la benda con un nodo, piccolo e preciso.
Quando infine sollev lo sguardo verso Tamara e si accorse del suo
stupore, si accigli. "Ti aspettavi che vedendo il tuo sangue non
capissimo pi niente, come un branco di lupi inferociti?"
"Ora basta, Roland" intervenne Eric. "Non puoi farle una colpa, se
crede ai luoghi comuni che circolano sul nostro conto. In fondo, 
cresciuta con una persona che ci odia. Ha semplicemente bisogno di
rendersi conto da sola che non siamo i mostri che quell'uomo le ha
descritto." Osserv Tamara, ma si rese conto che lei non stava
guardando nessuno dei due. Era ancora concentrata sulla benda, e la
fissava girando la mano da un lato e dall'altro con espressione
smarrita, come se non riuscisse a capire di che cosa si trattava e come
fosse finita l.
Eric avvert una fitta allo stomaco. Sulla scogliera doveva essersi
spaventata a morte, poi aveva subito un nuovo shock nell'apprendere
la verit sul suo conto ed era comprensibilmente turbata. Doveva
assolutamente trattarla con la massima delicatezza. "Tamara" sussurr
dolcemente, e quando lei sollev lo sguardo, prosegu: "Te la senti di
spiegarmi per quale motivo sei venuta qui?".
"Dovevo... sapere" balbett lei. E poi aggiunse con maggior
decisione: "Volevo sapere".
Eric chiuse gli occhi, sforzandosi di continuare. "Dunque St. Claire
non sa che sei venuta qui?"
Negli occhi scuri di Tamara ricomparve la paura, ci nonostante lei
rispose con onest. "Non lo sa nessuno."
Eric deglut e raddrizz le spalle. Per quanto spiacevole potesse
essere, doveva farle ancora una domanda. "Sei venuta per scoprire i
miei segreti e riferirli al tuo tutore, Tamara?"
Lei scosse il capo con foga, rimettendosi a sedere dritta nell'angolo
del divano. "Non lo farei mai!" Quando i loro sguardi si incontrarono,
Tamara socchiuse gli occhi e a un tratto la paura parve lasciare il posto
a un'altra emozione. "Io sono stata onesta con te, Eric. Ti ho confidato
cose che non avevo mai rivelato ad anima viva, ed erano tutte vere.
Mi sono fidata di te." La voce le si incrin, e fu costretta a fare un
respiro profondo prima di continuare.
In quel momento Roland fece un cenno a Eric, per fargli capire che
era convinto che la ragazza non costituisse un pericolo e che li avrebbe
lasciati soli, dopodich scomparve oltre una porta.
Ritrovata la voce, Tamara prosegu. "Ti ho parlato dei miei incubi e
ti ho confidato che temevo di impazzire. Ho messo a nudo la mia
anima davanti a te, e per tutto il tempo tu non hai fatto che
ingannarmi. Daniel aveva ragione: ti sei servito di me per arrivare a
lui!"
Fu come se una lama incandescente gli avesse trapassato il cuore.
Tutto quello che Tamara desiderava in quel momento era allontanarsi
il pi possibile da lui. Eric deglut, sforzandosi di ignorare il dolore.
"Non ti ho mai ingannato, Tamara."
"Oh, certo! Semplicemente, hai evitato di dirmi la verit" ribatt lei.
"Ti avrei confessato ogni cosa al momento opportuno. Non mi
sembravi pronta per sapere la verit."
"La verit? Che avevi in mente di sbarazzarti di un vecchio molesto,
e che intendevi servirti di me per farlo?"
"Che non sono come gli altri uomini. Non avevo idea che tu fossi
sotto la tutela di St. Claire fino a quando non me l'hai detto tu stessa,
e da quel momento in poi l'unica mia preoccupazione  stata
proteggerti da quel bastardo!"
"Proteggere me? Da Danieli"
Eric chin il capo. "Se stessi mentendo, tu lo sapresti" afferm
lentamente, scandendo ogni singola parola in modo che le penetrasse
nella mente. In quel momento era arrabbiata, e non c'era da
stupirsene. Si costrinse a incontrare il suo sguardo indagatore.
"Abbiamo un legame mentale, Tamara. Non puoi negarlo. Ne hai
avvertito tu stessa la potenza, quando mi hai invocato nel sonno,
quando ti ho fatta uscire sul balcone. Non ti rendi conto che potresti
chiamarmi da chilometri di distanza con la sola forza del pensiero, e
che io ti sentirei?"
Lei scosse rapidamente il capo. "Quel sogno  stato un semplice
colpo di fortuna, una cosa su cui non avevo alcun controllo. Non
potrei rifarlo se anche volessi."
"E invece s. Provaci, se non mi credi."
"No, grazie. Voglio solo tornare a casa e..."
"Non dirlo, Tamara. Sai che non  vero" la interruppe Eric,
avvertendo ci che voleva dire prima che lei potesse dar voce ai
propri pensieri.
Tamara lo guard negli occhi, risoluta. "Non voglio rivederti mai
pi. Voglio che mi lasci in pace. Non posso permettere che tu mi usi
contro Daniel o il DPI."
"Non potrei mai chiederti nulla del genere. Finora non l'ho fatto,
giusto?" La strinse per le spalle, impedendole di alzarsi, e la tenne
ferma. "Quanto al resto, sei tu quella che sta mentendo, Tamara, a te
stessa e anche a me. Non vuoi affatto che ti lasci in pace, anzi."
Tamara si limit a scuotere il capo.
"Vuoi che te lo dimostri di nuovo? Tu mi desideri, Tamara. Con la
stessa folle passione che io provo per te.  qualcosa che va oltre il
passato che abbiamo in comune, qualcosa che supera il legame
mentale che ci unisce. Proverei gli stessi sentimenti anche se tu fossi
un'estranea. Il nostro vincolo non fa che rafforzarli, e viceversa."
Lei lo fiss con le lacrime agli occhi, "lo non provo gli stessi
sentimenti nei tuoi confronti. Non posso, dannazione."
"Perch sono un vampiro?"
Tamara chiuse gli occhi per ricacciare indietro le lacrime. "Non so
nemmeno che cosa significhi. So soltanto che tu disprezzi l'uomo che
mi  pi caro di qualunque altra persona al mondo."
"Io non disprezzo nessuno. Non mi fido di lui, ma non gli auguro
nulla di male, te lo giuro." Tamara riapr lentamente gli occhi e lo
scrut. "Non potrei mai desiderare qualcosa che ti facesse soffrire,
Tamara, e fare del male a St. Claire significherebbe farne anche a te.
Me ne rendo conto perfettamente e non potrei mai arrivare a tanto,
credimi."
Lei scosse la testa. "Non so pi cosa pensare. Voglio... voglio solo
andarmene. Non riesco a riflettere con chiarezza in questo posto."
"Non posso lasciarti andare in questo stato d'animo" sussurr
dolcemente Eric. "Smettila di pensare razionalmente, Tamara. Ascolta
quello che c' tra noi. Non puoi far finta che non esista." Poi il suo
sguardo si pos sulle labbra di lei, e prima di potersi fermare la prese
tra le braccia, l'attir a s e la baci avidamente.
Il corpo di Tamara rimase rigido, ma le labbra tremarono al
contatto con le sue. Allontanatosi di Un soffio, Eric sussurr: "Metti a
tacere la mente e ascolta il cuore. Non pensare. Senti". Le sue labbra
colmarono la brevissima distanza che li separava, stuzzicarono quelle
di lei inducendole a schiudersi e assaporarono la dolcezza che
racchiudevano.
Tamara si arrese con un brivido che la scosse da capo a piedi, il suo
corpo si ammorbid, divenne arrendevole. Gli pass le braccia intorno
al collo, e quando la lingua di Eric si fece pi esigente gli accarezz la
nuca, armeggiando con il nastro che gli teneva legati i capelli. Un
attimo dopo il nodo si sciolse e lei gli affond le mani nella chioma,
scatenando in lui un desiderio primordiale.
Eric la spinse indietro, contro il bracciolo del divano, facendole
inarcare la schiena mentre la teneva stretta a s con un braccio e con
l'altro l'accarezzava, salendo lungo la spina dorsale e il collo,
affondando la mano nei suoi capelli e sostenendole la nuca per
modellare le labbra avide su quelle di lei. Il suo petto premuto contro
quello di lei, Eric assapor il nettare prelibato della sua bocca,
esplorandola con la lingua, accarezzandole il palato, i denti, la dolce
cavit della gola.
Tamara si lasci sfuggire un gemito e scivol sotto di lui, una gamba
piegata contro lo schienale del divano e l'altra posata a terra. Senza
esitare, Eric si sollev, affond un ginocchio nel cuscino, e dopo averle
fatto scivolare una mano sotto la schiena si allung su di lei. Bruciava
di desiderio, e si rendeva conto che lei doveva avvertire la sua
erezione premere contro il pube, mentre con la mano le massaggiava
le natiche. Sent il desiderio scuoterla, e la consapevolezza che lei
voleva esattamente ci che voleva lui gett benzina sul fuoco della
passione che gli ardeva dentro.
Tracci con le labbra una scia di baci lungo la guancia e scese oltre la
curva della mandibola, fino all'incavo della gola. Mentre assaporava il
gusto salato della sua pelle sent la sua giugulare pulsare di eccitazione,
e il flusso incandescente del sangue che scorreva sotto quel velo
impalpabile gli fece pizzicare le labbra. Il suo respiro si fece pi rapido
e irregolare. Il cuore gli martellava nel petto e la sete di sangue si
mescol all'eccitazione fisica, accrescendola finch entrambe non gli
ruggirono nelle orecchie come una cosa sola.
Ancora un istante - un altro gemito appassionato sulla pelle, o un
altro movimento del corpo sinuoso di lei contro il suo inguine gonfio
di eccitazione - e avrebbe perso il controllo. Le avrebbe strappato i
vestiti di dosso e l'avrebbe fatta sua, e quando lei avesse raggiunto il
culmine del piacere avrebbe bevuto il nettare che le scorreva nelle
vene finch non si fosse sentito finalmente e totalmente appagato.
In quel momento Tamara inarc la schiena, premendo la gola
contro la sua bocca e i fianchi contro il suo sesso turgido e un brivido
la scosse dalla punta dei piedi fino alle labbra. Le sue dita graffiarono la
schiena muscolosa di Eric e un lieve gemito le scatur dalle labbra, quasi
volesse supplicarlo di darle qualcosa che non si rendeva nemmeno
conto di desiderare.
Facendo appello a quel poco di forza di volont che ancora gli
restava, Eric si strapp al suo abbraccio, ritraendosi cos bruscamente
che per poco non cadde a terra, e rotol lontano da lei,
aggrappandosi allo spigolo del tavolo.
Tamara trasal, sorpresa, e un singhiozzo le sfugg dalle labbra.
Quando Eric trov il coraggio di guardarla, si accorse che si era stretta
le ginocchia contro il petto e vi aveva appoggiato la testa. "Perch...?"
sussurr.
"Mi dispiace, Tamara. Ho perso la testa... Tu mi fai dimenticare
tutto, anche il buonsenso. Tutto, tranne quanto disperatamente ti
desidero."
"Ma allora..." Si interruppe, e rimase in silenzio a lungo, prima di
terminare la frase con voce tremante. "... perch ti sei fermato?"
Eric fu costretto a chiudere gli occhi quando lei sollev il volto
rigato di lacrime cercando una risposta sul suo viso. Quando li riapr,
Tamara si stava asciugando le lacrime con il dorso della mano. "Sono
venuto da te per aiutarti, per proteggerti. Hai chiesto il mio aiuto.
Temevi di impazzire. Dovevo venire da te. Ma non per questo... non
per soddisfare il mio desiderio, la mia sete insaziabile."
Tamara scosse il capo, confusa. Eric fece un passo avanti, le mani
protese, e lei pos i piedi a terra, le strinse nelle proprie e si alz.
"Sono ancora molte le cose che non sei in grado di capire appieno.
Per quanto ti desideri - e ti desidero da morire, non ne dubitare mai -
non posso permettere al desiderio di offuscare la mia capacit di
giudizio. Non sei ancora pronta."
Tamara lo guard, e sulle sue labbra aleggi l'ombra di un sorriso.
"Non so nulla di te, eppure mi sembra di conoscerti meglio di
chiunque altro. Una cosa di cui sono certa  che avevi ragione quando
mi hai detto di essere diverso dagli altri uomini. Un altro non si
sarebbe interrotto proprio sul pi bello, e al diavolo ci che era meglio
per me." Sospir e scosse il capo. "Quando siamo insieme, io per prima
finisco per infischiarmene di cosa  meglio per me. Le sensazioni
prendono il sopravvento ed  come se non avessi pi alcuna volont.
Tutto questo mi spaventa."
Eric strinse le labbra e annu. Capiva perfettamente quello che
provava. Quelle sensazioni le sembravano incontrollabili. E... be',
nemmeno lui riusciva a tenerle sotto controllo molto bene. Ma ci
sarebbe riuscito, anche a costo della vita.
"Mi dirai, ora, dove ci siamo conosciuti? Quando  iniziato il nostro
legame? Perch non riesco a ricordare?"
Eric allung una mano, incapace di resistere alla tentazione di
toccarla. Il suo corpo aveva un disperato bisogno di quello di lei. Le
fece scorrere le dita tra i capelli e glieli scost dal viso. "Ne hai passate
abbastanza per oggi, Tamara. I ricordi affioreranno quando sarai
pronta ad accettarli e a comprenderli. Mi addolora doverti rifiutare
ci che chiedi, ma credimi,  meglio che la tua mente ricordi
spontaneamente. Chiedimi qualsiasi altra cosa, e ti accontenter."
Tamara inclin il capo, apparentemente convinta. "Mi hai detto
che tuo padre  stato ucciso a Parigi.  successo durante la
rivoluzione?"
Eric sospir, sollevato. Aveva temuto che sarebbe fuggita lontano
da lui, e invece nemmeno la forza della sua passione era riuscita a
spaventarla... per il momento. La prese per mano, e la condusse
attraverso il corridoio fino alla biblioteca, dove fece scattare
l'interruttore inondando la stanza di una luce abbagliante. In
circostanze normali non l'avrebbe accesa, optando piuttosto per un
paio di lampade. Con un gesto della mano indic l'enorme ritratto dei
suoi genitori appeso a una parete. Era stato commissionato poco dopo
le loro nozze, cos erano stati immortalati nel fiore degli anni e in tutto
il loro fulgore.
"I tuoi genitori?" Vedendolo annuire, Tamara si sent mancare il
fiato. "Tua madre era bellissima, con quei lineamenti delicati e la pelle
di porcellana. I tuoi capelli sono identici ai suoi."
Quelle parole risvegliarono in lui un'ondata di ricordi. Rivide la
minuta figura della madre, ricord la morbidezza dei suoi capelli e il
timbro dolce della sua voce. Ribellandosi all'usanza di affidare i figli a
una balia, gli aveva rimboccato le coperte ogni sera e gli aveva cantato
ninna nanne con quella voce gentile e tranquillizzante.
Non si rese conto che Tamara lo stava fissando fino a quando lei
non gli strinse una mano, cercando di ricacciare indietro le lacrime che
le inumidivano gli occhi. "Deve mancarti moltissimo."
"Se non altro le sono stati risparmiati gli anni del Terrore. Lei e mia
sorella Jaqueline hanno vissuto fino alla fine dei loro giorni in
Inghilterra. Mio padre invece non  stato altrettanto fortunato.  stato
decapitato a Parigi. Avrei fatto la stessa fine anch'io, se non fosse stato
per Roland."
" stato allora che sei... cambiato?" Eric annu. "Ma poi, quando sei
tornato in libert, perch non hai raggiunto tua madre e tua sorella in
Inghilterra?"
"Non potevo andare da loro, Tamara. Non ero pi il figlio e il
fratello che ricordavano... il ragazzo maldestro e introverso, incapace
di socializzare e al quale mancava persino il coraggio di provarci. Ero
cambiato. Ero forte, sicuro di me, potente. Come avrei fatto a spiegare
loro quei cambiamenti o il fatto che potessero vedermi solo durante la
notte?"
"Forse a loro non sarebbe importato" sugger Tamara posandogli
una mano sul braccio.
"Oppure mi avrebbero disprezzato e temuto. Non avrei sopportato
di vedere l'orrore nello sguardo di mia madre. No. Era pi semplice far
credere loro che fossi morto e permettere che andassero avanti con la
loro vita."
***
Quella serata, pens Tamara, era stata una rivelazione. Ci che
all'inizio l'aveva terrorizzata e sconvolta, aveva finito per far apparire
Eric Marquand ancor pi unico ai suoi occhi. Era un vampiro, ma che
cosa significava esattamente? Che la luce del sole lo avrebbe ucciso
proprio come respirare acqua avrebbe fatto con gli esseri umani?
Certo, aveva bisogno di sangue umano per sopravvivere. Ma lei aveva
visto con i propri occhi come faceva a procurarselo. Non uccideva n
faceva a pezzi degli innocenti; si limitava a rubarlo negli ospedali.
Mentre le ore della notte scorrevano rapide, Eric le aveva
raccontato di come avesse aiutato la madre e la sorella a lasciare la
Francia e di come lo avessero arrestato poco dopo. E poi, in seguito
alle sue garbate richieste, aveva condiviso con lei altri ricordi del
passato. Le aveva parlato della sua infanzia facendola ridere e l'aveva
commossa confidandole l'affetto che nutriva per la madre persa cos
tanto tempo prima. Poteva anche non essere umano, pens Tamara,
ma i suoi sentimenti senza dubbio lo erano, e avvertiva in lui una
sofferenza profonda, che l'avrebbe annientata se lei fosse stata al suo
posto. Quanti secoli di solitudine poteva sopportare un uomo?
Si era ritrovata a paragonare la propria solitudine a quella di lui e lo
aveva sentito ancor pi vicino. E quando infine Eric l'aveva
riaccompagnata alla macchina, la sensazione di conoscerlo da sempre
aveva scalzato il turbamento scaturito dall'avere scoperto la sua vera
natura.
Almeno finch non era arrivata a casa, poco dopo la mezzanotte, e
aveva trovato Daniel e Curtis che la aspettavano alzati, come cani da
guardia.
"Dove sei stata?" la aggredirono quasi all'unisono.
"Ci risiamo" brontol Tamara nascondendo la mano bendata in
tasca. "Sono uscita. Avevo bisogno di pensare, e sapete entrambi
quanto mi piacciano queste frizzanti serate d'inverno. Ho
semplicemente perso la cognizione del tempo."
Rimase senza parole quando Curtis l'afferr per un braccio,
attirandola verso di s con uno strattone. Le fissava il collo con
insistenza e Tamara sapeva esattamente cosa stava cercando.
"Hai visto Marquand, stasera, non  cos, Tammy?"
"Se anche fosse, non verrei certo a dirlo a te. Non sei il mio
guardiano, Curt."
Il giovane la lasci andare e si volt, passandosi una mano tra i
capelli, ma Daniel prese il suo posto. "Curtis  semplicemente
preoccupato per te, tesoro, proprio come lo sono io. Ti ho gi detto
che sospettiamo che quell'uomo cercher di rivederti. Se  cos devi
dirmelo, Tammy. Per il tuo bene."
Se gli avesse raccontato la verit, probabilmente gli sarebbe venuto
un infarto, pens Tamara. Alla sola idea sentiva un gusto amaro in
bocca, ma mentire era altrettanto sgradevole. "Non ho visto nessuno
stasera, Daniel. Mi sento confusa e frustrata. Ho bisogno di stare da
sola, lontano dalla vostra presenza opprimente." Ecco, lo aveva detto.
Aveva raccontato una bugia bella e buona all'uomo che amava di pi
al mondo. Si sentiva come Giuda.
Curtis torn a girarsi verso di lei, la prese per un braccio, questa
volta con delicatezza, la condusse al divano e la fece sedere. " ora che
tu ascolti per una volta la dura verit, ragazzina. Primo: ho il diritto di
chiedertelo. Ti amo, piccola sciocca. Ho sempre sperato che prima o
poi te ne saresti resa conto e avresti accettato di sposarmi.
Ultimamente per hai iniziato a trattarmi come un estraneo e io sto
perdendo la pazienza. Ne ho abbastanza. Questa storia deve finire
immediatamente. Non permetter a Marquand di mettersi tra noi."
"Mettersi tra... Curtis, come potrebbe? Non c' un noi."
Curtis sospir, frustrato, e la guard come se fosse un po' tarda di
mente. "Non capisci cosa voglio dire?" riprese con un tono di voce pi
gentile, sedendosi accanto a lei sul divano. "Tamara, non importa ci
che quell'uomo ti ha raccontato, devi tenere a mente chi  davvero. 
in gradi di mentire con una facilit tale che crederai a ogni sua parola.
Ti convincer che tiene a te, mentre l'unica cosa che gli sta veramente
a cuore  sbarazzarsi di ogni possibile minaccia. E al momento la
minaccia in questione  Daniel. Non permettergli di confonderti con le
sue parole, Tammy. Siamo noi quelli che ti vogliono bene davvero.
Noi siamo sempre stati al tuo fianco e ti conosciamo per quello che
sei."
Tamara avrebbe voluto ribattere, ma non riusciva a spiccicare
parola.
"So esattamente che cosa sta succedendo" prosegu Curt. "Quelle
creature hanno doti psichiche strabilianti. Marquand sta giocando con
la tua mente, Tammy. Sono pronto a scommetterci. Insinua nella tua
mente delle sensazioni, per convincerti che lo conosci da sempre. Ti
sembra un caro amico, eppure non riesci a ricordare di preciso dove e
quando vi siete conosciuti. Ti fidi di lui in maniera istintiva, solo che
l'istinto in questo caso non c'entra niente.  la sua dannatissima mente
che comanda alla tua di credergli. Ne  capace, lo sai.  in grado di
riempirti la testa con tutti quei vaghi sentimenti nei suoi confronti e ti
induce a ignorare quelli reali."
Mio Dio, era possibile che avesse ragione?
"Sei confusa, Tam" aggiunse Daniel lentamente, ponderando le
parole. "Lui ti tiene sveglia la notte esercitando su di te il suo potere. 
per questo che durante il giorno riesci a dormire. Perch in quel
momento lui sta riposando e non pu influenzare la tua mente. E
sfruttando la vulnerabilit dovuta alla mancanza di sonno, riesce a
esercitare su di te un'influenza ancora maggiore. Credimi, tesoro, l'ho
gi visto accadere altre volte."
Tamara fiss prima l'uno e poi l'altro, sentendo crescere dentro di
s un senso di nausea. Quello che dicevano era coerente, plausibile.
Eppure nel profondo del suo cuore sapeva che si sbagliavano. O era
Eric che le aveva messo in testa quella certezza? Come poteva
distinguere quello che provava da quello che lui la induceva a
provare?
"Che motivo avrei di mentirti, Tam?" domand Daniel.
Lei scosse il capo, combattuta. Non poteva confessare la verit. Se
l'avesse fatto, le sarebbe parso di tradire Eric. D'altra parte, tacendo
avrebbe tradito Daniel e Curtis. "Non importa, perch tanto vi
sbagliate. Non vedo Marquand da quella sera alla pista di pattinaggio.
Non ci ho nemmeno pensato, eccetto quando voi due mi avete fatto
delle domande su di lui. Inoltre la mia insonnia era dovuta unicamente
allo stress. Ormai  passata. Riesco a dormire molto meglio. Anzi,
credo che andr a letto immediatamente."
Si alz e, passando accanto ai due uomini, sal in camera sua. Qui, si
lasci cadere sul letto e affond la testa tra i cuscini. Non avrebbe
chiuso occhio fino all'alba, lo sapeva. Era a causa di Eric? Stava
davvero cercando di manipolarla? Ma come poteva saperlo con
certezza? Lei per prima aveva affermato di non riuscire a pensare con
chiarezza quando erano insieme. Del resto, non le aveva forse
dimostrato di essere in grado di controllare la sua mente, quella notte
sul balcone?
Si sedette sul letto, gli occhi spalancati, chiedendosi come poteva
porre fine a quel tormento. "Non devo pi vederlo" mormor. "Devo
stargli lontana e sottrarmi alla sua influenza. Ho bisogno di essere
obiettiva." A decisione presa, il suo cuore inizi a frantumarsi come un
vaso di cristallo preso a martellate. "Non posso rivederlo mai pi"
ripet, e i frammenti si sbriciolarono in granelli di polvere.
Capitolo 8
"Mi disprezza." Eric sollev lo sguardo dal microscopio, quando
sent l'amico entrare nel laboratorio in cui si era rifugiato per tre notti
di fila.
"Forse ti teme, Eric, ma come tu stesso hai sottolineato,  stata
allevata da persone che ci considerano mostri. Lasciale il tempo di
abituarsi all'idea."
"L'idea le ripugna." Eric si massaggi le tempie doloranti con i
polpastrelli. "Non c' nulla che io possa fare per cambiare le cose. E
comunque resta il fatto che ha dei problemi."
"Ha di nuovo quegli incubi?" si inform Roland, accigliato.
"No, non mi chiama pi durante il sonno. Ma non  pi riuscita a
dormire dall'ultima volta che ci siamo visti. Percepisco la sua
stanchezza al punto che anche le mie forze si stanno esaurendo. Non
pu andare avanti cos."
"Non ha pi dormito dall'ultima volta che vi siete visti? Ma Eric,
sono passate tre notti..."
"Con questa saranno quattro.  sull'orlo del collasso. Vorrei andare
da lei. Ma imporle la mia presenza se ancora non  pronta ad accettare
il mio aiuto potrebbe rivelarsi controproducente. Soprattutto visto il
suo stato mentale."
Roland annu. "Sono d'accordo. Ma starle lontano ti sta uccidendo,
non  cos?"
Eric sospir e sollev il capo, guardando il soffitto. "Esatto. E quel
che  peggio,  che non sono sicuro di poterla aiutare nemmeno nel
momento in cui sar pronta ad accettare la mia assistenza. Perch non
dorme?  solo perch non riesce a ricordare i nostri precedenti incontri
o  qualcos'altro a impedirle di riposare?  possibile che il mio sangue
l'abbia cambiata in qualche modo e che l'effetto sia ancora presente
pur a distanza di tutto questo tempo? Oppure soffre cos solo quando
le sono vicino? Starebbe meglio se lasciassi nuovamente il paese?"
"Cerca di ragionare, Eric! La lasceresti sola e indifesa nelle mani di
quel macellaio che si definisce uno scienziato?"
Eric scosse il capo. "No. Non potrei mai farlo. Se io mi sono posto
queste domande, di certo l'avr fatto anche lui. Non mi stupirei se
decidesse di usarla per i suoi esperimenti."
"Sei sicuro che non l'abbia gi fatto?"
"Se soffrisse o avesse subito qualche abuso lo saprei."
"Magari l'ha sedata, o anestetizzata" sugger Roland.
"No. Non mi chiama, ma la sento. Riesco a percepire le barriere che
ha eretto per tenermi lontano. Sta facendo di tutto per non pensare a
me." In gola gli si form uno strano nodo che per poco non lo soffoc,
mentre una mano invisibile gli stringeva il cuore.
***
La notte era il momento peggiore. Aveva preso l'abitudine di
restare nell'ufficio di White Plains il pi a lungo possibile, e per diverse
ragioni. La principale era che riusciva a lavorare molto meglio dopo il
tramonto. Per quanto si sentisse esausta fisicamente ed emotivamente
durante tutto il giorno, all'imbrunire le tornavano le energie. Si
domandava per quale motivo Eric volesse torturarla in quel modo.
Non poteva cedere alla stanchezza e permettere al suo corpo di
riposare durante il giorno, perch aveva assicurato a Daniel che si
sentiva meglio e per il momento lui sembrava crederle. Se non altro
aveva smesso di starle addosso. Del resto erano giorni che non si
allontanava da casa tranne che per andare al lavoro.
Con Curtis, invece, era tutta un'altra storia. Andava a controllarla
tre o quattro volte al giorno mentre era in ufficio, e apparire vispa e
arzilla quando lui le faceva visita all'improvviso non era facile. Non
aveva pi tirato fuori quell'assurda storia del matrimonio, e Tamara
gliene era grata. Sapeva che lui non la amava, e bench intorpidito, il
suo cervello era ancora abbastanza reattivo da capire quali fossero le
motivazioni che lo avevano spinto a farle quella dichiarazione
assurda: Curt desiderava proteggerla dalla presunta minaccia
rappresentata da Eric Marquand. Voleva poterla tenere d'occhio
ventiquattr'ore su ventiquattro, in particolare dopo il tramonto.
Doveva essersi reso conto che ormai lui e Daniel non erano pi in
grado di controllarla e sperava che diventando suo marito sarebbe
riuscito a rimetterla in riga. Non poteva biasimarlo, soprattutto
sapendo che quella proposta era stata dettata soltanto dalla
preoccupazione e dall'affetto.
Raccolse i fascicoli sulla scrivania e li infil al loro posto in un
classificatore. Il sole era ormai tramontato, e lei non aveva pi sonno.
La cosa la spaventava. Per quanto tempo poteva andare avanti senza
chiudere occhio?
Un'altra domanda, persino pi preoccupante della prima, si
affacci alla sua mente. In genere si sforzava di ignorarla, ma di notte
non ci riusciva. Perch si sentiva cos vuota? Perch Eric le mancava
tanto? Era assurdo, visto che lo conosceva a stento. Oppure non era
cos? Trovava difficile credere che quell'impressione di familiarit fosse
stata istillata nella sua mente con una sorta di ipnosi, perch non
sembrava aver sede nella sua mente, bens nel cuore, nell'anima.
Proprio come il bisogno di rivederlo. Lo desiderava tanto da star male.
Come era possibile che quel sentimento fosse artificioso, il risultato di
un sortilegio?
"Tamara?"
Sollev il capo di scatto, spaventata dalla voce delicata che aveva
interrotto quel flusso di pensieri. Ricacci indietro le lacrime che le
appannavano gli occhi e si sforz di sorridere a Hilary Garner.
La collega ricambi il sorriso, ma i suoi occhi del colore del
cioccolato si socchiusero, scrutandola con attenzione. "Sembra che ti
sia passata sopra una locomotiva" osserv scherzando. "Ultimamente
ti sei data alla clausura, Tam? Le nostre pause pranzo mi sono
mancate."
Tamara sospir, incapace di sostenere lo sguardo della collega.
Tolti Daniel e Curtis, Hilary era la sua migliore amica. In passato
avevano condiviso molte esperienze, ma doveva ammettere che
ultimamente aveva avuto tempo solo per pensare a Eric. "Non  stato
intenzionale, credimi" rispose stringendosi nelle spalle. "Solo, ho avuto
molte cose per la testa."
La piccola mano candida di Hilary si pos sulla spalla dell'amica. "Ti
va di parlarne?"
Le lacrime tornarono ad affiorare. "Non posso" rispose con un
nodo in gola.
Hilary annu. "Se non puoi, non puoi. Ma non te ne tornerai in quel
mausoleo di casa ad arrovellarti inutilmente per tutta la serata senza
passare sul mio cadavere."
La severit scherzosa del suo tono di voce fu un autentico
toccasana. Tamara la guard negli occhi, riconoscente e al tempo
stesso sollevata che l'amica non avesse insistito. "Cos'hai in mente?"
"Niente di eclatante. Non mi sembri molto in forma. Che ne diresti
di una tranquilla cenetta da qualche parte? Cos magari ti distrai un
po'."
Tamara annu e tir un sospiro di sollievo. Era fantastico non essere
costretta a tornare direttamente in quell'enorme casa vuota, dove
finiva invariabilmente per passeggiare avanti e indietro nella solitudine
della sua stanza, mentre Daniel e Curtis lavoravano fianco a fianco nel
laboratorio sotterraneo all'ultima sensazionale scoperta, o andavano
ad appostarsi davanti a casa di Eric per il resto della notte.
Quando Daniel si materializz sulla soglia, Tamara lo accolse con
un sorriso che, per una volta, era sincero. "Esco a cena con Hilary"
annunci. "Torner tardi, e se ti azzardi a stare in pensiero per me, me
la legher al dito."
St. Claire parve poco convinto, ma non si oppose. "Promettimi che
subito dopo tornerai dritta a casa."
"Certo, Daniel" acconsent Tamara con esagerata arrendevolezza.
L'uomo infil una mano in tasca ed estrasse un mazzo di chiavi.
"Prendi la Cadillac. Non voglio che il tuo vecchio macinino ti lasci per
strada."
"Cosa succeder se il Maggiolino dovesse lasciare te appiedato da
qualche parte?"
"Chieder a Curtis di seguirmi fino a casa." Le Porse le chiavi e
Tamara le infil nella borsetta, mentre cercava quelle della propria
automobile Per consegnarle a Daniel.
Lui la fiss a lungo, e sembr sul punto di dire qualcosa, ma alla fine
si trattenne e se ne and, sospirando come se l'idea di saperla in giro
da sola di notte non gli andasse gi.
Ci nonostante, ne valse la pena. Per tre meravigliose ore, lei e
Hilary gustarono una cena deliziosa, chiacchierando del pi e del
meno.
Contrariamente alle proprie abitudini, Tamara ordin del vino,
nella speranza che se avesse bevuto qualcosa, forse, una volta tornata
a casa, sarebbe riuscita a dormire. Permise al cameriere di riempirle il
bicchiere per ben tre volte, e quando dopo cena Hilary ordin un
digestivo a base di bourbon e lime, decise di tenerle compagnia.
La conversazione tra lei e Hilary flu come ai vecchi tempi, prima
degli incubi e delle notti insonni, e per quel breve lasso di tempo si
sent di nuovo una donna normale, con una mente forte e sana. La
serata fin troppo in fretta e ben presto si ritrov a salutare l'amica nel
parcheggio del ristorante per poi dirigersi alla macchina di Daniel.
Prima di mettersi al volante, fece un rapido conto dei bicchieri che
aveva bevuto e del numero di ore in cui erano stati ripartiti. Quattro e
quattro. Nessun problema. Certa di essere in grado di guidare, accese il
motore e i fari, e usc lentamente dal parcheggio in retromarcia. Se la
sarebbe presa comoda, decise. Avrebbe ascoltato la radio e si sarebbe
sforzata di non pensare a tutto quello che non andava nella sua vita.
Poi, arrivata a casa, avrebbe scelto uno dei meravigliosi volumi di
Daniel dalla libreria e si sarebbe immersa nella lettura dimenticando i
vampiri, i lavaggi del cervello e gli ospedali psichiatrici.
Forare, ovviamente, non rientrava nei suoi piani. Ringrazi la sua
buona stella che fosse accaduto nelle vicinanze di un'uscita e la
imbocc sferragliando pateticamente. Arrivata in un punto
relativamente sicuro, ferm l'ingombrante berlina sul ciglio della
strada e rimase seduta per un attimo picchiettando con le dita sul
volante. "Dannazione, non ho sostituito la ruota di scorta" ramment.
Poco lontano si vedevano brillare le luci di una stazione di servizio.
Doveva essere a meno di trecento metri di distanza, pens con un
sospiro rassegnato, e scese dalla macchina sistemandosi la tracolla della
borsetta sulla spalla. Fantastic per qualche istante sulla possibilit che
il proprietario della stazione di servizio fosse un cavaliere e le
proponesse di riaccompagnarla alla macchina... magari addirittura di
sostituire la ruota al posto suo.
Il pensiero la fece quasi scoppiare a ridere. Sapeva perfettamente
cosa la aspettava: nel giro di qualche minuto avrebbe fatto ritorno a
piedi, facendo rotolare davanti a s uno pneumatico nuovo di zecca.
Be', non era certo la prima volta che sostituiva una ruota bucata. Si
incammin lungo il ciglio della strada, contenta che oltre alla luce
della luna ci fosse anche quella dei lampioni. Ma l'ottimismo svan non
appena una macchina occupata da tre giovani schiamazzanti le pass
accanto. Dai finestrini, completamente abbassati nonostante la
temperatura glaciale, usciva della musica heavy metal a tutto volume,
not. Poi l'auto si ferm e ne scesero due ragazzi, che le andarono
incontro barcollando. Probabilmente erano ubriachi, a giudicare dalle
bottiglie che tenevano in mano.
Tamara fece dietrofront, pensando che sarebbe stato pi prudente
raggiungere la stazione di servizio con l'auto, anche se avrebbe
significato rovinare i cerchioni. Non appena si gir, la Mustang
arrugginita e senza marmitta ingran la retromarcia e la super,
fermandosi sul ciglio della strada. Questa volta fu il conducente a
scendere e ad avanzare lentamente verso di lei. L'oggetto che aveva in
mano e che luccicava alla luce dei lampioni non era una bottiglia,
bens una lama, not terrorizzata.
Gli uomini la circondarono; due si piazzarono alle sue spalle e il
terzo di fronte. In quegli istanti interminabili non pass nemmeno una
macchina. Per un attimo Tamara pens di lanciarsi oltre il guard-rail,
ma cos facendo sarebbe finita in mezzo alla vegetazione, dove quei
malintenzionati l'avrebbero raggiunta ugualmente, e alla fine decise
che era meglio restare dov'era. Da un momento all'altro sarebbe
potuta passare un'automobile e allora lei avrebbe attirato l'attenzione
del conducente gridando e agitando le braccia... persino gettandosi
sotto le ruote se necessario.
Lanci un'occhiata ai due giovani alle sue spalle. Uno indossava dei
jeans strappati e una camicia a quadri slacciata che svolazzava nel
vento gelido lasciando scoperto il torace nudo e ossuto. L'altro
portava una felpa e una giacca di pelle. Entrambi sembravano avere
un gran bisogno di una doccia e di un parrucchiere, ma non
sembravano particolarmente pericolosi. Probabilmente, valut, non
erano nemmeno grandi abbastanza da comprare legalmente le birre
che si stavano scolando.
Quando si sent afferrare per un braccio le manc il fiato. Si volt di
scatto. Il terzo individuo era pi vecchio degli altri due. I capelli lunghi
e unti gli arrivavano alle spalle, ma la sommit del capo era pelata e
lucida. Era pi basso di lei, e con una trentina di chili di troppo.
L'uomo le sorrise, e Tamara not che i pochi denti che gli restavano
erano molto sporchi. Senza dire una parola le strapp la borsetta. Per
farlo fu costretto a lasciarle andare il braccio, ma con l'altra mano
continuava a reggere il coltello. Tamara indietreggi di un passo e lui
sollev rapidamente la lama, premendole la punta sotto un seno.
"Un passo e sei morta, bellezza" sibil, lanciando la borsetta alle
spalle di Tamara. "La sua grossa Cadillac ha una ruota bucata. Perch
non la cambiate, cos poi potremo andare a spassarcela un po'?" grid
poi ai due compagni.
"Non ho la ruota di scorta" disse Tamara, provando un'enorme
soddisfazione all'idea che la cosa potesse rompergli le uova nel
paniere.
"Ma stavi andando a comprarne una, giusto, tesoro?" Tamara non
rispose e il ragazzino con la giacca di pelle rovist nella borsetta.
"Novantacinque dollari e qualche spicciolo."
Il sorriso sul volto dell'uomo con il coltello si fece pi ampio.
"Prendeteli e andate alla stazione di servizio. Usate la Mustang.
Portate qui la ruota e cambiatela." Fece correre la lama sul seno di
Tamara premendo leggermente, non abbastanza forte da ferirla, ma
facendole male e spaventandola a morte. "Io terr compagnia alla
signorina fino al vostro ritorno."
Un attimo dopo, i due ragazzi pi giovani le sfilarono accanto e,
saliti sulla rumorosa vettura, partirono sgommando, diretti alla
stazione di servizio. Il terzo uomo la costrinse bruscamente a voltarsi
torcendole un braccio dietro la schiena, poi la spinse verso il fossato
che correva lungo il ciglio della strada. "Li aspettiamo quaggi,
lontano da sguardi indiscreti, che ne dici?"
"Scordatelo!" grid lei scalciando all'indietro con un piede nella
speranza di colpirlo. Ma l'uomo schiv il colpo e una frazione di
secondo pi tardi Tamara si ritrov con la faccia nella neve e il peso
del tizio sulla schiena.
"Se ti va di farlo qui, a me sta bene, zuccherino" le grugn in un
orecchio. Tamara si mise a gridare, e lui le punt immediatamente la
lama alla gola, schiacciandole con violenza la faccia nella neve prima
di infilarle una mano sotto la camicetta e strapparle rabbiosamente il
reggiseno.
Quando le mani dell'uomo le toccarono la schiena, Tamara avvert
una nausea tremenda. Mio Dio, pens, non aveva scampo. Daniel non
si sarebbe preoccupato di non vederla arrivare, credendola ancora a
cena con Hilary, e persino se fosse uscito a cercarla non si sarebbe mai
spinto fin l. L'unico motivo per cui lei aveva imboccato quell'uscita era
la ruota bucata: di norma avrebbe percorso l'autostrada per un altro
tratto.
L'alito fetido dell'uomo le sfior il viso, poi, con un altro
movimento lascivo, la sua mano si allontan dal seno e cerc di
infilarsi nei jeans, mentre le labbra rimanevano incollate alla schiena di
Tamara.
Sta per violentarmi, pens lei. Il panico le impediva di pensare con
chiarezza, ma cerc di controllarsi. Non poteva arrendersi. Non
voleva sentire quelle mani sul suo corpo. Si sforz di non vomitare,
perch se l'avesse fatto sarebbe soffocata. Aveva bisogno di aiuto,
pens, disperata.
Quando il volto di Eric prese forma nella sua niente, finalmente
riusc a calmarsi. A un tratto, le sue parole, pronunciate con quella
voce profonda e rassicurante, le risuonarono nelle orecchie. Non ti
farei mai del male, Tamara. Uccidevi chiunque ci provasse. Chiuse gli
occhi. Parlava sul serio?, si chiese. Le sembrava di udire ancora la sua
voce rassicurante sussurrarle nella niente: Non ti rendi conto che
potresti chiamarmi da chilometri e chilometri di distanza con la sola
itti'
forza del pensiero, e che io ti sentirei?
Possibile che fosse vero? Le avrebbe risposto se ci avesse provato?
Se dovessi avere bisogno di me, Tamara, chiamami, e io verr da
te.
L'uomo era riuscito a sbottonarle i jeans e ad abbassare la lampo. Si
scost leggermente da lei e inizi ad armeggiare con l'apertura dei
propri pantaloni. Tamara chiuse gli occhi e cerc di formulare un
pensiero coerente. Aiutami, Eric. Ti prego, se ci che hai detto  vero,
aiutami. Mentre udiva il rumore della cerniera che si abbassava,
Tamara ebbe la bizzarra impressione che la sua mente stesse
letteralmente gridando attraverso lo spazio e il tempo. Si trattava di
una sensazione spaventosa, ma non era nuova, realizz. Le era gi
capitato in precedenza... nei suoi sogni. L'urgenza di quei pensieri le
trafisse la mente con un dolore lancinante. Ho bisogno di te, Eric! Per
l'amor di Dio, aiutami!
***
Eric smise di far roteare il liquido nella provetta e inclin il capo.
Attese qualche istante, accigliandosi, poi scosse il capo e torn a
lavorare.
"Allora, con quale gioco di prestigio sei alle prese, oggi?"
Eric osserv l'amico inarcando un sopracciglio. "Sto cercando di
isolare la componente del sangue umano che ci tiene in vita."
"E poi cosa farai? Ne ricaverai una pillola con cui nutrirci?"
"Sempre meglio che derubare gli ospedali, non credi, amico mio." Il
suo sorriso dur un solo istante. A un tratto sollev di scatto la testa e
la provetta cadde a terra, frantumandosi.
Roland sobbalz, sorpreso. "Che cosa succede, Eric?"
"Tamara." Eric si sfil i guanti di lattice e schizz fuori dalla stanza, il
camice bianco che si gonfiava dietro di lui mentre sfrecciava lungo i
corridoi dell'enorme residenza, fermandosi solo per afferrare il
cappotto appeso nell'ingresso. Arriv nei pressi del cancello con la
velocit soprannaturale caratteristica delle creature della sua razza, e
mentre superava l'ostacolo con un salto avverti la presenza di Roland
al suo fianco. Cerc di affilare i sensi per connettersi con la mente di
Tamara, ma avvert soltanto una paura nauseante e un freddo glaciale.
Gli bastarono pochi minuti per raggiungerla, anche se a lui parvero
ore. Livido di rabbia, osserv per una frazione di secondo il bastardo
che stava cercando di girarla sulla schiena nel tentativo di sfilarle i
pantaloni, la bocca premuta contro il suo seno.
Con gli occhi chiusi, Tamara dimenava la testa e implorava il suo
nome. "Eric... oddio, Eric, ti Prego..."
Marquand afferr il farabutto per la camicia e glielo tolse di dosso,
scaraventandolo nella neve. Poi si chin sull'uomo sbigottito, lo
sollev per il bavero e gli sferr un potente gancio destro in pieno
viso. Lo colp in rapida successione una seconda volta e poi una terza,
e avrebbe continuato ancora se le deboli grida di Tamara non avessero
penetrato la cortina di rabbia che gli offuscava la mente. Eric si volt di
scatto, e vedendola sdraiata sulla neve lasci cadere l'aggressore, la
raggiunse, e inginocchiandosi accanto a lei strinse tra le braccia il suo
corpo tremante.
La tenne stretta a lungo, cullandola come se fosse una bambina. "
finita, tesoro. Sono qui, adesso. Quel bastardo non pu pi farti
niente" mormor affondandole il viso nei capelli. "Stai tranquilla.
Nessuno ti far del male. Non lo permetter."
Tamara trasse un profondo respiro, poi un altro e un altro ancora.
All'improvviso gli gett le braccia al collo e nascose il viso nella curva
tra la spalla e il collo, scossa da singhiozzi disperati.
Eric la strinse forte a s, sussurrandole parole di conforto tra i
capelli. Era finita. Era al sicuro adesso.
Con un ultimo singhiozzo spasmodico, Tamara sollev il capo
verso di lui, gli occhi sgranati, colmi di lacrime e stupore. "Sei venuto
da me. Sei venuto davvero. Ti ho chiamato..."
Eric batt rapidamente le palpebre per ricacciare le lacrime che gli
appannavano la vista e le scost i capelli dal viso. "Non avrei potuto
fare altrimenti. Non dovresti esserne sorpresa. Te 1 o avevo detto,
no?"
Tamara annu.
"Non potrei mai mentirti. Non l'ho mai fatto e ti giuro ancora una
volta che non lo far mai." La osserv, certo che gli avrebbe creduto.
La camicetta a brandelli le pendeva da una spalla. La cerniera dei
pantaloni era abbassata. Era bagnata di neve e tremava per il freddo e
per lo shock. Eric la prese in braccio, in pochi balzi risal il terrapieno a
lato della carreggiata e torn sulla strada. Accanto all'auto, appoggiata
per terra, not una ruota. Un istante dopo Roland emerse dall'altro
lato della vettura e butt il cric nel baule.
Solo quando ebbe raggiunto la vettura, Eric abbass nuovamente
lo sguardo su Tamara, ancora rannicchiata contro di lui. "Sei ferita? Te
la senti di camminare?"
Lei sollev il capo. "Sto bene. Sono solo un po' scossa."
Eric la pos a terra con delicatezza e, aperta la portiera dalla parte
del passeggero, l'aiut a salire in macchina. Roland aveva appena
infilato la ruota sgonfia nel baule, che richiuse con un tonfo. "Dove
sono gli altri?" gli domand Eric.
Se la sono data a gambe come conigli, amico mio, gli rispose
mentalmente Roland.
Li hai lasciati andare? Roland, avresti dovuto fargliela pagare per
quello che hanno fatto, ribatt silenziosamente Eric, dialogando con
l'amico come erano soliti fare abitualmente.
Cosa hai fatto al suo aggressore? L'hai ucciso?
Non ancora. Gli bast ripensare a quel bastardo e a quanto poco
fosse mancato perch violentasse Tamara, per sentirsi nuovamente
ribollire di rabbia. Ma  quello che ho intenzione di fare, e subito
dopo sar la volta dei maledetti vigliacchi che lo hanno aiutato.
Non sei un assassino, Eric. E gli altri due erano poco pi che
ragazzini. Lascia perdere.  la cosa migliore.
Tamara usc dalla macchina e solo allora Eric si rese conto di non
avere chiuso la portiera. Lei gli pos una mano sulla spalla e con una
calma sorprendente gli disse: "Roland ha ragione, Eric. Erano solo dei
ragazzini. Quando vedranno come hai ridotto il loro complice,
capiranno di essere stati molto fortunati questa sera. E poi sai
benissimo che non potresti mai tornare indietro e far fuori quel tizio a
sangue freddo. Non  da te".
I due la fissarono. Roland sembrava sbigottito. "Credo che mi ci
vorr un po' per abituarmi" dichiar accigliandosi. " strano pensare
che un essere umano possa leggermi nel pensiero, anche se immagino
che accada solo quando sto conversando con te, Eric. Evidentemente
Tamara sente tutto quello che senti tu."
Eric annu e, sfilatosi il cappotto, lo pos sulle spalle di Tamara.
"Sente quello che sento io" ripet. "E se solo guarda con sufficiente
attenzione dentro di s, pu percepire tutto quello che io percepisco.
 in grado di leggere i miei pensieri e i miei sentimenti. Non posso
nasconderle nulla." Si era rivolto a Roland, ma le sue parole erano
destinate a Tamara. Pi di ogni altra cosa, desiderava che si fidasse di
lui. "La accompagno a casa. Vuoi un passaggio?"
Roland si allontan dalla macchina come se mordesse. "Con quel
trabiccolo?"
Tamara sorrise. Poi il suo sguardo si pos su Eric che sorrise a sua
volta, sollevato: si sarebbe ripresa.
"Mi fa piacere che troviate divertente la mia avversione per le
automobili" sentenzi Roland. "Comunque sia, preferisco fare
affidamento sui miei mezzi per spostarmi." E con un movimento
teatrale del nero mantello, svan nell'oscurit.
Eric chiuse la portiera dalla parte di Tamara, fece il giro dell'auto e
prese posto al suo fianco. Rimase a lungo a guardarla, ammirando la
familiare bellezza del suo viso. Tamara ricambi lo sguardo, come se
anche lei avesse sofferto terribilmente per la sua lontananza.
" passato un bel po' di tempo dall'ultima volta che ho guidato
un'automobile" annunci lui lanciando un'occhiata sospettosa al
cruscotto, "ma immagino che serva ancora la chiave."
Il sorriso che lei gli rivolse gli scald il cuore. Tamara si guard
intorno e indic il sedile posteriore. "Dovrebbe essere ancora nella
borsetta, se non  caduta quando Roland l'ha recuperata."
Eric prese la borsa, e dopo aver rovistato al suo interno recuper la
chiave. Gli ci volle un po' per individuare l'accensione: l'ultima volta
che era salito su un'automobile si trovava al centro del cruscotto, non
sotto il volante. Infil la chiave, la gir e sobbalz quando il motore
prese vita. Tamara scoppi a ridere di gusto e lui pens che quel suono
era musica per le sue orecchie. Aveva la sensazione che parte della
tensione accumulata in quell'ultima ora si fosse dissolta grazie a quella
risata.
"Quanto tempo  passato?" gli domand divertita Tamara.
Eric la guard sorridendo. "Non lo ricordo con precisione. Ma non
temere, imparo in fretta. Allora..." I suoi piedi eseguirono qualche
passo di tip tap. "Dov' la frizione?"
" automatica." Gli si avvicin scivolando sul sedile e indic i pedali.
"Quello  il freno e l'altro l'acceleratore. Schiaccia il pedale del freno."
Eric le pass un braccio intorno alle spalle e l'attir a s, quindi
premette il pedale che lei gli aveva indicato. Tamara impugn la leva
del cambio. "Guarda: retromarcia, folle, e prima. Ora metti la prima."
Lui obbed, inspirando il profumo dei suoi capelli, ma si volt di scatto
non appena la macchina si mise in moto.
Lentamente si immise sulla carreggiata, e avanz con prudenza
finch non ebbe acquisito un po' di dimestichezza con il mezzo, poi
imbocc senza difficolt lo svincolo che li avrebbe riportati in
autostrada.
"Hai detto che non potresti mai mentirmi" disse Tamara
avvicinandosi a lui. " vero?"
"Potrei provarci, ma se lo facessi e tu fossi abbastanza attenta, te ne
accorgeresti." Accentu la stretta intorno alle sue spalle. "Ma non ho
motivo di mentirti, Tamara."
Lei annu. "Non mi va di tornare subito a casa. Non possiamo
fermarci da qualche parte a parlare per un po'?"
Capitolo 9
Tamara non ebbe bisogno di dirgli che la prima cosa che desiderava
fare era lavare via dal proprio corpo il ricordo del contatto con
quell'essere spregevole. Era incredibile che lui riuscisse a "leggerla" con
tanta precisione, eppure era cos. Eric la port a casa sua e parcheggi
la Cadillac all'interno della propriet, oltre la curva del vialetto
d'accesso, in modo che non fosse visibile dalla strada.
Appena entrati in casa le sugger di chiamare St. Claire per avvisarlo
che sarebbe tornata pi tardi del previsto. Tamara raccont a Daniel
che lei e Hilary sarebbero andate a bere qualcosa dopo cena e che non
sapeva a che ora sarebbe rincasata. Lui brontol un poco, ma non si
arrabbi pi di tanto. Doveva dargliene atto, consider Tamara, ci
stava provando.
Quando riagganci, Eric la raggiunse in soggiorno portando una
bottiglia di brandy e un ampio bicchiere dal lungo stelo, che Tamara
guard massaggiandosi inconsapevolmente il petto nel punto in cui il
farabutto l'aveva toccata. "Il suo sudiciume non pu intaccarti,
Tamara. La tua purezza non pu essere scalfita da un essere tanto
spregevole" comment Eric.
Solo allora Tamara si rese conto di quel gesto meccanico. "Mi sento
sporca... contaminata" sospir.
"Capisco. Immagino sia una reazione normale in questi casi. Credi
che ti sentiresti meglio dopo un bagno?"
Tamara chiuse gli occhi. "Oh, s. Voglio eliminare ogni traccia di
quel..."
"Ci avrei scommesso. Mentre parlavi con St. Claire ho riempito la
vasca." Lei riapr gli occhi. "Davvero?" Eric pos il vassoio, vers del
brandy nel bicchiere e glielo porse. Poi le mise un braccio sulle spalle e
le fece strada fino alla stanza da bagno.
L'ambiente era rischiarato dalla luce ambrata delle lampade a olio e
delle alte ed eleganti candele disseminate qua e l. Una vasca color
avorio con i piedi a zampa di leone era colma d'acqua bollente e
schiuma da bagno. Eric tolse il bicchiere dalle mani di Tamara e lo
pos su un tavolino accanto alla vasca. Poi prese qualcosa che
sembrava un telecomando, premette un bottone e nella stanza si
diffuse una musica dolce e rilassante quanto il vapore che si levava
dall'acqua e la luce calda delle candele.
Tamara si chin sulla vasca per toccare una bolla iridescente e
quando si raddrizz fiss Eric con occhi colmi di meraviglia. "Non
riesco a credere a tutto quello che hai fatto per me" sussurr.
"Voglio che tu stia bene, Tamara; voglio cancellare l'orrore che ti ha
sfiorato questa sera e sostituirlo con la tenerezza. Tengo molto a te. Lo
sai, vero?"
Tamara senti un groppo alla gola. Le sue parole erano cos toccanti
che i suoi occhi si colmarono di lacrime.
"Non perder il controllo, Tamara" la rassicur lui, temendo forse
che potesse fraintendere le sue intenzioni. "Non potrei dare libero
sfogo alla mia passione dopo quello che ti  successo stasera. Voglio
solo coccolarti, mostrarti..." Eric chiuse gli occhi e si port una mano di
Tamara alle labbra, baciando le nocche una dopo l'altra, poi torn a
guardarla e le gir la mano per premere la bocca contro il palmo.
Tamara gli diede il proprio consenso senza aprire bocca. Lui parve
sentirla. Le sfil delicatamente quel che restava della camicetta e la
lasci cadere a terra, poi allung le mani sulla sua schiena e le tolse il
reggiseno strappato, facendo scivolare le spalline lungo le braccia. Sul
seno destro c'erano dei lividi, not Tamara, con la sensazione che i
segni lasciati dalle dita di quell'energumeno non sarebbero mai spariti
completamente.
"Sono ferite superficiali, guariranno" la rassicur Eric, aiutandola a
sfilarsi i jeans fradici.
Tamara prefer togliersi le mutandine da sola. Non voleva che lui la
guardasse, perch si sentiva ancora sporca malgrado le sue
rassicurazioni, e ancora una volta Eric l'accontent senza che ci fosse
bisogno di parole. Non distolse mai lo sguardo dai suoi occhi, e
quando ebbe finito la aiut a entrare nella vasca piena di schiuma.
Tamara si lasci sprofondare lentamente nell'acqua, appoggiando il
capo alla fredda porcellana del bordo, con gli occhi chiusi.
A un tratto sent il bicchiere sfiorarle il palmo della mano e lo
strinse. "Bevi" la esort Eric. "Rilassati. Lascia fluire la tensione. Ascolta
il genio di Wolfgang."
Tamara assaggi il brandy senza aprire gli occhi. "Mmh, che
buono!"
" cognac" rispose lui.
Tamara ubbid senza nemmeno aprire gli occhi. Qualche minuto
pi tardi sent un panno caldo correrle sulla gola e sul collo e aggrott
la fronte. "Ho sentito una leggenda che riguarda i vampiri e l'acqua
corrente..."
Eric scoppi a ridere. Il panno si allontan dalla pelle di lei per
essere immerso nell'acqua, poi lui lo strizz, lo insapon e riprese
delicatamente a pulirla... Tamara aveva la sensazione che le stesse
purificando l'anima. "Sono tutte falsit." Abbass una mano e le lav il
seno, facendole accelerare il battito cardiaco anche se il suo tocco non
aveva nulla di passionale. "Proprio come le storie sull'aglio,
sull'aconito o, come gi sai, sui crocefissi."
"Ma la luce del sole..."
"In effetti, s, la luce del sole mi  nemica.  uno dei problemi cui sto
cercando soluzione con i miei esperimenti. Voglio scoprire come
funziona, perch accade e che cosa posso fare per aggirare l'ostacolo."
Con un sospiro le insapon la pancia e l'addome. "Non hai idea di
quanto mi manchi il sole." La sua mano ricoperta dal panno bagnato le
raggiunse le costole, sotto la superficie dell'acqua, poi si mosse sui
fianchi.
"E il paletto di legno?"
"Non  il paletto in s che mi ucciderebbe. Qualsiasi oggetto affilato
otterrebbe lo stesso effetto, se usato correttamente. Un vampiro  un
po' come un emofiliaco: basta poco perch ci dissanguiamo." Le pass
il panno tra le gambe - troppo rapidamente, pens Tamara - e
prosegu massaggiandole le cosce.
"A che cosa  dovuto il nostro legame psichico?" volle sapere lei,
sorseggiando ancora un po' di cognac, e socchiuse gli occhi per
guardarlo in faccia mentre rispondeva.
Eric riflett sulla domanda per qualche minuto. "Prover ad
abbozzare una risposta" disse infine. "Vedi, non tutti gli esseri umani
possono diventare vampiri. Occorre avere due requisiti essenziali e
solo i pochi che li possiedono possono essere trasformati." La sua
mano raggiunse il polpaccio, e inizi a insaponarlo. "Il primo  un
legame di sangue che pu essere fatto risalire a un unico capostipite,
anche se sospetto che sia molto pi antico."
"Di chi si tratta?"
Eric le afferr un piede con entrambe le mani, e lo massaggi finch
non fu avvolto completamente dalla schiuma, prima di passare
all'altro. "Il principe Vlad l'Impalatore, meglio conosciuto come..."
"Dracula" sussurr intimorita lei.
"Esatto. Il secondo requisito invece..." continu Eric strofinandole
l'alluce tra indice e pollice, " una sostanza che si trova nel sangue di
alcuni individui, un antigene chiamato belladonna."
Tamara si mise a sedere di scatto. "Ma io ce l'ho!"
Eric sollev lo sguardo e rimase incantato a contemplare il seno che
si era sollevato a filo dell'acqua e dal quale la schiuma che le aderiva al
corpo colava lentamente. "Gi, e anche tu discendi dallo stesso
antenato" spieg. "Gli esseri umani che possiedono entrambe queste
caratteristiche sono molto rari. Noi li chiamiamo i Prescelti. Che si
creino dei legami psichici tra noi e loro  normale, ma in genere i
Prescelti, in quanto esseri umani, non ne sono consapevoli, mentre noi
vampiri riusciamo a sentire se sono in pericolo e facciamo del nostro
meglio per proteggerli. Quella volta a Parigi non  stata la prima
occasione in cui Roland mi ha salvato la vita, capisci?" Tamara annu,
notando lo sforzo che gli era costato distogliere lo sguardo dal suo
seno e ricominciare a massaggiarle i piedi. "Anche il nostro legame 
iniziato cos. In seguito si  rafforzato, ma  proprio questa la parte che
dovrai ricordare da sola." Tamara si immerse nuovamente nell'acqua.
Gli credeva. Ormai non metteva pi in dubbio le sue parole. La
sensazione di riuscire a vedere quello che gli passava per la testa era
tanto strana quanto reale. Sapeva, per esempio, che fargli altre
domande sul loro passato e sul legame che li univa non sarebbe servito
a nulla. Non le avrebbe risposto. Per il suo bene, non l'avrebbe fatto.
E in quel preciso momento sentiva che evitare di stringerla tra le
braccia e baciarla appassionatamente gli costava uno sforzo immane.
Si stava trattenendo per via della terrificante esperienza che lei aveva
vissuto quella sera. E lo faceva per il suo bene.
La amava.
Quel sentimento era come una coperta soffice e calda che la
avvolgeva proteggendola dal resto del mondo. Nulla poteva scalfirla
mentre era avvolta da quella sensazione. Sentirsi amata cos era come
essere in paradiso, pens. Eric l'adorava, per dirla con le sue parole, e
quell'emozione, quel calore, aveva su di lei un effetto quasi fisico,
tangibile.
"Girati" le disse, la sua voce dolce e profonda nella piccola stanza.
Tamara si volt, incrociando le braccia sotto il mento per appoggiarvi
la testa come su un cuscino. Le forti mani di Eric le fecero scorrere il
panno insaponato lungo la schiena e le spalle, massaggiandola,
accarezzandola e lavandola allo stesso tempo con una dolcezza che la
mand in estasi. Chiss come sarebbe stato fare l'amore con lui?, si
domand
Eric sussult, e Tamara si accorse che gli tremavano le mani. Aveva
udito i suoi pensieri, comprese, un po' imbarazzata, e senza guardarlo
trov il coraggio di chiedergli ad alta voce: "Perch... perch ti tiri
sempre indietro?".
"Non  l'argomento pi indicato di cui discutere, mentre sei nuda,
bagnata e provata dal brandy, non credi?" replic lui, esitante. Le
massaggi le natiche con le mani insaponate, ma le tolse quasi subito.
Tamara si gir nuovamente e studi il suo viso al lume di candela.
"Mi desideri?"
Eric la guard, la mandibola contratta. "Pi di quanto tu possa
immaginare."
"Allora perch..."
"Zitta" sibil. Si alz, e preso da una mensola un asciugamano
enorme lo tenne aperto davanti a lei, in attesa. " per il tuo bene,
Tamara."
Tamara si alz e usc dalla vasca da bagno, posando i piedi sul
morbido tappetino. Lui la avvolse nel telo di spugna, dopodich si
allontan. "Ti lascio sola cos puoi rivestirti..."
"Per non mi hai permesso che mi spogliassi da sola" gli fece notare
bruscamente lei. Non sapeva cosa la irritasse di pi, se la
consapevolezza di desiderarlo o il fatto che lui si rifiutasse di
assecondarla.
"La tua camicetta  rovinata." Eric indic il ripiano dove aveva
appoggiato i vestiti dopo che Tamara se li era sfilati. "Ti ho lasciato una
delle mie camice, puoi usare quella." E senza aggiungere altro usc dalla
stanza.
"Per il mio bene" sbott Tamara una volta rimasta sola. Immerse un
braccio nell'acqua e tolse il tappo dalla vasca. "Perch tutte le cose che
detesto devono essere per il mio bene? Come se io non sapessi che
cosa  meglio per me e che cosa non lo ."
Si avvolse nell'asciugamano e lo blocc ripiegandone un lembo
sotto un'ascella. Era un'adulta, dannazione, non una bambina, e
sapeva esattamente che cosa era meglio per lei. Lo desiderava, a
prescindere dalla sua natura. E lui voleva lei. Quel suo esagerato senso
dell'onore la stava facendo impazzire. Le uniche volte in cui stava
davvero bene era quando si trovava tra le sue braccia, quando lui la
baciava.
E quella notte... quella notte pi che mai sentiva che stare con lui
era la cosa giusta, sentiva di appartenergli. Usc dal bagno e percorse il
corridoio fino in soggiorno. Eric, chino davanti al caminetto, stava
alimentando il fuoco con nuova legna. Tamara avanz a piedi nudi sul
pavimento di legno e sul variopinto tappeto orientale senza fare
rumore. Lui sapeva che si stava avvicinando, Tamara lo sentiva. Si
ferm a un passo da lui e gli appoggi le mani umide sulle spalle. Si era
sfilato la giacca quando erano entrati in casa, e prima di farle il bagno
si era rimboccato le maniche della camicia. Le braccia, scoperte fino ai
gomiti e con i muscoli tesi, si immobilizzarono sotto il suo tocco.
Eric si alz lentamente, si volt, e quando abbass lo sguardo su di
lei, i suoi occhi sembravano colmi di dolore. "Non mi stai rendendo le
cose semplici."
Gli ultimi due bottoni della camicia erano slacciati. Tamara sfior
con le dita la porzione di pelle scoperta. "Fai l'amore con me, Eric."
"Non lo sai che lo farei se solo potessi?" le rispose con una voce
talmente roca che lei stent a riconoscerla.
"Allora spiegami perch. Fammi capire..."
"Non sono umano! Cos'altro hai bisogno di sapere?"
"Tutto!" Gli pass una mano intorno al collo, le sue dita gli
accarezzarono la nuca, poi giocherellarono con la coda. "Tu vuoi fare
l'amore con me, Eric. Lo sento ogni volta che mi guardi. E smettila di
dirmi che cosa  meglio per me. Sono una donna adulta. So cosa
voglio, e quel che voglio sei tu."
Il suo sguardo le dardeggi sul viso. Tamara percep la sua riluttanza
e perse parte della propria spavalderia. Scossa dalle emozioni, si
abbandon contro di lui. Eric la strinse tra le braccia, le accarezz le
spalle lasciate scoperte dall'asciugamano e giocherell con le punte
umide dei capelli. "Oh, Eric, ho avuto tanta paura. Non sono mai stata
tanto spaventata in tutta la mia vita. Mi ha schiacciato la faccia nella
neve... non riuscivo a respirare e lui... era sopra di me... le sue... le sue
mani..."
" finita ormai" mormor lui con voce pacata, rassicurante.
"Nessuno potr pi farti del male."
"Continuo a vederlo davanti a me. Lo vedo nella mia mente e mi
sembra di sentire ancora il suo odore... Dio quanto puzzava!"
"Shh."
"Aiutami a dimenticare, Eric. So che puoi farlo" lo implor Tamara
con il volto nascosto nell'incavo del suo collo. Gli fece correre le mani
dietro la testa, e quando sollev lo sguardo nei suoi occhi neri
riconobbe la passione. "Ho bisogno di te stasera, Eric."
Lui le sfior le labbra con le proprie, e quel fugace contatto la fece
fremere. Poi si ritrasse, fissandola come se volesse scavare dentro di lei,
e in quegli occhi neri come giaietto Tamara vide il riflesso della fiamma
che ardeva nel camino. Eric sussurr il suo nome dolcemente prima di
baciarla di nuovo, e lei reclin il capo e dischiuse la bocca offrendosi a
quell'avida invasione.
La baci con passione, affondando la lingua dentro di lei come
aveva gi fatto in passato, quasi volesse divorarla, esplorandola,
succhiandola, assaporandola. E lei rispose con tutto l'ardore di cui era
capace, mentre con le dita gli slegava il laccio nero che gli raccoglieva
i capelli sulla nuca. Pass le mani in quelle seriche ciocche corvine, ne
afferr una e se la strofin su una guancia, prima di sprofondare il viso
nei suoi lunghi capelli e permettere al loro profumo di avvolgerla e di
cancellare quello dell'altro uomo.
Voltandosi, lo baci sul collo e poi prosegu fino all'apertura della
camicia. Lui trem, le dita intrecciate ai suoi capelli, mentre Tamara gli
slacciava goffamente i bottoni e scostava il tessuto che si frapponeva
tra loro. Premendo i palmi contro il suo petto liscio e muscoloso, li
fece scorrere verso il basso, seguendone il rovente tracciato con le
labbra. Si sofferm sui capezzoli, larghi e virili, e li stuzzic con la
lingua, avvertendo una sensazione di euforia quando lui risucchi
bruscamente l'aria tra i denti. Poi le sue mani scesero ancora, fino
all'addome piatto e compatto e alla cintura dei pantaloni, e infine
scivolarono sotto la stoffa.
Quando le dita di lei si strinsero intorno al suo membro turgido di
eccitazione, Eric rovesci la testa all'indietro, come se i muscoli del
collo fossero troppo deboli per sostenerla, e dalle sue labbra scatur un
gemito roco, terribilmente sensuale. Incoraggiata da quella reazione,
Tamara lo strinse e lo accarezz. Lui sollev il capo, e mentre il suo
sguardo incandescente incontrava quello di lei afferr l'angolo
dell'asciugamano che la avvolgeva e con un rapido movimento lo fece
cadere. Poi le mise le mani sui fianchi e la attir a s, carne contro
carne.
Quando sent il suo petto sodo e muscoloso e la sua pelle tesa e
tiepida toccarle il seno, Tamara credette di impazzire di piacere. Le
braccia possenti di Eric l'avvolsero, le mani forti si mossero lungo la sua
schiena nuda, facendola fremere.
Impossessandosi nuovamente della sua bocca, Eric la fece sdraiare
delicatamente sul tappeto davanti al fuoco, poi si stese accanto a lei, su
un fianco, e le mise un braccio sotto il capo a farle da cuscino. Riprese
a baciarla con avidit, mentre con l'altra mano le esplorava il corpo. Le
strinse il seno, stimolandole delicatamente i capezzoli finch non li
senti inturgidirsi sotto le dita, le fece scorrere i polpastrelli sul ventre,
soffermandosi a giocare con l'ombelico, e poi scese ancora, fino a
raggiungere il centro pulsante della sua femminilit.
Tamara chiuse gli occhi e sent un sublime calore irradiarsi da quel
punto e crescere dentro di lei. Lo voleva, e per farglielo capire divaric
le gambe e si inarc, offrendosi senza pudore al tocco audace delle sue
dita. Nel momento in cui le labbra di Eric abbandonarono la sua bocca
per concentrarsi sul seno, il piacere raggiunse un'intensit tale che
Tamara chiuse gli occhi. Lui le sfior i capezzoli con i denti, lei rispose
attirando a s la sua testa con una mano e abbassandogli la cerniera dei
pantaloni con l'altra.
Impaziente, Eric si liber dell'indumento con un calcio, e quando fu
completamente nudo Tamara apr gli occhi per ammirarlo alla luce
guizzante delle fiamme. Era l'uomo pi bello che avesse mai visto. Il suo
corpo era una massa di muscoli tonici e possenti, la pelle era liscia e
tesa, elastica e quasi completamente glabra. Lo percorse dalla testa ai
piedi con lo sguardo, e quando incontr quello rovente di lui che
sembrava chiederle: Ne sei proprio sicura?, per tutta risposta cerc
nuovamente le sue labbra, e dopo averlo attirato a s pieg le
ginocchia aprendosi a lui.
Eric la penetr lentamente e il piacere che prov le tolse il fiato.
Non si trattava soltanto di sesso, pens confusamente mentre lui si
spingeva pi a fondo. Era piuttosto il compimento di un ciclo cosmico.
Lui le apparteneva e lei apparteneva a lui. Ma voleva di pi. Quando
Eric si ritrasse, con infinita delicatezza, lo afferr per le natiche e lo
attir dentro di s con forza. Il senso di completezza che prov le
strapp un gemito, facendole inarcare la schiena per accogliere la
spinta successiva.
Eric acceler il ritmo e per un attimo Tamara dimentic ogni cosa,
eccetto il piacere che provava. La bocca di Eric si mosse sul suo collo,
sulla mandibola, sul seno. La succhi, la lecc, la mordicchi,
facendole ribollire il sangue nelle vene. Fece scivolare le mani sotto di
lei, le strinse le natiche e l'attir a s affondando ritmicamente dentro
di lei. Abbandonata ogni esitazione, si mosse con vigore e decisione,
raggiungendo i pi remoti recessi del suo ventre.
Tamara avvert la tensione erotica crescerle dentro. Ogni
movimento non faceva che amplificarla, facendole provare emozioni
intense e fortissime. Eric percep le reazioni del suo corpo morbido e
sensuale e cerc di adattare i propri movimenti cos da prolungare
quella squisita tortura. A un tratto Tamara si inarc sotto di lui,
muovendosi istintivamente per cercare un sollievo che sembrava a
portata di mano.
Eric si mosse dentro di lei con maggior rapidit, il respiro spezzato e
affannoso. Spalanc la bocca, calda e umida, contro la sua gola, e
Tamara si rese conto che le stava succhiando la pelle; sent gli incisivi
acuminati sfiorarla e la tumultuosa risposta del sangue che le pulsava
nelle vene. Preda di un desiderio mai provato prima, si offr a lui
inarcando la gola e spingendo i fianchi contro il suo bacino. Con un
grido, gli afferr il capo e lo premette con forza contro il proprio
collo.
La tensione era insostenibile, cos devastante che a Tamara parve di
essere sul punto di esplodere. "Ti prego... adesso, Eric... adesso!" lo
implor. Lui si spinse dentro di lei, si ritrasse e poi affond
nuovamente nel suo corpo morbido, ormai senza controllo. Scivolava
dentro e fuori da lei con spinte ritmiche e possenti, quasi volesse
costringerla ad accoglierlo fino in fondo, e Tamara non si sarebbe
sottratta a quell'irruzione nemmeno se avesse potuto. Voleva quello...
e anche di pi. Un'altra spinta, e si sent come sull'orlo di un precipizio.
Lui rallent il ritmo, procrastinando il momento dell'appagamento
finch lei non inizi a gemere e a supplicarlo di non smettere. Allora i
denti di Eric si chiusero sulla sua gola.
Tamara sent gli incisivi pungerle la pelle e lo attir ancora pi
vicino a s.
Le morse il collo mentre affondava dentro di lei, portandola
all'apice del piacere. Il lieve dolore che Tamara prov amplific l'estasi
degli spasimi che la scuotevano in un crescendo continuo. Si agit
convulsamente sotto di lui e quando sent le labbra di Eric succhiarle il
collo, i suoi muscoli interni reagirono contraendosi spasmodicamente.
Il suo corpo vibr da capo a piedi, scosso da ondate di un piacere
inimmaginabile. Eric si impenn dentro di lei, e Tamara cap che anche
lui era prossimo all'orgasmo. Sent il suo seme caldo riversarsi nel suo
ventre in un prolungato orgasmo, mentre la lingua di lui le
accarezzava la gola, assaporandone voracemente il gusto.
Raggiunto il culmine, Eric emise un lungo gemito gutturale e si
lasci cadere su di lei con un ultimo tremito che si propag a tutto il
corpo e ritrasse con cautela i denti.
Quando fece per scostarsi, Tamara lo abbracci, tenendolo stretto.
"Non muoverti" gli sussurr, "non ancora, abbracciami e basta."
Ma lui rotol al suo fianco, poi si sollev su un gomito e la guard
dall'alto, le fiamme che si riflettevano nelle sue iridi nere come la
notte. Le sfior la gola con le dita e chiuse gli occhi. "Dio mio, che cosa
ho fatto?" sussurr inorridito. "Che razza di mostro sono diventato..."
"Non dirlo!" protest Tamara cercando di alzarsi a sedere.
Ma lui la immobilizz appoggiandole le mani sulle spalle. "No, non
muoverti. Resta sdraiata. Riposa." Le accarezz i capelli a lungo. "Mi
dispiace. Mi dispiace cos tanto, Tamara."
Lei si accigli, scuotendo la testa. "Non mi hai fatto alcun male, Eric.
Mio Dio,  stato incredibile, fantastico..."
"Ho bevuto il tuo sangue!"
"So che cosa hai fatto. Quello che non capisco  perch ti comporti
come se mi avessi pugnalato al cuore. Quando mi sono tagliata
depilandomi, ho perso pi sangue!" Vedendo che il dolore nel suo
sguardo non accennava a sparire allung una mano e gli accarezz il
viso. "Eric" sussurr, "che effetti ci saranno? Diventer un vampiro
anch'io, adesso?"
"No, per quello  necessario mescolare..."
"Mi ammaler?"
"No. La testa potrebbe girarti un pochino quando ti alzerai, ma
passer."
"Allora perch ti senti cos in colpa?" Si mise a sedere lentamente,
chin il capo e premette le labbra contro quelle di lui. "Quello che mi
hai fatto mi  piaciuto immensamente, Eric. Lo desideravo almeno
quanto te."
"Non potevi..."
"E invece s. Sento quello che senti tu, non dimenticarlo. E adesso
capisco perfettamente perch fino a questo momento ti sei sempre
tirato indietro. Per te  parte integrante della passione, non  cos? 
un altro tipo di orgasmo." Eric la fiss, meravigliato. "Vedi, ti capisco
perch provo la stessa cosa."
Lui scosse il capo, incredulo. "Non l'hai trovato ripugnante?"
domand, con una luce speranzosa negli occhi.
"Ripugnante? Eric, io ti amo!" Tamara batt le palpebre, rendendosi
conto all'improvviso dell'ammissione che le era appena sfuggita dalle
labbra, quindi cerc nuovamente i suoi occhi e ripet, con maggior
convinzione: "Ti amo".
Capitolo 10
Erano le due di notte. Tamara, sdraiata nel letto, fissava il tessuto
bianco del baldacchino, pregando di riuscire a chiudere occhio.
Eric aveva insistito per riaccompagnarla a casa dopo che lei si era
lasciata sfuggire che lo amava. Sulle prime era rimasto senza parole,
sbalordito. Poi le era parso a disagio, come se non sapesse esattamente
che cosa dire. E Tamara si sentiva confusa. Che cosa voleva da lei, una
relazione fisica senza coinvolgimento emotivo? Eppure tra loro
c'erano gi state delle emozioni, sentimenti profondi e intensi che lei
iniziava appena a capire. Aveva pensato che Eric l'amasse. Le era parso
sottinteso. In fondo, aveva affermato di nutrire un profondo affetto
nei suoi confronti... ma forse non era la stessa cosa.
Si rigir inquieta nel letto, prese a pugni il cuscino, e lanci
un'occhiata alla bottiglia di cognac appoggiata sul comodino. Eric
aveva insistito perch lo prendesse, visto che lo aveva tanto
apprezzato. E non c'era da stupirsi che fosse tanto buono, si disse.
Quella roba era stata imbottigliata nel 1910. Doveva costare un occhio
della testa. Ne bevve un altro sorso nella speranza che l'aiutasse a
prendere sonno. Se non fosse riuscita a dormire, al lavoro avrebbe
finito per svenire, e a quel punto come avrebbe reagito Daniel?
Probabilmente l'avrebbe rinchiusa in una casa di cura.
Mezz'ora dopo, ancora sveglissima, and in bagno. Come doveva
regolarsi con Eric? Daniel sarebbe morto se avesse saputo la verit, Lei
adorava quel vecchio testone, e detestava l'idea di ferirlo. Quella sera
aveva decisamente troppi pensieri per la testa, decise. Apr
l'armadietto dei medicinali e cerc la boccetta dei sonniferi che le
aveva prescritto il medico. Aveva gi provato a prenderli - dosi
singole, doppie, una volta persino triple - ma non erano neanche
riuscite a strapparle uno sbadiglio. Svit il tappo e vers sul palmo
della mano quattro capsule. Se le infil in bocca e guard con cinismo
la propria immagine riflessa nello specchio. A chi voleva darla a bere?
Non sarebbe riuscita a chiudere occhio fino all'alba.
Mand gi le pillole con un bicchier d'acqua e torn a letto, ma
rendendosi conto di avere ancora in mano quell'inutile boccetta di
sonniferi, l'appoggi distrattamente sul comodino.
***
"Dovresti ucciderlo per quello che ha fatto."
Daniel? Era la voce di Daniel che solleticava le propaggini della sua
coscienza? Sembrava arrabbiato, teso.
"Ti avevo messo in guardia." La voce di Curtis era pi alta e ferma.
"Avremmo dovuto metterla sotto stretta sorveglianza. Se l'avessimo
seguita, avremmo catturato quel bastardo."
"Sempre ammesso che il tuo sonnifero funzioni. Non  ancora stato
testato, Curtis. Non puoi essere certo che riesca a immobilizzarlo."
"E secondo te come dovremmo testarlo? Distribuendo una circolare
per reclutare volontari? Ascolta, ho fatto il possibile. Tutto lascia
pensare che funzioner. Non resta altro da fare che provarlo."
Provare cosa? Su chi? E perch sembravano entrambi arrabbiati?
"L'ha violentata, Curtis." La voce di Daniel scand ogni parola. "Non
gli bastava bere il suo sangue, ha voluto prendersi anche il suo corpo.
Quel figlio di puttana l'ha violentata... le ha lasciato dei lividi sulla
pelle. Mio Dio, non c' da stupirsi che non se la sentisse di affrontarci
questa mattina."
"Non avrei mai immaginato che Tammy fosse il tipo da prendere
una scorciatoia di questo tipo. Barbiturici e brandy!" La voce di Curtis
rimbomb secca nelle sue orecchie. "Perch diavolo non ci ha
confessato tutto e non ha lasciato che fossimo noi a occuparcene?"
Violentata? Tamara ricord il farabutto che aveva incontrato
all'uscita dell'autostrada... le sue mani su di lei, il suo alito fetido sul
viso. Ma non l'aveva violentata. Era sopraggiunto Eric e... Eric! Mio
Dio, Curtis e Daniel si erano convinti che fosse stato lui a farle quei
lividi. Si sforz di aprire gli occhi, mosse le labbra ma non riusc a
emettere alcun suono. Doveva assolutamente raccontare l'intera
storia!
"Si sta riprendendo." Daniel si avvicin. Tamara si sforz di
sollevare le palpebre bench le sembrassero pesantissime. Non riusc a
mettere a fuoco la vista e lo sforzo la lasci con un senso di vertigine e
un acuto dolore alle tempie. Sent le sue mani sulla fronte, ma era
come se la testa non fosse attaccata al resto del corpo e tutto le
appariva distorto.
"Tamara? Va tutto bene, tesoro. Ci siamo io e Curtis con te.
Marquand non potr pi farti del male."
Tamara agit spasmodicamente la testa sui cuscini, che le parvero a
un tratto troppo gonfi e duri, con le federe troppo bianche e
inamidate. Non erano quelli del suo letto... "No..." farfugli. "Eric
non... lui..." Dannazione, perch non riusciva a pronunciare una frase
di senso compiuto?
"Eric!" esclam Curtis, sarcastico. "Te l'avevo detto che se lo
ricordava. Si  trattato di una messinscena. Non mi meraviglierei se
fosse andata da lui di sua spontanea volont, Daniel. Abbiamo sempre
saputo che Marquand prima o poi sarebbe tornato per lei, giusto? E io
non ho fatto che ripeterti che Tamara non sarebbe mai stata una di
noi. Ma tu non hai voluto darmi retta e l'hai persino fatta entrare nel
DPI. Dannazione, mi domando quanti segreti abbia gi spifferato."
"Non ci tradirebbe mai, Curt" ribatt Daniel, ma la sua voce era
impastata dal dubbio.
"E allora come spieghi quel mix di alcol e sonniferi? Si sente in colpa,
dai retta a me! Ci ha venduti al nemico e non  riuscita a reggerne le
conseguenze."
"Cosa mai potrebbe avergli detto? Non sa nulla delle nostre
ricerche!"
"Non che ci risulti" lo corresse Curtis in tono allusivo. "Quel tizio
non aspetta altro che farci fuori entrambi, Daniel. Siamo
all'avanguardia nella lotta contro i vampiri. Sbarazzandosi di noi,
riporterebbe le ricerche indietro di vent'anni o anche di pi."
"Credi che non lo sappia?"
Tamara lott contro l'oscurit che la stava avvolgendo, ma la sfida
era improba. Sussurr il nome di Eric ancora una volta, prima di
sprofondare di nuovo in un caldo abisso di tenebra, mentre le voci dei
due uomini si facevano via via pi sommesse.
"Torner da lei... proprio come ha fatto in passato."
"E noi saremo pronti ad accoglierlo. Va' a cercare il sonnifero e poi
torna qui."
***
Eric camminava avanti e indietro per la stanza come un leone in
gabbia, passandosi una mano tra i capelli e scompigliandoli pi di
quanto gi non fossero. "Dove si  cacciata? Cerco di connettermi con
la sua mente, ma non sento nulla!"
"Probabilmente  riuscita ad assopirsi. Non disturbarla.
Eric scosse il capo. "No, c' qualcosa che non va. Lo sento."
Roland corrug la fronte, preoccupato a dispetto dell'ostentato
sospiro di esasperazione. "La tua ingenua amichetta sta iniziando a
diventare un problema. Cosa credi che le sia successo, questa volta?"
"Darei qualsiasi cosa per saperlo." Eric si gir e cammin fino al
camino, poi si volt di scatto e torn sui propri passi, si ferm e
guard l'amico. "Non avrei dovuto permettere che accadesse. Era gi
in uno stato mentale molto fragile. Alla luce del giorno, quando si 
resa conto di quello che aveva fatto, deve essersi sentita sporca,
infettata dal mio tocco..."
"Perch non stai zitto, se non hai nulla di intelligente da dire, Eric?
Se la cosa non le ha creato problemi ieri sera, non vedo perch
dovrebbe aver avuto dei rimpianti a posteriori. Credi che Tamara non
sappia esattamente cosa vuole? La mia interpretazione degli eventi 
diversa: il sangue che le hai dato tanti anni fa, con il tempo l'ha
parzialmente cambiata. Ha rinforzato il vostro legame, le fa provare
un'avversione naturale per la luce del sole e la riempie di energia
durante la notte. In quest'ottica, mi sembra pi che plausibile che l'idea
che tu le abbia succhiato qualche goccia di sangue in un attimo di
passione non le risulti aberrante e disgustosa come succederebbe
probabilmente a un qualsiasi altro essere umano."
Eric sospir. "Crede di essere innamorata di me, te l'ho gi detto?"
"Pi o meno un centinaio di volte da quando ci siamo svegliati
un'ora fa, Eric... non che stia tenendo il conto. Cosa c' di tanto strano?
Anche tu ritieni di essere innamorato di lei, mi pare."
"Io non ritengo proprio niente. Io sono innamorato di lei. La amo
con tutto me stesso."
"Perch non potrebbe essere lo stesso per lei?"
Eric chiuse gli occhi lentamente. "Prego Dio che non sia cos. Il fatto
che prima o poi dovr sopportare il peso della nostra separazione mi
pare gi abbastanza terribile, Non voglio che lei passi attraverso la
stessa agonia." Riapr gli occhi e incontr lo sguardo accigliato
dell'amico. " inevitabile."
"Non  vero. Potresti..."
"Non dirlo neanche per scherzo." Eric si volt e lasci vagare lo
sguardo per la stanza, incapace di concentrarsi su qualcosa di preciso.
"Questa esistenza  stata la mia maledizione. Non desidero che diventi
anche la sua."
La voce di Roland si fece d'un tratto pi bassa e roca. "Se ti riferisci
alla solitudine, Eric, nessuno  in grado di capirti meglio del
sottoscritto."
"Ma tu questa vita te la sei scelta. Era quello che volevi. Nel mio
caso invece si tratta di un'eterna condanna all'isolamento. Non ho
rapporti con gli altri perch non riesco a fidarmi di nessuno... non con
il DPI costantemente impegnato a cercare un modo per distruggermi,
almeno."
"La mia solitudine..." Roland si interruppe bruscamente e allo stesso
tempo chiuse la propria mente sfuggendo alla curiosit di Eric.
Quando riprese a parlare, il suo tono di voce era pi fermo. "Non era
di questo che stavamo discutendo. La tua esistenza non sarebbe pi
tanto solitaria se avessi accanto qualcuno con cui condividerla."
Eric chiuse gli occhi e scosse la testa. "Ci ho gi riflettuto
attentamente, Roland. E ho preso la mia decisione."
"Amico mio, non spetta a te decidere."
Eric si sent avvampare di rabbia. Sollev il capo e si volt
lentamente verso Roland per dirgli esattamente che cosa pensava in
proposito, quando la percezione di un odore si insinu lentamente
nella sua mente. Vi si aggrapp come un naufrago sul punto di
affogare si attaccherebbe a un giubbotto di salvataggio, e si concentr,
proiettando tutto il proprio essere verso quella singola sensazione che
scaturiva da Tamara. Quell'odore... Aggrott la fronte, riflettendo.
Pulito... sterile, Terribilmente familiare.
A un tratto fiss Roland con gli occhi spalancati. "Mio Dio, 
all'ospedale!"
Si precipit verso la porta, ma Roland gli blocc la strada. "Un
attimo, Eric. Hai la tendenza ad abbassare la guardia quando c' di
mezzo quella donna." Afferr il mantello di raso e se lo gett sulle
spalle con un consumato movimento delle braccia. "Non oso neanche
immaginare in che pasticci finiresti per cacciarti senza di me."
"D'accordo." Raggiunta la porta, Eric si ferm con la mano posata
sulla maniglia. "Roland, non puoi indossare quel coso in un ospedale.
Sembri uscito direttamente dalle pagine del Dracula di Bram Stoker."
"Non ho intenzione di entrare, infatti. Non sopporto gli ospedali."
Di conseguenza, quando raggiunsero l'ospedale, Roland rimase
all'esterno, appostato nell'ombra, mentre Eric seguiva le percezioni
sempre pi chiare che lo guidarono al reparto in cui era ricoverata
Tamara. Prefer salire a piedi per le scale anzich prendere l'ascensore,
e protese la mente senza smettere di fare attenzione alla possibile
vicinanza di St. Claire e Rogers. Come temeva, poco dopo avvert
anche la loro presenza: erano a due passi da Tamara, anche se non li
percepiva con la stessa intensit.
Arrivato al quarto piano si guard rapidamente intorno e in un
attimo individu la stanza. L'avrebbe trovata senza difficolt
comunque, ma il fatto che appostato fuori dalla porta ci fosse un
uomo corpulento che indossava un vestito grigio scuro gli diede
l'istantanea certezza che lei fosse l. Eric non lo riconobbe, ma intu che
si trattava di un agente del DPI. Se voleva vedere Tamara, avrebbe
dovuto trovare un altro modo per entrare.
Appena giunto all'ospedale si era tranquillizzato: percepiva con
chiarezza la forza vitale di Tamara, anche se probabilmente lei era
ancora un
po' debole. Ma stava bene. Lo sentiva.
Il sollievo che prov era talmente forte che quasi non not la
cartella medica posata su un bancone intorno al quale si
affaccendavano delle infermiere. Una striscia adesiva bianca incollata
sul cartoncino riportava un nome scritto in nero: Dey, Tamara. Eric si
irrigid. Doveva assolutamente analizzarne il contenuto. Solo a quel
punto avrebbe potuto capire la gravit della situazione e il motivo per
cui era finita in ospedale. Chiuse gli occhi.
Roland, sei ancora l?
E dove se no?, rispose l'altro, annoiato.
Avrei bisogno di un diversivo, gli spieg Eric.
Consideralo fatto.
Eric rimase in attesa per una trentina di secondi, guardandosi
intorno nervosamente, aspettandosi di veder comparire St. Claire da
un momento all'altro. A un certo punto, da una delle stanze provenne
un grido agghiacciante e le infermiere al gran completo si
precipitarono in quella direzione. Una voce atterrita risuon nel
corridoio. "Stava sghignazzando... proprio fuori della mia finestra! Era
un mostro, lo giuro! Aveva le zanne... e i suoi occhi..."
Eric non pot fare a meno di sorridere tra s mentre si avvicinava al
bancone e apriva la cartella clinica di Tamara. Non gli ci volle molto
per esaminarne il contenuto. Secondo il rapporto del medico che
l'aveva visitata, Tamara era stata portata l d'urgenza quella mattina,
priva di sensi e con le funzioni vitali quasi assenti. Aveva ingerito una
massiccia dose di barbiturici accompagnata da alcol. Secondo il
medico, aveva da poco consumato un rapporto sessuale. In seguito
venivano menzionati i lividi sul petto che lo avevano portato a
concludere che fosse stata violentata la notte precedente. Secondo lui
le pillole e l'alcol erano stati il tentativo di togliersi la vita.
Improvvisamente le righe scritte sul foglio si confusero davanti ai
suoi occhi. Aveva lo stomaco in subbuglio. Se fosse stato solo avrebbe
ruggito come un leone ferito. Date le circostanze, fu costretto a
soffocare l'angoscia. Non era stata la violenza sessuale a portarla
sull'orlo della disperazione, anche se lo sapeva solo lui. Si trattava di
qualcosa di ancor pi devastante per lo spirito di Tamara: aveva fatto
l'amore con un mostro. Dannazione, lui l'aveva sempre saputo che,
una volta che il fuoco della passione si fosse spento, sarebbe stato
difficile fare i conti con la cruda realt. Quasi accecato dal dolore,
chiuse la cartella e torn sui propri passi.
Roland era appena balzato gi dal davanzale quando lo raggiunse
nel giardino dell'ospedale. "Hai sentito le grida di quello sciocco?" gli
chiese ridendo di gusto. "Erano anni che non mi divertivo tanto." Ma
smise bruscamente di ridere quando vide l'espressione dell'amico.
"Allora, l'hai trovata? L'hai vista? Eric, santo cielo, hai un aspetto
terribile. Cos' successo?"
Scosso oltre ogni dire, Eric si sforz di parlare anche se non era
facile: aveva la gola cos contratta che trovava difficile respirare, e
quando ci riusciva gli bruciava terribilmente. "Io... non sono riuscito a
vederla. C' un tizio appostato fuori della sua stanza, del DPI." Vide
una panchina poco distante e la raggiunse. Aveva bisogno di sedersi.
Gli sembrava di essere stato travolto da un treno. "Ha cercato di
togliersi la vita, Roland."
"Cosa?" Roland prese immediatamente posto al suo fianco e
appoggi una mano sulla schiena dell'amico.
Eric se ne accorse a malapena. "Te l'avevo detto che si sarebbe
pentita di quello che abbiamo... di quello che le ho fatto quando non
era in grado di pensare lucidamente. Ma non potevo immaginare che
la repulsione fosse tale da renderle insopportabile l'idea di continuare
a vivere!"
"Ti sbagli! Ne sono sicuro."
La veemenza delle parole di Roland non riusc a penetrare la
barriera di dolore che lo avvolgeva. "Sonniferi mescolati all'alcol. 
tutto riportato sulla sua cartella clinica."
Roland lo strinse per le spalle e lo costrinse a guardarlo negli occhi.
"No, Tamara non lo avrebbe mai fatto."
Eric scosse il capo, distrutto. "Non la conosci nemmeno."
" vero, ma so quanto ci si debba sentire abbattuti per arrivare a
tanto! Eric, ascoltami: io lo so per esperienza personale. Conosco tutti
i sintomi." La sua voce si addolc. "Rimpiango solo di non averli
riconosciuti per tempo." Si riscosse e prosegu. "Aspetta che sia lei a
dirti che  andata cos, prima di prendere per buona questa teoria. Io
giurerei che non voleva affatto suicidarsi. Cerca di vederla. Parlale."
Eric scosse il capo per l'ennesima volta. "Sono l'ultima persona che
desidera vedere."
"In questo caso sar lei stessa a dirtelo, cos avrai le risposte di cui
hai bisogno. Altrimenti le faresti un torto gravissimo lasciandola in
quella stanza sotto la sorveglianza di una guardia che le impedisce di
andarsene. Pensaci, ragazzo."
Eric raddrizz le spalle. "Potrei entrare dalla finestra" disse, esitante,
"ma temo che St. Claire e Rogers siano nella stanza con lei."
"Dammi un minuto" replic Roland dandogli un'ultima stretta alle
spalle prima di allontanarsi. "Mi verr in mente qualcosa."
***
Tamara batt lentamente le palpebre, riprendendo i sensi un poco
alla volta. La prima cosa di cui si rese conto era che Daniel era seduto
al suo fianco e le stringeva la mano. Si domand cosa ci facesse in
quella che aveva tutta l'aria di essere una stanza d'ospedale, e a un
tratto alcuni stralci della conversazione udita poco prima le affiora-
rono alla mente.
"Sei sveglia." Daniel si chin su di lei. "I medici avevano detto che ti
saresti svegliata da un momento all'altro. Non saresti dovuta restare
priva di sensi tanto a lungo, ma abbiamo immaginato che un po' di
riposo ti avrebbe giovato, cos ti abbiamo lasciata in pace."
In effetti le aveva fatto bene, pens Tamara mentre la mente
iniziava a snebbiarsi. Sentiva che le stavano tornando le forze ed era
tentata di scostare le lenzuola e di alzarsi. Si inumid le labbra riarse. "
notte, vero? Mio Dio, ma quanto ho dormito?"
"Ti ho trovata in camera tua questa mattina." L'uomo deglut. "In un
primo momento ho pensato che stessi dormendo, ma poi ho visto i
sonniferi e il brandy sul comodino..." Le accarezz la fronte con il
palmo freddo della mano. "Piccola mia, avresti dovuto parlarne con
me. Non te ne avrei fatto una colpa. La responsabilit non  tua."
Tamara si mise a sedere sul letto con una tale velocit che la mano
di Daniel cadde di colpo. Tutto a un tratto ricordava con chiarezza le
parole che poco prima aveva a malapena afferrato. Daniel e Curtis
erano convinti che avesse cercato di suicidarsi. E come se non bastasse,
erano certi che fosse stata picchiata e violentata da Eric. Avevano visto
i segni che la sua sfrenata passione le aveva lasciato sul collo.
"Daniel, devo raccontarti che cosa  successo ieri sera."
"Non ti torturare a questo modo, tesoro. So gi tutto. Io..." Un
singhiozzo gli scatur dalla gola, si sforz di soffocarlo. "Lo uccider
per quello che ti ha fatto, Tam. Lo giuro su Dio."
"No!" Tamara si alz di scatto. "Daniel, mi devi ascoltare. Devi..."
Fu sopraffatta dalle vertigini, e se lui non l'avesse sorretta, sarebbe
crollata a terra. "Devi ascoltarmi, ti prego."
"D'accordo. D'accordo, mia cara. Se senti il bisogno di sfogarti,
parla pure. Io ti ascolter. Ma prima torna a letto, d'accordo?"
Tamara annu e torn a sdraiarsi. Quando si fu sistemata
nuovamente contro i cuscini, gli chiese sforzandosi di mantenere la
calma: "Dov' Curtis?".
"Qui fuori. Ogni ora fa un giro intorno all'edificio. Non
permetteremo a Marquand di avvicinarsi a te, tesoro. Non temere."
Tamara alz gli occhi al soffitto. "Anche Curtis dovrebbe sentire
quello che ho da dire, ma non posso aspettare. Promettimi che gli
riferirai ogni mia parola."
Daniel annu. Tamara si schiar la voce e si impose di essere del tutto
onesta con lui. Avrebbe dovuto farlo fin dal principio. "Dopo quella
sera alla pista di pattinaggio ho rivisto Eric Marquand diverse volte"
confess tutto d'un fiato. Daniel apr la bocca per replicare, ma lei lo
ferm sollevando entrambe le mani. "Ti prego, lasciami finire." Fece
una breve pausa per raccogliere le idee, poi continu. "Mi ha portata a
fare un giro in slitta e mi ha offerto cioccolata calda e dell'ottimo
cognac. In effetti, il cognac che ho bevuto ieri sera era un suo regalo.
Sono anche stata a casa sua. Abbiamo chiacchierato a lungo davanti al
caminetto. Non  un mostro, Daniel.  un uomo meraviglioso e pieno
di attenzioni."
"Mio Dio..."
"Ieri sera, mentre tornavo a casa dopo aver lasciato Hilary, ho
forato una gomma. Cos ho imboccato un'uscita dell'autostrada, e
dopo aver parcheggiato l'auto sul ciglio della strada mi sono avviata a
piedi verso la vicina stazione di servizio. A quel punto sono stata..."
Chiuse gli occhi al ricordo di quei momenti terrificanti. "... aggredita.
Ho cercato di opporre resistenza, ma  stato inutile. Quell'uomo era
troppo forte. Credo che mi avrebbe uccisa dopo aver fatto quello che
doveva fare. Ma Eric  intervenuto in tempo." Dopo essersi lasciata la
parte pi dolorosa del racconto alle spalle, riusc a riaprire gli occhi.
"Mi ha tolto quel tizio di dosso e l'ha colpito fino a fargli perdere i
sensi. Poi mi ha portata alla macchina, mi ha coperta con il suo
cappotto e si  messo al volante. Mi avrebbe riportata subito a casa, se
non gli avessi chiesto io di non farlo. Avevo bisogno di calmarmi un
po'." Gli strinse una mano. "Daniel, ieri sera Eric mi ha salvato la vita."
St. Claire la fiss a lungo, sbalordito. "Ma come... io non..."
"Non  il mostro che tu continui a dipingermi" insistette Tamara. "
pi umano della maggior parte degli uomini che conosco."
Daniel esit, scrutandola. "Per non puoi negare che ti abbia lasciato
quei segni sul collo. E questa  la prova di ci che  davvero."
Tamara abbass lo sguardo. "Non lo nego, tuttavia non posso
nemmeno mentire. Non ho intenzione di raccontarti dettagli che non
ti riguardano, Daniel. Ma devi sapere che tutto quello che c' stato tra
Eric e me la notte scorsa,  successo perch io l'ho voluto. Lo
desideravo, pur sapendo chi... che cosa . Lui non mi ha fatto del
male, e non me ne far mai."
"Tamara, che cosa stai cercando di dirmi? Ammetti che  un
vampiro e continui comunque a difenderlo?"
Lei lo fiss senza battere ciglio. Non si vergognava dei sentimenti
che provava per Eric, ma le sembrava che il suo tutore avesse subito
abbastanza colpi per quella sera. "Sto solo dicendo che non devi
preoccuparti per me. Eric non  una minaccia." Gli appoggi una
mano sul braccio e glielo strinse. "Vorrei che riflettessi su una cosa,
Daniel. Per molto tempo hai dato per scontato che, essendo diversi da
noi, i vampiri debbano per forza essere malvagi. Ebbene, ti sbagli.
Devi fermarti a pensare e renderti conto che i tuoi pregiudizi sono
assurdi e infondati."
Daniel scosse il capo e si alz in piedi, nello sguardo una tacita
accusa. "Io e Curtis ti avevamo avvertita che sarebbe stato in grado di
controllare la tua mente! Non ti avevo implorato di dirmelo se
quell'uomo avesse cercato di rivederti? Tamara, non puoi credere alle
sue menzogne! Se solo ne avesse la possibilit mi ucciderebbe, e tu
gliela stai offrendo su un piatto d'argento. Ti sta usando per arrivare a
me. Devi essere cieca per non rendertene conto!"
Tamara sussult davanti alla rabbia che trapelava dalla sua voce e
dalla sua espressione. Era come se si sentisse tradito. Non lo aveva mai
visto tanto in collera. "Daniel, ti sbagli..."
Un bip che proveniva dal cercapersone di Daniel la interruppe. Lui
premette un pulsante e il suono si interruppe all'istante. "Devo andare.
Curtis..." disse mordicchiandosi un labbro.
"Curtis cosa?" Tamara avvert un brivido ghiacciato lungo la spina
dorsale. Doveva avere qualcosa a che fare con Eric, ne era certa.
Daniel le aveva detto che Curt era andato in perlustrazione o qualcosa
del genere. Aveva visto Eric? Cosa gli avrebbero fatto se gli avessero
messo le mani addosso? Daniel non rispose, ma usc rapidamente dalla
stanza. Tamara riusc a intravedere la guardia appostata all'esterno e il
suo cuore acceler i battiti. Non poteva mettere in guardia Eric, e non
riusciva a fare a meno di chiedersi che cosa sarebbe successo se lo
avessero preso.
Quando la porta si richiuse alle spalle di Daniel, Tamara inizi a
passeggiare avanti e indietro per la stanza, cercando di combattere le
vertigini che tornavano a farsi sentire di tanto in tanto. Chiuse gli occhi
e tent di mettersi in contatto con Eric come aveva gi fatto in
precedenza, telepaticamente. Eric, se sei l fuori, stai attento! Daniel e
Curtis...
A un tratto il suo corpo fu investito da un soffio d'aria gelida e una
voce che le era familiare disse: "Sono allegramente impegnati a dare la
caccia a Roland, che si  gentilmente offerto di toglierceli dai piedi".
Quando Tamara riapr gli occhi, Eric scavalc il davanzale e atterr
con grazia nella stanza. Rimase fermo per un attimo, come se stesse
aspettando il suo permesso per avvicinarsi.
Tamara vol tra le sue braccia. "Eric!" La sua stretta le parve
esitante, poi lui l'allontan con gentilezza da s e l'aiut a rimettersi a
letto. In quel momento Tamara si accorse che aveva una brutta cera:
profonde rughe gli segnavano la fronte e gli angoli della bocca; gli
occhi erano lucidi e la scrutavano titubanti.
Poi Eric si inginocchi accanto al letto e parl con una voce che si
faceva pi tesa a ogni parola. "Mia dolcissima Tamara, non avrei mai
voluto... Mio Dio, non avrei mai voluto infliggerti tutto questo. Te lo
giuro. Se solo avessi immaginato... ma come ho potuto non arrivarci?
Non avrei dovuto fare quello che ho fatto." La voce si spezz e una
lacrima gli rig il volto.
Con una stretta al cuore, Tamara si allung per toccarla,
asciugandola con i polpastrelli. "Non devi pensare certe cose, Eric.
Nemmeno per un attimo.  stato solo un incidente, nulla di pi." I loro
sguardi si incontrarono e lei si rese conto che aveva ancora dei dubbi.
"Perch non guardi nella mia mente, visto che ti riesce tanto bene?
Ancora meglio, guarda nel mio cuore. Come puoi pensare che ti
volessi lasciare?" Si accorse che Eric stava facendo ci che gli aveva
chiesto e mentre lui le sondava la mente gli spieg cos'era successo.
"Sapevo che non sarei riuscita a chiudere occhio tutta la notte, ma il
giorno dopo dovevo presentarmi al lavoro, altrimenti Daniel avrebbe
capito che qualcosa non quadrava. Ho bevuto un po' di cognac, ma
non  servito a nulla, cos dopo un po' ho provato con i sonniferi che
tengo nell'armadietto del bagno da oltre un mese. Mi era gi capitato
di prenderne, senza effetti indesiderati. Il problema  che non mi sono
fermata a riflettere sul fatto che avevo bevuto alcolici. Tutto qui. Ti
giuro che non c' altro."
Eric la prese tra le braccia e Tamara avvert il suo sospiro di sollievo
sfiorarle il collo. "Ho pensato che ti fossi svegliata in preda al rimorso
per esserti concessa a uno come me. Se mai dovesse capitare, Tamara,
promettimi che me lo dirai. Non voglio essere la causa della tua
disperazione. Me ne andrei in questo preciso istante se me lo
chiedessi."
Lei lo strinse con pi forza e sussurr: "No, non lasciarmi, Eric.
Non...". A un tratto si accigli, mentre un'impressione di dej vu molto
forte le faceva girare la testa. Si scost da lui. "Mio Dio, non  la prima
volta che ti dico queste parole.  gi successo, in un letto d'ospedale
proprio come questo. Ti ho supplicato di non andartene... ma tu non
mi hai dato ascolto."
Eric annu studiandola con attenzione. "Ero convinto che fosse la
cosa migliore per te. Mi sbagliavo. Non commetter due volte lo
stesso errore. Se anche mi ordinassi di lasciarti in pace, non mi
allontanerei come l'altra volta. Avresti comunque la mia protezione.
Veglierei su di te come avrei dovuto fare in passato. St. Claire non
avrebbe mai messo le sue grinfie su di te se solo fossi stato pi accorto."
"Allora  successo quando ho avuto quell'incidente!  stato allora
che ci siamo conosciuti? Questi ricordi e questo senso di familiarit
risalgono a quando avevo sei anni?"
"S. Stai iniziando a ricordare. Presto ti torneranno alla mente altri
dettagli e tutto ti apparir pi chiaro."
Tamara annu, desiderando che quel momento fosse gi arrivato.
Ma non gli avrebbe fatto pressioni, decise. Non avrebbe dovuto
trattenersi l: era pericoloso. "Eric, ho raccontato a Daniel che non sei
stato tu ad assalirmi, ma non ho potuto nascondergli i segni che mi hai
lasciato sul collo." Gli occhi di lui corsero istintivamente a quel punto e
Tamara avvert un'istantanea sensazione di calore pervaderle il corpo.
Si sforz di ignorarla. "Gli ho detto che mi sono concessa a te di mia
spontanea volont, che tu non mi hai obbligato a fare niente. Ma lui
continua a insistere che tu influenzi la mia mente, Eric, ed  furioso.
Non credo sia una buona idea che tu resti qui."
La studi a lungo con le labbra serrate. "Sei molto legata a lui e per
il tuo bene ho cercato di evitare di parlarne male, Tamara. Adesso
per non posso pi trattenermi. Preferisco correre il rischio di farti
arrabbiare piuttosto che permetterti di credere ciecamente in lui.
Restare  pericoloso per me esattamente quanto lo  per te. Specie
adesso che sa della nostra relazione."
Tamara gli accarezz il viso con affetto. "Il lupo perde il pelo ma
non il vizio.  talmente abituato a pensar male di te che non sembra
capace di fare altrimenti e io temo di avere lo stesso problema: Daniel
mi vuole bene, Eric."
Lui le prese una mano, chiuse gli occhi e le sfior il palmo con le
labbra. "Mi dispiace ferirti, Tamara. Le caratteristiche di cui ti ho
parlato, quelle che ti rendono diversa dagli altri esseri umani..."
"L'antigene belladonna e l'antenato comune?" Lui annu. "St. Claire
sapeva della loro esistenza gi allora."
Tamara lo guard perplessa, battendo le palpebre. "Sul serio? E
perch non mi ha mai detto niente?"
Eric continu a tenerle la mano. "Tamara, esiste la fondata
possibilit che ti abbia presa con s perch sapeva che eri una Prescelta.
Sapeva del tuo legame con la nostra razza e sapeva che se ti avesse
tenuta con s, prima o poi uno di noi si sarebbe avvicinato abbastanza
da essere catturato." "Catturato?" Tamara scrut il suo viso e la sua
mente e le parve sincero. "A quale... scopo?" Eric apr la bocca per
parlare, poi ci ripens e scosse il capo. "Sono preoccupato per te" le
confess. "Devi credermi,  il solo motivo per cui ti sto dicendo tutto
ci."
Questa volta fu Tamara a scuotere il capo, battendo le palpebre
mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. "So che ne sei convinto,
che credi a quello che mi stai dicendo... ma ti sbagli. Non  cos. Daniel
mi vuole bene come a una figlia." Abbass lo sguardo continuando a
scuotere la testa. "Deve essere cos. Per tutti questi anni  stato la mia
unica famiglia. Se si fosse trattato solo di un inganno... No, ti sbagli."
Eric sospir, e tuttavia annu. "Non voglio insistere. Comunque sia,
ormai le cose sono cambiate. Hai me, adesso. Qualsiasi cosa il futuro
abbia in serbo per noi, sar cos per sempre. Mi credi?"
Lei annu, ma era distratta. Mettendo insieme le tessere del puzzle,
si rese conto che Daniel era al corrente della visita che Eric le aveva
fatto in quella stanza d'ospedale tanti anni prima. Era l'unica cosa che
spiegava la sua eccessiva apprensione.
Qualcosa le solleticava la mente e Tamara strizz forte gli occhi
nello sforzo di ricordare. "Eric, quando ho ripreso i sensi, poco fa,
Curtis e Daniel stavano dicendo qualcosa di un... un sonnifero..." Ud
le loro voci nella mente ed ebbe la conferma di ci che aveva
paventato. Verr do lei, come ha fatto in passato, aveva detto Curtis.
E Daniel aveva replicato: Ci faremo trovare pronti. Va' a cercare il
sonnifero e poi torna qui.
A un tratto le si chiuse lo stomaco per il terrore.
"Non esistono sonniferi che abbiano effetto sui vampiri, Tamara."
Lei scosse il capo con veemenza. "Ho avuto l'impressione che si
trattasse di qualcosa di nuovo, un farmaco sperimentale su cui Curtis
ha lavorato di recente." Incontr il suo sguardo e la preoccupazione
sbaragli tutti i dubbi che ancora nutriva. "So di essere al sicuro con
loro, Eric, ma per quello che mi  dato vedere, tu non lo sei. Ti prego,
vattene prima che tornino."
"Non ho intenzione di farmi intimidire da quei due..."
"Anche Roland potrebbe essere in pericolo. Se esiste una sostanza
del genere e lui permettesse loro di avvicinarsi troppo..."
Eric si accigli, annuendo. "D'accordo, me ne vado... per questa
volta." La prese tra le braccia e la baci sul collo, poi sotto l'orecchio.
"Anche se ti confesso che trovo insopportabile l'idea di lasciarti."
Tamara chiuse gli occhi e sollev il capo, offrendogli le labbra e
aprendosi alle deliziose sensazioni che Eric sapeva scatenare dentro di
lei. Gli fece scorrere le mani tra i capelli, senza fiato. Lui le tracci una
scia di baci fino alla bocca, poi si impossess delle sue labbra e la baci
con avidit.
Quando fece per staccarsi da lei, Tamara si aggrapp al suo collo e
gli sussurr all'orecchio: "Vorrei che potessi rimanere. Ti desidero
tanto da star male". Deliziata, lo sent fremere in risposta alle sue
parole e alle sue carezze.
" troppo presto. Ne hai passate cos tante..." Con gentilezza la
sospinse di nuovo contro i cuscini. "Ti lascio, ma non mi allontaner
molto. Se qualcuno cercasse di farti del male, chiamami. Sai che ti
sentir."
"Lo so."
Se ne and per la stessa via da cui era entrato, e Tamara pens che
era come se si fosse portato via una parte di lei.
Capitolo 11
Tamara chiuse la finestra, si infil a letto e finse di dormire, anche se
in realt era sveglia e terribilmente agitata. Daniel fece ritorno pochi
minuti dopo che Eric se n'era andato e si sedette accanto alla finestra.
Tamara lo ignor. Non si sentiva ancora pronta per un confronto, pur
sapendo che prima o poi avrebbe dovuto affrontare con lui la
questione: aveva bisogno di sentirsi dire che i sospetti di Eric erano
infondati.
Stava per albeggiare e Tamara non pot sottrarsi ai tentacoli del
sonno, che la fecero crollare in un profondo torpore. Quando riapr
gli occhi, vide la luce aranciata del sole che calava lentamente
all'orizzonte. La sedia di Daniel era vuota.
Rimase in attesa, sdraiata pigramente a letto, mentre la vita a poco
a poco riprendeva possesso del suo corpo. Era incredibile che per due
giorni di fila avesse dormito profondamente dalla mattina alla sera
senza nemmeno rendersi conto dello scorrere del tempo. Fresca e
riposata, scost le coperte e inizi ad aprire armadio e cassetti
cercando i vestiti. Ne aveva abbastanza di quella stanza. Gli unici abiti
che riusc a trovare erano delle camice da notte e il cappotto. Per
fortuna, gli stivali erano ancora sul fondo dell'armadio.
Fuori della porta, la guardia non era pi al suo posto.
Probabilmente, riflett, Daniel riteneva che avesse bisogno di
sorveglianza solo dopo il tramonto. L'annuncio che intendeva lasciare
l'ospedale semin lo scompiglio tra le infermiere di turno. Non poteva
andarsene cos, le dissero. Occorreva avvisare il medico e compilare i
moduli per le dimissioni. Senza perdere la calma, Tamara chiese che le
fossero consegnati i documenti necessari in modo che potesse firmarli.
Aveva gi chiamato un taxi ed era intenzionata a farsi trovare pronta
al suo arrivo.
Meno di mezz'ora dopo varc la soglia dell'edificio imponente e
trasandato che era stato la sua casa negli ultimi vent'anni. Daniel era in
piedi accanto alla porta e si stava infilando il cappotto. Sollev lo
sguardo, sorpreso nel trovarsela davanti, e il suo sorriso svan
lentamente quando si accorse che lei non lo stava ricambiando.
"Dobbiamo parlare" fu l'unica cosa che Tamara disse.
Gli occhi azzurri di Daniel evitarono di incrociare quelli cupi e
inquisitori di lei. Annu e sospir lentamente.
"Il taxi sta aspettando qui fuori. Faccio un salto a cercare il
portafoglio e..."
"Ci penso io." Daniel le pass accanto e usc prima che lei potesse
ribattere. Un attimo dopo l'auto si allontan e lui torn in casa. Si sfil
il cappotto e lo appese a un attaccapanni traballante, dopodich la
aiut a liberarsi del suo. Tamara si era gi sfilata gli stivali.
"Meglio che tu vada di sopra a sdraiarti, Tam. Potremo parlare
nella tua stanza."
Lei lo fiss dritto negli occhi. "C' una guardia del DPI fuori dalla
porta?" St. Claire abbass lo sguardo, contrito, e lei aggiunse: "Perch
mi hai fatto sorvegliare, Daniel?".
Lui sospir e si strinse nelle le spalle. "Sar onesto con te: temevo
che Marquand cercasse di avvicinarsi."
"Come mai? Perch non sarebbe stata la prima volta che veniva a
trovarmi all'ospedale?"
Daniel sollev il capo di scatto e sgran gli occhi. "Te... te lo
ricordi?"
Tamara si volt e si diresse verso il soggiorno; le lunghe falcate e la
schiena rigida lasciavano trasparire la rabbia che le ribolliva dentro con
la stessa efficacia delle parole e del tono di voce. Solo quando entr
nell'enorme salone si gir di nuovo verso di lui. "No, Daniel. In effetti
non lo ricordo affatto. Nel corso degli ultimi mesi mi  parso di
impazzire, lentamente e inesorabilmente, proprio perch non riuscivo
a ricordare. Ci sto provando..." La gola quasi chiusa le rendeva difficile
proseguire; si morse un labbro e deglut due volte prima di riuscire ad
andare avanti. "Tu per hai sempre saputo di questo... questo legame
tra me e Marquand, non  cos? Per l'amor del cielo,
Daniel, come hai potuto nascondermi una cosa simile?"
Lui inarc le sopracciglia. "Tam, stavo solo cercando di fare ci che
era meglio per te. Volevo proteggerti..."
"E come, standotene a guardare mentre impazzivo? Mio Dio, gli
incubi, l'insonnia... Tu sapevi che era tutto collegato a Eric... lo sapevi
e non hai detto una parola."
"Eri in uno stato d'animo molto fragile. Non potevo rischiare di
peggiorare la situazione."
"Oh, certo. E non potevi nemmeno dirmi qualcosa che potesse
alleviare le mie sofferenze, vero? Come invece ha fatto Eric. Non
potevi semplicemente dirmi che era tutto a posto e che non stavo
impazzendo... che c'era una spiegazione logica a ci che mi stava
succedendo e che l'avrei capito non appena la mia mente fosse stata
pronta per ricordare?"
Daniel non sarebbe apparso pi sconvolto nemmeno se lo avesse
schiaffeggiato. "Lui..."
"Tu non volevi che io ricordassi, vero Daniel? Perch sapevi. Sapevi
quanto Eric e io fossimo vicini e sapevi che un giorno o l'altro sarebbe
tornato da me. Per tutti questi anni sei rimasto in attesa, a osservare e
spiare..."
Era convinta che Daniel avrebbe negato con forza, invece sul suo
viso coriaceo vide soltanto rimorso. Doveva insistere, decise. Doveva
porgli la domanda finale, anche se temeva la risposta. " per questo
che mi hai presa con te tanti anni fa, Daniel? Ero l'esca di cui avevi
bisogno?"
Lui rimase in silenzio a lungo. Quando Tamara si volt disgustata,
allung la mano e la afferr per un braccio, costringendola a girarsi.
"Vent'anni fa ero accecato dall'ambizione, Tam. Il lavoro era la mia
unica ragione di vita. A quell'epoca avrei fatto qualsiasi cosa per
arrivare a Marquand... Ma adesso non  pi cos." Lasci ricadere la
mano e si allontan lentamente da lei, con lo sguardo perso nel vuoto.
"Ho imparato a volerti bene, piccola mia. Come avrebbe potuto
essere altrimenti? E dopo qualche tempo ho smesso di attendere con
impazienza il momento in cui si sarebbe rifatto vivo. Anzi, ho iniziato
a temerlo. Ero terrorizzato all'idea che sarebbe tornato e ti avrebbe
portato via da me."
Tamara si sforz di non scoppiare a piangere, anche se le cost uno
sforzo enorme. "Tutta la mia vita  stata una bugia. Dal primo
momento in cui sei venuto a trovarmi nella mia stanza, hai recitato
una parte in maniera fredda e calcolata." Scosse il capo. "Che cosa
avresti fatto a Eric se lo avessi catturato?"
Questa volta, quando la fiss negli occhi, nello sguardo di Daniel
non c'era alcun rimorso, solo la luce algida dell'odio. "Non provare
pena per lui, Tam.  un animale... un lupo rabbioso che deve essere
fermato prima che possa diffondere la sua malattia. Oh, un tempo
avevo grandi progetti. Volevo trovare una risposta a tutti i miei
interrogativi su di lui... sulla sua razza. Adesso l'unica cosa che mi
preme  impedirgli di farti del male."
"Sarai tu a farmi del male, Daniel, se dovessi torcergli un solo
capello." St. Claire le si avvicin scuotendo la testa e guardandola
dritto negli occhi. "Lo amo" aggiunse Tamara.
Daniel chiuse gli occhi ed emise un gemito gutturale, come se avesse
ricevuto un pugno nello stomaco, ma Tamara non prov alcuna piet.
Non ne era pi capace dopo le cose che aveva detto sul conto di Eric.
"Affermi di volermi bene, ma non ti credo pi. Penso invece che tu mi
abbia usato per tutti questi anni e che adesso non abbia il coraggio di
ammetterlo."
Daniel scosse nuovamente il capo. "Non  vero. Ti voglio bene...
non potrei amarti di pi nemmeno se fossi la mia vera figlia."
"Allora dimostramelo."
Daniel la fiss, immobile, quasi avesse intuito quello che stava per
chiedergli. "Tamara, io..."
"Abbandona le tue ricerche, Daniel. Rinuncia a catturare Eric o
chiunque altro di loro." Fece un passo verso di lui, sapendo che
sarebbe stata pronta a supplicarlo, se fosse servito a qualcosa. "Lui non
 come credi.  una persona gentile e sensibile, e anche divertente. Se
lo incrociassi per strada non noteresti alcuna differenza. Non vuole
fare del male a nessuno, desidera solo essere lasciato in pace. Se quello
che cerchi sono delle risposte, Eric sarebbe disposto a dartele, una
volta convinto di potersi fidare di te."
"Che assurdit! Se solo mi azzardassi ad avvicinarmi sarei un uomo
morto. Tamara, sei tu quella che non lo conosce davvero.  astuto, e
spietato. Mi hai accusato di averti usata, ma in realt  lui che si serve
di te... per arrivare a me, credo."
Tamara batt lentamente le palpebre. "E evidente che non riesco a
farti capire." E con la morte nel cuore si avvi verso la scalinata che
portava al piano di sopra.
"Dove..."
"Vado a farmi una doccia e a cambiarmi. Poi uscir. Torner
domani a prendere le mie cose."
"Non puoi andare da lui, Tam! Ti prego, non farlo..."
"Non posso pi restare, non finch non accetterai il mio ultimatum.
Pensa a come mi hai ingannato per tutti questi anni, Daniel. Non ti ho
mai chiesto nulla. Se davvero mi vuoi bene, accetterai la mia scelta. In
caso contrario, se anche non dovessi rivedermi mai pi, te ne farai una
ragione."
Sal le scale e fece esattamente ci che aveva annunciato. Daniel
non prov a fermarla. Quando usc dalla porta principale, lui era
sparito.
***
Tamara si rifugi tra le braccia di Eric non appena le apr la porta.
Lui, che aveva percepito la sua agitazione ancor prima di sentirla
arrivare, prov una rabbia incontenibile nei confronti dei responsabili.
St. Claire e il suo protetto, senza dubbio, pens. Quando la strinse a s,
le sue lacrime gli bagnarono la camicia. Alle spalle di Tamara,
attraverso la porta aperta, avvert degli sguardi estranei puntati su di
loro, cos la richiuse con un calcio. Probabilmente era Rogers che
l'aveva seguita. La rabbia che emanava da quell'uomo gli fece bruciare
la pelle come il vento del deserto; e non era rivolta soltanto a lui, bens
anche a Tamara, una consapevolezza, questa, che lo sconvolse.
Quando il furgoncino si allontan, Eric se ne accorse subito. La
sensazione d'odio si fece meno forte e lui decise che si sarebbe
occupato della questione in un secondo tempo. In quel momento,
Tamara aveva bisogno di tutta la sua attenzione.
Tenendola stretta a s, la condusse fino al divano, davanti al
caminetto dove il fuoco scoppiettava allegramente e una tazza di
cioccolata calda la stava aspettando. La prese in braccio come avrebbe
fatto con una bambina, le fece posare il capo sulla sua spalla e le
accarezz i capelli, consapevole del dolore che le martellava nelle
tempie e delle lacrime che le rigavano il viso.
"Oh, Eric, avevi ragione. Daniel ha sempre saputo di noi.
Immaginava che un giorno o l'altro saresti tornato da me, ed  questa
l'unica ragione per cui mi ha preso con s dopo la morte dei miei
genitori" singhiozz Tamara.
"Lo ha ammesso?"
Lei annu. "Riusciva... riusciva a stento a guardarmi in faccia."
Eric sospir; avrebbe voluto strozzare con le proprie mani il
bastardo senza cuore che la stava facendo soffrire in quel modo. "Mi
dispiace, tesoro. Vorrei tanto essermi sbagliato."
"Fa male sapere la verit" singhiozz Tamara. "Gli voglio cos tanto
bene, Eric."
Ha detto "voglio" non "volevo", consider Eric, incupendosi.
Tamara sollev la testa dalla sua spalla. "Non posso smettere di
volergliene solo perch mi ha mentito. Credo che a suo modo... anche
lui me ne voglia."
"Continuo a dimenticare con quanta facilit mi leggi nel pensiero"
replic lui. "Come fai a pensare ancora che tenga a te dopo..."
"Devo crederci. Supporre che possa avere finto per tutti questi anni
 insopportabile. Dice che con il tempo ha imparato a volermi bene e
che le ragioni per cui mi ha tenuto con s sono cambiate." Ricacci
indietro le ultime lacrime e gli sfior la camicia candida con la punta
delle dita. "Ti ho bagnato tutto."
"Sarei ben felice di raccogliere ogni tua lacrima, se me lo
permettessi, Tamara."
Le labbra della giovane donna si incurvarono leggermente verso
l'alto, ma erano ancora tremolanti. "Voglio dargli un'ultima
possibilit."
Le sopracciglia di Eric si inarcarono, una pi dell'altra, come faceva
sempre quando era confuso.
"Ho detto a Daniel che se davvero mi vuole bene dovr
abbandonare le ricerche e le indagini che ti riguardano."
"Dolcissima, ingenua Tamara" sussurr lui sollevandole una ciocca
di capelli con la punta delle dita e sistemandogliela dietro l'orecchio.
"Credi davvero che accetter? Sono la sua ragione di vita, lo sai. Mi
stava dando la caccia persino prima che tu venissi al mondo."
"Non so se accetter. Ma se non lo facesse, credo che dovresti
andartene via di qui. Sono terrorizzata all'idea di cosa potrebbe aver
architettato."
Eric sorrise. "So perfettamente che cosa ha architettato, ma non ho
intenzione di scatenare altri incubi mettendoti al corrente dei suoi
piani. Non devi preoccuparti per me, Tamara. Noi vampiri
diventiamo sempre pi forti con il passare degli anni. E io ho due secoli
di vita: un comune mortale - o anche due - non sono un problema."
"Ma il sonnifero di cui li ho sentiti parlare..."
"Non importa. Non ti lascer un'altra volta."
Lei lo guard con un amore tale che Eric sent un fremito
increspargli la pelle. "Non potrei mai chiederti una cosa simile. Io
verrei con te."
Sarebbe andata con lui ed Eric sapeva che sarebbe rimasta al suo
fianco. Per tutta la durata della sua vita terrena avrebbe avuto il
privilegio di amarla e adorarla. E poi lo avrebbe lasciato a morire di
crepacuore. Sarebbe stata sua per un brevissimo lasso di tempo, una
ventina d'anni al massimo. Perch, anche se lui non glielo aveva
rivelato, era dolorosamente consapevole che gli esseri umani con
l'antigene belladonna raramente vivevano oltre i quarantacinque
anni.
Forse, pens, Roland aveva ragione e la decisione non spettava a
lui. Ma come poteva condannare Tamara a vivere per sempre nelle
tenebre? Lei lo avrebbe voluto?
"Che cos'hai?" gli domand lei interrompendo le sue riflessioni con
una lieve carezza. "Sento che sei triste, ma non riesco a decifrare i tuoi
pensieri."
"Stavo pensando che domani mattina dovrai andartene di qui..."
Per quella sera aveva gi sopportato abbastanza, decise. Le avrebbe
sottoposto la questione dell'immortalit in un altro momento, "...e mi
domando se sia saggio, ora che St. Claire e Rogers conoscono la natura
della nostra relazione. Non mi piace l'idea di saperti in balia della loro
collera."
"A meno che Daniel non cambi atteggiamento, domani sar l'ultima
volta che metter piede in quella casa." Lo guard e gli sorrise con
dolcezza. "Sempre che non stia precipitando le cose. In fondo, tu non
mi hai invitato..."
"Vuoi che mi metta in ginocchio? Vuoi che ti supplichi di stare con
me?"
"Basta che tu mi dica che mi vuoi." La sua voce era pi tenue di un
sussurro ed Eric vide il debole bagliore lasciato dalle lacrime
trasformarsi nella fiamma dalla passione.
"Nella mia vita ho visto donne cos belle da far Perdere la testa a
qualsiasi uomo. Ma al tuo confronto, la loro bellezza sbiadirebbe
come la fiamma di una candela accanto alla luce del sole. Nessuna
donna mi ha mai emozionato quanto te." Abbass il capo, e
prendendole il mento tra due dita la baci. Le succhi delicatamente le
labbra, prima quello superiore e poi quello inferiore, poi si scost da
lei quel tanto da poterle parlare guardando il suo viso meraviglioso.
"Dire che ti desidero non  abbastanza. Mi sento come il deserto,
sterile e riarso, che ha bisogno del bacio della pioggia per risvegliarsi.
Tu sei la parte di me che mi  mancata per oltre due secoli."
Il bagliore che illuminava lo sguardo di Tamara in quel momento
non aveva pi nulla a che vedere con il dolore di poco prima. "Eric,
riesci ad amarmi con le parole esattamente come fai con il corpo"
sussurr premendo la bocca contro quella di lui, e schiuse le labbra,
invitante e appassionata. Eric non si fece pregare, e il suo sapore lo
eccit persino pi dell'ultima volta che si erano baciati. Quando infine
sollev il capo per prendere fiato, lei, senza fiato, gli confess: "Io non
sono altrettanto brava con le parole, ma provo la stessa sensazione. La
mia vita era cos vuota; credevo che non avrei mai smesso di
interrogarmi sul perch. Poi ho incontrato te e tutto mi  diventato
chiaro. Non so che cosa sia successo tra noi in passato, Eric, non so
perch siamo cos vicini, ma di qualunque cosa si tratti, ci ha reso
inseparabili. Tu sei una parte di me, indispensabile per la mia esistenza
almeno quanto il mio cuore. Se mi lasciassi di nuovo..."
Eric la prese in braccio e si alz dal divano. "Lasciarti? Lasciarti?
Scruta nel mio cuore, Tamara, e smetti di dubitare. Nuoterei nudo in
un mare di schegge di vetro per te; attraverserei l'inferno strisciando
sui tizzoni ardenti per venire da te. Sei dentro di me, donna, come il
sangue che scorre nelle mie vene. Tutto quello che desidero  averti
accanto a me."
Si appropri della sua bocca, baciandola con selvaggia passione
proprio come Tamara aveva sperato che facesse. Eric lo sapeva, aveva
udito le sue silenziose suppliche. Sempre senza smettere di baciarla si
diresse alle scale e le sal facendo i gradini a due a due. Arrivati in cima,
avevano entrambi il fiato corto. Attorcigliandogli le dita tra i capelli,
Tamara lo assapor con la lingua, poi cerc quella di lui e la attir
nella propria bocca, succhiandola come se fosse un frutto raro e
delizioso di cui aveva disperatamente bisogno per sopravvivere.
Eric apr la porta della stanza da letto con un calcio e la trasport
all'interno, certo che Tamara si fosse a malapena accorta delle candele
e delle lampade a olio che proiettavano un bagliore tenue e ambrato
sul letto preparato apposta per lei. La depose delicatamente sull'alto
materasso, quindi si raddrizz, fissandola come se volesse mangiarsela
con gli occhi. Non gli erano mai piaciuti i jeans che andavano tanto di
moda tra le donne del Ventunesimo secolo, ma doveva ammettere
che indossati da lei, erano estremamente sexy; adorava il modo in cui
aderivano alle sue forme come una seconda pelle. Del resto, pens, lei
sarebbe sembrata provocante anche con un sacco di iuta.
Tamara batt le palpebre e distolse lo sguardo da lui per osservare
la stanza. Accarezz a lungo il copriletto di raso sul quale giaceva,
osserv l'enorme letto e la struttura in legno massiccio scolpito a
mano, poi le candele e le due lampade alimentate da oli aromatici.
"Hai fatto tutto questo per me?"
Lui annu, senza toglierle gli occhi di dosso. "Spero che sia di tuo
gusto."
Tamara rispose con un sorriso. Poi lo guard dritto negli occhi e
inizi a slacciarsi la camicetta. Eric fece un passo verso di lei, ma
Tamara lo ferm con un cenno del capo e lui obbed a quella tacita
richiesta. Rimase fermo dov'era, mentre l'incendio che gli si era
scatenato nei lombi avvampava furiosamente.
Tamara si fece scivolare dalle spalle l'indumento e rimase davanti a
lui con un completo di seta color crema; poi si alz in piedi e slacci il
bottone dei jeans, apr la cerniera, abbass i pantaloni sui fianchi
lasciando scoperte le lunghe gambe, e infine ne usc con grazia. Lo
guard, quasi fosse una confezione regalo preparata apposta per il suo
piacere. Il pizzo color crema le accarezzava le cosce e le sfiorava le
curve del seno. E mentre lui cercava di formulare una frase di senso
compiuto, gli disse maliziosa: "Spero che sia di tuo gusto".
Un debole gemito fu tutto quello che Eric riusc a rispondere prima
di prenderla tra le braccia e stringerla a s. Quando sollev
l'impalpabile pizzo per stringerle i fianchi con le mani, si accorse che
sotto quell'indumento lei non indossava niente. Lo aveva fatto per lui,
intu, per fargli piacere, per eccitarlo al punto da fargli perdere la testa.
L'attir a s, facendole sentire fino a che punto fosse eccitato, poi
sollev una mano e le abbass la spallina della canottiera, scoprendole
il seno e stuzzicandole i capezzoli fino a farli inturgidire. "Hai deciso di
farmi impazzire, donna?" mormor, roco, contro la sua gola. "Spero
che sia quello che vuoi davvero, perch credo che tu mi abbia spinto
oltre il punto di non ritorno."
La sollev per i fianchi facendola cadere sul letto e si spogli
rapidamente, rimanendo nudo davanti a lei. Non vedeva l'ora di
essere dentro il suo corpo voluttuoso. Notando che lo sguardo di
Tamara era concentrato sulla sua erezione, si arrampic sul letto,
impaziente di farla sua, ma un istante dopo si ferm. Sarebbero stati
insieme per tutta la notte, ramment. Non c'era fretta. Avrebbe
potuto amarla con calma e farla impazzire di desiderio come lei aveva
fatto con lui.
Quando Tamara lo tocc, lo sguardo infiammato dalla passione, le
sussurr: "Hai tutta questa fretta, mia dolce Tamara? Vuoi privarmi del
sublime piacere di assaggiarti, prima?".
"Vuoi bere il mio sangue?" mormor lei con Voce roca. "Fallo, Eric.
Questa notte sono la tua schiava. Fa' di me quello che vuoi."
"Voglio assaporare ogni delizioso centimetro della tua pelle. A mio
piacere. Mi chiedo se riuscirai a stare ferma per tutto il tempo
necessario."
Si inginocchi accanto a lei sul materasso e, preso uno dei suoi
piedini tra le mani, lo sollev e tracci una scia di baci roventi intorno
alla caviglia, punzecchiandole l'osso con dei delicati colpetti dei denti e
poi seguendone il contorno con la lingua. La respirazione di Tamara
acceler e la bocca di Eric si spost con estrema lentezza lungo la pelle
delicata all'interno del polpaccio. Le sollev la gamba e con la lingua
cerc il punto sensibile nell'incavo del ginocchio. Un fremito la scosse,
e sollevando lo sguardo Eric si accorse che aveva chiuso gli occhi. Oh
s, amore mio. Stasera ti mostrer il significato della parola piacere, le
disse con la mente, giacch la bocca era troppo impegnata a mettere in
pratica quella promessa. Le mordicchi la coscia, muovendosi verso
l'alto con lentezza e costanza in modo da non lasciarle dubbi circa le
sue intenzioni. Quando finalmente raggiunse il centro della sua
femminilit, il desiderio che si era scatenato in lei era cos
incontrollabile che a ogni respiro le sfuggiva un gemito sommesso.
Bast un colpo della lingua per farla gridare. Divarica le gambe, amore
mio. Concedimi di assaggiare il tuo nettare.
Tamara obbed. Eric le fece scivolare una mano sotto le natiche, la
sollev, e si accinse a esaudire le sue silenziose suppliche. La eccit con
la bocca e con i denti; la penetr con la lingua gustando il suo sapore
inebriante; fremette godendo delle sensazioni che aveva risvegliato in
lei e che appartenevano anche a lui. Senza fiato per il piacere, Tamara
agit il capo sul cuscino e inarc voluttuosamente i fianchi sotto di lui.
Eric la spinse lentamente verso le vette del piacere, e quando Tamara
grid, scossa dall'estasi dell'orgasmo, continu a infierire su di lei.
"Basta... basta... non posso..." gemette Tamara cercando di
allontanare la sua testa.
"Oh, s, s che puoi. Vuoi che te lo dimostri?" Eric si sollev sulle
braccia e con un rapido affondo scivol dentro di lei, senza preavviso.
Tamara trem mentre lui si ritraeva per poi spingersi ancora dentro
lei, una volta e poi un'altra ancora. Non le lasci il tempo di
riprendersi dopo il primo, devastante orgasmo, attirandola inesorabile
verso il successivo. La baci con avidit, aumentando il ritmo delle
spinte, e quando lei strinse i pugni e gli affond le unghie nella schiena,
cap che era di nuovo a un passo dall'apice del piacere. Quando la
sent gridare, le cerc la bocca e la baci mentre ondate di piacere
travolgevano i loro corpi avvinghiati.
I brividi lasciati da quell'orgasmo intenso e straordinariamente
appagante li stavano ancora scuotendo, quando Eric ricominci a
muoversi dentro di lei.
Capitolo 12
Troppo presto, pens Tamara, vedendo che l'alba si avvicinava.
Studi il profilo di Eric sdraiato al suo fianco, sempre pi convinta di
non aver mai visto uomo pi bello. Non un'ombra di barba scuriva il
profilo della mascella, e in effetti tutto il suo viso era perfettamente
liscio.
Lui si accorse che lo stava guardando e le sorrise. "Sar costretto a
lasciarti presto" disse dando voce ai pensieri di Tamara.
Lei si accoccol accanto a lui, desiderando di poter rimanere. "Dove
andrai? Dormi in una... in una bara?"
Eric annu, sollevandosi leggermente per prendere la camicia. "Lo
trovi ripugnante?"
"Nulla che ti riguardi potrebbe mai apparirmi ripugnante, Eric." Si
mise a sedere mentre lui infilava le braccia nelle maniche, e quando
inizi ad abbottonarsi la camicia gli scost le mani e si avvicin per
occuparsene lei stessa. "Tuttavia" aggiunse dopo averci pensato su,
"non credo che mi piacerebbe vederti l dentro. Perch proprio una
bara, poi?  una sorta di tradizione vampiresca? Perch non un letto,
per esempio?"
Lui rise e lo sguardo di Tamara si concentr sui poderosi muscoli del
suo collo. Si pieg in avanti e vi appoggi le labbra. Eric le accarezz i
capelli. " una precauzione. Gli esseri umani informati della nostra
esistenza sono pi numerosi di quanto comunemente si creda. E la
maggior parte non chiede di meglio che farci fuori. Immagino che
potremmo dormire in una cripta o dietro una porta sbarrata, ma nulla
offre la stessa protezione di una bara chiusa dall'interno e con una
botola sul fondo."
"Una botola?" Tamara gli allacci l'ultimo bottone e sollev il capo,
incuriosita. "Saresti abbastanza cosciente da usarla, in caso di
necessit?"
"L'odore di un pericolo imminente mi risveglierebbe anche dal
sonno pi profondo. Non molto, bada bene, ma quel tanto che basta
a farmi muovere un dito. Il bottone si trova nel punto in cui appoggio
la mano. Premendolo, il materasso gira su dei cardini e mi lascia cadere
in una stanza segreta che si trova al di sotto, dopodich torna
automaticamente al suo posto. L'unica controindicazione sono i lividi
dovuti alla caduta."
"Allora senti il dolore?"
"Non quando ti tengo stretta a me." La prese tra le braccia. "Ma non
 questo che volevi sapere, vero? In effetti tutte le mie percezioni sono
pi acute di quelle degli esseri umani. Il calore, il freddo, il dolore..." Le
sue dita le danzarono sulla nuca di lei. "Il piacere..." sussurr a un soffio
dal suo orecchio. "Il dolore  in grado di mettermi al tappeto, ma
qualsiasi ferita mi sia inferta si rimargina mentre dormo.  un sonno
rigenerante, capisci?" Le sue labbra le solleticarono una tempia. Le
baci le palpebre, le guance e poi la bocca, con avidit e trasporto.
"Credo che dopo questa notte ne avr bisogno."
Tamara rise alla sua battuta, ma quando si accorse che il cielo oltre
la finestra iniziava a rischiarare si fece di nuovo seria. Osservando le
sue palpebre semichiuse, percep la sua crescente stanchezza. "Hai
bisogno di riposare." Si liber dal suo abbraccio, raccolse i vestiti e
glieli porse. "Sbrigati, presto far giorno."
"Troppo presto" replic lui prendendo i pantaloni, e scese dal letto
per infilarli. "L'idea che tu debba tornare da St. Claire continua a non
andarmi gi."
"Lo so." Tamara si allacci i jeans e fece il giro del letto per andargli
vicino. "Ma devo farlo. E ti amo ancora di pi per il fatto che non
provi a dirmi quello che devo o non devo fare. So che non lo stimi, ma
proprio come Daniel si sbaglia sul tuo conto, tu ti sbagli sul suo, Eric.
Non  cattivo."
In lontananza il cielo grigio iniziava a tingersi di rosa. Le spalle di
Eric sembravano meno ampie. Il suo mento non era sollevato come
poco prima. Lo cinse per la vita con un braccio e lui pos il proprio
sulle sue spalle. Anche Tamara iniziava ad accusare una certa
stanchezza. Scesero le scale fianco a fianco e si avvicinarono al
portone, dove Eric la baci un'ultima volta.
Tamara torn verso casa lottando contro la stanchezza. Sperava di
riuscire a dormire un paio d'ore prima di trascinarsi al lavoro. Aveva
deciso di dare le dimissioni. Non poteva continuare a lavorare per il
DPI sapendo che per anni aveva finanziato la caccia ai danni di Eric.
Inoltre a quel punto il conflitto di interessi era flagrante: si era
innamorata del soggetto di una delle indagini pi lunghe svolte dal
dipartimento.
Quando entr in casa, si sent mancare il fiato. Completamente
vestito, Daniel era accasciato sul divano, con un braccio e una gamba
penzoloni. Il plaid con cui si era coperto era tutto attorcigliato. I
capelli erano scompigliati come se fosse uscito nel mezzo di una
tormenta. Quando gli si avvicin, avvert l'odore stantio dell'alcol e lo
sguardo le cadde su una bottiglia di whisky ormai vuota abbandonata
sul pavimento.
"Bene, pare che finalmente ti sia decisa a rincasare."
Con il cuore in gola, Tamara sollev la testa di scatto. Sulla soglia
della grande sala da pranzo c'era Curtis, con una tazza di caff in
mano. "Cosa ci fai qui, Curt?" domand lanciando una rapida occhiata
all'orologio appeso alla parete. Erano solo le cinque e quarantacinque.
"Sei stata con lui tutta la notte,  cos?" Nel suo sguardo e nel suo tono
di voce percep una freddezza che la spavent. "Sono un'adulta,
Curt. Dove vado e cosa faccio sono affari miei."
Lui si raddrizz, attravers la stanza e pos la tazza di caff su un
tavolo. "Non ti rendi conto di quanto tutto ci sia perverso? Quello...
quello  un animale da monta! E tu non sei affatto migliore... ti stai
comportando come una cagna in calore. Cristo, Tamara, se avevi tutta
questa voglia di sesso, ti bastava chiedere..."
Lo raggiunse con due lunghe falcate e gli diede un manrovescio in
pieno viso con una forza tale da farlo barcollare. "Fuori di qui!"
"Non credo proprio." La stava guardando dritto in faccia e nei suoi
occhi Tamara non vide altro che odio. Come aveva fatto a pensare
che quell'uomo fosse suo amico?, si chiese, sconvolta. Lui batt le
palpebre e con un tono di voce diverso, quasi neutro, aggiunse:
"Marquand ti ha fatto il lavaggio del cervello, Tammy".
"Cos' successo qui la notte scorsa?" domand Tamara,
attraversando il soggiorno per andare in cucina, certa che lui l'avrebbe
seguita. Si vers una tazza di caff e aggiunse dello zucchero nella
speranza che le desse un po' di energia.
"Daniel ha bevuto fino a perdere i sensi, non si vede?"
Tamara si volt con la tazza in mano e lo guard, accigliandosi. "Mi
ha chiamato verso mezzanotte, blaterando qualcosa su te e
Marquand. Ho capito solo la met di quello che mi stava dicendo.
Quando sono arrivato, si era gi scolato tutta la bottiglia. Stava
farfugliando che se non avesse abbandonato le ricerche ti avrebbe
perso per sempre.  questo il tuo piano, Tam? Ricattare emotivamente
un uomo che  stato come un padre per te? Costringerlo a rinunciare a
quarant'anni di lavoro cos che tu possa concederti questa perversa
avventura?"
Quei commenti non la fecero arrabbiare. Provava solo gioia. "Ha
detto che abbandoner la caccia?"
Lo sguardo di Curt si colm di un odio profondo. "Era troppo
ubriaco per rendersi conto di che cosa stava dicendo. Ma sappi una
cosa, Tam: io non ho la minima intenzione di abbandonare. Daniel mi
ha insegnato tutto quello che sa, e se lui  pronto a gettare la spugna io
la raccoglier. Non riuscirai a manipolarmi come fai con lui."
Tamara apr la bocca per sistemarlo con una risposta pungente, ma
Daniel comparve barcollando alle spalle di Curtis. "Tu, Curtis, farai
quello che ti dico. Sono stato io a farti arrivare dove sei, e potrei
sempre sbatterti fuori dal DPI" dichiar. Raggiunse una sedia, e
tenendo il capo chino appoggi per un attimo le mani allo schienale,
quindi la tir verso di s e vi si sedette.
"Daniel, stai bene?" Tamara gli vers una tazza di caff e gliela mise
davanti. "Posso prenderti qualcosa?" St. Claire la fiss per qualche
secondo, come se cercasse qualcosa, poi scosse la testa e fiss il
contenuto della tazza.
"Glielo devo, Curtis. Lo sai anche tu. Lasceremo perdere tutto."
"Sei caduto nella sua trappola, non  cos?" Curtis inizi a misurare
la stanza a grandi passi, scuotendo il capo e passandosi una mano tra i
capelli. "Non capisci che ti ha tradito?  passata al nemico, Daniel.  lei
che avremmo dovuto studiare per tutto questo tempo. Te l'ho sempre
detto che era un vampiro pi di quanto fosse umana!"
"Cosa vorresti insinuare?" Tamara sbatt la tazza sul tavolo,
rovesciando met del contenuto.
"Vuoi farmi credere che ancora non lo sai?"
"Che cosa dovrei sapere?"
Daniel si alz in piedi a fatica, massaggiandosi la fronte con una
mano. "Adesso basta, Curtis. Credo che te ne dovresti andare. Tamara
e io abbiamo bisogno di parlare."
Curtis le lanci un'occhiata minacciosa. "Ricorda le mie parole,
Tammy: se continuerai questa nauseante relazione finiremo tutti
morti. Mi avrai sulla coscienza." Fece un cenno del capo in direzione di
Daniel. "E lo stesso vale per lui. Non dimenticarlo" concluse
andandosene. Un attimo dopo si ud sbattere la porta d'ingresso, cos
forte che i vetri delle finestre tremarono.
Daniel torn a sedersi scuotendo il capo, costernato. "Gli passer,
Tam. Dagli un po' di tempo."
Tamara si accomod di fronte a lui e gli strinse una mano. "Si
sbaglia, Daniel. Eric  l'uomo pi gentile che abbia mai conosciuto.
Vorrei..." Tir un profondo sospiro per farsi forza e prosegu tutto
d'un fiato. "Vorrei che tu lo incontrassi. Che parlassi con lui. Ti
renderesti conto che non  come credi, ne sono certa."
Daniel annu. "Lo immaginavo... e suppongo di doverlo fare. Ma
non posso nasconderti, Tamara, che la cosa mi spaventa. Ci
nonostante, lo scienziato che  in me  piuttosto eccitato. Essere tanto
vicino a..." Si interruppe, annu di nuovo fra s e prosegu. "Una parte
di me sa che  inevitabile. Far del mio meglio per riconciliarmi con
lui, Tam. Ci ho pensato per tutta la notte, e ho capito che il nocciolo
della questione  uno solo." Allung una mano per accarezzarle una
guancia. "Non voglio perderti." Chiuse lentamente gli occhi. "Portarti
in questa casa, nella mia vita, mi ha cambiato, Tamara. Prima ero..." Si
interruppe, scuotendo il capo e riapr gli occhi.
Stupita, Tamara si rese conto che erano colmi di lacrime. "Continua.
Cos'eri, prima?"
"Un'altra persona. Un bastardo. Un vero mostro, molto pi di
quanto Marquand potr mai essere. E mi dispiace... non puoi neanche
immaginare quanto."
Lei lo fiss senza sapere cosa dire. Sentiva che quello era il
momento di maggior franchezza che avessero mai condiviso.
Finito il caff, and a letto e dorm come un sasso finch non la
svegli il telefono. Tamara lanci un'occhiata all'orologio, e rimase
sconvolta scoprendo che ore erano. Rispose al secondo squillo,
domandandosi per quale ragione Daniel non avesse preso la chiamata.
"Tam?"
Nell'udire quella voce familiare, l'irritazione sboll
immediatamente. "Jamey?" Tamara aggrott la fronte e controll
nuovamente l'ora. "Perch non sei a scuola?"
"Non ci sono andato..." Il ragazzino sospir. Sembrava che stesse
tremando, e Tamara si raddrizz nel letto. "Tam... c' qualcosa che
non va."
"Stai male?" La preoccupazione releg immediatamente la
stanchezza in un angolo remoto del suo cervello. "Sei ferito o qualcosa
del genere? Vuoi che chiami tua madre?"
"No, non si tratta di questo." Un altro sospiro affannato. "Non so
esattamente di cosa si tratti."
"D'accordo, Jamey, stai calmo. Dimmi dove sei..."
"Ho preso un taxi. Sono in una cabina telefonica a Byram. Non
volevo venire a casa tua."
Almeno quello rientrava nella norma: la cupa residenza vittoriana
gli aveva sempre fatto accapponare la pelle. "Dammi dieci minuti e
sono da te."
"D'accordo. Ma sbrigati, Tam, o sar troppo tardi."
La paura le fece tremare la voce. "Troppo tardi per cosa, Jamey?"
"Non lo so! Sbrigati e basta, d'accordo?"
"D'accordo." Tamara riagganci con le mani che le tremavano.
Stava succedendo qualcosa di terribile. Jamey le era parso
terrorizzato. Oltre alla preoccupazione che le chiudeva lo stomaco,
sentiva ribollire una rabbia cieca. Chiunque l'avesse turbato in quel
modo avrebbe dovuto rispondere delle proprie azioni. Si infil dei
jeans e una felpa, calze e scarpe da ginnastica, e indoss un giaccone
pesante. Estrasse la spazzola dalla borsetta e si pettin scendendo le
scale.
Daniel stava emergendo dal seminterrato. "Che succede, tesoro?"
"Jamey. Qualcosa lo ha turbato. Lo raggiunger in centro, gli
comprer un hamburger e cercher di calmarlo." Abbracci
velocemente l'anziano tutore, ripose la spazzola nella borsa e tir
fuori le chiavi della macchina.
Cinque minuti dopo aveva raggiunto Jamey. Il ragazzino apr la
porta del Maggiolino senza nemmeno aspettare che si fosse fermato
del tutto, e sal a bordo, pallido e con gli occhi sgranati. "Mi sa che sto
impazzendo" annunci.
La prima reazione di Tamara fu quella di dirgli che era un'assurdit,
ma di recente aveva avuto il medesimo sospetto fin troppo spesso per
prendere quel timore alla leggera. "Anche io ho avuto la stessa
sensazione una volta o due, amico mio." Scrut il suo giovane viso.
Undici anni erano troppo pochi per sopportare un simile peso.
"Parlamene."
"Ti ricordi quella volta che ti ho chiesto se conoscevi qualcuno di
nome Eric?" Lei si irrigid, ma annu. "Spero che tu sappia dove abita.
Dobbiamo andare subito da lui."
Senza fare domande, Tamara ingran la marcia e si immise
velocemente sulla strada. "Sai dirmi per quale motivo?"
Jamey chiuse gli occhi e si strofin la fronte come se gli facesse male.
"Credo che qualcuno voglia ucciderlo."
"Mio Dio." Tamara schiacci l'acceleratore a tavoletta.
"Questo sospetto mi ronza nella testa da quando ho parlato con te
al telefono. Non credo che riuscir a liberarmene fino a quando non
saremo andati da lui... ma non ha alcun senso."
"Perch?"
"Perch... ho la sensazione che sia gi morto."
Tamara spinse il Maggiolino al massimo, facendolo vibrare per lo
sforzo. Ci vollero comunque venti minuti per raggiungere l'alta
cancellata in fondo alla strada. Tamara fu sul punto di mettersi a
gridare quando riconobbe la macchina di Curt parcheggiata accanto al
marciapiede. Premette il pedale del freno con tutte le forze, spense il
motore e spalanc la portiera, dopodich si precipit verso il viale
d'ingresso seguita da Jamey.
La cancellata di ferro era stata sfondata con qualcosa di pesante. Le
foglie di vite erano piegate, alcune spezzate, i battenti semichiusi e la
scatola metallica all'interno era distrutta. Sulla neve del vialetto
spiccava una serie di impronte che puntavano verso la casa.
"Eric!" Il grido disperato di Tamara echeggi nel silenzio, quando si
rese conto di ci che stava accadendo.
"Andiamo, Tam. Sbrigati!" la sollecit Jamey, prendendola per
mano e trascinandola attraverso il cancello.
Tamara cerc invano di trattenere le lacrime che le inondavano il
viso. Non riusciva neanche a vedere dove metteva i piedi, mentre
correva a rotta di collo verso l'imponente edificio in cui viveva Eric.
Nel giro di qualche secondo raggiunsero l'ingresso; la porta era aperta.
Asciugandosi gli occhi, Tamara entr. Pareva che un pazzo avesse
dato sfogo alla propria follia nel soggiorno, e forse, si disse, era stato
proprio cos. I preziosi mobili d'epoca erano rovesciati, alcuni pezzi
distrutti. A una delle sedie mancava una gamba. Il parquet era
costellato di frammenti di vasellame, e i tavoli con il ripiano di marmo
sembravano alberi abbattuti.
Con la vista appannata, attravers incespicando la sala da pranzo,
dove un candelabro era stato scagliato contro una finestra, poi
prosegu verso la cucina, dove gli sportelli degli armadietti erano stati
divelti dai cardini. Cogliendo un rumore di vetri rotti, si volt e scorse
una porta che in un primo momento non aveva notato. Era spalancata
su una scala che probabilmente scendeva in cantina. Il rumore
proveniva dall'oscurit in fondo alle scale e Tamara si sent raggelare.
Non aveva idea di dove si trovasse la bara di Eric, ma se avesse dovuto
tirare a indovinare, avrebbe detto che era proprio in cantina. Si
avvicin alla porta.
All'improvviso una mano si pos sulla sua spalla. Tamara sobbalz
con tale violenza che per poco non rotol gi per le scale. Con l'altra
mano, Jamey l'aiut a recuperare l'equilibrio. "Ho chiamato la polizia"
le sussurr.
"Bene. Resta sulla porta ad aspettare gli agenti, d'accordo?"
Il ragazzino sollev lo sguardo, poco convinto, ma rimase dov'era
mentre lei scendeva lentamente i gradini. Quando il suo piede si pos
su una superficie diversa, cap di essere arrivata in fondo. Era buio
pesto e si sentiva un acre odore di vino. Ud dei vetri che si
infrangevano e si costrinse ad avanzare in quella direzione. "Curtis!"
grid, e il rumore si interruppe bruscamente. Tamara si immobilizz.
"Smettila, Curtis. Smettila... tutto questo  assurdo."
Quando i suoi occhi si abituarono all'oscurit riusc a individuare
una sagoma che si fece poco alla volta pi distinta. Curtis era in piedi
accanto a uno scaffale portabottiglie completamente distrutto, in
mano reggeva un'ascia a doppia lama. Ai suoi piedi erano sparpagliati
cocci di vetro e per terra c'era una pozza di vino.
"Vattene via, Tammy. La cosa non ti riguarda.  una questione tra
me e Marquand!" grid Curtis sollevando l'ascia.
Tamara si scagli contro di lui, aggrappandosi alla sua schiena per
evitare che facesse altri danni. Curtis lasci cadere l'ascia a terra e si
volt, afferrandola per i capelli e spingendola via. Tamara inciamp e
cadde nella pozza di vino, ma si rialz subito e lo affront, il fiato
corto pi per la paura che per lo sforzo. "Sta per arrivare la polizia,
Curt. Finirai dietro le sbarre se non esci immediatamente di qui."
Lui l'afferr con una velocit tale che Tamara non ebbe il tempo di
schivarlo. La prese per il bavero della giacca, la fece roteare e la
scaravent contro quello che un tempo era stato uno scaffale per il
vino. Tamara sbatt con la nuca contro uno spuntone di legno dello
scaffale e un dolore lancinante le trafisse la testa.
"Dov', Tammy? Dimmi dov'" rugg Curtis.
Lei batt le palpebre, cercando di contrastare il senso di vertigine
che l'aveva assalita. Quando appoggi le mani contro il muro alle
proprie spalle per non crollare, rimase paralizzata dalla sorpresa: sotto
il palmo della mano avvertiva dei cardini. Non si trattava di uno
scaffale, si rese conto, bens di una porta. Cosa se ne sarebbe fatto un
vampiro di tutto quel vino, in ogni caso? Come aveva fatto a non
arrivarci prima? E quanto tempo ci avrebbe messo Curt a capire?
Prese fiato. "Non... non  qui."
Curtis le diede un manrovescio. "Ti ho chiesto dov'. So che lo sai!
E, dannazione a te, me lo devi dire."
Tamara si lasci sfuggire un singhiozzo. Le lacrime le bruciavano le
guance. Curtis le lasci il bavero del cappotto e l'afferr per le spalle.
"Cristo, Tammy, non voglio farti del male. Sei sotto il suo controllo,
maledizione. Non riuscirai mai a vederlo per quel che  fino a quando
non sar fuori gioco. Se non me ne occuper io, ci uccider tutti."
Tamara lo fiss dritto negli occhi e scosse il capo. "Ti sbagli!"
"Non  nemmeno umano" le ricord.
"Lo  molto pi di te!"
Curtis alz nuovamente la mano, ma qualcuno lo blocc. "Lasciala
stare" grid Jamey.
"Che cosa diavolo...?" Curt si volt e si scroll di dosso il ragazzino
senza difficolt. Poi si volt verso di lui. "Tu, piccolo..."
"Curtis, no!" grid Tamara, ma prima che Rogers potesse colpirlo,
Jamey si abbass e lo caric a testa bassa, colpendolo al diaframma.
Caddero entrambi a terra in un groviglio di braccia, gambe e bottiglie
rotte. Tamara afferr Curt per un braccio e cerc di allontanarlo.
"Fermi dove siete!" Una luce abbagliante fece capolino dalle scale e
si udirono dei passi che scendevano precipitosamente. Un poliziotto
prese Tamara per un braccio e la trascin via, mentre un altro
sollevava Curt senza tanti complimenti e si chinava su Jamey. "Tutto
bene, figliolo?"
"S, sono stato io a chiamarvi." Punt un dito accusatore verso
Curtis. "Lui si  introdotto in casa... con quella" concluse indicando
l'ascia caduta per terra.
Con un fischio sommesso, il poliziotto aiut il ragazzino ad alzarsi,
poi afferr Curtis per un braccio e lo condusse verso le scale, mentre il
secondo agente lo seguiva preceduto da Tamara e Jamey. Una volta
arrivati in soggiorno, il poliziotto li inform che il suo nome era
Summer.
" lei la proprietaria?" si inform.
"No. Io... il padrone di casa  fuori citt e mi ha chiesto di tenere
d'occhio l'abitazione" menti senza difficolt Tamara. Jamey, in piedi al
suo fianco, non disse una parola.
"Ho bisogno del suo nome e di un recapito telefonico per poterlo
contattare" chiese l'agente estraendo da una tasca un bloc-notes.
"In questo momento  in viaggio" improvvis la giovane donna,
"ma dovrebbe rientrare questa sera."
L'uomo annu, annot le generalit di Tamara, quindi inclin la
testa e corrug la fronte, lo sguardo fisso sulla sua mandibola. " stato
lui?"
Tamara si sfior il livido con le dita, annuendo, e negli occhi verdi
dell'uomo vide luccicare la rabbia. "Devo portare a casa Jamey e...
cercare di riprendermi. So che avete bisogno di stilare un rapporto,
ma... non potremmo occuparcene pi tardi?"
Il poliziotto annu. "Vuole sporgere denuncia Per aggressione?"
domand.
"Baster a tenerlo in prigione tutta la notte?" ribatt lei.
L'uomo le strizz l'occhio. "Glielo garantisco."
"In questo caso, s." Il poliziotto annu, annot il nome di Eric e le
consigli di farsi visitare da un medico. Poi and in sala da pranzo e
parl con il collega. Di l a poco, Curtis fu condotto alla porta di
ingresso con le mani ammanettate dietro la schiena.
"Ve ne pentirete" continuava a ripetere. "Sono un agente federale."
"Senza mandato di perquisizione, il che fa di lei un criminale come
tanti, accusato di violazione di domicilio, effrazione, vandalismo e
aggressione aggravata" elenc Summer mentre uscivano e
imboccavano il vialetto.
Jamey sembrava sotto shock. Tamara lo raggiunse e gli accarezz i
capelli scuri. "Hai coraggio da vendere, ragazzino." Lui la guard senza
sorridere. "Odio doverlo ammettere, Jamey, ma sono molto felice che
tu fossi qui con me."
Un sorriso spunt nello sguardo vuoto del ragazzino. "Che cosa sta
succedendo? Perch Curtis ce l'ha tanto con Eric?"
Tamara lo guard senza batter ciglio. "Per una serie di ragioni: la
gelosia, per esempio, e la paura. Curt ha paura di Eric." Non poteva
mentirgli. Non riusciva a capire come e perch, ma Jamey era
coinvolto in quella storia. "Eric  diverso. Non  come tutti gli altri
esseri umani. Certe persone hanno paura di quello che non riescono a
capire, e qualcuno preferisce distruggere ci che  diverso piuttosto
che sforzarsi di comprendere." Il ragazzino continu a fissarla,
perplesso. "Hai sentito parlare dei processi alle streghe di Salem?"
Jamey fece cenno di s con il capo. "Be', in questo caso il principio  lo
stesso."
Il ragazzino sospir e scosse il capo, poi parve tranquillizzarsi e sul
suo viso si disegn un'espressione da adulto. "Temi ci che  diverso, e
quindi distruggi ci che temi."
Lei sospir, impressionata dall'intelligenza del giovane amico. "A
volte riesci davvero a stupirmi, sai?" disse guidandolo verso l'uscita.
Chiuse, la porta, e una volta usciti dalla propriet blocc il cancello
con una grossa pietra sperando che fungesse quanto meno da
deterrente. "Credi che sar sufficiente fino al mio ritorno?"
Jamey la guard aggrottando la fronte. "Non ho nessun
presentimento, se  questo che volevi sapere." Per la prima volta riusc
a ridere genuinamente.
"Sai, Jamey, probabilmente mi hai appena salvato la vita. Se non
avessi chiamato la polizia..." Scosse la testa. "E hai salvato anche la vita
di Eric e quella del suo amico Roland."
Prima di salire in macchina, il ragazzino si volt a guardare la casa.
"Sono l dentro, vero?" Non attese una risposta. "Ci avrebbero aiutato,
ma non potevano. Se Curt li avesse trovati, li avrebbe uccisi."
Non le chiese di confermare o di negare. Si limit a salire in
macchina e si lasci accompagnare a casa in silenzio.
Tamara raccont a Kathy Bryant quello che era successo,
sorvolando sulle parti pi cruente. Jamey aveva avuto sentore di
un'infrazione a casa di un amico. Lui e Tamara erano arrivati appena in
tempo per prevenirla. Il sospettato era stato fermato e tutto era finito
nel migliore dei modi. Tenne nascosto il livido sul viso e si scus di non
avere il tempo di entrare neanche per una breve visita. Kathy Bryant,
sebbene agitata, prese la storia per buona.
Poco dopo le cinque, Tamara era di nuovo davanti al cancello di
Eric.
Capitolo 13
Eric apr gli occhi e a poco a poco si rese conto del cattivo odore
che lo circondava. Era sdraiato in una scomoda posizione: non sul suo
giaciglio di raso, bens sul ruvido pavimento di legno della stanza
segreta sottostante. Aggrott la fronte, la mente ancora annebbiata
dal sonno, e all'improvviso ramment il senso di pericolo che lo aveva
portato da un sonno simile alla morte a uno stato prossimo alla veglia.
Aveva premuto automaticamente il bottone nascosto, che lo aveva
catapulto nel nascondiglio, e una volta l, al sicuro, la Sensazione di un
pericolo mortale incombente era svanita.
Sal in piedi su uno sgabello, tir verso il basso la maniglia che
azionava il pannello segreto sotto il materasso, e dopo aver fatto
scattare la serratura del coperchio della bara scavalc il bordo
atterrando elegantemente sul pavimento. Poich non avvertiva alcun
pericolo immediato, si avvicin alla bara di Roland, che l'amico aveva
sistemato su un catafalco, e buss sul coperchio. Come si aspettava, lo
vide emergere da una botola che si apriva nel catafalco stesso anzich
da sotto il coperchio di legno lucido della bara.
"Che cosa  successo?" domand Roland, raddrizzandosi e dandosi
una spolverata ai vestiti.
"Non ne ho idea." Eric rimase immobile per qualche istante.
"Tamara  qui."
Roland si concentr a sua volta. "C' stato anche qualcun altro.
Tre... no, quattro persone. Ma se ne sono andate."
Con un cenno d'assenso, Eric apr la porta e i due percorsero
rapidamente il buio corridoio. Eric apr il chiavistello e spinse con forza
lo scaffale portabottiglie che ne nascondeva l'accesso. Qualche istante
dopo lui e Roland si ritrovarono nella cantina.
La lampadina che pendeva dal soffitto diffondeva una luce
abbagliante. Quello che la sera prima era stato un portabottiglie ben
fornito ora era completamente sfasciato e solo una bottiglia o due
erano ancora intatte. Un pungente odore di vino aleggiava nel locale,
e sul pavimento, accanto alla parete, not dei secchi di plastica pieni
fino all'orlo di cocci di vetro e pezzi di legno. Una vecchia scopa e una
pala per il carbone erano appoggiati poco lontano. A un tratto colse
un altro odore, e voltandosi verso la parete accanto alla porta segreta
riconobbe una tenue macchia di sangue. Il sangue di Tamara.
Si precipit su per le scale e attravers l'abitazione,
immobilizzandosi non appena ebbe raggiunto il soggiorno.
Tamara stava raddrizzando un pesante tavolo con il piano di
marmo. Poi fece scorrere le dita sul bordo scheggiato, sospir e si
chin a raccogliere un vecchio orologio dorato che, dopo aver
controllato che ticchettasse ancora, sistem delicatamente sul tavolo.
Guardandosi intorno, Eric si rese conto che Tamara doveva avere gi
rimesso al loro posto un bel po' di cose. Quando lei si volt
leggermente per raccogliere da terra una sedia rovesciata e rimetterla a
posto, not il livido violaceo sulla mandibola.
"Tamara" la chiam avanzando lentamente verso di lei.
Nel sentire la sua voce, la giovane donna sollev il capo e si
precipit tra le sue braccia. Mentre la stringeva a s, Eric la sent
piangere e tremare convulsamente. Nel frattempo anche Roland era
entrato nel soggiorno e stava osservando i danni.
"Chi  stato?" Eric si allontan quel tanto da sollevarle il mento con
le dita e osserv il livido.
"...  stato Curtis. Ma sto bene, Eric.  meno grave di quanto
sembri."
La rabbia gli blocc le parole in gola. "Ti ha colpito?" Lei annu. Eric
le fece scivolare una mano sulla nuca, tastandola delicatamente, e
quando la vide fare una smorfia, cap di aver trovato il taglio. "E
cos'altro?"
"Lui..." Lo guard negli occhi ed Eric intu che aveva pensato di
mentirgli, ma poi aveva capito che sarebbe stato inutile. "Mi ha
scaraventato contro il muro e ho battuto la testa, ma sto bene."
Lui le sond la mente per assicurarsi che fosse proprio vero e si
chiese se stesse bene sul serio.
"Deve essersi comportato come un toro inferocito" osserv Roland.
"Non l'avevo mai visto cos fuori di s" conferm Tamara.
"E non lo vedrai mai pi." Eric lasci cadere le braccia e fece un
passo verso la porta, ma Roland gli sbarr la strada con velocit ed
eleganza. Eric sapeva che non sarebbe mai riuscito a spostare il suo
fortissimo amico.
"Credo che dovremmo ascoltare il seguito prima di passare
all'azione, Eric."
Eric incontr brevemente il suo sguardo e annu. "Per ricordati"
replic, "che lo avevo avvertito di ci che gli sarebbe successo se le
avesse fatto del male." Poi si volt verso Tamara e, accorgendosi che
era malferma sulle gambe, la cinse con un braccio e la aiut a sedersi
sul divano.
Roland lasci la stanza e torn di l a poco con una delle poche
bottiglie ancora intatte. Dopo averla aperta, riemp un bicchiere e lo
porse alla giovane donna. "Fa' con calma" la esort dolcemente.
"Raccontaci tutto dall'inizio." Si sedette su una sedia ancora intera,
mentre Eric rimase rigido in piedi, in attesa, desiderando solo di poter
saltare alla gola di Rogers senza aspettare un attimo di pi.
Tamara bevve un sorso di vino. "Credo che l'inizio sia piuttosto
incoraggiante. Ho convinto Daniel ad abbandonare le sue ricerche. Ha
acconsentito quando gli ho detto che me ne sarei andata per sempre se
non lo avesse fatto."
Eric corrug la fronte. "Ha accettato?"
"S, e non  tutto. Gli ho chiesto di incontrarti, di parlare con te.
Vorrei che ti vedesse come ti vedo io e che capisse che non mi faresti
mai del male. Ha acconsentito anche a questo."
Eric si sedette pesantemente. "Che mi venga un colpo..."
"Non sono convinto che sia una buona idea" intervenne Roland,
"ma di questo discuteremo dopo. Adesso continua il racconto, mia
cara."
Eric not che mentre sorseggiava il vino la mano con cui reggeva il
bicchiere tremava, cos le si sedette pi vicino.
"Quando Daniel ha informato Curtis che intendeva abbandonare le
ricerche" prosegu Tamara, "lui  andato su tutte le furie, ma non si 
lasciato scoraggiare e ha dichiarato che sarebbe andato avanti anche
senza il suo aiuto. Daniel allora gli ha detto che se non si fosse
rassegnato avrebbe perso il lavoro al DPI. Curt se n' andato pi
arrabbiato che mai... Non avrei mai immaginato che sarebbe venuto
qui."
Eric scosse il capo, accigliato. "Come hai fatto a scoprirlo?"
"Grazie a Jamey, il ragazzino che lavora con me. Ha il dono della
chiaroveggenza, anche se le sue facolt non sono molto spiccate,
tranne che Quando hanno a che fare con me. Conosceva il tuo nome,
Eric, e sapeva anche dei miei incubi.
Mi ha telefonato, in preda al panico, e quando sono andata a
prenderlo ha insistito perch venissimo qui. Ha detto che qualcuno
stava cercando di ucciderti."
Eric e Roland si scambiarono un'occhiata perplessa. Tamara tuttavia
non se ne accorse e prosegu il racconto. "Quando siamo arrivati,
Curtis era in cantina e stava distruggendo tutto. Mentre Jamey
chiamava la polizia, io sono scesa per fermarlo. Ero terrorizzata
all'idea che tu fossi laggi da qualche parte, addormentato." Chiuse gli
occhi ed Eric cap che aveva davvero temuto per la sua vita. "Ho
chiesto a Jamey di rimanere nell'ingresso, ma lui mi ha seguita in
cantina."
"Un ragazzino ostinato" osserv Roland.
Lo sguardo di Tamara si accese d'orgoglio. "Avresti dovuto vederlo:
si  lanciato su Curtis come un toro, e lo ha messo al tappeto quando
lui ha provato a colpirmi di nuovo."
" rimasto ferito?" Ancora una volta era stato Roland a parlare. Eric
stava osservando le espressioni che si alternavano sul volto di Tamara,
cercando di decifrare le emozioni che celavano. A un tratto il viso
della giovane si accese di rabbia, ed Eric sent la collera montare
dentro di lei con un'intensit che lo sbalord. Non aveva idea che
Tamara fosse capace di pensieri cos violenti.
"Se Curt avesse fatto del male a Jamey, lo avrei ucciso" aggiunse
Tamara con una voce stranamente cupa.
Eric, sbigottito, lanci un'occhiata a Roland che stava osservando la
giovane donna con grande attenzione. Poi Tamara si riscosse, batt le
palpebre un paio di volte e la fiamma che ardeva nei suoi occhi si
spense lentamente. "Quando  arrivata la polizia ho sporto denuncia
per aggressione. Curtis rester dietro le sbarre almeno fino a
domattina, cos avrete il tempo di riorganizzarvi." Pos una mano sul
braccio di Eric. "Mi dispiace che siano state coinvolte le forze
dell'ordine. Ci aspettano stasera per stendere il verbale."
"Dovrei essere in collera con te, Tamara, e non perch hai chiamato
la polizia, ma perch hai messo a repentaglio la tua vita. Quel pazzo
avrebbe potuto ucciderti!"
"Se avesse ucciso te, sarei morta comunque, non lo hai ancora
capito?" Parlando, Tamara si abbandon tra le sue braccia e pos la
testa sulla sua spalla. "Dovete sistemare questo disastro. Prima o poi
Curt tirer fuori la tessera del DPI e allora lo lasceranno andare."
"Se decider di rinunciare alla protezione della cella tanto in fretta,
peggio per lui."
"Eric, non puoi fargli niente. Non faresti che offrire a quegli idioti
del DPI un motivo in pi per starti alle calcagna."
"Credi che la cosa mi preoccupi?"
"Ma preoccupa me." Tamara raddrizz la schiena e lo fiss negli
occhi. "D'ora in poi, intendo stare al tuo fianco, Eric, ovunque tu vada.
Preferirei che fossimo liberi di andare e venire a nostro piacimento,
naturalmente, e di tanto in tanto vorrei poter andare a trovare Daniel.
Ma pi di ogni altra cosa desidero vivere con te. Ti prego, non
permettere alla rabbia di rovinare tutto prima ancora che sia
cominciato."
Le sue parole ebbero l'effetto di una doccia gelata sulla collera di
Eric. Tamara aveva ragione e, bench lui fosse convinto che St. Claire
fosse un pazzo criminale, sapeva che lei gli voleva bene. Guard
Roland con sguardo impotente.
"Non vorrei trovarmela contro in un dibattito" afferm questi,
asciutto.
Eric sospir. Per nulla al mondo avrebbe permesso a Curtis Rogers
di farla franca dopo quello che aveva fatto. Ma la sua vendetta
avrebbe dovuto attendere. Sarebbe stato inutile discutere con Tamara:
nella sua mente meravigliosa non c'era traccia di animosit, eccetto
quando si trattava di Jamey. E la cosa lo sconcertava.
"Per quanto riguarda il cancello e la porta" riprese Eric avvertendo
che era molto preoccupata per la sua incolumit, "posso fare un paio
di telefonate questa sera e far venire qualcuno domani di prima
mattina."
"Ma Curtis  gi riuscito a entrare una volta, Eric" gli fece presente
lei.
"Cani da guardia!" Roland scatt in piedi. "Ecco la soluzione. Ne
compreremo dieci, anzi dodici, di quelli da combattimento di cui si
sente tanto parlare. Dobermann, o qualche razza del genere. Possono
fare a pezzi un uomo."
"Credo che una linea diretta con il dipartimento di polizia possa
essere altrettanto efficace" replic Eric, divertito. Roland sapeva essere
molto brutale quando ci si metteva. "Un allarme che li avverta non
appena qualcuno cerca di introdursi nella propriet. Ammetto che
l'idea di dover dipendere da loro per la mia sicurezza non mi va molto
a genio, ma sar necessario solo finch..." Si interruppe e lanci
un'occhiata a Tamara, prima di proseguire. "... finch non mi sar
venuta in mente una soluzione migliore. Nel frattempo, perch non
andiamo alla polizia, cos poi potremo lasciarci alle spalle questa
seccatura e magari goderci quel che resta della notte? Avevo dei
progetti..."
***
Come fosse riuscito a far ridere Tamara dopo tutto quello che era
successo, per Eric restava un mistero. Eppure era successo. Quando
erano usciti dalla stazione di polizia, si era messo al volante di quella
che lui chiamava la macchina con una forma strana e Tamara aveva
riso a crepapelle nel vederlo cambiare marcia.
La casa era stata rimessa in ordine per quanto possibile. Roland
aveva lasciato il fuoco acceso e in mezzo alla stanza c'era un vaso con
una dozzina di rose bianche. Un biglietto attaccato a un gambo
diceva: Grazie per il comportamento eroico di poco fa'. Roland."
Tamara scosse il capo sorridendo e si volt nell'udire una musica
diffondersi nella stanza. Di nuovo Mozart. "Il tuo amico  molto
galante."
"Sei tu a ispirare questo genere di comportamento negli uomini"
replic Eric.
Tamara sorrise e si rifugi tra le sue braccia. "Sentiamo, quali
sarebbero i progetti di cui mi hai parlato poco fa?"
"Ho pensato che ti sarebbe piaciuto ballare."
Lei sollev la testa e lo baci sul mento. "In effetti  cos."
"Gi, ma io non potrei mai ballare con te vestita cos."
Tamara si allontan e osserv accigliata i jeans e la felpa. "Ammetto
di non essere particolarmente elegante questa sera, ma..."
"Ho una sorpresa per te. Seguimi." Eric la condusse su per le scale e
arrivati davanti alla porta della sua camera da letto le chiese di
aspettare sulla soglia mentre accendeva due lampade a olio. Poi si
volt verso un armadio e lo apr con un gesto teatrale.
Incuriosita, Tamara si avvicin mentre lui estraeva con cautela un
abito e se lo drappeggiava su un braccio. Quando si volt verso di lei,
Tamara rimase senza fiato: sembrava il vestito di Cenerentola. Il raso
verde giada brillava alla luce delle lampade. Il corpetto aderente era
impreziosito dalla scollatura a forma di cuore e dalle maniche a sbuffo,
la gonna era vaporosa e le balze dell'orlo sollevate da fiocchi fissati a
intervalli regolari lasciavano scoperto il pizzo bianco delle sottovesti.
"Apparteneva a mia sorella" le spieg Eric. "In genere sotto
indossava un bustino, ma tu sei pi minuta di lei e credo che non ne
avrai bisogno."
Tamara distolse lo sguardo dall'abito e guard Eric negli occhi,
commossa. "Tua sorella... Jaqueline. E lo hai conservato per tutto
questo tempo."
"In effetti divento un po' sentimentale, quando si parla di mia
sorella. Indossava questo vestito la sera in cui mi ha accompagnato al
concerto di Amadeus a Parigi."
Gli occhi di Tamara erano tornati a posarsi sulla luminosa seta
dell'abito, ma si sollevarono di scatto. "Mozart?"
"Proprio lui. Non ne  rimasta particolarmente impressionata, se
ben ricordo." Le sorrise. "Mi piacerebbe vederti con questo abito
indosso, Tamara."
Lei rimase senza fiato. "Oh, non potrei mai.  cos prezioso. Mio
Dio, deve esserti costato una fortuna conservarlo in questo stato per
tutto questo tempo."
"E un bel po' di seccature" aggiunse Eric, "ma nulla  troppo
prezioso per te, amore mio. Mi renderesti davvero felice se accettassi
di indossarlo. Fallo per me."
Tamara annu e con sua grande sorpresa Eric la lasci sola. Si
spogli, togliendo anche il reggiseno dal momento che la scollatura
era piuttosto audace, poi sfior l'abito con reverenza e lo indoss
prestando la massima attenzione, terrorizzata all'idea di poterlo
strappare. Quando ebbe infilato le braccia nelle maniche chiam Eric,
e allorch lui la raggiunse gli diede le spalle perch l'aiutasse a chiudere
i lacci del corpetto.
Quando ebbe finito, Eric si allontan di un paio di passi e lei si volt
lentamente per farsi ammirare. "Sei uno splendore, Tamara. Quasi
troppo bella per essere vera" mormor Eric.
"Mi sta bene davvero?" L'abito era molto attillato e le spingeva il
seno talmente in alto che Tamara aveva il timore che potesse uscire
dalla scollatura se respirava troppo forte.
Con un sorriso, Eric la prese per mano e la fece girare verso lo
specchio interno dell'armadio. Poi prese una lampada a olio e la tenne
sollevata, in modo che lei potesse vedere meglio la propria immagine
riflessa.
Non era Tamara Dey la persona che ricambiava il suo sguardo,
pens Tam, trattenendo il fiato per la sorpresa, bens una bellissima
dama del Settecento. Non riusciva a credere ai propri occhi: che
trasformazione! E che vestito! Pi che un capo d'abbigliamento
sembrava un'opera d'arte. Guard Eric con riconoscenza, poi torn a
concentrarsi sullo specchio. " vero! Lo specchio non riflette la tua
immagine!"
"Una stranezza alla quale sto cercando di ovviare, amore" rispose
lui, chiudendo l'armadio e prendendola per mano. "E adesso, per quel
ballo..."
Scesero nell'ampio salotto al piano di sotto, dove Eric schiacci un
pulsante e la suonata per pianoforte si interruppe bruscamente. Un
attimo dopo le casse dello stereo diffusero un melodioso minuetto.
Eric prese posto di fronte a lei, punt un piede a terra e si esib in un
inchino impeccabile. Tamara rise, cogliendo i pensieri che gli
frullavano nella mente, e fece una riverenza come quelle che aveva
visto nei film. Lui le prese la mano e l'aiut ad alzarsi.
"Guardami negli occhi mentre danziamo" le disse un attimo dopo.
"Nel ballo gli sguardi sono importanti quanto i passi."
Tamara ubbid, sforzandosi di non guardare i piedi che sporgevano
dall'orlo della gonna, e mentre volteggiavano in tondo per la sala
cerc di imitare i suoi passi.
"Molto bene." La voce di Eric era dolce, ma lo sguardo intenso
come le fiamme che guizzavano nel camino. "Impari in fretta."
"Ho un ottimo insegnante." Tamara avanz di un passo, poi
indietreggi all'unisono con lui. "Devi aver ballato con tutte le pi
belle dame di Parigi."
Le sue labbra si incurvarono in un sorriso. "Non proprio. Ho
sempre disprezzato questo genere di divertimento." Con una mano
sollev quella di Tamara sopra le loro teste, le pos l'altra sulla vita e
la fece girare su se stessa. "Forse  necessario trovare il compagno
giusto."
"Sono d'accordo. Nemmeno a me  mai piaciuto ballare, persino
alle superiori." Si ferm di colpo.
"Ecco, adesso abbiamo perso il ritmo. Ci toccher ricominciare
daccapo."
"No. Adesso tocca a me fare da insegnante." Tamara si avvicin allo
stereo, spense il CD e accese la radio. Dopo aver sintonizzato
l'apparecchio su una frequenza radio che trasmetteva musica d'altri
tempi trov un motivo dei Righteous Brothers che le era familiare.
"Perfetto." Torn da Eric, gli fece scivolare le braccia intorno al collo e
si strinse a lui. " cos che ballano i giovani della mia generazione...
quando trovano il compagno giusto. Mettimi le braccia intorno alla
vita e tienimi stretta." Eric obbed e Tamara gli pos la testa sulla
spalla, ondeggiando lentamente al ritmo di Unchained Melody.
"Va detto che il vostro sistema ha degli indubbi vantaggi, primo fra
tutti che  facile da imparare. C' altro?"
"Be', ci sono delle varianti..." rispose Tamara con aria maliziosa, e
girando il viso verso di lui gli sfior il collo con le labbra. Eric abbass
le mani sulle sue natiche e la strinse a s, mordicchiandole il lobo di un
orecchio. "Impari in fretta anche tu" comment Tamara.
"Ho un'ottima insegnante" replic lui, sollevando lentamente il
capo e facendole scorrere le labbra sul mento per poi catturarle le
labbra in un bacio eccitante e sensuale. Posandole le mani nell'incavo
della schiena, tracci una scia di baci roventi lungo la gola e gi fino al
seno.
Tamara inarc la schiena, e affondandogli le dita nei capelli gli
slacci il nastrino che li tratteneva sulla nuca. Eric le slacci il corpetto
dell'abito e le liber il seno, poi chin il capo e le prese tra le labbra il
capezzolo gi turgido, mordicchiandolo e tormentandolo con la
lingua. Tamara non si accorse che lui l'aveva sollevata finch non si
ritrov con le spalle contro il muro. Apr gli occhi e si sforz di parlare
anche se le mani di Eric che le correvano sul corpo le strappavano
gemiti di piacere. "Eric... come facciamo... con Roland..."
"Non ci interromperebbe mai" borbott lui, continuando
imperterrito nella su opera di seduzione. Quando Tamara spinse i
fianchi contro i suoi, Eric rispose stringendole un capezzolo tra i denti.
L'intensit del piacere la fece fremere tra le sue braccia. Quasi fosse un
segnale, Eric la schiacci contro la parete con il proprio corpo e
armeggi con gonne e sottogonne, aprendosi la strada verso il centro
della sua femminilit.
Si ferm, sorpreso, per un istante quando si rese conto che Tamara,
sapendo d'istinto come sarebbe andata a finire la serata, non aveva
indossato le mutandine. Poi ricominci a muoversi, accarezzandola,
aprendola, solleticandola. Quando fece scivolare le dita dentro di lei,
Tamara avvert un'ondata di intenso piacere. Rapidamente, Eric si
sbarazz dei vestiti, e la sua virilit, calda e dura, le premette contro le
cosce mentre le sue mani scendevano lungo le gambe di Tamara per
sollevarla. La penetr con un unico colpo sicuro e lei rovesci il capo
all'indietro, l'aria che le sfuggiva dai polmoni. Quel movimento lasci
nuovamente il seno alla merc della bocca di Eric, che ne approfitt
immediatamente.
Tamara allacci le gambe intorno ai suoi fianchi, e reggendosi alle
sue spalle lo cavalc selvaggiamente. Eric affond dentro di lei,
stringendole le natiche e assecondando i suoi movimenti con spinte
sempre pi veloci e potenti. Dopo pochi minuti inizi a tremare e
Tamara si sent a un passo dall'orgasmo. I suoi denti che le mordevano
i capezzoli le procurarono un piacere intenso e terribilmente erotico.
Le sembrava che tutto il suo corpo vibrasse all'unisono con quello di
lui e che le terminazioni nervose nei due punti in cui erano congiunti
stessero per esplodere, tanto erano intense le sensazioni che provava.
Eric acceler il ritmo, finch Tamara non si contorse disperatamente,
supplicandolo di continuare.
"Ti prego, non smettere" gemette facendogli scorrere le dita tra i
capelli. E quando lui l'accontent sent una fitta sulla punta del seno e
poi un formicolio insopportabile quando lui inizi a succhiare con
maggior convinzione. Pochi avidi sorsi furono sufficienti a provocare
in lei un'esplosione di sensazioni, come se stesse sperimentando due
diversi tipi d'orgasmo nello stesso momento. Continu a tremare di
piacere persino quando lo sent irrigidirsi per poi affondare dentro di
lei un'ultima volta, gemendo a bassa voce contro la sua pelle bollente.
Quasi le ginocchia non riuscissero pi a sostenerlo, Eric si lasci
scivolare a terra trascinandola con s. La tenne stretta, e senza uscire da
lei la cull con infinita dolcezza. "Dio mio, donna" le sussurr tra i
capelli. "Mi fai impazzire. Mi hai dato un piacere inimmaginabile. Ti
ho detto quanto ti amo?"
"S, almeno mentalmente. Ma non mi dispiacerebbe sentirtelo
ripetere un'altra volta, magari a voce."
Le sue labbra le accarezzarono la pelle appena sopra le tempie. "Ti
amo pi della mia stessa esistenza, Tamara. Sarei disposto a fare
qualunque cosa per te, persino morire."
Lei si lecc le labbra. "Anche incontrare Daniel?"
Eric esit e Tamara si accorse che si era irrigidito. "Non servir a
nulla."
"Io invece credo di s." Si sollev per guardarlo in faccia.
"Significherebbe moltissimo per me."
Eric le prese il capo tra le mani e affond il viso tra i suoi capelli,
aspirandone il profumo. "Se ci tieni cos tanto, lo far. Quando
tornerai da St. Claire, all'alba, digli che verr dopo il tramonto."
Tamara trov la sua mano e intrecci le dita a quelle di lui. "Grazie,
Eric. Far un'enorme differenza, vedrai." Poi sollev il capo e premette
le labbra contro le sue. "Ma gli telefoner; non voglio andarmene
all'alba." E accorgendosi che Eric stava per obiettare aggiunse: "Tesoro,
Curtis sar trattenuto alla stazione di polizia solo per questa notte. Che
cosa succeder se dovesse tornare mentre stai dormendo?"
"Non dubito che lo accoglieresti sulla soglia con gli artigli sfoderati,
mia meravigliosa leonessa. Ma non ti permetter di esporti a
potenziali pericoli per proteggermi. Che razza d'uomo credi che sia?"
"Se ti sorprendesse durante il giorno, saresti senza difese."
"Tamara, i tecnici arriveranno di prima mattina e le riparazioni
necessarie saranno completate entro mezzogiorno. Riceveranno
precise istruzioni di avvertire la polizia se dovessero vedere qualcosa
di sospetto, e di attivare il sistema di allarme prima di lasciare la
propriet. Nessuno disturber il mio sonno."
"Allora aspetter che abbiano finito prima di andarmene."
Nello sguardo di Eric pass un lampo di impazienza. "Te ne andrai
all'alba."
Tamara fece segno di no con la testa. "No, non me ne vado."
"Non posso permettere a una donna di prendere il mio posto di
combattimento."
L'asprezza nel suo tono di voce le fece venire le lacrime agli occhi.
"Non sono soltanto una donna, Eric. Sono la donna che ti ama.
Preferirei scuoiare Curtis con queste unghie e questi denti piuttosto che
permettergli di avvicinarsi a te durante il giorno." Un singhiozzo le
gorgogli in gola, ma si sforz di soffocarlo. "Non puoi immaginare
come mi sia sentita quando oggi ho scoperto che si trovava in questa
casa... che poteva averti gi ucciso. Mio Dio, se dovessi perderti
adesso, non credo che riuscirei a tirare avanti."
Le mani di Eric tornarono a posarsi sulle sue spalle e sulla nuca con
delicatezza, la rabbia improvvisamente svanita. "E tu, amore mio, non
hai idea di come mi sia sentito io quando al risveglio ho scoperto che
eri stata picchiata mentre io giacevo a pochi metri di distanza,
incapace di aiutarti. Come potrei sopportare di svegliarmi e di trovarti
morta nella mia casa?"
"Non succeder. Curt non mi farebbe mai del male. Non ha capito
pi niente proprio perch tiene molto a me."
Le dita affusolate di Eric le sfiorarono il mento, girandole il capo in
modo che i suoi occhi potessero analizzare il livido. "Immagino che
questo sia il pegno del suo affetto incondizionato."
"Era arrabbiato. Non appena ha capito quello che aveva fatto, se ne
 pentito."
"Non ho dubbi che si pentirebbe di averti uccisa un attimo dopo
averlo fatto."
"Ma lui non..."
"Amore mio, ti fidi troppo di quell'uomo. Per quanto detesti farlo,
mi vedo costretto a darti un ultimatum. Se non lascerai questa casa
all'alba, non incontrer St. Claire. E prima che tu accetti con l'intento
di intrufolarti di nuovo in questa casa non appena mi sar
addormentato, ricordati che avvertirei la tua presenza. So sempre
quando mi sei vicina, amore" concluse in tono pi dolce, sfiorandole la
pelle della guancia con i polpastrelli.
Tamara cerc di contrastare l'assurdo bisogno di piangere, ma,
nonostante tutti i suoi sforzi, una lacrima le scivol lungo il viso e lui si
allung in avanti per asciugarla con le labbra. "Davvero hai intenzione
di trascorrere quel che resta della notte a bisticciare?"
Tamara scosse il capo, incapace di serbargli rancore. Eric desiderava
solo proteggerla, proprio come voleva fare lei con lui. Lo capiva fin
troppo bene. Abbass la testa fino a quando le sue morbide labbra
non sfiorarono quelle volitive di lui, impregnate del sapore salato
delle sue stesse lacrime.
***
Eric rimase in piedi sulla porta a lungo dopo che Tamara se ne fu
andata, senza curarsi della luce che iniziava a levarsi a oriente.
"Restatene l a bocca aperta ancora cinque minuti e ci resterai per
sempre, caro il mio piccioncino." Roland gli si avvicin, chiuse la porta
e lanci un'occhiata alla serratura forzata. "Immagino che i tecnici che
hai chiamato si faranno vivi nel giro di un'ora per ripararla."
Eric annu in silenzio.
"Per l'amor del cielo, amico, riprenditi!"
Eric si riscosse e guard Roland con un ghigno inebetito. "Non 
fantastica?"
Roland alz gli occhi al cielo e gli porse un bicchiere. "Sei pi bianco
dell'alabastro. Non ti sei nutrito come si deve. Le poche gocce che ti
concedi ogni giorno sono sicuramente dolci, Eric, ma non bastano a
sostentarti."
Eric lo fulmin con lo sguardo per quella cruda osservazione, ma
dovette riconoscere che l'amico aveva ragione. Si sentiva debole e
aveva la testa leggera. Vuot il bicchiere tutto d'un fiato e and al
mobile bar per riempirlo di nuovo.
"Dimmi" riprese Roland, "avete deciso qualcosa?"
"Del tipo?" domand Eric, continuando a bere in attesa delle sue
delucidazioni.
"Sai esattamente a cosa mi riferisco, Eric. La decisione che deve
essere presa. La tua ragazza si  espressa in proposito?"
"Non puoi pensare davvero che decida di trasmetterle la mia
maledizione."
Roland sbuff, esasperato. "Quando, di preciso, hai iniziato a
vedere l'immortalit come una maledizione?"
"Ma  proprio di questo che si tratta!" Eric sbatt il bicchiere sulla
superficie di legno lucido. " stato un inferno senza fine per me."
"Anche negli ultimi giorni, Eric?" E quando lui non rispose, sapendo
che Roland aveva ragione, continu. "Duecento anni fa, a Parigi, ho
voluto salvarti la vita, non colpirti con una maledizione. Eric, io vivo
in solitudine perch  quello che voglio. Ho avuto la mia possibilit di
essere felice qualche centinaio di anni fa e l'ho sprecata. Non mi
aspetto che ce ne sia un'altra. Ma tu... tu la stai buttando via."
Eric abbass la testa e si premette la punta delle dita sugli occhi.
"Non sono certo di poterle fare una cosa simile." Ud l'amico sospirare
e torn a guardarlo. "Ho preso un'altra decisione, per. Ho
acconsentito a incontrare St. Claire."
"Non dirai sul serio?"
"S, invece.  molto importante per Tamara che St. Claire si senta
tranquillo circa la sua sicurezza.  convinta che per raggiungere lo
scopo mi basti parlare con lui. Io continuo ad avere dei dubbi,
naturalmente, ma..."
"L'unico scopo che tale incontro otterrebbe  il tuo annientamento.
Pensaci, Eric. Volente o nolente, Tamara ti ha portato nella tela del
ragno, proprio come St. Claire aveva previsto fin dal principio. Una
volta che ci sarai cascato dentro, non avrai modo di uscirne."
Eric medit in silenzio sulle parole di Roland. L'idea che
quell'incontro non fosse altro che una trappola lo aveva tormentato
fin da quando Tamara gliene aveva accennato la prima volta anche se
era certo che lei non ne sapesse nulla. Comunque fosse, se davvero si
trattava di una trappola, non gli veniva in mente maniera migliore per
farle vedere la vera natura delle persone di cui lei si fidava tanto
ciecamente. Sempre che ne fosse uscito vivo.
Leggendogli nel pensiero, Roland and su tutte le furie.
"Supponiamo che tu riesca a convincerla di questo punto
fondamentale, ma che per farlo tu perda la vita."
"Non succeder. Non posso permettere che accada, per il bene di
Tamara. Se dovessi morire, lei si ritroverebbe al punto di partenza: alla
loro merc."
Roland fece una smorfia. "In questo momento, amico mio, mi pare
che sia tu a essere alla sua merc."
Eric sorrise. "E non mi viene in mente un altro posto in cui preferirei
trovarmi."
Capitolo 14
Al sorgere del sole, Tamara sbirci nella stanza di Daniel. Era
sdraiato sopra le coperte, completamente vestito, e russava. Per terra
accanto al letto c'era una bottiglia mezza vuota. Il tappo non era stato
avvitato a dovere. Gocce di condensa ne punteggiavano il collo e
alcune gocce di whisky avevano sporcato il tappeto. Sul comodino
c'era un bicchiere rovesciato in una pozza color ambra.
Avanz in silenzio nella camera con la fronte aggrottata, prese la
bottiglia e il bicchiere e usc chiedendosi che cosa spingesse Daniel a
bere tutte le sere fino a perdere conoscenza. In tutti quegli anni lo
aveva visto bere al massimo un paio di bicchieri alla volta, e mai tanto
da ubriacarsi. Torn nella camera con una manciata di fazzoletti di
carta e pul il comodino, poi copr Daniel con un piumino e usc in
punta di piedi. Era evidente che qualcosa lo tormentava, qualcosa di
ben pi grave della consapevolezza che lei trascorreva le notti con il
suo nemico di sempre.
Tam scacci dalla mente quel pensiero inquietante, determinata a
concentrarsi su tutte le cose positive che stavano per succedere. Quella
sera Daniel ed Eric si sarebbero incontrati. Era certa che con il tempo
sarebbero diventati amici. E Curtis se ne sarebbe fatto una ragione: era
una persona intelligente, e avrebbe riconosciuto la verit quando se la
fosse ritrovata davanti.
Per un attimo, mentre si immergeva nella vasca da bagno, sent il
futuro incombere minaccioso, come un enorme buco nero con un
punto interrogativo al centro. Si sforz di non pensarci: mantenere il
controllo sul presente stava gi assorbendo tutte le sue energie; del
futuro di sarebbe preoccupata in un secondo momento, quando tutto
si fosse sistemato.
Aveva in mente di godersi il bagno, di indossare dei vestiti puliti e di
tornare a casa di Eric per controllare che i tecnici fossero arrivati come
lui le aveva assicurato. Con il sole che strappava riflessi abbacinanti alla
neve, arriv anche la stanchezza fisica ed emotiva e senza volerlo
Tamara si addorment nella vasca. Quella volta tuttavia non riusc a
dormire profondamente come al solito: si risvegli di frequente, e fece
sogni assurdi in cui vedeva se stessa vecchia, con i capelli bianchi e il
viso segnato dalle rughe; poi lo scenario cambiava e compariva Eric,
prostrato dal dolore, accanto a una lapide di pietra su cui era inciso il
suo nome.
Si svegli di soprassalto, e dopo un attimo di smarrimento si rese
conto che l'acqua ormai fredda probabilmente aveva reso il sogno pi
vivido.
Tuttavia quelle immagini continuarono a tormentarla. "Non deve
per forza andare cos" afferm ad alta voce e con fermezza. Sapeva di
avere ragione. Eric le aveva spiegato cosa significava essere una
Prescelta: poteva essere trasformata. E quindi poteva restare insieme a
lui per sempre. Quel pensiero la turb, lasciandola tremante come una
foglia nel mezzo di una tempesta. Poteva diventare come lui...
Si massaggi le tempie, riscuotendosi. Pi tardi. Ci avrebbe pensato
pi tardi. In quel momento non era in grado di analizzare la
questione. Si asciug, strofinandosi con vigore per riattivare la
circolazione, e si vest in fretta e furia. Un'occhiata all'orologio accanto
al letto fece piazza pulita di ogni altro pensiero. Mezzogiorno! Curt
poteva gi...
Si precipit gi per le scale, e arrivata in fondo si immobilizz di
colpo, sbalordita: Curtis comodamente seduto in poltrona, stava
bevendo un caff; Daniel, che nel frattempo si era svegliato, era
seduto al suo fianco. Vedendola, St. Claire si alz e Tamara sent il suo
sguardo iniettato di sangue posarsi sui suoi capelli ancora bagnati e sui
vestiti infilati in tutta fretta.
Poi not i lividi che aveva in faccia e si volt lanciando a Curtis
un'occhiata di fuoco. "Sei stato tu?"
Curtis abbass lo sguardo. "Non hai idea di quanto mi senta male,
Tammy. Mi dispiace di averti picchiata... mi dispiace pi di qualsiasi
altra cosa al mondo. Ero fuori di me, non sapevo quel che facevo. Io...
potrai mai perdonarmi?"
Tamara si avvicin con circospezione, scrutandolo. Sul suo viso
vide solo un sincero rimorso. I loro sguardi si incontrarono e quello di
Curtis parve implorare la sua comprensione. "Sono ancora molto
preoccupato per te" le disse. "Sono in pensiero per tutti noi, ma..."
"So che hai paura, Curtis, ma non ne hai motivo. Se Eric avesse
voluto farti del male, a quest'ora saresti morto, te ne rendi conto? E
invece durante i mesi in cui gli avete dato la caccia non ha mai alzato
un dito contro di voi."
Daniel si schiar la voce e si avvicin ai due creando un cerchio che
aveva un che di intimo. Tamara not che si era fatto la barba e che si
era preso la briga di vestirsi di tutto punto, con una camicia
immacolata, pantaloni con la piega, cintura di pelle, scarpe tirate a
lucido e una cravatta blu scuro con un fermacravatta d'oro. Stava
cercando di nascondere il fatto che aveva alzato il gomito?, si chiese
Tamara. Sperava davvero che lei non se ne sarebbe accorta?
"Ammetto" esord St. Claire, "che non mi riesce facile prendere in
considerazione l'idea che potrei essermi sbagliato in tutti questi anni,
soprattutto dopo essermi spinto tanto oltre." Si interruppe, deglut e
batt le palpebre, prima di continuare. "In quanto scienziati, Curtis,
dobbiamo essere aperti a ogni evenienza. Per questo motivo, e perch
voglio bene a Tamara, ho intenzione di concedere a quell'uomo il
beneficio del dubbio."
"Non riesco a credere che tu voglia davvero incontrarlo, Daniel"
obiett Curtis scuotendo la testa. "Ma immagino che se hai deciso..."
"Ha accettato, Tam?" lo interruppe Daniel.
Lei annu, guardando Curtis con apprensione.
"Stasera? Qui, subito dopo il tramonto?  d'accordo su tutto? Non
ho intenzione di incontrario altrove, lo sai, malgrado i tuoi tentativi di
rassicurarmi."
"Non c' stato bisogno di dirgli che preferivi incontrarlo qui" replic
Tamara, improvvisamente sulle difensive. "Lo ha suggerito lui stesso."
Daniel annu, Curtis rovesci la testa all'indietro e guard il soffitto.
Poi sospir e abbass nuovamente lo sguardo. "D'accordo, se 
proprio inevitabile, voglio esserci anch'io."
"No!" La voce di Tamara risuon cos forte che i due uomini
trasalirono. "Dopo quello che  successo ieri, Curt, non voglio che ti
avvicini a lui" aggiunse in tono un po' meno ostile.
Curt la fiss sbattendo le palpebre, gli occhi sgranati e
apparentemente colmi di dolore. "Non ti fidi di me?" La scrut a
lungo, quindi sospir di nuovo. "Non posso certo biasimarti, ma..." Il
suo sguardo si spost su Daniel, anche se le sue parole erano dirette a
Tamara. "Prego Dio che tu abbia ragione sul conto di Marquand."
"Certo che ho ragione" ribad lei. "Ne sono assolutamente
convinta." Si volt verso la porta e a un tratto ramment che aveva
qualcosa di urgente da fare. Intendeva andare a controllare i lavori,
anche se sembrava che Curt fosse tornato in s. "Devo uscire per un
po'."
Curt l'afferr per un braccio non appena si volt. "Non mi hai
ancora perdonato per l'inqualificabile comportamento di ieri." Il suo
sguardo si pos sul livido, poi cerc nuovamente i suoi occhi.
"Quando ripenso a quello che ho fatto, provo un profondo disgusto
per me stesso."
Tamara chiuse gli occhi. Era stanca di tutta quella rabbia e di quei
dissapori. Voleva che nulla turbasse la sua felicit. " stata una
settimana molto intensa, Curt. So che non intendevi farlo. Ti ho
perdonato nel preciso istante in cui  finito tutto."
"Sei davvero una donna rara, Tam."
Tamara se ne and in fretta, felice di trovarsi finalmente sola al
volante del Maggiolino, diretta alla casa di Eric.
Fermi sul bordo della strada vide due furgoni e un camion. Alcuni
giovani muscolosi lavoravano in maniche di camicia malgrado la neve
che copriva l'asfalto. Tamara parcheggi dietro il camion e si mise
seduta pi comodamente. Non aveva intenzione di andarsene finch
le riparazioni non fossero state ultimate. Nonostante le sue minacce,
sapeva che Eric non si sarebbe arrabbiato.
Per ben due volte, durante l'attesa, rischi di assopirsi, ma si sforz
di tenere gli occhi aperti. Scese dalla macchina e fece due passi all'aria
aperta sperando che il freddo l'aiutasse a rimanere sveglia. I tecnici non
se ne andarono fino alle quattro e mezza passate. Nel giro di un'ora ii
sole avrebbe iniziato a calare ed Eric si sarebbe svegliato. Attese fino a
quando l'ultimo operaio non se ne fu andato, e not soddisfatta che le
lanciava uno sguardo sospettoso prima di allontanarsi con il furgone.
Era sicura che avesse preso nota del suo numero di targa. Eric aveva
detto che ci si poteva fidare di loro, e aveva ragione. A quel punto se
ne and a sua volta. Voleva indossare qualcosa di carino e magari
anche sistemarsi i capelli in un'acconciatura particolare prima
dell'arrivo di Eric.
Le bast lanciare un'occhiata a Daniel per capire che qualcosa non
andava. "Che cosa succede?" Si precipit verso di lui senza nemmeno
togliersi il cappotto o scrollare la neve dagli stivali. "Parla. Cosa 
successo?"
"Sono certo che non  niente di grave, Tam. Non voglio che ti
preoccupi prima che abbiamo la sicu..."
"Parla!"
Daniel abbass lo sguardo. "Kathy Bryant ha chiamato circa un'ora
fa."
"Kathy Bry..." La bocca le si inarid di colpo e sent una fitta allo
stomaco, come se qualcuno le avesse dato un pugno. "Si tratta di
Jamey, vero?"
Daniel annu. "Il personale della scuola sostiene che  uscito alla
solita ora, ma... non  mai arrivato a casa."
"Jamey? Vuoi dire che  scomparso?"
Jamey rest seduto immobile perch ogni volta che si muoveva
sentiva male dappertutto. Gli avevano legato le mani dietro la
schiena, gli occhi erano bendati e sulla bocca aveva una specie di
nastro adesivo. Uscito da scuola, si era avviato verso casa come ogni
giorno, tagliando per lo spiazzo vuoto sul retro della farmacia. A un
tratto qualcuno lo aveva afferrato da dietro, e gli aveva premuto un
panno umido sul naso. Doveva essere cloroformio, aveva pensato.
Non aveva riconosciuto l'odore, ma aveva visto abbastanza film da
sapere che era quello che i cattivi usavano quando volevano rapire
una persona. Non falliva mai. Cloroformio. Per giunta puzzava. Gli
era sembrato di precipitare in un pozzo nero.
Si era svegliato l, ma non aveva la pi pallida idea di dove fosse
quel posto. Non vedeva niente e riusciva a malapena a muoversi. A
giudicare dalla superficie dura e piatta su cui era seduto e che sentiva
dietro la schiena, doveva trovarsi in un locale chiuso. Un pavimento e
una parete, suppose. Doveva trattarsi di un luogo fatiscente, perch
sentiva puzza di muffa e di stantio. Dentro o fuori che fosse,
comunque, faceva un gran freddo. Di tanto in tanto sentiva una
corrente d'aria e non c'erano fonti di calore. Per fortuna si era
allacciato il cappotto e aveva messo il cappello dopo aver lasciato la
scuola. In quel momento non avrebbe potuto farlo. Non poteva fare
proprio niente...
Tranne che pensare. Aveva riflettuto parecchio da quando aveva
ripreso i sensi e si era ritrovato l. Per lo pi aveva cercato di capire chi
lo avesse rapito. Aveva avuto la netta sensazione di conoscere la
persona che lo aveva preso, quando il tizio - era certo che si trattasse di
un uomo - lo aveva aggredito, e probabilmente avrebbe capito di chi
si trattava se il cloroformio non avesse avuto la meglio. Bastavano un
paio di secondi in pi...
Ma forse, pens, l'avrebbe ricordato in seguito. In quel momento le
sue preoccupazioni principali erano due: lo stomaco vuoto e la
temperatura che continuava a scendere.
***
Tamara ascolt, ammutolita dalla preoccupazione, mentre Daniel
la ragguagliava sulla scomparsa di Jamey. Aveva lasciato la scuola alle
tre e mezza. Sua madre aveva percorso il tragitto casa-scuola, come
aveva fatto anche la polizia, ma senza trovare nulla. I suoi compagni
erano stati interrogati, ma non erano emersi elementi che potessero
essere d'aiuto.
Tamara sapeva che sarebbe dovuta restare l ad aspettare Eric. Gli
avrebbe presentato Daniel e poi, dopo avergli spiegato quello che era
successo, gli avrebbe chiesto di rimandare la conversazione a un altro
momento. Eric l'avrebbe aiutata a cercare Jamey. Razionalmente
sapeva che quello sarebbe stato il comportamento pi assennato. le
emozioni presero il sopravvento. Bench Kathy Bryant le fosse
sembrata calma quando l'aveva sentita al telefono, Tamara si era
spaventata.
polizia aveva assicurato a Kathy che cose del genere accadevano
spesso e che Jamey sarebbe tornato sano e salvo nel giro di qualche
ora. Ma lei aveva l'angosciante sensazione che fosse successo qualcosa
di terribile. Quando chiudeva gli occhi e cercava di concentrarsi sul
ragazzino non sentiva altro che freddo e paura. Doveva trovarlo, non
poteva aspettare. Aveva freddo, era spaventato e solo, e...
"Vedo che vuoi andare, Tam" disse Daniel posandole delicatamente
una mano sul braccio.
Lei scosse il capo. "Non posso. Eric sta per arrivare e so che sei
molto nervoso."
St. Claire fece segno di no con il capo. "A dire il vero, stavo
pensando che forse sarebbe meglio se noi due facessimo una
chiacchierata a quattr'occhi. Va' a cercare Jamey. Ci penser io a
spiegare a Marquand cos' successo."
Tamara esit. "Ne sei sicuro?"
"Va'" le ripet.
Lei gli gett le braccia al collo. "Grazie, Daniel." Gli diede un bacio
sulla guancia. "Sei un tesoro."
Usc di corsa e si precipit verso il Maggiolino, ma all'ultimo
momento cambi idea e prese l'auto di Daniel, sapendo che a lui non
sarebbe dispiaciuto. Con quella avrebbe fatto prima.
Quando parl con Kathy vis--vis, si sent ripetere la stessa versione,
anche se la povera donna sembrava sempre pi agitata ogni volta che
guardava l'orologio. Probabilmente l'iniziale ottimismo dovuto alle
rassicurazioni della polizia stava svanendo.
Si sforz di non pensare che stava per calare la notte e che presto
Eric avrebbe incontrato Daniel. Probabilmente sarebbe andato a
cercarla non appena avesse scoperto il motivo della sua assenza. Non
la preoccupava che potesse non trovarla: Eric avrebbe capito
immediatamente dove si trovava. Se almeno il suo legame psichico
con Jamey fosse stato altrettanto forte, pens. Se solo avesse potuto
chiudere gli occhi e sapere... Scosse il capo. Non ci riusciva, quindi
perch perdere tempo? Rovist per un po' nella camera del ragazzino,
cercando un biglietto o qualche indizio... pur sapendo che non ne
avrebbe trovati. Jamey non si era allontanato di sua spontanea
volont, ne aveva la matematica certezza.
Chiese a Kathy di disegnarle la mappa della strada che suo figlio
faceva di solito per tornare a casa, and fino alla scuola, e dopo aver
parcheggiato la macchina ripercorse il tragitto cercando una qualsiasi
traccia del suo passaggio. La polizia aveva gi battuto la strada e non vi
aveva trovato nulla. Anche Kathy se ne era tornata a casa a mani
vuote, ma Tamara era certa che avrebbe trovato qualcosa che agli altri
era sfuggito... e cos fu.
Quando imbocc la via che costeggiava la farmacia, qualcosa la
costrinse a fermarsi. Si immobilizz, sollev il capo e attese. Un istante
dopo, il suo sguardo si concentr automaticamente sullo spiazzo
dietro il negozio, un'area piena di erbacce e immondizia che
qualunque genitore avrebbe proibito ai propri figli di attraversare.
Probabilmente l'aveva fatto anche Kathy con Jamey. Tra le erbacce
semicoperte di neve, le bottiglie rotte e i rifiuti, Tamara scorse un
passaggio tortuoso. Estrasse dalla borsa la torcia che Kathy le aveva
prestato e controll la mappa: tagliare per quello spiazzo avrebbe
permesso di risparmiare qualche minuto di cammino. Ripieg la
mappa e se la cacci in tasca, punt la torcia verso il sentiero che si
distingueva a malapena e si avvi. Non si era accumulata molta neve
in quella zona, e il vento continuava a spostare quel poco che c'era.
Cartacce e rifiuti le turbinarono davanti mentre avanzava facendosi
luce con la torcia. Cerc delle orme, pur sapendo che se anche ci
fossero state, il vento avrebbe avuto tutto il tempo di cancellarle.
All'improvviso, sotto alcuni fogli di giornale, not qualcosa di bianco,
simile a stoffa. Avvicinandosi si rese conto che si trattava di una
compressa di garza, quadrata.
Una folata di vento particolarmente forte la fece volare lontano.
Tamara la rincorse per qualche metro, la perse di vista, quindi la
individu nuovamente. Finalmente riusc a prenderla, badando a
toccarne solo un angolo con le unghie, e la espose alla luce della
torcia. Non era stata usata per medicare una ferita, decise, perch non
c'erano tracce di sangue. Poi l'odore che emanava dalla garza si fece
strada fino ai suoi sensi,, come un terribile presagio. Tamara arricci il
naso. Era...?
"Cloroformio" sussurr, ma quella parola si perse nel vento.
***
Eric sal i gradini che conducevano all'entrata di casa St. Claire e
suon il campanello. Dopo un po' suon di nuovo, aggrottando la
fronte perplesso quando nessuno gli apr. Aveva continuato a ripetersi
che avrebbe potuto affrontare qualunque sorpresa St. Claire avesse in
serbo per lui, tuttavia nella sua mente squillava un segnale di
avvertimento. Premette di nuovo il campanello.
"Secondo me c' sotto qualcosa!" Roland emerse dal suo
nascondiglio in mezzo agli arbusti e lo raggiunse sulla soglia.
"Resta nascosto. Se ti dovesse vedere, si convincerebbe che siamo
venuti qui per ucciderlo."
"Non hai notato, mio astutissimo amico, che non ci ha ancora
aperto nessuno?"
Eric annu. "Porta pazienza, Roland. Chiamer Tamara." Cerc di
sintonizzarsi mentalmente con lei, ma nella casa non c'era traccia della
sua presenza. In quel momento cambi il vento e l'inconfondibile
odore del sangue li assal con violenza. Lo sguardo stupito di Eric
incontr quello dell'amico, e i due si precipitarono sull'altro lato della
casa, nella direzione da cui proveniva l'odore.
Si fermarono sul retro dell'abitazione, davanti a una finestra aperta.
Senza esitare, Eric balz sul davanzale e lo scavalc atterrando con
leggerezza all'interno della casa. L l'odore di sangue era
particolarmente intenso. Si guard intorno, preoccupato, e di colpo
indietreggi, inorridito. St. Claire era riverso a terra in un lago di
sangue, la gola orrendamente squarciata.
"Hai deciso di unirti alla mia festa, Marquand? Sei un po' in ritardo.
Come puoi vedere, le bibite sono gi state servite."
Eric si gir di scatto verso la voce. Curtis Rogers stava in piedi in un
angolo poco illuminato della stanza. "Tu" sibil. Si scagli contro
l'uomo, ma questi lo schiv spruzzandogli in faccia qualcosa di caldo e
appiccicaticcio. Sangue. Eric si asciug il viso e balz alla gola di quel
piccolo bastardo. Curtis scoppi a ridere, ed Eric sent qualcosa di
pungente colpirlo all'altezza del diaframma. Non era una lama, pens.
Era... Oh, merda, una siringa ipodermica!
Malgrado il dolore riusc a reagire, tolse una mano dalla gola di
Curtis e gli sferr un pugno in pieno viso. Rogers rovin a terra
trascinandosi dietro un tavolo e mandando in frantumi una lampada.
Eric gli si avvicin, minaccioso.
Un istante dopo Roland, che nel frattempo lo aveva raggiunto, gli
pos una mano sulla spalla. " una trappola, Eric. Dobbiamo filarcela
prima che..."
"No!" Eric si scroll di dosso la mano dell'amico e fece un altro
passo verso l'uomo steso a terra. Strano, pens, Rogers non aveva
nemmeno provato a fuggire. Un secondo dopo cap perch: Una
violenta ondata di vertigini lo aggred. Improvvisamente senza forze,
cadde in ginocchio mentre Rogers si allontanava da lui muovendosi
all'indietro come un granchio. Eric non riusciva pi a ragionare, aveva
la mente annebbiata e tutto a un tratto aveva la sensazione che la testa
fosse troppo pensante per riuscire a tenerla dritta.
Si rese vagamente conto che Roland stava cercando di tirarlo in
piedi. Rogers intanto si era alzato e aveva estratto un'altra siringa. Eric
cerc di avvertire l'amico, ma dalle sue labbra usc soltanto un flebile
lamento. Vedendo Rogers che si avvicinava, Roland liber una mano
e gli sferr un violento manrovescio. Curtis fu sbalzato in aria e and a
sbattere contro una libreria prima di afflosciarsi sul pavimento in
mezzo a una valanga di libri. Persino in quelle condizioni, Eric riusc a
provare ammirazione per la forza di Roland.
"Ti ha drogato, Eric!" La voce di Roland sembrava provenire da
molto lontano. "Reagisci, amico. Tirati su."
Eric ci prov, ma le gambe erano intorpidite, inservibili. Roland lo
trascin fino alla finestra. Eric sapeva quel che stava pensando:
sospettava che un esercito di agenti del DPI, probabilmente armati di
siringhe con quel nuovo micidiale sedativo, fosse pronto a circondare
la casa. Eppure, malgrado la mente annebbiata, tutto quello cui
riusciva a pensare era Tamara. Perch non era l? Perdere St. Claire in
quel modo l'avrebbe fatta soffrire tantissimo. Lei adorava quell'uomo:
come avrebbe potuto sopportare quella perdita?
Ma... ma lei era l! All'improvviso percep la sua aura. Tent di
chiamarla, ma Roland lo stava gi trascinando oltre la finestra.
"Nnno..." cerc di dire, ma non era certo di aver emesso suono.
Mentre Roland lo appoggiava per terra, ud un rumore di passi e di
una porta che si apriva. Sollev il capo, cercando di vederla. Ci riusc.
Era solo una sagoma confusa e sfocata, ma per un brevissimo istante i
suoi occhi si posarono su di lui. Poi si spostarono verso il basso, ed Eric
ud le sue grida strazianti.
"Devo... andare... da lei" balbett, appena prima di perdere
conoscenza.
Capitolo 15
Lo shock la colp con la forza di un maglio. Aprendo la porta della
biblioteca aveva sollevato istintivamente lo sguardo, quasi la presenza
di Eric l'avesse attirato come una calamita. Lo aveva visto. Lui l'aveva
guardata per un istante. Aveva la faccia sporca di qualcosa di rosso.
Prima che si allontanasse dalla finestra, Tamara aveva scorto delle
macchie scarlatte anche sui polsini della camicia solitamente
immacolata. Sconcertata, aveva abbassato lo sguardo e un grido
d'orrore le era scaturito dalla gola nel preciso istante in cui aveva
scorto la pozza che si stava allargando sotto il corpo di Daniel... la sua
gola squarciata.
Senza curarsi del sangue, si gett a terra e si appoggi in grembo il
suo capo esanime, accarezzandogli il viso mentre le lacrime le
rigavano il volto e la mente, incapace di affrontare la realt, si
rifugiava in una dimensione ovattata, senza tempo. Bisbigli dolci
parole di conforto senza nemmeno sapere cosa stava dicendo. E a
poco a poco la ragione sfugg al suo controllo, lentamente ma
inesorabilmente.
Curt la prese per le spalle e la scroll con forza. Disse qualcosa con
un tono duro e sbrigativo, ma la mente di Tamara si rifiut di
ascoltarlo o di comprendere le sue parole. "Chiama un'ambulanza" gli
disse strascicando le parole come se fosse ubriaca. " ferito, ha bisogno
di aiuto. Sbrigati!"
" morto, Tamara." Curtis la lasci andare e cerc di allontanarla da
Daniel. Per tutta risposta, lei lo strinse ancor pi forte, e quando la
vista inizi a snebbiarsi chiuse gli occhi. Non se la sentiva di guardare.
" morto" ripet Curtis ad alta voce.
Lei tenne gli occhi serrati e scosse il capo. " solo ferito, ha bisogno
di..."
Curt le premette le mani sulle guance e la costrinse ad abbassare la
testa. "Guardalo. Apri gli occhi, dannazione!"
La forza della sua stretta costrinse Tamara a obbedirgli e a posare lo
sguardo sulla pelle ormai grigia e priva di vita di Daniel, sui suoi occhi
vitrei, sulla gola squarciata. Scosse il capo, senza parlare, mentre la sua
mente cercava di sfuggire a quell'indicibile orrore. Il suo corpo si
afflosci e Curt la sollev, tirandola in piedi nello stesso istante in cui
lasci la testa di Daniel. Tamara scivol e per poco non cadde.
Quando guard in basso si rese conto che il pavimento era coperto di
sangue. Anche i suoi vestiti ne erano intrisi e cos pure il corpo di
Daniel. Era come se delle mani adunche le ghermissero la mente e
gliela strizzassero. Stava impazzendo, pens.
"Te lo avevo detto che sarebbe andata a finire cos."
Tamara batt le palpebre e guard Curtis.
"Lo hai visto con i tuoi occhi, Tam. Era Marquand. Quando ho
sentito Daniel gridare ho sfondato la porta. Non potevo credere ai
miei occhi. Marquand stava... stava succhiando il suo sangue. Gli sono
saltato addosso, ma gli aveva gi lacerato la carotide... Daniel  morto
dissanguato mentre io lottavo contro Marquand."
Stranita, Tamara guard verso la finestra e ripens all'attimo in cui
aveva scorto Eric... al sangue che gli imbrattava il viso. No. Non era
vero, non poteva essere vero. Lo chiam con la mente, supplicandolo
di dirle la verit, di negare le parole di Curtis. Lui non rispose. Quel
silenzio era pi di quanto Tamara potesse sopportare. A un tratto si
sent stranamente distaccata, come se il corpo non le appartenesse pi;
vide una donna che le assomigliava come una goccia d'acqua,
grondante di sangue e con l'inconfondibile luce della follia negli occhi,
che si strappava i vestiti, graffiandosi il viso e lanciando grida
strazianti. Curtis dovette darle due schiaffi prima che si accasciasse a
terra, tremante e squassata dai singhiozzi. Rogers usc dalla stanza, e
quando torn le fece un'iniezione. La stanza inizi a girare, le pareti a
deformarsi, mentre un coro di voci senza senso echeggiavano tutto
intorno. Tamara fu costretta a chiudere gli occhi per non vomitare.
Quando li riapr, l'inconfondibile bagliore del sole appena sorto
aveva inondato la stanza e batteva sul letto. Aveva un mal di testa
terribile, ma era pulita e indossava una camicia da notte bianca e
morbida. Il viso le doleva e quando si guard allo specchio vide che un
nuovo livido violaceo sopra lo zigomo si era aggiunto a quello gi
presente sulla mandibola. Scosse il capo, appoggi lo	specchio sul
comodino e scese dal letto. Quel nuovo livido gliel'avevano lasciato le
nocche della mano di Curtis, che l'aveva colpita brutalmente quando
la sera prima aveva perso la testa. No, non poteva essere vero. Era un
incubo... non poteva essere successo davvero...
Usc in silenzio dalla stanza e scese al piano di sotto, continuando a
ripetersi che si era trattato di un brutto sogno, o persino di
un'allucinazione. Si ferm davanti alla porta a due battenti della
biblioteca di Daniel ed esit un istante prima di aprirla. Il suo sguardo
cerc immediatamente il tappeto al centro della stanza. Un odore
pungente e metallico le colp le narici nell'istante stesso in cui
riconobbe la macchia di sangue e vide la sagoma del corpo di Daniel
tracciata con il gesso sul pavimento.
"Tammy?"
Si volt e fiss Curt, domandandosi perch si sentisse tanto stordita.
Perch non stava gridando il proprio dolore? Daniel era morto.
"Tesoro, non voglio che tu ti senta in colpa. Non avevi modo di
sapere che quel bastardo ti stava usando. Probabilmente aveva
pianificato tutto mesi fa. Persino Daniel ci era cascato."
Era vero, ammise Tamara. Eric non l'aveva mai amata. L'aveva
sedotta. Si era servito di lei per avvicinarsi a Daniel e poi lo aveva
brutalmente assassinato. Lo aveva praticamente colto in flagrante.
Non era cos?
No. Non  possibile. Non ci posso credere... non ci voglio credere.
"La faccenda deve essere risolta velocemente e con discrezione"
prosegu Curt, apparentemente inconsapevole dello stato in cui si
trovava Tamara. "Il DPI non gradisce che i piedipiatti vengano a
ficcare il naso nei suoi affari."
Tamara batt le palpebre, cercando disperatamente un pensiero
razionale, logico, cui aggrapparsi. "Ma  stato assassinato."
"Lo faremo passare per un attacco cardiaco."
Tamara fiss la macchia di sangue sul tappeto e scosse il capo. "Un
attacco cardiaco?"
"Se ne occuper il nostro medico legale. Daniel sar cremato questa
mattina stessa, subito dopo che Rose Sversky gli avr dato un'occhiata.
La cerimonia funebre avr luogo questo pomeriggio."
Tamara corrug la fronte nell'udire il nome della patologa legale
pi in vista del DPI. I pazienti della dottoressa Sversky erano
conservati in celle frigorifere in un laboratorio sotterraneo. Chiuse gli
occhi al pensiero del suo adorato Daniel abbandonato l sotto.
"Detesto doverti lasciare sola, Tam, ma ho molto da fare.
Dobbiamo muoverci in fretta, prima che la gente inizi a farsi
domande. Se dovessero trapelare delle voci, Byram si trasformerebbe
in un circo. Fatti trovare alla St. Bart alle due per il servizio funebre."
Il telefono squill mentre lei stava ancora cercando di assimilare il
senso delle parole di Curtis. Daniel non sarebbe stato sepolto in una
tomba che lei avrebbe potuto visitare. Nel giro di poche ore sarebbe
stato ridotto in cenere. Le era stato portato via con una tale violenza e
cos all'improvviso che in quel momento non sentiva altro che dolore,
come se avesse perso un arto.
Curt si diresse verso il telefono del soggiorno, ignorando quello pi
vicino dello studio. " meglio che per adesso eviti di entrare, Tam. Nel
pomeriggio verr qualcuno a ripulire tutto."
Oh, certo, pens lei. La vecchia e gloriosa impresa di pulizie del
DPI. Una volta che avessero finito, non sarebbe pi stato possibile
trovare una cellula ematica nemmeno con il microscopio. Pi che di
una pulizia si trattava di una rimozione delle prove, ma cosa ci poteva
fare?
La voce di Curt squarci il bozzolo di tristezza che le avvolgeva il
cuore. "No, signora Bryant. Temo che Tamara non sia in grado di
venire al telefono in questo momento, ma le riferir..."
Tamara trasal e gli strapp di mano il telefono senza lasciargli il
tempo di finire la frase. Malgrado tutto quello che era successo, non
avrebbe dovuto dimenticarsi di Jamey! "Kathy? Eccomi.
Ci sono delle... no?" Sospir, sgomenta, nell'apprendere che Jamey
non era ancora stato trovato. Rimase in ascolto mentre la donna
sfogava la frustrazione accumulata in una lunga notte insonne. "Lo
trover, Kathy. Te lo prometto" le assicur quando la donna ebbe
finito di parlare. "Ti richiamo pi tardi, d'accordo?"
Dopo aver chiuso la comunicazione chiuse gli occhi e rimase
immobile a lungo. Fino a un attimo prima non aveva desiderato altro
che sedersi da qualche parte e piangere fino alla fine dei suoi giorni.
Adesso invece aveva di nuovo uno scopo per cui valeva la pena di
vivere: trovare Jamey Bryant. Non appena avesse fatto buio sarebbe
andata da Eric per sentire cosa aveva da dire a sua discolpa, decise.
Non avrebbe creduto che aveva ucciso Daniel fino a quando non lo
avesse udito dalle sue labbra. Non poteva crederci... ma non poteva
nemmeno negare quello che aveva visto con i propri occhi. Cos, per il
momento, avrebbe sospeso il giudizio e si sarebbe concentrata su
Jamey. Con un briciolo di fortuna non sarebbe impazzita finch tutto
non si fosse aggiustato.
"Ricorda, se qualcuno dovesse chiedere qualcosa, si  trattato di un
attacco cardiaco" le disse Curtis mentre si avviava verso le scale. "I soli
a conoscere la verit sono Hilary Garner -  stata lei, ieri sera, a
metterti a letto - e Milt Kromwel, il diretto superiore di Daniel. E
naturalmente la dottoressa Sversky. Sei sicura di stare bene?"
Tamara annu, impaziente di dedicarsi a qualcosa che le impedisse
di pensare. Corse in camera sua e cominci a vestirsi prima ancora che
la macchina di Curtis si fosse allontanata lungo il vialetto. Controll la
tasca del cappotto e annu: il pezzo di garza era ancora l.
***
Jamey si rese conto che era mattino quando sent i raggi del sole
scaldargli gradualmente il corpo. Se non avesse avuto il sacco a pelo,
sarebbe morto assiderato. Nel cuore della notte si era presentato un
tizio piuttosto viscido che glielo aveva buttato addosso. Gli aveva
portato anche un panino al prosciutto, una tazza di zuppa di pollo e
una cioccolata calda. Gli aveva slegato le mani in modo che potesse
mangiare, ma non gli aveva tolto la benda dagli occhi. Quando gli
aveva strappato il nastro adesivo dalla bocca, Jamey aveva pensato
che le labbra vi fossero rimaste attaccate. Poi gli aveva premuto
qualcosa di freddo e cilindrico contro una tempia e una voce burbera
che parlava in falsetto gli aveva graffiato le orecchie. "Una sola parola
e ti faccio saltare il cervello. Intesi, ragazzino?"
Lui aveva annuito con foga. Era assolutamente certo che Curtis
Rogers sarebbe stato capace di ucciderlo. Un individuo in grado di
picchiare una donna come lui aveva fatto con Tamara non ci avrebbe
pensato due volte a far fuori un ragazzino. Sapeva che si trattava di
Curtis. Non lo aveva visto, n lo aveva sentito parlare con la sua vera
voce, eppure a quel punto ne aveva la certezza.
Cos aveva annuito, da bravo ostaggio, e aveva divorato la zuppa
senza vederla. Curtis gli aveva concesso di espletare le proprie funzioni
corporali in un secchio prima di legargli di nuovo le braccia dietro la
schiena e di tappargli la bocca con il nastro adesivo.
Dannazione, detestava quel nastro adesivo. Dopo che il suo
carceriere se n'era andato, a un certo punto di quella notte lunga e
fredda, gli si era tappato il naso. In preda al panico, si era chiesto come
avrebbe fatto a respirare con la bocca imbavagliata, se il naso gli si
fosse chiuso del tutto. Una cosa era certa, decise. Non avrebbe
trascorso un'altra notte in quel posto per scoprirlo. Curt gli aveva
detto che sarebbe tornato alle prime luci del giorno seguente. Ebbene,
lo avrebbe aspettato. Aveva un piano. Non era un granch, ma era
sempre meglio di niente.
Non dovette aspettare a lungo. Poco dopo l'alba Curtis si fece vivo
con un'altra tazza di cioccolata calda e una brioche alla crema
acquistata in un fast-food. Questa volta non apr bocca e Jamey non
os porgli domande. Mangi, fece quel che doveva fare e si rimise a
sedere docilmente mentre veniva legato e imbavagliato. Ma questa
volta, quando Curtis se ne and, i suoi sensi erano affilati come rasoi.
Ascolt attentamente e memorizz il rumore dei passi sul pavimento.
Aspett un altro po' per essere sicuro che il suo carceriere non sarebbe
tornato indietro. Poi strisci sul pavimento nella direzione in cui si era
mosso Curtis, trascinandosi sulla schiena e spingendosi con i piedi.
Riusc ad avanzare abbastanza in fretta fino a una parete.
Confuso, rimase seduto l per un po', prima di realizzare che da
qualche parte doveva esserci un'uscita. Non proprio una porta, visto
che non l'aveva sentita aprirsi e chiudersi, ma doveva esserci
un'apertura di qualche tipo. Si gir in modo da far aderire la schiena
alla parete e spostandosi lateralmente segu il muro, tastandolo con le
mani. Quando infine raggiunse lo spazio vuoto che si apriva nella
parete, pens che il fondo dei pantaloni doveva avere ormai lo
spessore di un fazzolettino di carta. Ma aveva trovato l'apertura che
cercava!
Era talmente su di giri che non si preoccup nemmeno di girarsi
nuovamente e si limit a spingersi all'indietro con i piedi... e cadde nel
vuoto.
Non era un'apertura, idiota, ma una scala. Dannazione, una scala...
***
Rose Sversky era una donna minuta e arzilla, con i capelli bianchi
cortissimi e occhiali spessi come fondi di bottiglia. Sembrava pi adatta
a tagliare torte che a sezionare cadaveri.
Tamara sedeva su una sedia nel mezzo di quel caos organizzato di
cromo e acciaio e tavoli ricoperti di drappi, dolorosamente
consapevole che il corpo di Daniel era stato sdraiato su uno di essi fino
a poche ore - o forse minuti - prima.
La dottoressa Sversky prese il pezzo di garza - ormai al sicuro in una
bustina di plastica a chiusura ermetica - si sporse oltre la scrivania e lo
consegn a Tamara, "Avevi ragione riguardo al cloroformio.
Sfortunatamente le impronte digitali non restano impresse sulla garza
e non potr individuare il rapitore." Tamara sbuff e imprec, ma
Rose non aveva ancora finito. "C'era una piccola traccia di sangue.
Con ogni probabilit appartiene al bambino, anche se non posso
esserne certa senza un campione con cui paragonarla. Conosci il suo
gruppo sanguigno?"
Tamara aggrott la fronte. "No. Probabilmente  scritto nel suo
fascicolo, ma  pi semplice chiedere a sua madre. Ti far sapere al pi
presto. Strano per, io non avevo visto nessuna traccia di sangue."
"Non avresti potuto senza un microscopio. Era molto piccola.
Probabilmente si  morso la lingua nel momento in cui l'hanno
aggredito." Rimase in silenzio per un po' dietro l'enorme scrivania, poi
allung una mano e la pos su quella di Tamara. "Mi dispiace che ti
stiano succedendo tutte queste cose contemporaneamente, cara.
Daniel era una brava persona. Mi mancher."
Tamara batt le palpebre per ricacciare indietro le lacrime. Non
voleva pensare a lui in quel momento... in quel luogo. Ciononostante
non pot evitare di fissare il tavolo pi vicino. "Stai preparando il
certificato di morte, vero?"
"Gi. Ho chiuso un occhio in passato e immagino che se continuer
a lavorare per il DPI sar costretta a farlo anche in futuro."
"Non ti crea nessun problema trasformare una morte violenta in un
semplice attacco cardiaco?"
Rose si incup. "In effetti, a meno che la notizia non sia gi trapelata,
lo faremo passare per un incidente." Tamara sollev lo sguardo e Rose
si affrett a continuare. " sempre meglio attenersi il pi possibile ai
fatti. Quando ho trovato la ferita sulla nuca, ho ritenuto preferibile
indicare come causa della morte un violento colpo sferrato alle spalle."
Tamara la fiss. "Io non sapevo niente di una ferita alla nuca."
La Sversky si tolse gli occhiali e si massaggi la radice del naso.
"Spero che ti sia d'aiuto sapere che  stato colpito con un oggetto
spuntato, e con forza sufficiente a fargli perdere i sensi prima che la
giugulare venisse recisa. Probabilmente non se n' nemmeno accorto."
Scosse il capo. "Non avevo mai eseguito un'autopsia sulla vittima di
un... un vampiro, prima d'ora. Non  affatto come mi aspettavo. Nei
film fanno sempre vedere due buchini nel collo della vittima. In questo
caso invece..." Si interruppe e chin il capo. "Be',  meglio che ti
risparmi i dettagli."
S, era meglio davvero, pens Tamara. Non aveva bisogno di
saperli, perch l'aveva visto con i propri occhi. Si alz lentamente,
ringrazi Rose Sversky e tolse il disturbo. Entrata in ascensore, si sfior
con le dita il minuscolo segno che aveva sul collo. Ormai era a
malapena distinguibile. Quando l'ascensore arriv al pianoterra, si
diresse verso l'auto come se fosse in trance.
Aveva trascorso la maggior parte della giornata a interrogare le
persone che abitavano sulla strada che Jamey percorreva per andare
da casa a scuola, e il resto aspettando i risultati delle analisi di Rose
Sversky su quel frammento di garza. Guid fino a casa come se avesse
il pilota automatico, si fece una doccia e indoss una gonna nera e la
camicetta di seta bianca che Daniel le aveva regalato per Natale.
Aveva un mal di testa terribile e sentiva un peso sul cuore. Avrebbe
voluto trovare delle risposte, al di l di quelle che sembravano ovvie.
Le balenarono nella mente mille indizi e motivi per dubitare della
colpevolezza di Eric, ma fu costretta a chiedersi se per caso non stesse
vedendo solo quello che le faceva comodo. Curt le aveva detto di
avere sfondato la porta dopo aver udito le grida di Daniel, ma questo
contrastava con quanto dichiarato da Rose sul fatto che Daniel era gi
privo di sensi quando gli avevano tagliato la gola. Curtis per poteva
essersi confuso, oppure poteva averlo udito urlare un attimo prima
che fosse colpito alla nuca. Il fatto che Eric non avrebbe avuto bisogno
di compiere un simile scempio deponeva a suo favore, ma forse si era
accanito con inaudita crudelt sul suo persecutore di proposito...
Eric crudele? Impossibile.
Tamara fece del proprio meglio per nascondere sotto uno strato di
trucco i segni del tumulto emotivo che viveva, quindi raggiunse la
chiesa nel centro di Byram e si sedette sul banco in prima fila per
ascoltare un sermone breve e poco convincente. Probabilmente era un
discorso preconfezionato che tenevano pronto per le persone i cui
nomi comparivano nelle liste parrocchiali, ma che avevano smesso di
frequentare la chiesa molto tempo prima.
Alla fine delia cerimonia si stamp in viso un sorriso di circostanza e
accett le condoglianze dei presenti. Erano per lo pi colleghi, not.
Daniel viveva per il suo lavoro. Sarebbe stato pi appropriato officiare
la cerimonia nel suo ufficio o nel laboratorio sotterraneo.
Qualche tempo dopo Curt la raggiunse, e prendendola per mano la
aiut ad alzarsi. Tamara l'aveva notato seduto a pochi posti di
distanza da lei durante la cerimonia; l'aveva fissata soprappensiero per
tutto il funerale. "Vai a casa?" le chiese.
Lei annu. "Sono esausta. Non credo di aver ancora realizzato
veramente quanto  successo."
"Come procedono le ricerche del ragazzino?"
Tamara sospir. "Male. Ho intenzione di chiedere a Kromwell di
coinvolgere l'FBI. Ha delle conoscenze piuttosto influenti."
"Anch'io" replic con prontezza Rogers. "Perch non lasci che me ne
occupi personalmente?"
Tamara lo guard per un attimo con gli occhi socchiusi. Il suo
sorriso in qualche modo le sembrava falso. Ma a ben guardare, anche
quello che sfoggiava lei non era molto genuino. Anzi, era
effettivamente falso. "D'accordo. Ogni aiuto  benaccetto." Deglut e il
disagio si fece pi marcato. "Sei stato molto gentile a restare con me la
notte scorsa, Curt, ma se non ti dispiace, stasera preferirei rimanere
sola. Ho bisogno di riflettere. Lo capisci?"
Il giovane annu. "Chiamami se ti serve qualcosa." Si chin in avanti,
le baci le labbra di sfuggita e le strinse le spalle. Tamara lo guard
allontanarsi mentre si infilava il cappotto. Era diretta alla porta
quando fu fermata da un tocco delicato. Si volt, e non appena
incontr lo sguardo pieno di compassione di Hilary scoppi a
piangere. L'amica l'abbracci con forza e la tenne stretta finch Tamara
non ebbe pianto tutte le proprie lacrime. Dopo si sent un po' meglio,
e fu felice di avere qualcuno di fidato con cui potersi sfogare. Hilary si
asciug gli occhi lucidi di pianto. "Se dovessi avere bisogno di
qualcosa... qualsiasi cosa..."
"Lo so." Tamara annu e si asciug il viso con un gesto impaziente.
"Qualche novit sul tuo giovane amico?"
Tamara fiss l'amica e sent che stava per scoppiare a piangere di
nuovo. Tir su con il naso e si impose di ricacciare indietro le lacrime.
"No, ancora niente. Ho trovato un pezzo di garza impregnata di
cloroformio vicino al punto in cui  stato visto per l'ultima volta. C'era
anche una traccia di sangue e non appena avr chiesto a sua madre
qual  il gruppo sanguigno di Jamey, sar in grado di scoprire se gli
appartiene o meno." "Per quale motivo dovresti farlo?" Tamara la
guard perplessa. "Vuoi dire che non conosci il gruppo sanguigno di
Jamey Bryant?"
"No, non lo conosco. Suppongo che sia nella sua cartella, ma..."
"Naturalmente  nella sua cartella.  stata una delle prime cose a
esservi inserite.  uguale al tuo, Tamara. Ha anche lui quell'antigene...
belladonna mi sembra che si chiami. Non posso credere che non lo
sapessi."
"L'antigene belladonna?" Tamara non riusciva a credere alle proprie
orecchie. "Hilary, e tu come fai a saperlo?"
"Sono stata incaricata di inserire i suoi dati nel sistema informatico
del DPI e di classificarli al primo livello. Ricordo di aver pensato che
tanta segretezza fosse esagerata per delle semplici informazioni
mediche, ma..." "Chi ti ha ordinato di farlo?" Hilary aggrott la fronte.
"Non lo so. Non mi  arrivata una richiesta diretta. Ascolta, non credo
di poterne parlare con te, Tam. Voglio dire, sono informazioni di
primo livello e il tuo nullaosta di sicurezza..." "Non  abbastanza alto"
termin Tamara lentamente, dopodich se ne and lasciandosi alle
spalle una Hilary decisamente sconcertata. Si infil in macchina e si
allontan dalla chiesa badando a malapena al traffico. "Jamey ha
l'antigene" mormor tra s e s. "Discender anche dallo stesso
antenato? Deve essere per forza cos.  per questo che la sua
connessione psichica con me  pi forte che con chiunque altro."
La persona che aveva ordinato di classificare quelle informazioni al
primo livello lo aveva fatto apposta per tenergliele nascoste, realizz
poco dopo. Non volevano che lei sapesse.
Ma loro sapevano. Sapevano che eravamo molto vicini e sapevano
che se Jamey fosse finito nei guai, io sarei andata a cercarlo. Batt le
palpebre rapidamente, stranita. "Jamey  stato rapito per farmi uscire
di casa... Cos l'assassino avrebbe avuto via libera per uccidere Daniel."
Eric non avrebbe mai fatto del male a un ragazzino. Inoltre, Jamey
era stato rapito in pieno giorno. Ergo, Eric non aveva ucciso Daniel.
Ma qualcuno lo aveva fatto... qualcuno che aveva libero accesso alle
informazioni di primo livello. Qualcuno che voleva far passare
l'omicidio per l'opera di un vampiro.
"Qualcuno che sapeva dell'incontro tra Eric e Daniel" mormor
imboccando il vialetto di casa. "Curtis?"
Per poco non fin fuori strada. Schiacci il freno e sterz
bruscamente, poi spense il motore, scese dalla macchina e corse
dentro, chiudendo a chiave la porta. Mio Dio, era mai possibile? Curt
poteva essere abbastanza arrabbiato da uccidere Daniel? Si massaggi
le tempie con i polpastrelli,
angosciata. "Cosa diavolo ha fatto a Jamey?"
Soffoc un singhiozzo e si precipit nella stanza di Daniel al piano
di sopra. Quando trov le chiavi che stava cercando torn al piano di
sotto, con il mazzo che tintinnava nel silenzio come un campanello
d'allarme. Non esit davanti alla porta del seminterrato. Se lo avesse
fatto, non sarebbe mai riuscita a scendere. Infil la chiave nella
serratura, apr e spalanc la porta.
Era ancora pomeriggio. All'esterno, il sole strappava alla superficie
della neve dei riflessi abbacinanti. Ai suoi piedi si apriva un abisso
oscuro. Non riusciva nemmeno a vedere gli scalini. Ma tutte le risposte
alle sue domande si trovavano qualche gradino pi in basso. Non
aveva scelta: doveva scendere.
Capitolo 16
Jamey scosse la testa per cercare di snebbiarsi la mente, ma l'unico
risultato fu un dolore lancinante alle tempie. Sapeva di avere perso i
sensi... ma non aveva idea di quanto tempo fosse passato. Era sdraiato
sulla schiena e le sue braccia, ancora legate, erano completamente
intorpidite. Prov a sedersi, ma la fitta che gli trafisse il petto era pi
forte di qualunque cosa avesse mai provato. Temeva che lo avrebbe
spezzato in due. Rimase mezzo seduto e mezzo sdraiato, ma in quella
posizione sentiva ancora pi male di prima, cos fece un respiro
profondo per farsi forza, con il risultato che la sofferenza si propag a
tutto il corpo.
Stringendo i denti, si tir su leggermente, sollevato nell'avvertire
una parete alla sua destra. Vi si appoggi e rimase immobile,
aspettando che il dolore diminuisse. Il tentativo per non sort l'effetto
desiderato: quando il sangue torn a circolare nelle braccia, queste
iniziarono a pulsare, a bruciare e a pizzicare in maniera insopportabile.
Avrebbe voluto gridare, ma non poteva perch il nastro adesivo gli
chiudeva ermeticamente la bocca. Aveva gli occhi bendati, le caviglie
legate e avvertiva uno strano fastidio ai polmoni, diverso dal dolore
lancinante che lo squassava ogni volta che prendeva fiato. Era un po'
come quando andava in piscina e gli finiva un po' d'acqua nel naso.
Sentiva il bisogno di tossire, ma con il nastro isolante sulla bocca
probabilmente sarebbe soffocato, soprattutto se quella bizzarra
sensazione alle vie respiratorie era quello che temeva. Gli sembrava di
avere un punteruolo conficcato nel petto. Cadendo, probabilmente
aveva urtato una lama, un'asse dal bordo affilato, o qualcosa del
genere. E quello che sentiva in gola e che rischiava di soffocarlo poteva
essere sangue, pens. Se aveva ragione, era davvero in un bel guaio!
***
Disgustata, Tamara scaravent i documenti per terra e si volt per
uscire dal piccolo ufficio che aveva appena scoperto. Non era neanche
arrivata al laboratorio vero e proprio, che immaginava si nascondesse
dietro la porta alla sua destra, chiusa con un lucchetto, ma le
informazioni che aveva trovato erano pi che sufficienti. Tra i
documenti di Daniel aveva trovato quelle che lui definiva casistiche,
rapporti dettagliati sulla cattura e le successive torture subite dai tre
vampiri.
Due erano stati catturati nel 1959 da Daniel e dal suo partner,
William Reinholt. Entrambi erano stati descritti come "giovani e di
conseguenza non forti come ci aspettavamo". Nel rapporto Daniel
segnalava che ai due era stato prelevato un discreto quantitativo di
sangue "cos da indebolirli e da garantire la sicurezza del mio collega e
della mia persona" e concludeva dicendo che i due vampiri non
avevano sopportato il prelievo ed erano morti durante la notte.
Un'altra relazione riguardava una donna che si faceva chiamare
semplicemente Rhiannon e che era "assolutamente non collaborativa e
non faceva che lanciare insulti e ingiurie". Poich il precedente
tentativo era fallito le avevano prelevato meno sangue, con il risultato
che non erano riusciti a indebolirla a sufficienza. Daniel era tornato nel
laboratorio dopo ore di "esperimenti e osservazioni" e aveva trovato il
suo partner morto, con il collo spezzato. Le sbarre della finestra da cui
il "soggetto" era fuggito erano state divelte.
Tamara si rallegr per la misteriosa Rhiannon. Scoprire che genere
d'uomo Daniel fosse stato le fece venire le lacrime agli occhi. Era un
mostro, proprio come lui stesso aveva ammesso. Ma allora lei non
aveva capito quanto fosse vera quella confessione.
Per quanto nauseanti fossero quelle annotazioni, non poteva
ancora andarsene. Se voleva trovare un indizio che la guidasse al
luogo in cui Jamey era tenuto prigioniero, doveva continuare ad
analizzare quegli appunti. Si augur di trovare qualcosa di utile,
perch iniziava a convincersi che quella fosse la sua ultima speranza. In
fondo al cuore, aveva la terribile certezza che se non avesse ritrovato
al pi presto il suo giovane amico, sarebbe stato troppo tardi. Torn a
rovistare nello schedario. Il nome di Jamey non compariva da nessuna
parte, ma il sangue le si ghiacci nelle vene quando il suo sguardo si
pos su un fascicolo su cui era scritto Tamara Dey.
Estrasse con lentezza il dossier. Era pi voluminoso degli altri.
Qualcosa dentro di lei l'avverti che sarebbe stato meglio non aprirlo,
ma sapeva di doverlo fare. Pochi istanti dopo se ne pent amaramente.
Scorrendo le pagine, aveva visto il nome dei suoi genitori e aveva letto
alcuni passaggi, finch la vista non le si era sfocata impedendole di
continuare.
 stato deciso che dovr cercare di assicurarmi la custodia della
bambina. Funger da calamita per Marquand e forse anche per altri
morti viventi. Come previsto, i genitori si sono rifiutati di collaborare.
Sono comunque sacrificabili e di scarsa rilevanza in confronto al
quantitativo di vite che sar possibile salvare se questo esperimento
dar i suoi frutti. Per eliminarli  stato scelto un virus rarissimo e letale.
Naturalmente, la loro esposizione a tale microrganismo sar
attentamente monitorata. La morte dovrebbe sopraggiungere nel giro
di ventiquattr'ore.
"No" sussurr Tamara. "Dio mio, no..." Le dita, ormai prive di
sensibilit lasciarono cadere la cartelletta e i fogli si sparpagliarono sul
pavimento. Tamara si aggrapp al bordo del cassetto aperto e vi
appoggi il capo. Daniel aveva ucciso i suoi genitori. Cerc di
richiamare alla mente la loro immagine, e per un attimo si sent in
colpa nel rendersi conto che era sfocata e indistinta. Le avevano
rubato anche quel ricordo, pens, annichilita. Il rifiuto di Daniel di
parlare di loro, di permetterle di conservare degli oggetti... il tentativo
di convincerla che la sua mente non voleva che lei ricordasse e che era
meglio cos per il suo bene.
Tamara si costrinse a respirare profondamente e a tenere gli occhi
aperti. Ricacci indietro le lacrime e intravide il calcio di una pistola
sporgere da sotto i fascicoli nel cassetto. Nel momento in cui allung
un braccio per prendere l'arma, una mano le strinse una spalla e la fece
indietreggiare.
Si volt di scatto. "Curtis!"
Lui la scrut con gli occhi ridotti a due fessure, poi guard il cassetto
aperto e i fogli sparpagliati per terra. "Hai fatto qualche indagine,
Tammy?"
Come aveva potuto dubitare di Eric, anche per un attimo soltanto?,
si domand Tamara. Perch non era andata dritta a casa sua, non
appena le era venuto il sospetto che l'assassino di Daniel fosse Curtis?
Lui almeno l'avrebbe aiutata a ritrovare Jamey. Ma era inutile
piangere sul latte versato. Mancava ancora un'ora al tramonto. E
doveva ancora scoprire dove si trovava il bambino. "Che cosa hai
fatto a Jamey, Curt?"
Lui inarc le sopracciglia. "Ti sei data da fare, vedo. Cosa ti fa
pensare che l'abbia preso io?"
Tamara scosse la testa. "Non lo penso, ne sono sicura. Dov'?"
"Al sicuro. Non preoccuparti, non gli far del male... non subito
almeno. Prima desidero studiarlo un po'. Pi tardi, magari, quando
avr finito con te e Marquand. La cosa ti tranquillizza?"
Lei scosse il capo con una tale veemenza che i suoi capelli si
sollevarono intorno al viso come una nube scura. "Se gli torcerai un
solo capello, Curtis, giuro su Dio..."
"Faresti meglio a preoccuparti per te, Tamara." Fece un passo nella
sua direzione, e lei indietreggi. Curtis avanz ancora e lei arretr. Un
attimo dopo si rese conto che dietro di lei c'era la porta chiusa con il
lucchetto. Si irrigid. Lui pesc una chiave dalla tasca e gliela porse.
"Apri."
Tamara scosse nuovamente il capo. "No."
"Non vuoi vedere il bambino?"
"Jamey?" Tamara sbirci furtivamente la porta alle sue spalle. " l
dentro?"
"E dove, se no?"
Sollevata, gli strapp la chiave di mano e la infil nella serratura del
lucchetto. Quando lo ud scattare, lo sfil e apr la porta. Se avesse
ritrovato Jamey, pens, tutto sarebbe andato per il meglio. Presto
sarebbe stato buio ed Eric sarebbe andato a cercarli. Avanz nella
stanza priva di illuminazione. "Jamey? Sono Tam, sono qui. Stai
bene... Jamey?"
La porta si richiuse con un tonfo e Tamara si sent morire quando
ud il lucchetto tornare al suo posto. Poi sent un clic, seguito da una
luce cos abbagliante che fu costretta a proteggersi gli occhi. Si guard
intorno, ormai certa che Jamey non si trovasse l. Al centro della
stanza c'era un tavolo provvisto di cinghie per immobilizzare i polsi, le
caviglie e la testa di una persona. Accanto, su un carrello di acciaio
cromato, erano ordinatamente disposti degli strumenti luccicanti.
Sopra il tavolo pendeva una grossa lampada simile a quelle delle sale
operatorie. Tamara deglut, cercando di contenere il panico che le
montava dentro. La consapevolezza che si trattava dello stesso tavolo
su cui erano morti i due giovani vampiri uccisi da Daniel e su cui
Rhiannon era stata torturata fino a scatenare la sua rabbia omicida
prima che riuscisse a fuggire, le diede la nausea.
Si volt di colpo quando sent Curtis avvicinarsi, e un attimo dopo
si sent afferrare brutalmente per un braccio. Lui la spinse indietro,
senza far caso ai suoi maldestri tentativi di colpirlo, e in un batter
d'occhio Tamara si ritrov sul tavolo. "Mio Dio, Curt, cosa stai
facendo?" annasp.
Lui le immobilizz entrambi i polsi con una mano, mentre con
l'altra afferrava una bottiglietta. Svit il tappo con i denti, e gliela
avvicin al naso. Tamara cerc di lottare, di allontanare il viso da
quell'odore familiare e spaventoso, ma Curtis era molto pi forte di
lei.
Quando la sua testa si fece leggera e le ginocchia si piegarono,
Curtis ripose il cloroformio e la distese brutalmente sul tavolo. Un
attimo dopo,
Tamara si ritrov mani e piedi legati. Cerc di scrollarsi di dosso il
senso di vertigine e spost rapidamente la testa quando lui le piazz
sotto il naso dei sali dall'odore pungente.
"Fai la brava, non svenire proprio adesso: rovineresti tutto."
Tamara cerc di mettere a fuoco la stanza che le roteava intorno e si
sent sollevata quando finalmente smise di girare. "Sei in grado di
chiamarlo telepaticamente, vero?"
Tamara chiuse la bocca e si rifiut di guardarlo. Lui le strinse il
mento e la costrinse a girarsi. "Non serve che tu mi risponda, Tammy.
Scommetto che ne sei capace. In ogni caso lo scopriremo presto."
Sorrise nel vedere il lampo di sfida che attravers gli occhi della
giovane. "Credi che abbia paura di lui, Tammy? Voglio che lo chiami.
Quando arriver, mi trover pronto."
Lei scosse il capo. "Non lo far."
Curtis sorrise pigramente e Tamara sent un brivido gelato correrle
lungo la spina dorsale. "Io invece credo che lo farai" afferm lui,
stringendole la cinghia sulla fronte e immobilizzandola del tutto.
"Prima che abbia finito con te, lo chiamerai a gran voce, vedrai." Si
allung verso il carrello e Tamara cerc di seguire i suoi movimenti
con lo sguardo. Poi Rogers sollev un bisturi scintillante e lo
contempl a lungo, prima di ruotare il polso per guardare l'orologio.
"Altri venti minuti dovrebbero bastare, dolcezza."
Eric si irrigid nella bara mentre un'ondata di dolore gli investiva il
corpo. Spalanc gli occhi di colpo e fece scattare le serrature all'interno
del coperchio. Un attimo dopo era gi in piedi, la fronte corrugata per
la concentrazione. Focalizz la propria attenzione su Tamara. La
chiam. Attese la sua risposta, ma non sent nulla.
Per un attimo si chiese se avesse creduto a ci che Rogers aveva
voluto farle credere, e cio che era stato lui a uccidere il suo amato St.
Claire, ma accanton immediatamente quella possibilit. Prima di
tutto Tamara lo conosceva troppo bene, e poi sapeva che le sarebbe
bastato guardare nella sua mente per conoscere la verit. Non avrebbe
creduto alla sua colpevolezza senza dargli almeno la possibilit di
spiegare. Proprio per quel motivo quella sera si era aspettato di
trovarla l al suo risveglio. Invece percep soltanto un senso di vuoto.
Senza dubbio era fuori di s dal dolore, si disse, ma non le avrebbe
permesso di escluderlo dalla sua vita. L'avrebbe aiutata a superare quel
momento, che lo volesse o meno.
La chiam di nuovo. E di nuovo non ricevette alcuna risposta.
Roland si alz con la solita grazia, ma quando si volt verso di lui,
Eric not sul suo viso un'insolita tensione. "Che ti succede?" gli
domand, smettendo per un attimo di chiamare Tamara.
"Non so..." rispose Roland, riscuotendosi. "Hai avuto notizie dalla
nostra Tamara?"
"Non mi risponde."
"Va' da lei, allora. Probabilmente  ancora sconvolta per quello che
 successo ieri sera, ma sono certo che sar in grado di vedere la verit,
dopo che le avrai parlato. Se tu..." Si interruppe, e inclin il capo come
se avesse udito qualcosa. "Dannazione!"
Eric inarc un sopracciglio, in attesa di una spiegazione, ma Roland
si limit a scuotere il capo. "Non so ancora dirti che cosa sta
succedendo. Forse  meglio che esca un attimo, per vedere se riesco a
schiarirmi le idee. Te la caverai da solo?" "Certo, ma..." "Bene. Porta i
miei omaggi alla nostra ragazza."
Roland se ne and, ed Eric lo guard allontanarsi, domandandosi
cosa diavolo gli avesse preso. Si strinse nelle spalle e torn a
concentrarsi su Tamara. Perch mi ignori, amore?
Non ud alcuna risposta; poi, all'improvviso, fu colpito da un
nuovo spasmo di dolore che lo fece irrigidire. Batt le palpebre per
riaversi dallo shock e si rese conto che il dolore doveva provenire da
Tamara perch lui lo sentisse con tanta forza. Tamara! Se ti rifiuti di
rispondere, verr da te. Devo sapere che cosa... No!
Quando la risposta gli rimbomb con forza nella mente, Eric si
incup. Stai soffrendo, amore. Cosa ti  successo?
Niente, stai lontano, Eric. Se davvero mi ami, stai lontano da me.
Eric si sent investire da una nuova scarica di dolore, cos intenso da
metterlo quasi in ginocchio, e a quel punto cap che qualcuno le stava
facendo del male deliberatamente. Rogers?
"Avrei dovuto uccidere quel bastardo la prima volta che l'ho visto."
Si lanci fuori dalla stanza, sal le scale come un lampo e usc nell'aria
fredda della notte. Correndo pi veloce di un ghepardo grazie alla
forza sovrumana di cui era dotato, si precipit verso Tamara e
avrebbe sfondato la porta d'ingresso senza esitazioni, se un esile flusso
telepatico non si fosse fatto strada nella sua mente.
 una trappola, Eric. Vattene. Ti prego, va' via.
Eric si ferm, il cuore che gli batteva forte pi per la rabbia e la
preoccupazione che per la corsa. Una trappola, aveva detto Tamara.
Us la propria mente per individuare il punto esatto in cui lei si
trovava, quindi fece lentamente il giro della casa cercando un modo
per introdursi nell'abitazione. Alla fine si inginocchi davanti a una
finestra dotata di sbarre di ferro e nascosta da alcuni arbusti.
Tamara era legata a un tavolo sotto una luce abbagliante. La sua
camicetta era stata strappata al centro, cos come il reggiseno. Aveva
ancora indosso una gonna scura ed era a piedi nudi. Sul torace aveva
diverse chiazze di tessuto in carne viva che trasudavano sangue come
le spugne trasudano acqua. Una era sul seno da cui Eric aveva bevuto
il suo sangue. Un'altra sulla gola, nel punto esatto in cui lui l'aveva
morsa la prima volta. Rogers si era divertito a prelevarle qua e l dei
campioni di tessuto epidermico, si rese conto Eric. In quel momento il
bastardo si trovava in piedi al suo fianco, e stava posando uno
strumento simile a un pungolo per prenderne un altro che
assomigliava a un trapano.
"Nemmeno quel gioiellino ti ha convinta a chiamarlo, eh, Tam?
Pazienza, ho un altro asso nella manica. Vedi, un campione di midollo
osseo mi tornerebbe molto utile." Premette un pulsante
sull'impugnatura dell'attrezzo e il trapano inizi a ronzare. Rogers
tolse il dito e avvicin lo strumento alle sue gambe. "Allora, Tammy,
cosa mi dici? Lo chiami o devo trapanare?"
Il viso di Tamara era bianco come quello di un spettro. Le
tremavano le labbra, ma fiss Rogers dritto negli occhi. "Va'
all'inferno" sibil.
Con una scrollata di spalle, Rogers infil degli spessi occhiali di
plastica e mise in funzione il trapano. Con un ruggito ferino, Eric
divelse una delle sbarre e sfond la finestra. Un attimo dopo era
all'interno.
"Eric, no! Vattene, presto!" La voce di Tamara era irriconoscibile:
faceva venire in mente la corteccia di un ciliegio, oppure il rumore
della carta vetrata.
Eric si lanci addosso a Curtis, che aveva lasciato cadere il trapano e
teneva in mano quella che sembrava una strana pistola. Un istante
dopo un dardo gli affond nel petto. Eric indietreggi con un balzo,
ansimando come un pesce fuor d'acqua, e cadde in ginocchio. Afferr
il dardo e se lo estrasse dal petto fissandolo per un attimo, prima di
concentrarsi sul ghigno trionfante di Rogers. Il sedativo! Si aspettava
una siringa, non una pistola. Si costrinse ad alzarsi in piedi e mosse un
passo incerto vero Rogers. "Morirai... per... questo" boccheggi. Fece
un altro passo, e infine sprofond in un abisso di nebbia nera.
***
Roland si muoveva come un'ombra nella notte, percorrendo
velocemente le strade buie; a volte si fermava, restava in ascolto per
un po', e poi proseguiva. Sempre pi vicino al bambino. Aveva
iniziato ad avvertire una debole presenza del ragazzino nel momento
in cui aveva varcato la soglia della casa di Eric, ma era talmente debole
che era riuscito a malapena a percepirla, senza tuttavia individuarne la
fonte.
Sapeva che i Prescelti solitamente erano in grado di "connettersi"
con un solo vampiro. Lui, per esempio, era il solo che avesse percepito
Eric da bambino. Gli altri vampiri lo avrebbero riconosciuto se lo
avessero incontrato, ovviamente, ma nessun udiva la sua voce. Gli
altri non erano in grado di sentire il suo richiamo. Proprio come era
successo tra Eric e Tamara: Roland riusciva a udirla solo attraverso
l'amico.
Quel ragazzino, tuttavia, stava chiamando qualcuno... e non si
trattava di lui. Se cos fosse stato, l'intera faccenda sarebbe stata molto
pi semplice. Invece, con quel segnale cos debole e di cui il piccolo
non era nemmeno consapevole, sarebbe stato fortunato se lo avesse
trovato in tempo.
Era proprio quello il problema, pens Roland fermandosi per
cercare di distinguere i segnali provenienti dal bambino. Si stavano
facendo pi deboli a ogni minuto che passava. La consapevolezza che
la vita del ragazzino si stava spegnendo si sovrappose al richiamo
stesso, risuonando nella sua mente come un allarme... come uno di
quegli aggeggi per la sicurezza con cui Eric proteggeva la propria casa.
Se solo quelle percezioni fossero state pi chiare! Se solo il ragazzino si
fosse rivolto direttamente a lui, invece che a qualcuno che non lo stava
ascoltando. Roland non riusciva a capacitarsi di come un vampiro
potesse ignorare le grida disperate di un bambino, un bambino che
con ogni probabilit sarebbe morto prima del sorgere del sole.
***
Eric apr gli occhi e scopr di essere legato sullo stesso tavolo che in
precedenza era stato occupato da Tamara. Come lei, aveva braccia,
gambe e testa immobilizzate, anche se era ancora completamente
vestito. Probabilmente quel bastardo di Rogers non aveva idea di
quanto sarebbe durato l'effetto del sedativo e non aveva voluto
correre rischi, pens. Evidentemente non voleva che lui si svegliasse
prima di averlo immobilizzato a dovere... come se quelle misere
cinghie potessero davvero fare una qualche differenza. Eric diede uno
strattone, e si rese conto sorpreso che lo sforzo lo aveva lasciato
stremato, addirittura stordito.
Ti ha prelevato parecchio sangue, Eric.  per questo che sei cos
debole.
La spiegazione proveniva dalla mente di Tamara, accompagnata da
una sensazione di dolore insistente, da un senso di debolezza e da una
profonda amarezza. Desiderava vederla, ma non riusciva a girare la
testa. Cerc di sintonizzare i propri sensi intorpiditi con quelli di lei e
finalmente sent che si stavano affinando. Sapeva che Curtis era ancora
nella stanza. Era per questo che Tamara non aveva parlato ad alta
voce.
Che cosa ti ha fatto quel bastardo ?
Non  cos grave, gli rispose debolmente lei. Passer.
Sento il tuo dolore, Tamara. Non riesco a vederti e cercare di
nascondermi la verit non fa che preoccuparmi ancora di pi.
Dimmelo. Dimmi tutto.
Sent il brivido che le percorse il corpo come se si trattasse del
proprio. Mi ha... prelevato dei campioni di pelle. Brucia, ma le ferite
non sono molto profonde. Mi ha anche prelevato del sangue.
Eric percepiva la sua sofferenza ed era certo che ci fosse dell'altro. Le
ondate di dolore che aveva sentito poco prima non erano dovute ad
abrasioni superficiali. Quando sono arrivato, aveva in mano un
attrezzo, uno strumento dalla forma allungata, e lo stava brandendo
minacciosamente contro di te. Cos'era?
Lei esit a lungo prima di rispondere. Era... era collegato alla...
corrente elettrica.
Eric si sent ribollire di rabbia. Avrebbe ammazzato Curt Rogers per
ci che aveva fatto, giur a se stesso mentre Tamara proseguiva. Ha
ucciso Daniel. Ha cercato di convincermi che fossi stato tu, ma io non
potrei mai credere una cosa del genere. E ha rapito Jamey, Eric. Non
so che cosa gli abbia fatto...
I suoi pensieri si interruppero bruscamente all'avvicinarsi dei passi di
Curtis. L'uomo si chin su Eric. "Ti sei svegliato, finalmente? L'effetto
del sedativo non  durato quanto avevo previsto, ma dopotutto 
ancora allo stato sperimentale."
"Stai tirando troppo la corda, Rogers."
"Dubito che tu possa farci granch in questo momento, non ti pare?
Sai, credo di aver bisogno di qualche altro campione... un po' di
midollo spinale, della materia cerebrale. Dopodich stabiliremo con
esattezza quanta luce solare sei in grado di sopportare."
Eric avvert il brivido di terrore che scosse Tamara nell'udire Rogers
descrivere esplicitamente i propri piani. Sentiva anche che l'effetto del
sedativo andava scemando. Iniziavano a tornargli le forze.
"Curt, non puoi fargli questo. Ti prego, per l'amor del cielo, se mai
mi hai voluto un po' di bene, lascialo andare."
Rogers si allontan dal tavolo. Eric non riusc a seguirlo con lo
sguardo, ma sapeva che quel bastardo stava toccando Tamara. La sent
rabbrividire per il disgusto, poi ud le agghiaccianti parole di Curtis:
"Non l'hai ancora capito? Non mi  mai importato niente di te...
tranne che come soggetto per le mie ricerche. Un mezzo vampiro,
Tam. Ecco quello che sei. L'unico scopo per cui vali qualcosa 
l'osservazione scientifica. Oh, potresti andar bene anche per un paio di
altre cosette. E ho intenzione di scoprirle, prima di terminare con te".
Lei si lasci sfuggire un gemito ed Eric si dimen sul tavolo. Quel
movimento richiam immediatamente l'attenzione di Rogers. "Uhm,
sei un po' troppo vivace per i miei gusti" disse strascicando le parole e
facendo tintinnare degli strumenti sul carrello. Un attimo dopo Eric
sent un ago penetrargli nel braccio. Le forze lo abbandonarono di
nuovo via via che il suo sangue riempiva la capiente provetta. In pochi
secondi si sent stordito e talmente debole che non riusciva nemmeno
a piegare le dita. Stava perdendo i sensi. Le palpebre si fecero
improvvisamente pesanti, e mentre perdeva conoscenza ud
vagamente le grida di Tamara. "Ti prego, Curtis, smettila. Mio Dio, lo
stai uccidendo..."
***
Tamara cerc di forzare i lacci con cui Rogers l'aveva legata, ma fu
tutto inutile. Aveva le mani bloccate dietro la schiena, le caviglie
incatenate alle gambe della sedia. Il corpo le pulsava per il dolore
dovuto alla dozzina di incisioni che lui le aveva praticato sulla pelle
per prelevarne dei campioni mentre si trovava sul tavolo operatorio.
Era stordita dai prelievi di sangue cui l'aveva sottoposta e indebolita
dalle scariche elettriche con cui aveva cercato di costringerla a
chiamare Eric. Si era rifiutata di farlo, ma non era servito a nulla perch
lui aveva sentito il suo dolore e si era precipitato da lei. Avrebbe
dovuto prevederlo. Era ovvio che sarebbe corso in suo aiuto e a quel
punto tutto quello che poteva fare era starsene seduta l a guardare
Curt che gli prosciugava le vene. Eric divent sempre pi pallido e
debole. Finalmente Curt estrasse l'ago. Gli sollev una palpebra e
punt una piccola torcia contro i suoi occhi, quindi annu, soddisfatto.
Tamara not sorpresa che guardava l'orologio e poi andava a
chiudere le imposte.
"Credo sia pi prudente lavorare su di lui durante il giorno, non ti
pare, Tam?" disse Curtis spazzando via i frammenti di vetro, senza
preoccuparsi della sbarra divelta. Poi si avvicin a un armadietto ed
estrasse un altro flacone e una siringa. Tamara sussult. "Tranquilla,
adesso" le disse dolcemente Rogers. "Voglio dormire qualche ora. So
che lui non se ne andr da nessuna parte, ma desidero essere certo che
anche tu te ne stia qui buona buona, capisci?" Le prese il braccio e le
affond l'ago nella carne, pi in profondit del necessario.
Tamara tese i muscoli, cercando di opporsi alla sonnolenza che le
stava piombando addosso. Curt le fece scorrere una mano sul seno
prima di allontanarsi. Se solo fosse stata in grado di muoversi, si
sarebbe richiusa la camicia strappata, pens. Il suo tocco le faceva
venire il voltastomaco. "Ti odio... per quello che stai facendo" riusc a
dire prima di perdere conoscenza.
Non aveva idea di quanto tempo fosse passato quando sollev di
nuovo il capo. L'oscurit tra le fessure delle imposte si era tinta di
grigio e temeva che l'alba fosse ormai prossima. Aveva le braccia
intorpidite per la prolungata immobilit e la testa le doleva al punto
che non riusciva a mettere a fuoco la vista.
Quando finalmente ci riusc, vide che Eric era sdraiato nella stessa
posizione di poco prima, pallido e immobile come se... No. Non
voleva nemmeno pensarci. Stava bene. Doveva essere cos. Fece
appello a tutte le proprie forze e saltell con tutta la sedia fino a
raggiungerlo. "Eric! Svegliati, Eric, dobbiamo uscire di qui." L'assenza
della bench minima reazione da parte sua non bast a scoraggiarla. Si
avvicin al tavolo e si gir in modo da accostare la schiena al suo
fianco, poi si pieg quasi in due e tese al massimo le gambe in modo
da sollevare la sedia sulla schiena. A quel punto cerc a tentoni la
mano di Eric e la strinse. "Senti che ti sto toccando? Svegliati, Eric.
Slegami. Forza, so che puoi farcela. Se riesci a svegliarti quel tanto che
basta per premere quel dannato bottone segreto nella tua bara, potrai
ben svegliarti per slegare un semplice nodo, no?! Coraggio, Eric: le
nostre vite dipendono da questo.
Ti prego." Nel sentirgli flettere le dita, sussult. "Bravo. Cos."
Inclin la mano in modo che il nodo gli sfiorasse i polpastrelli e
continu a parlargli con dolcezza mentre sentiva le sue dita trafficare
con le corde che le legavano i polsi. Sapeva che gli costava uno sforzo
immane, percepiva la fatica che doveva fare per compiere quel
semplice movimento. E poi, finalmente, sent il laccio sciogliersi e ud
Eric sospirare.
Senza indugi, si chin per liberarsi i piedi, poi si alz e slacci le
cinghie che immobilizzavano lui. Liberandogli il capo dall'ultima
cinghia, gli accarezz il viso freddo. "Dimmi che cosa devo fare, Eric."
Desiderava aiutarlo, ma non sapeva come. Lacrime calde le rigarono il
volto e gocciolarono su quello di lui.
Eric batt le palpebre un paio di volte, poi apr gli occhi. "Vai"
sospir. "Lasciami qui..." Le palpebre si abbassarono di nuovo.
"Troppo tardi" concluse.
"No, non lo . Non pu essere. Non mi fare una cosa simile, Eric,
non mi lasciare."
All'improvviso un ricordo le balen nella mente, facendole
mancare il fiato. Non era pi Eric la persona sdraiata sul tavolo, bens
lei stessa, una Tamara molto giovane, piccola, pallida e spaventata.
Aveva i polsi fasciati, ma sapeva che le bende non sarebbero servite.
Stava morendo. Lo sentiva.
Poi accanto al suo letto era apparso un uomo alto e moro. Lo
conosceva. Non sapeva come si chiamasse, ma non importava. Era suo
amico... lo aveva gi visto prima, anche se aveva fatto finta di niente.
Immaginava che lui non desiderasse essere visto e lei non voleva che
fuggisse. Andava a trovarla di notte e vegliava su di lei. La faceva
sentire protetta e al sicuro. Sapeva che le voleva bene, lo sentiva come
avrebbe sentito il calore di una candela avvicinandovi una mano.
Era stata felice che fosse l con lei, anche se l'aveva rattristata vedere
che lui stava piangendo. Era rimasto accanto al suo letto a lungo,
accarezzandole i capelli con quell'aria terribilmente infelice. Lei
avrebbe voluto parlargli, ma era talmente debole che riusciva a
malapena ad aprire gli occhi. Dopo un po' lui aveva fatto qualcosa. Si
era tagliato un polso e glielo aveva avvicinato alle labbra.
All'inizio aveva pensato che volesse un bacio sulla ferita, come
faceva la sua mamma quando lei si faceva male. Ma non appena il
sangue le aveva toccato la lingua, aveva sentito qualcosa scattarle
dentro... una sensazione simile a quella che aveva provato quando
aveva toccato per sbaglio il cavo sfilacciato di una lampada. Solo che
in quel caso la scossa non le aveva fatto male e non l'aveva spaventata.
All'improvviso aveva capito che lui le stava dando la medicina che
l'avrebbe fatta guarire, cos l'aveva mandata gi.
A ogni sorsata si era sentita pi forte. Parecchio tempo dopo, lui si
era scostato e si era fasciato il polso con un fazzoletto, dopodich si
era accasciato sulla sedia accanto al letto, bianco quasi quanto il
fazzoletto. Era debole e stanco, mentre lei aveva recuperato le forze e
si sentiva molto meglio. Ma non si era preoccupata: chiss come,
sapeva che se la sarebbe cavata. E quando lo aveva guardato di
nuovo, aveva ricordato il suo nome. Aveva avuto la bizzarra
sensazione di conoscere ogni cosa di lui. Si era seduta sul letto e lo
aveva ascoltato mentre le raccontava delle fiabe e le cantava delle
ninna nanne. Era il suo eroe e lo adorava. Quando alla fine se n'era
dovuto andare, le si era spezzato il cuore.
Tamara si riscosse, asciugandosi le lacrime. "Me lo ricordo" gli
sussurr. "Oh, Eric, ora ricordo tutto."
La sua unica risposta fu un rapido guizzo dello sguardo. Poi le sue
labbra formarono silenziosamente la parola vai.
"Non senza di te" ribatt Tamara.
"Troppo... debole." Solo emettere quelle parole parve sfinirlo.
Un'infinita stanchezza gli segnava il volto. "Vai."
"Mai" mormor lei. "A costo di portarti sulle mie spalle, a costo di
strisciare, Eric. Preferirei tagliarmi le vene che lasciarti con..." Si
interruppe.
Eric si sforz di riaprire gli occhi e incontr il suo sguardo. "No. Tu...
sei troppo debole... potresti perdere... troppo..." Ignorandolo,
Tamara pos lo sguardo sul carrello e afferr un bisturi. "No..." Eric
mise tutta la forza che gli restava in
quell'unico avvertimento. "Potresti... morire."
Tamara strinse i denti e si pass la lama sull'avambraccio. Poi gli
premette il taglio contro la bocca. Troppo debole per opporsi, a Eric
non rest altra scelta che deglutire. Il sangue gli flu lentamente nel
corpo, ma dopo i prelievi effettuati da Curt, ben presto Tamara inizi
a sentirsi molto debole e fiacca. Le girava la testa. Eric la scost, afferr
i lacci che l'avevano immobilizzata fino a poco prima e glieli strinse
intorno al braccio, sopra il taglio.
Tamara ud vagamente la porta che si apriva, un attimo prima di
sentirsi allontanare da Eric con uno strattone. Curt la costrinse a
voltarsi e le sferr un pugno a una tempia. Tamara si accasci;
battendo lentamente le palpebre nel vano tentativo di seguire quello
che stava succedendo. Eric era in piedi. Curt si era avvicinato a uno
scaffale e dopo aver preso una siringa si era girato per affrontare il
vampiro. Piegati sulle ginocchia, pronti all'attacco, i due iniziarono a
muoversi in tondo, guardinghi, in attesa che l'altro facesse la prima
mossa.
Doveva aiutare Eric, pens Tamara malgrado lo stordimento. Non
aveva speranze contro il sedativo messo a punto da Curt, e se questi
fosse riuscito ad avere la meglio, lo avrebbe sicuramente ucciso. Non
poteva restarsene ferma l a guardare chi dei due sarebbe uscito vivo
da quello scontro. Eric non poteva perdere. Era semplice. Se non ce
l'avesse fatta, sarebbero morti entrambi in quell'antro degli orrori. E
allora che ne sarebbe stato di Jamey?
Senza farsi notare, si trascin verso la porta che Curtis aveva
lasciato aperta, si aggrapp alla maniglia e si alz in piedi. Le vertigini
la fecero barcollare, ma con un balzo disperato riusc a raggiungere lo
schedario, pregando di trovarlo ancora aperto. Dal laboratorio giunse
il rumore di qualcosa che si infrangeva sul pavimento. Vetri, e un
fragore metallico. Si aggrapp al primo cassetto e lo apr. Vi rovist
dentro alla cieca, guardandosi di tanto in tanto alle spalle, certa che
Curtis sarebbe spuntato da un momento all'altro. Finalmente la sua
mano si strinse sul legno liscio del calcio della pistola. La estrasse con
lentezza. Barcollando, si avvicin di nuovo alla porta. Curt era di
schiena, in piedi tra lei ed Eric, che aveva le spalle al muro e la stava
guardando. Tamara tir indietro il cane con il pollice.
"Adesso basta, Curtis. Butta via quella roba o... Curtis!" L'uomo si
scagli contro Eric brandendo la siringa. Tamara premette il grilletto e
prima che potesse rendersi conto di quello che stava facendo aveva
sparato due colpi.
Curt sobbalz come una marionetta i cui fili fossero stati strappati
improvvisamente, quindi si accasci lentamente sul pavimento.
Eric cozz contro la parete come se avesse ricevuto un pugno.
Tamara vide una macchia di sangue allargarsi sul suo petto prima che si
afflosciasse anche lui.
"Eric!" grid, lasciando cadere l'arma. "Mio Dio, Eric!"
***
Roland si ferm all'esterno di un palazzo abbandonato e
pericolante. Un attimo prima, il segnale della presenza del bambino
era stato pi forte che mai, riflett. Ora invece era svanito
completamente. Che fosse morto? Disperato, entr nell'edificio e la
sua vista abituata all'oscurit gli mostr la piccola sagoma che giaceva
inerme contro un muro.
Si inginocchi accanto al ragazzino e con un rapido movimento
slacci le corde che gli legavano polsi e caviglie. Poi, dopo avergli
tolto la benda dagli occhi e il nastro adesivo che gli chiudeva la bocca,
lo prese in braccio e si allontan in tutta fretta, cercando nel frattempo
di capire che problema avesse.
Il piccolo stava scivolando in quello che la medicina moderna
definiva stato di shock: la pressione del sangue era pericolosamente
bassa, la pelle fredda e sudaticcia. Una costola rotta gli aveva
perforato un polmone causando un'emorragia interna. Aveva una
ferita sulla nuca e probabilmente una commozione cerebrale, ma
Roland non credeva che fosse troppo grave.
Stringendo il bambino con un braccio, si sfil il mantello e lo
avvolse intorno all'esile corpicino. Il calore in quei casi era di vitale
importanza, e cos pure come la tempestivit. Corse a perdifiato verso
l'ospedale pi vicino. Mentre sfrecciavano nella notte, a un tratto il
ragazzino apr gli occhi. "Chi sei?" si limit a chiedere con dolcezza.
"Sono Roland, piccolo. Non preoccuparti, te la caverai."
"L'amico di Eric?"
Roland aggrott la fronte. "Tu sei il Jamey di Tamara, giusto?"
Lui annu e si mise un po' pi comodo, quindi spalanc gli occhi.
"Sta bene?"
"C' Eric con lei" rispose Roland.
Fecero irruzione nel pronto soccorso e furono immediatamente
circondati dalle infermiere che li sommersero di moduli da compilare e
domande. Una gli prese il bambino dalle braccia e lo pos su un
lettino. "Chiama la mia mamma" sussurr Jamey con un filo di voce.
Roland annu, frugando nella memoria alla ricerca del cognome del
piccolo. Gli sembrava che Tamara gli avesse detto Bryant. And al
bancone e chiese di usare il telefono.
Mentre aspettava, realizz che l'anello mancante doveva essere
Tamara. Era lei che il bambino aveva inconsciamente cercato di
chiamare. Ma lei non lo aveva udito; in effetti, non era nemmeno una
di loro... anche se forse era destinata a diventarlo.
Capitolo 17
Tamara si inginocchi accanto a Eric e gli sollev la testa. Non
sentiva pi la stanchezza, n le vertigini, e nemmeno il dolore alle
braccia; la disperazione aveva scalzato ogni cosa. La stup sentirlo dire
a denti stretti: "Non sono i proiettili, Tamara. ... l'emorragia".
"L'emorragia." Tamara si accigli. "L'emorragia!" Naturalmente. A
un tratto ricord che Eric le aveva detto con quanta facilit si
dissanguavano i vampiri. Lo fece sdraiare e gli apr la camicia, quindi si
alz faticosamente in piedi. Vacillando e con la testa che le girava,
raggiunse la fila di armadietti e vi frug dentro fino a trovare rotoli di
bende, garze e cerotti. Con le braccia piene e la mano sinistra che
continuava a pulsare, torn barcollando verso Eric e tampon la ferita
alla bell'e meglio con delle garze. Lui gemette. Era pi sensibile al
dolore fisico rispetto agli esseri umani, e Tamara sapeva che in quel
momento doveva soffrire molto, tuttavia continu a premere sulla
ferita finch non le parve che l'emorragia si fosse arrestata. A quel
punto lo bend in modo che la garza restasse al suo posto, e infine
blocc la fasciatura con del cerotto.
Un'ondata di vertigini pi forte delle altre le fece perdere
l'equilibrio, ma Eric riusc a sedersi e la afferr per le spalle prima che
cadesse, facendola sedere al proprio fianco. Poi le bend con cura la
ferita sul braccio e tolse il laccio emostatico che aveva applicato poco
prima.
Si alzarono aiutandosi a vicenda e uscirono lentamente dal
laboratorio, passando accanto al corpo immobile di Curtis fino a
raggiungere le scale. Quando furono all'esterno, nella fioca luce che
precedeva l'alba, Roland comparve in fondo al vialetto e li raggiunse.
"Avevo la sensazione che potessi avere bisogno di me. Ma
evidentemente mi sbagliavo." Li guard entrambi. "Rogers?"
"Morto" rispose Eric, tetro.
"Gli ho sparato" spieg Tamara, "e il mio unico rimpianto  che non
potr dirmi cosa ha fatto di... di Jamey." La voce le si incrin e le
lacrime le inondarono gli occhi.
"Si stanno prendendo cura di lui. L'ho portato al pronto soccorso."
Tamara sollev la testa di scatto ed Eric la strinse con un braccio.
"Va' da lui, amore. In ogni caso devi farti medicare il braccio."
"Non ti lascer finch non sar certa che sei fuori pericolo." Sollev
lo sguardo verso il cielo e si fece cupa in volto. " meglio che ci
sbrighiamo, o voi due finirete per trovarvi nei guai."
Roland le pos una mano sulla spalla. "Ti do la mia parola, piccola,
che domani al calare della sera Eric sar come nuovo. Possiamo
tornare a casa pi in fretta da soli che in macchina. Va' a trovare il
bambino."
Tamara guard Eric e lui la strinse tra le braccia. Le sue labbra,
bench pallide e fredde, si posarono su quelle di lei per poi lasciarle
con una promessa. "Vai, amore. A questa sera."
Lei annu e si affrett a raggiungere la macchina. Sul sedile
posteriore c'era una giacca e prima di mettere in moto se la infil per
coprire la camicetta strappata. Per nulla al mondo avrebbe messo
nuovamente piede in quella casa, giur a se stessa. Not che Eric e
Roland erano ancora fermi e stavano aspettando che partisse prima di
mettersi a loro volta per strada.
***
Qualche ora dopo, con il braccio ricucito e bendato, la curiosit
della polizia almeno per il momento soddisfatta e la testa finalmente
sgombra, Tamara si accovacci davanti al camino nel soggiorno di Eric
e aggiunse dei ceppi alla brace. Si sentiva al sicuro l, sapendolo vicino.
Realizz che non si era pi sentita cos protetta da quando era una
bambina di sei anni, ricoverata in un ospedale e aggrappata alla mano
di un estraneo alto e affascinante che non era affatto un estraneo.
Quando il calore delle fiamme ebbe cacciato il freddo dal suo
corpo, si avvicin allo stereo e vi infil un CD. La musica di Mozart
riemp la casa e Tamara vag da una stanza all'altra per accendere le
lampade. Il giorno iniziava a sfumare, la notte si avvicinava e lei era
troppo emozionata per restarsene seduta ad aspettare. Si attard per
un po' nella lussuosa stanza da bagno al piano terra, godendosi l'acqua
bollente e profumata, e quando ebbe finito sal nella camera al primo
piano a cercare il vestito che Eric le aveva regalato. Lo indoss con la
dovuta cautela, e poi si spazzol i capelli fino a farli brillare. Quando
torn alla poltrona accanto al fuoco, il sole era ormai basso
sull'orizzonte.
***
Nella stanza segreta dietro la cantina, Eric osserv con una smorfia
la camicia a brandelli e intrisa di sangue.
"Non hai avuto il tempo di darti una ripulita prima di ritirarti, eh,
Eric?"
Il sorriso sardonico di Roland lo irrit pi di quanto gi non fosse.
"Immagino che lo trovi divertente."
"Niente affatto. In effetti, dopo averti sistemato nella tua bara,
questa mattina, ho pensato di fare qualche... preparativo" replic
Roland indicando i vestiti puliti appesi l accanto e la bacinella d'acqua
posata di fianco al camino.
L'irritazione di Eric svan all'istante. "Solo un vero amico avrebbe
pensato a queste banali necessit."
"Non dubitare, un giorno ti chieder di ricambiarmi il favore." Eric
si sciacqu velocemente, consapevole che Tamara lo stava aspettando
di sopra. Si infil i vestiti in fretta e furia e si precipit da lei. Dando
prova di grande tatto, Roland attese qualche minuto prima di seguirlo.
Tamara era seduta accanto al fuoco. Indossava l'abito che le aveva
regalato ed Eric sent un nodo bloccargli la gola. La giovane donna si
alz non appena lo sent arrivare e lo guard con palese
preoccupazione. "Eric! Stai..."
"Mi sono ripreso del tutto, amore mio. Te l'avevo detto che il mio
 un sonno rigenerante, no? Spero che tu non sia stata in pensiero per
me."
"Sono stata in pensiero per un sacco di cose" ammise Tamara, ma si
rilass tra le sue braccia, appoggiandogli il capo sulla spalla.
Lui la strinse forte per qualche istante, assaporando a occhi chiusi la
sua vicinanza, il suo profumo e la sensazione del suo corpo premuto
contro di lui. Quando si raddrizz, le prese una mano ed esamin il
braccio ferito. "Ti hanno dato dei punti?" Lei annu ed Eric le sollev il
mento per scrutarla in volto. "E le altre ferite? Ti fanno ancora male?"
"Sto bene" rispose lei con un sorriso.
"A mio avviso "bene" non ti rende giustizia." La voce di Roland
rimbomb nel soggiorno. "Sei una visione da togliere il fiato..."
Tamara gli sorrise, abbassando le ciglia con improvvisa timidezza.
"Tutti gli uomini del Diciottesimo secolo sono degli adulatori?"
"Oh, io sono molto pi vecchio, mia cara, e dunque i miei
complimenti non possono che essere sinceri." E proprio quando Eric
iniziava a sentire una piccola fitta di gelosia, Roland aggiunse: "Credo
che abbiate questioni della massima importanza di cui discutere, e io
ho un appuntamento, quindi vi lascer soli".
"So tutto del tuo appuntamento" disse Tamara allontanandosi da
Eric per avvicinarsi a Roland e abbracciarlo.
Eric la segu con lo sguardo, incuriosito. "Di che cosa si tratta?" Si
sforz di mantenere un tono gioviale. "Avete dei segreti?"
"Non che io sappia, Eric" rispose Roland. Poi guard Tamara, che lo
condusse al divano e lo costrinse a sedersi. "Non avrai iniziato a
leggere anche la mia, di mente, ragazzina?"
"No, ma oggi ho parlato con la mamma di Jamey." Roland annu;
Eric invece brancolava ancora nel buio. Tamara gli fece cenno di
raggiungerli sul divano e gli fece spazio. "La notte scorsa Roland ha
salvato la vita di Jamey" spieg. "Curtis lo aveva rapito perch anche
lui, come me,  una di quelle persone che voi chiamate i Prescelti.  per
questo che Jamey e io siamo sempre stati tanto uniti. Mi sono
arrovellata chiedendomi che cosa avrei potuto fare per avere la
certezza che fosse al sicuro... per evitare che uno squilibrato come
Daniel potesse decidere di far progredire la ricerca scientifica
uccidendo sua madre e adottandolo come ha fatto con me. La morte
dei miei genitori, vedete, non  stata accidentale."
Eric annu. Era quello che sospettava da tempo. Tamara lanci
un'occhiata a Roland. "Kathy dice che le hai proposto di andare in una
delle tue propriet in Francia, che hai bisogno di qualcuno che se ne
occupi a tempo pieno e che vorresti che fosse lei a farlo. Mi ha anche
confidato che le hai offerto una somma di denaro tale che le sar
impossibile rifiutare." Tamara scosse il capo, sorridendo. "Lo avrebbe
fatto anche gratis, dopo che hai riportato a casa Jamey sano e salvo."
"Il ragazzino non era esattamente in splendida forma l'ultima volta
che l'ho visto" comment Roland. "Come sta adesso?"
"Se la caver."
Eric aggrott la fronte. "Non capisco. Se Jamey  un Prescelto,
dov'era il suo protettore quando aveva bisogno di lui?"
Roland rivolse a Tamara uno sguardo significativo. "Me lo sono
chiesto anch'io... poi tutto mi  parso chiaro. Quel ragazzino 
fortunato ad avere un guardiano come Tamara, Eric."
"Che cosa diavolo stai dicendo?"
Tamara non sembrava rendersi conto dell'energia che correva tra i
due uomini. Afferr la mano di Roland e la strinse. "Grazie, Roland.
Jamey  cos importante per me. Ti assicurerai che partano il prima
possibile, vero? Prima che qualcuno intuisca che tra Jamey e Curtis
c'era un legame e inizi a ficcare il naso."
"Hai la mia parola, ragazzina. Ma adesso  meglio che tolga il
disturbo, prima che il mio migliore amico si trasformi nel mio
giustiziere." Gli strizz l'occhio. "Non opporti al destino, Eric. Credo
che il vostro sia stato scritto molto tempo fa." E se ne and senza
aggiungere altro.
Tamara balz in piedi e si avvicin al camino, irrequieta.
"Dovremmo andarcene anche noi al pi presto, Eric. Quando
troveranno il corpo di Curtis, sar la prima a essere sospettata visto
che abitavo in quella casa e non ho denunciato l'accaduto. E i sospetti
ricadranno anche su di te per via della violazione di domicilio di cui sei
stato vittima. Dobbiamo andarcene." Si ferm davanti al camino
scoppiettante e si volt verso di lui. Le fiamme creavano una sorta di
aura che la circondava e che la faceva apparire eterea come una
visione. "Ma prima c' un'altra cosa da fare, e credo che tu lo sappia
bene quanto me."
Eric si alz, la raggiunse e la fiss. Ai suoi occhi appariva pi bella e
preziosa del pi puro dei diamanti. L'amava alla follia, si rese conto.
Desiderava tenerla con s per sempre, pi di qualsiasi altra cosa.
Deglut. " un'esistenza di solitudine eterna, Tamara. Un'esistenza di
notti senza fine. Un mondo senza sole."
"Come pu essere solitaria se staremo insieme?" Gli strinse il bavero
della giacca. "Se si tratta di scegliere tra te e il sole, Eric, scelgo te senza
un attimo di esitazione. Non provi lo stesso per me?"
"Lo sai che  cos, Tamara" rispose Eric con voce strozzata. "Ma
l'immortalit non  un dono.
 una maledizione. Vedrai tutte le persone che ami tornare
polvere..."
"Tutti coloro che ho amato se ne sono gi andati, tranne due. Tu e
Jamey. E per quanto io adori quel ragazzino, non fa parte della mia
vita. Lui ha la sua mamma e un futuro davanti a s." Batt le palpebre
mentre gli occhi iniziavano a inumidirsi. "Ti prego, se mi dirai di no,
sar davvero sola. Cosa occorre fare, Eric?"
Vederla piangere gli fece bruciare gli occhi. "Hai bisogno di tempo
per rifletterci."
"Cosa ho avuto negli ultimi vent'anni se non tempo?" Le trem la
voce. "Ho vagato senza scopo in un mondo cui non sono mai
appartenuta. Non ero destinata a farne parte, Eric: il mio destino 
stare insieme a te.  essere come te. Roland l'ha capito. Hai sentito
cosa ha detto: non spetta a noi prendere una decisione. Il mio
destino..." Sollev una mano e gli accarezz una guancia, lasciando
libero sfogo alle lacrime. "...  proprio qui, di fronte a me."
La luce delle fiamme strappava barbagli dorati alla seta verde
dell'abito, i capelli neri come la notte brillavano e persino la pelle di
Tamara sembrava splendere. Eric aveva la sensazione che il suo
profumo lo accarezzasse proprio come stava facendo la sua mano. Poi
Tamara si schiar la voce e lui cap che proseguire le costava un
notevole sforzo. "So che devi... bere il mio sangue" sussurr. "Ma
questa  solo una parte del processo, vero? Non basta che tu beva
dalle mie vene."
Inconsapevolmente, Eric fiss la gola scoperta di Tamara e si pass
la punta della lingua sulle labbra. "Anche tu devi bere da me" rispose.
Gli bast pronunciare quelle parole per sentire la sete di sangue
scorrergli impetuosa nelle vene, pulsando all'unisono nelle tempie e
nell'inguine.
Tamara si alz in punta di piedi, gli circond il collo con le braccia
e gli offr le labbra dischiuse. Lui la strinse a s, e un desiderio bruciante
e assoluto come l'amore che nutriva per lei si impadron del suo corpo.
Le agili dita di Tamara gli slacciarono i bottoni della camicia e le sue
mani gli accarezzarono il petto.
"Per tutta la vita..." mormor Tamara, l'alito caldo che gli sfiorava
la pelle come una carezza inebriante, "... per tutta la vita ho aspettato
questo momento... ho aspettato te. Non negarmi questo, Eric. Gi
adesso appartengo pi a te che a questo mondo."
"Tamara" gemette Eric, e quando lei sollev il capo si impadron di
nuovo delle sue labbra, saziandosi della loro dolcezza. Lentamente,
senza smettere di baciarla, le sollev la gonna sui fianchi e fece scorrere
le mani sulle sue cosce nude e sulle natiche. "Mio Dio, quanto ti voglio.
Sei come un incendio che divampa nel mio cuore, e con il passare del
tempo le fiamme anzich affievolirsi si fanno pi incandescenti. La mia
anima ha un'insaziabile sete di te."
Le dita di Tamara si insinuarono tra i loro corpi e scesero verso la
lampo dei pantaloni di Eric. Un attimo dopo aveva liberato il suo
membro eretto e lo stava accarezzando con movimenti lenti e
sensuali. "Non chiedo di meglio che l'eternit per saziare la tua sete
inesauribile, Eric. Dimmi che me la darai."
Il calore che gli aveva risvegliato dentro si trasform in un inferno.
Eric fece scivolare le mani lungo le sue gambe fino a raggiungere
l'incavo delle ginocchia e la sollev. Tamara intrecci le caviglie dietro
la sua schiena e si aggrapp alle sue spalle, chiudendo gli occhi per
l'intensit del piacere che provava mentre lui scivolava dentro di lei.
Quando Eric si ritrasse e subito dopo affond nel suo corpo, dalle
labbra di Tamara scatur un gemito roco. Ma lui sapeva che non
sarebbe bastato. Non questa volta.
Tamara assecond le sue spinte mentre Eric la sosteneva e la
guidava stringendole le natiche, poi rovesci il capo all'indietro
offrendogli la pelle serica e candida della gola. Lui la baci, incapace di
trattenersi. Sentiva la sua giugulare pulsare appena sotto la pelle, a un
soffio dalle sue labbra. Tamara gli fece scorrere le mani nei capelli,
attirandolo a s, e quando lui le accarezz la gola con la lingua,
gustando il sapore salato della sua pelle prima di risucchiarla tra i
denti, emise un gemito che accese dentro di lui una passione mai
sperimentata prima.
"Fammi tua, Eric. Fammi tua per sempre" sussurr Tamara con voce
roca e terribilmente sensuale nel sentire la carezza affilata dei suoi
denti.
Eric allora si arrese alla passione incontenibile che ardeva dentro di
lui, apr la bocca e le affond i denti nel collo, mentre i suoi fianchi si
muovevano pi rapidi contro quelli di lei e le spinte si facevano
sempre pi esigenti ed eccitanti. Tamara rispose alle sue sollecitazioni
con altrettanto ardore, stringendogli le gambe intorno ai fianchi,
assecondando i suoi movimenti e inarcandosi contro di lui per
accogliere il suo calore pulsante.
L'estasi che provava non poteva essere descritta a parole. Le spinte
che sentiva dentro di s coincidevano con il pulsare del cuore che
pompava la sua essenza vitale nel corpo di Eric, e la sensazione delle
labbra che succhiavano il sangue dalla sua gola le davano un piacere
cos intenso da essere quasi insopportabile.
A poco a poco sent le forze venirle meno. L'impressione di
evaporare come nebbia al sole si fece sempre pi forte, finch non le
parve di esistere solo in quelle sensazioni... in quell'estasi.
Si accorse a malapena che Eric si toccava il collo, e poi, senza
staccare le proprie labbra dalla sua gola, premeva il collo contro la sua
bocca. In quell'istante, una vibrazione intensa e appagante raggiunse la
parte pi profonda della sua anima e Tamara, sopraffatta da una fame
che non aveva mai provato prima, chiuse la bocca sulla gola di Eric e
bevve.
Eric si mosse dentro di lei mentre le sue labbra e i suoi denti
reclamavano tutto quello che lei poteva offrirgli. Con le mani le
blocc i fianchi premendoli contro la propria prorompente erezione
mentre spingeva la gola, contro la bocca avida di lei. Le sue spinte
diventarono pi rapide e vigorose, e Tamara si rese conto che il suo
corpo le assecondava istintivamente, traendone un piacere intenso e
appagante. Mentre si avvicinava inesorabilmente al culmine, grid il
suo nome, abbandonandosi a un piacere che spazz via anche gli
ultimi sprazzi di ragione. Eric non riusc a trattenersi oltre e affond
con forza dentro di lei, ruggendo il proprio piacere contro la morbida
gola di Tamara mentre violenti spasimi lo scuotevano.
Eric rimase dentro di lei mentre le ondate di piacere si
affievolivano, lasciandoli appagati e accaldati. Tamara sapeva che lo
scambio era stato equo: grammo per grammo, goccia per goccia.
Erano sazi, in tutti i sensi... ed erano una cosa sola.
Eric distese le gambe con cautela e si allung sul tappeto,
stringendola come qualcosa di prezioso. Tamara si abbandon tra le
sue braccia, rilassata, muovendosi solo per spostare i piedi da sotto la
sua schiena e permettergli di sdraiarsi. Sensazioni indescrivibili le
percorrevano il corpo: la pelle le prudeva come se piccole scariche
elettriche le stessero solleticando le terminazioni nervose; nella testa le
turbinavano una miriade di percezioni sensoriali; a un tratto tutto le
pareva pi vivido. Il fuoco sembrava pi brillante e meraviglioso che
mai; fino a quel momento non si era mai resa conto di quanti colori si nascondessero in una fiamma, e nemmeno che fosse possibile respirare l'essenza stessa del legno che bruciava.
"Eric, mi sento cos strana... come se fossi pi viva che mai e allo stesso tempo sono terribilmente assonnata." Spalanc gli occhi. Persino la sua voce sembrava diversa.
Lui sorrise dolcemente, e quando le accarezz i capelli Tamara pens che riusciva a sentire ogni piega del palmo che si muoveva sulla sua testa. "Grazie per avermi convinto a trasformarti, amore mio. Non avrei mai potuto andare avanti senza di te."
"Abbiamo gi finito?" borbott assonnata lei. Restare sveglia le costava una fatica indicibile.
"Quasi. Ora devi dormire. Ti ho aspettato per duecento anni, Tamara. Eri tu la donna del mio destino, ora lo so. E posso aspettare un'altra notte, un altro giorno. Quando ti sveglierai, la trasformazione sar compiuta."
Tamara gli pos il capo sul petto. "Raccontami..."
"Sarai pi forte di dieci uomini." Le sue mani le accarezzarono i capelli, la schiena, e la sua voce ipnotica la trasport come un tappeto magico. "Con il passare del tempo diventerai sempre pi forte, e quello sar il solo segno di invecchiamento visibile. I tuoi sensi saranno pi acuti e lo diventeranno sempre di pi. E poi svilupperai delle doti psichiche particolari. Ti insegner a controllarle, a usarle. Ti insegner tutto di questa nuova vita, mia dolce Tamara. Abbiamo a disposizione un'eternit intera."
"Un'eternit insieme a te" sussurr lei, appena in grado di muovere le labbra.
"S, amore mio. Staremo insieme per l'eternit."
...
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...
FINE.